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Campionato di Calcio Serie A 2019 - 2020. Tutte le partite - Calendario - Commenti.

Last Update: 8/2/2020 11:36 PM
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Bologna, che show!
La Roma perde ancora ed esce tra i fischi



Orsolini e la doppietta di Barrow (che poi si fa male) mandano in tilt in giallorossi,
a cui non bastano l'autogol di Denswil e il gol di Mkhitaryan.
Espulso Cristante


Andrea Pugliese

Adesso per la Roma è davvero crisi, proprio mentre il Bologna porta a casa la terza vittoria consecutiva e inizia a guardare con occhio interessato anche all'Europa. La vittoria dei rossoblù è limpida, anche oltre il punteggio finale (3-2). Perché Barrow gioca una partita meravigliosa (ma lascia il campo con le stampelle), Orsolini gli sta a ruota e in mezzo Schouten e Svanberg vincono ampiamente il confronto con Cristante e Veretout. Per i giallorossi invece la terza sconfitta in cinque partite di campionato in questo inizio di 2020. E la sensazione di una squadra che ha smarrito se stessa e fa una fatica matta a ritrovarsi.

PREDOMINIO ROSSOBLU' — Fonseca rilancia Kolarov a sinistra e con lui davanti anche Perotti e Mkhitaryan, rispondendo così all'appello di Dzeko di mettere dentro gente di esperienza. Mihajlovic invece in mezzo si affida a Schouten e Svanberg e se la gioca con una difesa a tre e mezzo, con Tomiyasu a destra che pendola tra il ruolo di terzino e quello di esterno di centrocampo. Più in generale il Bologna dimostra qualità nel palleggio e coraggio in costruzione. Barrow e Orsolini sono spesso imprendibili, Palacio è fastidioso ogni volta che tocca palla e Soriano si inventa un paio di palle al bacio. Ne viene fuori una partita in cui gli ospiti hanno il predominio territoriale, segnano due gol e ne sfiorano almeno altrettanti. A fare la differenza è soprattutto Barrow, che prima si inventa l'assist del vantaggio per Orsolini (ma l'errore di Smalling che fa scorrere palla è clamoroso), poi pennella il 2-1 con un bel tiro a girare (deviato da Santon). A sfiorare il gol era stato all'inizio Orsolini (salvataggio in extremis di Smalling), due volte Svanberg da buona posizione e Palacio (bravo Pau Lopez). E la Roma? Lenta e prevedibile nella costruzione della manovra, manca proprio di quella ambizione, il sentimento che per Fonseca è quasi una stella polare. Sembra una squadra vuota a livello caratteriale, prevedibile nelle giocate e senza spunti. Il pari è quasi casuale e arriva su autogol di Denswil, che nella fretta di anticipare Under la mette alle spalle di Skorupski. Ma Mkhitaryan è impresentabile, Under parte bene ma poi sbaglia tanto e in mezzo Cristante e Veretout sembrano avere esaurito le idee. Ne viene fuori una squadra sconclusionata, che infatti fa quasi da sparring partner.

BOTTA E RISPOSTA — La ripresa si apre come peggio non potrebbe per la Roma. Kolarov si mette a litigare con i tifosi della Tevere (che poi lo fischieranno a ogni pallone), mentre Barrow dall'altra parte regala subito un numero di alta scuola in velocità per il 3-1: tacco a saltare di netto Mancini, e tocco di destro sul secondo palo a beffare Pau Lopez. Per rimettere in piedi la partita allora Fonseca cambia tutta la catena di destra, mettendo dentro Bruno Peres e Carles Perez. Al 17' la Roma protesta per una cintura di Svanberg in area su Mkhitaryan, Guida non la vede, ma poi il Var gliela segnala: sarebbe rigore, ma in precedenza c'è un fuorigioco di Bruno Peres a rendere tutto inefficace. Ma il terzino brasiliano è frizzante e lo conferma al 26', quando di corsa recupera in extremis un pallone e serve a Mkhitaryan un cross che l'armeno insacca di testa. Sul 3-2 allora la partita torna viva. Ci provano Dzeko e Smalling, Fonseca butta dentro anche Kalinic ma al 34' perde Cristante, espulso per un brutto fallo su Orsolini (costretto a uscire, esattamente come poco dopo Barrow, vittima di un pestone di Bruno Peres). Nel finale doppia parata di Skorupski su Dzeko, poi il fischio finale. Il Bologna fa festa, la Roma esce tra i fischi.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Bologna, che show!
La Roma perde ancora ed esce tra i fischi



Orsolini e la doppietta di Barrow (che poi si fa male) mandano in tilt in giallorossi,
a cui non bastano l'autogol di Denswil e il gol di Mkhitaryan.
Espulso Cristante


Andrea Pugliese

Adesso per la Roma è davvero crisi, proprio mentre il Bologna porta a casa la terza vittoria consecutiva e inizia a guardare con occhio interessato anche all'Europa. La vittoria dei rossoblù è limpida, anche oltre il punteggio finale (3-2). Perché Barrow gioca una partita meravigliosa (ma lascia il campo con le stampelle), Orsolini gli sta a ruota e in mezzo Schouten e Svanberg vincono ampiamente il confronto con Cristante e Veretout. Per i giallorossi invece la terza sconfitta in cinque partite di campionato in questo inizio di 2020. E la sensazione di una squadra che ha smarrito se stessa e fa una fatica matta a ritrovarsi.

PREDOMINIO ROSSOBLU' — Fonseca rilancia Kolarov a sinistra e con lui davanti anche Perotti e Mkhitaryan, rispondendo così all'appello di Dzeko di mettere dentro gente di esperienza. Mihajlovic invece in mezzo si affida a Schouten e Svanberg e se la gioca con una difesa a tre e mezzo, con Tomiyasu a destra che pendola tra il ruolo di terzino e quello di esterno di centrocampo. Più in generale il Bologna dimostra qualità nel palleggio e coraggio in costruzione. Barrow e Orsolini sono spesso imprendibili, Palacio è fastidioso ogni volta che tocca palla e Soriano si inventa un paio di palle al bacio. Ne viene fuori una partita in cui gli ospiti hanno il predominio territoriale, segnano due gol e ne sfiorano almeno altrettanti. A fare la differenza è soprattutto Barrow, che prima si inventa l'assist del vantaggio per Orsolini (ma l'errore di Smalling che fa scorrere palla è clamoroso), poi pennella il 2-1 con un bel tiro a girare (deviato da Santon). A sfiorare il gol era stato all'inizio Orsolini (salvataggio in extremis di Smalling), due volte Svanberg da buona posizione e Palacio (bravo Pau Lopez). E la Roma? Lenta e prevedibile nella costruzione della manovra, manca proprio di quella ambizione, il sentimento che per Fonseca è quasi una stella polare. Sembra una squadra vuota a livello caratteriale, prevedibile nelle giocate e senza spunti. Il pari è quasi casuale e arriva su autogol di Denswil, che nella fretta di anticipare Under la mette alle spalle di Skorupski. Ma Mkhitaryan è impresentabile, Under parte bene ma poi sbaglia tanto e in mezzo Cristante e Veretout sembrano avere esaurito le idee. Ne viene fuori una squadra sconclusionata, che infatti fa quasi da sparring partner.

BOTTA E RISPOSTA — La ripresa si apre come peggio non potrebbe per la Roma. Kolarov si mette a litigare con i tifosi della Tevere (che poi lo fischieranno a ogni pallone), mentre Barrow dall'altra parte regala subito un numero di alta scuola in velocità per il 3-1: tacco a saltare di netto Mancini, e tocco di destro sul secondo palo a beffare Pau Lopez. Per rimettere in piedi la partita allora Fonseca cambia tutta la catena di destra, mettendo dentro Bruno Peres e Carles Perez. Al 17' la Roma protesta per una cintura di Svanberg in area su Mkhitaryan, Guida non la vede, ma poi il Var gliela segnala: sarebbe rigore, ma in precedenza c'è un fuorigioco di Bruno Peres a rendere tutto inefficace. Ma il terzino brasiliano è frizzante e lo conferma al 26', quando di corsa recupera in extremis un pallone e serve a Mkhitaryan un cross che l'armeno insacca di testa. Sul 3-2 allora la partita torna viva. Ci provano Dzeko e Smalling, Fonseca butta dentro anche Kalinic ma al 34' perde Cristante, espulso per un brutto fallo su Orsolini (costretto a uscire, esattamente come poco dopo Barrow, vittima di un pestone di Bruno Peres). Nel finale doppia parata di Skorupski su Dzeko, poi il fischio finale. Il Bologna fa festa, la Roma esce tra i fischi.

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Zapata e Malinovskyi ribaltano la Viola: è una Dea da Champions!

Fiorentina avanti con Chiesa, Gasp ringrazia il colombiano e l'ucraino
e si prende tre punti che valgono il quarto posto in solitaria


Andrea Elefante


Due lampi per spezzare un tabù lungo 27 anni: l’Atalanta passa al Franchi, dove non vinceva dal 1993, e allunga di tre punti sulla Roma, attesa ora a Bergamo sabato, in quella che si preannuncia come una vera e propria sfida Champions. La Fiorentina cade ancora, illusa da un gol di Chiesa e ferita da una splendida combinazione Ilicic-Gomez e poi dalla rasoiata-vittoria di Malinovsky. Ma tutto sommato vince Firenze: la temuta gara dei veleni, dopo il precedente della Coppa Italia, si riduce a due-tre cori offensivi contro Gasperini, ma senza gli insulti ripetuti e sgradevoli di venti giorni fa: gli appelli al buon senso di tutti stavolta hanno avuto effetto.

LE SCELTE — Nessuna sorpresa, i tecnici confermano le previsioni della vigilia: Iachini recupera Castrovilli, sceglie Igor come centrale difensivo al posto di Caceres reduce da un volo in Uruguay per motivi personali e preferisce Cutrone (a Vlahovic) per fare coppia con Chiesa. Gasperini, davanti alla difesa-tipo, rilancia Castagne (al posto di Hateboer) e in assenza dello squalificato De Roon dà fiducia alla coppia Freuler-Pasalic. In attacco l’ex Ilicic con Gomez e Zapata.

PRIMO TEMPO — La storia è più o meno la stessa per tutti i 45’: una squadra padrona e una che aspetta. O è costretta ad aspettare, ma lo fa senza ribellarsi troppo perché sa che prima o poi avrà un’occasione, se l’avversaria non dilagherà prima. E l’Atalanta non dilaga: governa ma non colpisce duro. Crea occasioni (un diagonale di Ilicic fuori di poco, una doppia parata di Dragowski sullo stesso Ilicic e poi Castagne), sbaglia un gol clamoroso al 19’ con Pasalic, che riceve da Castagne ma cerca l’angolo più difficile pur avendo la porta libera, e poi scivola. Come le succede un po’ troppo spesso. L’anteprima del gol di Chiesa è una serie di errori banali nella metà campo avversaria e una chance per Cutrone, chiuso in uscita da Gollini. Il gol arriva al minuto 32 - con qualche protesta della Dea per una spallata precedente di Chiesa su Pasalic - in seguito a una respinta di testa di Palomino: l’attaccante azzurro azzarda la botta al volo e sorprende sul suo palo Gollini, che parte con un po’ di ritardo (forse perché coperto) e cerca la respinta a due mani. La reazione nerazzurra è più nervosa che lucida: un solo vero brivido per Dragowski, protetto bene da Igor su tentativo di Pasalic ispirato da Gosens.

SECONDO TEMPO — Un cambio tattico e uno tecnico: Gasperini la vince così. Prima passando al 3-4-1-2, con Gomez nel cuore del campo, un po’ trequartista e un po’ tuttocampista, che scompagina i piani di Iachini e squarcia la ragnatela viola, andando dopo 4’, in incursione centrale, a completare la splendida intuizione di Ilicic che lo serve in faccia a Dragowski: al portiere viola riesce la resinta, ma sul piede di Zapata che torna al gol su azione fa 1-1. La seconda mossa del tecnico nerazzurro è la sostituzione Pasalic-Malinovskyi. Ed è proprio l’ucraino, al 27’, a trovare il 2-1 con un meraviglioso sinistro su cui Dragowski, roprio come Gollini su Chiesa, parte in ritardo. Da quel momento più calci che calcio: emergono i limiti in costruzione della Fiorentina e le superiori qualità tecniche dell’Atalanta, che governa fino alla fine senza grossi pericoli.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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2/8/2020 10:28 PM
 
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Longo stecca la prima: la Samp ribalta il Toro con Ramirez e Quagliarella



Granata in vantaggio con Verdi, ma in dieci minuti i blucerchiati ne fanno tre e i padroni di casa chiudono in dieci


Mario Pagliara

Il primo squillo in granata di Simone Verdi dà solo l’illusione che Moreno Longo potesse brindare all’esordio sulla panchina del Toro con una vittoria. La Samp vince invece di rimonta con forza in una serata in cui un paio di decisioni dell’arbitro Valeri seminano più di un dubbio, come sul contatto Nkoulou-Ramirez in occasione dell’1-2 (fallo in attacco?) e sull’intervento di Izzo su Quagliarella valutato falloso da Valeri che per ciò assegna il rigore dell’1-3. I blucerchiati fanno festa grazie a una doppietta di Ramirez e al tris dagli undici metri dell’ex Quagliarella. Ranieri sbanca così l’Olimpico conquistando tre punti che saranno pesantissimi nella corsa salvezza. Il Toro non esce dalla crisi: quarta sconfitta consecutiva in campionato, con un passivo che sale a sedici gol.

CONSERVATIVI — Non è, e chiaramente non può essere, un antipastino di primo tempo a definire come diventerà il Torino di Longo. Il nuovo tecnico ha avuto troppo poco tempo, appena cinque giorni di allenamento, per cominciare a trasmettere principi e idee sulle quali costruirà il suo progetto. Di certo, la prima metà della sfida dell’Olimpico è più marchiata dalla paura di sbagliare, e nonostante ciò gli errori di tecnica e precisione di esterni e centrocampisti granata si ripetono, che sospinta dall’entusiasmo e dalle vibrazioni che pure attraversano i ventimila del Grande Torino. Il primo Toro di Longo è sostanzialmente conservativo, disegnato sulla scia di quello che è stato il progetto dell’ultimo biennio: difesa a tre, nella quale l’unica novità è il ritorno di Lyanco, mediana a quattro, il duo Verdi-Berenguer confermati alle spalle (e non nella posizione di attaccanti esterni, come pure sono stati provati fino a ieri al Filadelfia) di Belotti. Non è serata di novità neanche per Ranieri: blucerchiati con il 4-3-1-2 annunciato, Ramirez al servizio di Gabbiadini e di Quagliarella.

CERTEZZA SIRIGU — Nel cantiere aperto da Longo resta la solita certezza, richiamata dalla classe di Salvatore Sirigu. Perché in un primo tempo che scorre via senza sussulti (e senza occasioni), il portierone granata non si fa sorprendere dalla conclusione potente e velenosa di Gabbiadini (al 37’). Un minuto prima era arrivata la prima occasione della serata, ma più per le statistiche che nella sostanza: il colpo di testa di Berenguer si spegne senza affanni tra le braccia di Audero. A metà partita la Samp non fa nulla per scuotere l’inerzia della gara, il Toro accenna qualche volta di volerci provare. Ma è più il manifesto del vorrei ma non riesco.

SI SBLOCCA VERDI — Quando inizia la ripresa, è ancora Sirigu a strappare gli applausi dei ventimila dell’Olimpico: storia del quinto minuto, quando Quagliarella indovina l’assist giusto e Sirigu salva tutto in uscita a tu per tu con Ramirez, disturbato dal recupero provvidenziale di Nkoulou. D’improvviso, però, arriva il lampo che infiamma la notte di Torino: il filtrante di Berenguer (11’) sorprende la Samp, Colley pasticcia e liscia, alle sue spalle sbuca Verdi che con una zampata beffa Audero. L’Olimpico esplode, Verdi alza gli occhi al cielo, i compagni lo accerchiano: si è sbloccato dopo ventuno partite, piazzando la sua prima rete in granata. Il gol gli mancava da Roma-Napoli del 31 marzo 2019. Il Toro si scrolla di dosso le paure, la Samp toglie il freno e la sfida allora può salire di livello.

MICIDIALE RAMIREZ — Per annotare la risposta degli uomini di Ranieri devono passare appena quattordici minuti. Ci pensa Ramirez, con la specialità della casa, una punizione morbidissima a giro al limite dell’area, a beffare Sirigu spedendo la palla del pari dritta all’incrocio. E’ a questo però che il Toro si fa sorprendere: un secondo dopo l’ingresso di Ansaldi, nasce il raddoppio blucerchiato. Quagliarella serve ancora per Ramirez che vince un contrasto con Nkoulou e infila di nuovo al 31’ Sirigu. Doppietta per lui nel giro di cinque minuti. Dopo un controllo al Var, Valeri conferma il gol. Resta il dubbio che nel contatto Nkoulou-Ramirez ci possa essere stato il fallo in attacco. L’episodio che più fare discutere arriva però dopo centoventi secondi: è il 33’, Izzo ostacola la corsa di Quagliarella nell’area granata. Valeri assegna il rigore, che poi lo stesso Quagliarella trasformerà (34’), espellendo Izzo. Un rigore che lascia tanti dubbi e che taglia le gambe al Toro.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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2/8/2020 11:22 PM
 
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Stavolta CR7 non basta: favola Verona, Juve ribaltata!
E Inter e Lazio ora fanno paura

La Signora soffre ma va comunque avanti nella ripresa col portoghese, poi i due ex milanisti la ribaltano.
I nerazzurri - se vincono il derby - i nerazzurri possono raggiungere Sarri


Fabiana Della Valle


C’è una Verona fatale anche per la Juventus, che s’inchina al cospetto della meravigliosa macchina costruita da Juric, che tocca quota otto risultati utili di fila. C’è una Juve a cui Cristiano Ronaldo stavolta non basta, perché il portoghese segna per la decima partita di fila, ma poi Borini e Pazzini ribaltano la partita e regalano il successo all’Hellas. Così i bianconeri si ritrovano a tifare Milan domani sera nel derby per evitare che l’Inter si agganci in testa alla classifica.

GIOCO, LEGNI E VAR — Il primo tempo è una spremuta di emozioni, con il Verona che fa la partita (e si vede annullare un gol per fuorigioco di Kumbulla) e la Juve che però ha le occasioni migliori. Bastano pochi minuti per avere un’idea chiara del perché i ragazzi di Juric hanno vinto 7 partite di fila: la squadra è un’orchestra che suona a memoria e mescola aggressività e qualità. Nel 3-4-1-2 con Pessina trequartista tutti partecipano alla manovra offensiva. I gialloblù partono forte, con Lazovic e Faraoni che fanno soffrire Cuadrado e Alex Sandro, e trovano il vantaggio con Kumbulla (colpo di testa sporcato da Szczesny), ma dopo consulto con il Var Massa annulla per fuorigioco. La Juve, che gioca con il lutto al braccio per la morte di Benito Sarti ed è schierata con lo stesso 4-3-3 della gara con la Fiorentina (con Higuain titolare e Dybala di nuovo in panchina) prima subisce, poi reagisce: se nei primi 20 minuti l’unica fiammata è la traversa di Douglas Costa, negli ultimi 10 Cristiano Ronaldo sfiora tre volte il gol: prima un tiro a giro lento ma preciso che si stampa sul palo, poi un destro fuori di un soffio dopo finta e controfinta, infine un colpo di testa su splendido cross di esterno di Douglas Costa che finisce a lato.

COSE DA PAZZO — Il Verona riparte con le stesse idee (giro palla veloce e atteggiamento spregiudicato) ma con meno energie e paga la scelta di giocare senza centravanti. Juric prova a restituire sprint con l’inserimento di Verre al posto di Veloso e Sarri sostituisce uno spento Higuain con Dybala. Il dieci parte subito con una magia e poco dopo con un’ottima difesa del pallone da il via all’azione dell’1-0: palla per Cristiano che dopo aver scambiato con Bentancur punta la porta, ipnotizza Rrahmani e poi con un tocco dolce piazza il pallone all’angolino. Juric gioca la carta Pazzini per dare più peso davanti e lui ci prova subito con una girata di testa. Sarri invece perde Douglas Costa (problema al flessore della coscia sinistra) e lo rimpiazza con Ramsey. Il Verona però non molla, continua a lottare su ogni pallone e viene premiato con il pareggio: retropassaggio di Bentancur per Pjanic su cui s’avventa Borini che poi non sbaglia il diagonale. Il pareggio moltiplica le forze e i gialloblù ripartono subito all’attacco. Kumbulla di testa colpisce il palo ma nell’azione c’è un tocco di mano di Bonucci: calcio di rigore che Pazzini trasforma, facendo esplodere di gioia la curva dell’Hellas. Il Verona fa festa e sogna l’Europa, Sarri invece dovrà riflettere parecchio.

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2/9/2020 11:29 PM
 
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Boga show, il Sassuolo ribalta la Spal. Paga Semplici: c’è Di Biagio

De Zerbi va sotto, poi cambia ritmo ai suoi e rimonta.
Il fantasista francese protagonista: prima si conquista un rigore trasformato da Caputo,
poi segna il gol partita di testa che inguaia i padroni di casa


Alex Frosio


Bonifazi illude la Spal, il risveglio è un incubo: il Sassuolo sbanca il Mazza in rimonta ma dominando, Boga conquista un rigore e segna il gol-vittoria, De Zerbi dopo il successo sulla Roma non si ferma, 10 punti nelle ultime 4 partite e Napoli agganciato a quota 30 punti. Le formazioni iniziali sono quelle attese. La Spal ha il solito 3-5-2 con Di Francesco che affianca Petagna in attacco e va a tagliare dal centro verso sinistra, il Sassuolo conferma l’undici che ha battuto la Roma con una sola variazione, cioè Traoré sottopunta al posto di Djuricic che non sta benissimo. Le combinazioni rapide del neroverdi non sembrano risentirne almeno all’inizio, perché già al 7’ due rapidi uno-due al limite dell’area – Berardi-Caputo e Boga-Traoré – portano al tiro il 7 di De Zerbi, troppo centrale. Anche la risposta della Spal è un esempio della strategia: palla alta in verticale, Di Francesco spizza per Petagna, chiuso da Toljan che fa una buona diagonale.

CIRCOLAZIONE — Si gioca quasi sempre nella metà campo della Spal, che si ritrae a protezione dell’area, con il Sassuolo che cerca spiragli con la circolazione di palla: al 22’ splendida azione nello stretto, tutta di prima da Berardi a Caputo a Toljan che mette basso per l’irruzione dello stesso Berardi, ma il sinistro è alto. L’azione più bella del primo tempo non è efficace quanto quella, decisamente meno bella, che porta al gol della Spal al 24’: punizione-cross di Di Francesco, Castro di testa allunga, Obiang anticipa improvvidamente Consigli e sul pallone che si impenna Bonifazi appoggia in rete di testa. Poi l’ex difensore del Torino corre ad abbracciare Leonardo Semplici: il legame è forte. Il Sassuolo prova subito a replicare, ma Boga aggancia male in area e poi allarga il sinistro affrettato. Di Francesco impegna Consigli in contropiede al 32’, Petagna sulla stesa situazione spara a lato il sinistro al 35’, per una Spal che non esita a randellare al bisogno - Dabo si becca il giallo poi esce, lasciando il posto a Murgia -, dalle punizione che ne scaturiscono Berardi e Boga non fanno male.

SI GIOCA A UNA PORTA — Si ricomincia con Defrel al posto di Traoré e più peso in avanti che trasforma la partita in un esercizio su metà campo. Quella della Spal. Si gioca a una porta sola. In tutto il secondo tempo, la squadra di Semplici esce solo due volte, al 13’ con sinistro di Reca e al 22’ con il palo di Murgia (toccato da Consigli), quando il Sassuolo ha già fatto l’1-1. Nel frattempo infatti si è scatenato Boga, che al 18’ viene steso da Tomovic: rigore netto che Caputo trasforma spiazzando Berisha. Il monologo ospite prosegue. Subito dopo Caputo scappa in uno contro uno con Vicari ma chiude centralmente, al 24’ Berardi impegna Berisha, al 24’ Defrel allarga di poco il diagonale da fuori, al 37’ Kyriakopoulos pescato in area da Berardi viene stoppato in uscita da Berisha. Semplici chiude con il 5-4-1 per provare a non perderla. Inutile. Al 42’ su cross basso di Kyriakopoulos, Bonifazi rischia l’autorete. Ma al 45’ il meritatissimo gol vittoria del Sassuolo: Berardi disegna verso il secondo palo per Boga, Strefezza dorme e il 7 di testa fulmina Berisha. E il pubblico del Mazza esplode: “Vergognatevi”, “andate a lavorare”, fischi e buu. La Spal è sempre più ultima, e Semplici dovrebbe essere ufficialmente esonerato a breve: atteso un comunicato, al suo posto arriva l’ex c.t. dell’Under 21 Gigi Di Biagio, per lui contratto fino a giugno.

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Bisoli illude il Brescia, De Paul salva l'Udinese:
Lopez, primo punto tra i fischi

I friulani giocano meglio ma acciuffano il pari solo nel recupero.
Un punto non esaltante per il nuovo tecnico, e il Rigamonti si fa sentire


Matteo Brega


Finisce 1-1 tra Brescia e Udinese con i gol di Bisoli e De Paul a raccontare il pomeriggio del Rigamonti. Esordisce Diego Loepz sulla panchina del Brescia e come prima scelta, in assenza di Ernesto Torregrossa, consegna la fascia da capitano a Mario Balotelli. Per Luca Gotti, reduce da quattro sconfitte consecutive compresa la Coppa Italia, si tratta di un pomeriggio delicato.

MEGLIO L'UDINESE — Parte meglio l’Udinese che dopo 2’ colpisce la traversa col sinistro dopo lo scambio con Okaka dal limite. Al 12’ l’arbitro Piccinini assegna un rigore all’Udinese per un fallo di mano di Bisoli su cross di Sema: la Var smaschera l’abbaglio, il giocatore del Brescia colpisce la palla in pieno volto, è calcio d’angolo. L’Udinese si srotola mrglio sul campo e al 17’ il sinistro di Lasagna obbliga Joronen al volo. La risposta del Brescia sta nella giocata di Balotelli che al 20’ dopo due doppi passi lascia partire un destro dal limite che cade poco sopra la traversa. Ma è l’Udinese a seguire orme più lineari, come al 27’ quando Okaka al termine di un’iniziativa di De Paul colpisce l’esterno della rete con la palla leggermente deviata da Cistana. I friulani si fanno preferire per le trame e la difesa del Brescia fatic a limitarle Al 41’ il destro di Okaka costringe Joronen a distendersi. Finisce 0-0 il primo tempo tra qualche fischio bresciano e il coro “fuori i c…”.

FINALE FRIZZANTE — Si riparte con le stesse facce, con la speranza del tifo bresciano di vedere ben altro spirito in campo rispetto al primo tempo. L’animo della partita si spegne come un cerino al vento. Nemmeno l’Udinese spinge nei primi 20’ della ripresa. E così nell’apatia generale trova spazio Ayé prova la sensazione di tirare in porta per la prima volta: centrale. Un tiro deviato dal limite di Fofana al 22’ è la scintilla per il destro di De Paul servito da Stryger Larsen. Joronen devia quel che basta per mandare la palla sulla traversa. Lo spot friulano fa ripiombare nell’incertezza la squadra di Lopez che si richiude e subisce. Per farle tornare il sorriso serve un aiuto esterno, di De Maio in questo caso. Sabelli batte una punizione lenta e lunga, il difensore centrale invece che liberare l’area la ribatte molle poco distante, irrompe Bisoli che calcia forte e centrale infilando la palla tra le gambe di Musso. Primo gol in A per lui. Al 92’ però arriva il pareggio di De Paul che sfrutta un pallone sporco per calciare in diagonale e sorprendere Joronen. Finisce 1-1 e visti i risultati di Lecce e Genoa serve più ai friulani e poco al nuovo Brescia di Lopez. I fischi della curva bresciana accompagnati dall’incitamento “fuori i c…” rende bene lo specchio del momento.

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Genoa, gioia coi cerotti: tra gli infortuni entra Pandev e batte il Cagliari



In una partita caratterizzata da quattro k.o., decisivo l’ingresso del macedone.
Nel recupero traversa di Nainggolan e Joao Pedro si divora il pari: i sardi non vincono dal 2 dicembre


Filippo Grimaldi

Alla fine la decide lui, Goran Pandev, nuovo capocannoniere del Genoa, che contro un Cagliari acciaccato e sfortunato – due infortuni nei primi 24 minuti, ma in partita sino alla fine – entra al 39’ del primo tempo al posto di Ghiglione (problema muscolare) e impiega pochissimo per firmare il suo sesto centro in campionato. La squadra di Nicola porta a casa tre punti pesantissimi sulla via di una salvezza comunque sempre complicata. Il macedone beffa Cragno con un tiro-cross dalla destra su assist di Sturaro al 43’ del primo tempo, in una sfida sino a quel momento poverissima di emozioni. Sui padroni di casa pesava evidentemente l’obbligo di fare risultato pieno dopo i due pareggi di Firenze e Bergamo, aggiungendo ulteriore tensione contro un avversario più che mai intenzionato a ritrovare un successo che manca invece adesso da nove turni in campionato. Gara bloccata, con Nainggolan e compagni attenti in difesa e pronti a colpire dalla distanza (attento Perin al 10’ su Joao Pedro).

UN GUAIO DOPO L’ALTRO — Certo, Maran ha molte attenuanti: l’assenza di Cigarini, che lo ha portato ad abbassare Cacciatore con Faragò centrale davanti alla difesa nel consueto 4-3-2-1, e poi ancora il doppio k.o. in appena nove minuti di Faragò (15’, sostituito da Walukiewicz) e poi di Cacciatore (24’, in campo Mattiello). La squadra di Nicola, priva di Romero (dentro il debuttante Soumaoro) e Behrami (spazio a Radovanovic in mediana), s’è fatta pericolosa solo in un’occasione prima del gol, quando su un errore di Pellegrini (18’) in disimpegno arretrato Ghiglione per un soffio non è riuscito ad anticipare Cragno. Con Pandev in campo, il Genoa è passato al 3-4-1-2 (con il macedone trequartista), chiudendo in vantaggio l’intervallo.

EMOZIONI — Nella ripresa il Genoa è cresciuto, perdendo però efficacia alla distanza. Cragno formidabile su Sanabria (12’), bravo Perin (14’) chiudendo su Pellegrini e poi su un piazzato di Nainggolan. Sanabria e compagni non riescono a chiuderla, e allora il finale è caldissimo con i vani attacchi del Cagliari: che, al 47’, colpisce la traversa con Nainggolan (deviazione di Soumaoro) prima che Joao Pedro a porta vuota calci altissimo. Dopo il fischio finale, tensione fra Pisacane ed alcuni giocatori della panchina genoana. Ora ai sardi serve una sterzata: solo tre punti raccolti dopo la sosta natalizia rischiano di vanificare quattro mesi di grandi risultati.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Napoli spreca, il Lecce gode:
colpo giallorosso con Lapadula e Mancosu



Inutili le reti di Milik, cui viene negato un rigore, e Callejon.
Ma i salentini sono bravi a soffrire e a sfruttare le amnesie della difesa di Gattuso


Mimmo Malfitano

Che bello questo Lecce! Gioca e vince, gettando nello sconforto i 40 mila del San Paolo, ma facendo gioire quello spicchio colorato di giallorosso, dove sono assiepati i 500 tifosi arrivati fin qui. Una partita con poche sbavature, giocata con intelligenza tattica e equilibrio, che Fabio Liverani ha saputo incartare a un Napoli che ha vissuto soltanto di spunti e che ha frenato di botto dopo le due vittorie contro Juventus e Sampdoria. Grande la prestazione di Lapadula, autore di una doppietta e strepitosa la punizione di Mancosu che ha chiuso la partita, mentre il talento di Falco ha creato confusione tra i difensori napoletani. Il lavoro di Gattuso s’è visto a tratti, probabilmente non è bastato fin qui per dare continuità al gioco e ai risultati. Koulibaly è stato inguardabile, mentre Demme e Insigne non hanno convinto, come gli stessi Di Lorenzo e Politano, il cui esordio è da dimenticare.

QUANTI ERRORI — Gattuso tiene fuori Manolas, per un turno di riposo. Al suo posto, c’è Maksimovic, mentre a centrocampo Lobotka viene preferito Allan. Liverani, invece, si affida all’estro del giovane Falco e alle puntate nell’area avversaria, di Lapadula. L’avvio è tutto napoletano, le occasioni si susseguono, come gli errori che sono davvero tanti. Insigne prova a girare di testa in rete un cross di Lobotka (7’), ma il pallone viene deviato in angolo da Rossettini. Il Napoli spinge sulla sinistra, dove Mario Rui confeziona cross a ripetizione. Al 10’, e Milik che di testa alza sulla traversa di Vigorito. Poi, è la volta di Zielinski (24’) che sempre di testa mette fuori.

ECCO LAPADULA — Il Lecce, intanto, non pensa soltanto a difendersi. Il palleggio dei salentini, tanto temuto da Gattuso, pian piano si alza e la difesa comincia a soffrire. Koulibaly, non sempre preciso negli interventi, si prende un giallo per un’entrata su Lucioni. A sinistra, il Lecce costruisce sull’asse Donati-Saponara, mentre centralmente, Barak ingaggia un confronto tosto con Demme. Dopo i primi venti minuti giocati a buon livello, il Napoli frena, ingaggiato anche dalla pressione degli avversari. Che trovano addirittura il vantaggio al 29’. Il solito Saponara va via sulla sinistra saltando Di Lorenzo. Il suo cross all’indietro favorisce il sinistro di Falco sul quale Ospina respinge male. Lapadula è lì, a un metro e col piede spinge il pallone in rete. Il vantaggio non frena i salentini, Liverani tiene alto il baricentro e al 33’, il sinistro a giro di Falco finisce di poco fuori. Il tempo si chiude con un suggerimento di Politano per Insigne, tutto solo, in area. Stop e rovesciata, ma il pallone sbatte sul palo esterno e finisce fuori.

SUBITO MILIK — La ripresa si apre con il pareggio del Napoli e con la sostituzione di Lobotka: al suo posto entra Mertens. Il gol di Milik arriva al 3’, sul cross di Mertens, l’attaccante polacco tocca sotto porta, rischiando persino di sbagliare. Il pareggio non abbatte il Lecce, il cui gioco è ordinato e ragionato. Falco è difficile da mantenere per i difensori napoletani, mentre Saponara affonda facilmente sulla sinistra, poco contrastato da Di Lorenzo. Il rientro di Koulibaly, tuttavia, non di dimostra una buona mossa. Il difensore senegalese è in evidente difficoltà fisiche, Lapadula che non è proprio un gigante gli va via ad ogni tentativo. Proprio l’attaccante salentino calcia a volo un cross di Saponara che Ospina respinge (10’). Sulla ripartenza, Insigne si ritrova nuovamente a tu per tu con Vigorito e gli tira addosso: per il capitano napoletano un pomeriggio no. Il duo Falco-Lapadula è irresistibile, e proprio da una combinazione tra di loro arriva il vantaggio dei salentini. Falco trova Lapadula al centro dell’area: il colpo di testa dell’attaccante anticipa l’intervento di Di Lorenzo e supera Ospina (16’).

CAPOLAVORO MANCOSU — Di nuovo in svantaggio, Gattuso richiama in panchina un inconsistente Politano per fare spazio a Callejon. Ma, dopo un episodio dubbio per un fallo in area di Donati su Milik, che invece viene ammonito, è ancora il Lecce a sfiorare il terzo gol sul colpo di testa di Barak che Ospina respinge alla meglio. E’ il preludio al capolavoro di Mancosu. Giua fischia un fallo per il Lecce ad una trentina di metri dalla porta di Ospina. Mancosu, intanto subentrato al 28’, per Falco, si sistema il pallone e lascia partire un destro a giro che va a sbattere sul palo interno e finisce in rete. Un’esecuzione magistrale che mette in ginocchio il Napoli. A nulla serve la rete del 2-3 realizzata da Callejon al 45’. Il Lecce se l’è meritata questa vittoria.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Caicedo-gol sbanca Parma.
La Lazio non si ferma più: è a meno uno dalla Juve!

L’ecuadoriano finalizza un’azione avviata da Luis Alberto dopo un rimpallo.
Poi la squadra di Inzaghi gestisce senza troppi patemi e rafforza le ambizioni-scudetto


Stefano Cieri


Lazio a un passo dal paradiso. La squadra di Inzaghi torna subito alla vittoria dopo lo 0-0 col Verona e si porta ad un solo punto dalla vetta della classifica, occupata dalla Juventus. I biancocelesti sbancano il Tardini grazie a un gol di Caicedo poco prima dell’intervallo e ad una prestazione da squadra matura e consapevole dei suoi mezzi. Che alterna cifre di gioco spettacolare (grazie soprattutto a un Luis Alberto stratosferico) a momenti in cui deve soffrire (e lo fa senza mai perdere la lucidità). Una formazione che a questo punto non può più nascondersi e che si iscrive a pieno titolo alla corsa per lo scudetto, insieme con Juve e Inter. Il Parma deve arrendersi ad una squadra che alla lunga fa prevalere la sua maggiore qualità, nonostante a Inzaghi manchino quattro titolari. Ma pure D’Aversa ha le sue assenze pesanti (e ricambi meno utili). La formazione emiliana fa però un’ottima figura, resta in partita fino alla fine e ha non poco da recriminare per alcune occasioni non capitalizzate al meglio.

SBLOCCA CAICEDO — La fase di studio dura un quarto d’ora, il primo. Nel corso del quale la partita è equilibrata ed è anzi il Parma a dare l’idea di poter prendere il sopravvento su una Lazio che pare un po’ svogliata. I padroni di casa cercano di tenere il ritmo alto, di impedire col pressing alla Lazio di tessere il suo consueto fraseggio. Progetto che all’inizio riesce grazie al 4-3-3 mobile di D’Aversa, con attaccanti esterni (Kucka e Caprari che fanno anche i centrocampisti) e con la linea mediana che tiene corta la squadra. Gli emiliani si fanno pure vivi dalle parti di Strakosha con un tiro di Kurtic ed un colpo di testa di Cornelius, ma è un’illusione che dura poco. Dopo il quarto d’ora la squadra di Inzaghi decide infatti di prendere il comando delle operazioni. Lo fa grazie a Luis Alberto che arretra un po’ il baricentro e comincia dal basso a cucire l’azione, coadiuvato da Leiva, con il quale si cerca e si trova in continuazione, e anche con Parolo. Metro dopo metro, azione dopo azione i biancoceelsti costringono la squadra di casa a indietreggiare sempre più. Gli uomini di Inzaghi attaccano sia per vie centrali sia sulle fasce, dove convincono tanto Marusic quanto Jony. Arrivano anche le occasioni da gol (ne sprecano un paio Luis Alberto e Immobile, su un tiro di Marusic è invece Colombi a superarsi) e, puntuale, anche il gol del vantaggio. Che realizza Caicedo al 41’ a pochi passi da Colombi. L’ecuadoriano riceve palla da Immobile che a sua volta addomestica in qualche modo un cross di Luis Alberto. Sul controllo di Immobile il Parma protesta, lamentando un tocco di mano, Di Bello però convalida dopo aver ricevuto l’ok del Var.

IL PARMA CI PROVA — Cambia il copione nella ripresa. Il Parma si libera dei timori reverenziali che lo avevano frenato nella prima frazione di gioco e prova a giocarsela, anche perché ormai non ha più niente da perdere. La squadra di D’Aversa riesce a mettere in difficoltà la Lazio specie a nella prima parte della ripresa, quando costringe la Lazio ad arroccarsi davanti alla sua area. Il problema è che le occasioni migliori capitano sui piedi di un difensore, Gagliolo. L’italo-svedese per ben due volte non riesce ad inquadrare la porta da ottima posizione. Strakosha deve effettuare un paio di parate per nulla semplici prima su Caprari e poi su Kucka. A quel punto D’Aversa decide di giocarsi anche la carta Kulusevski che rileva Brugman al 16’. Poi l’allenatore degli emiliani metterà dentro anche un’altra punta, Sprocati, per Caprari. E alla fine Pezzella per Gagliolo. Inzaghi risponde con cambi che consentono ai suoi di tirare un po’ il fiato: dentro Lazzari per Marusic, poi Correa per Caicedo, infine Cataldi per Leiva. I cambi fanno meglio alla Lazio che al Parma, perché gli emiliani non ne traggono nuova linfa (Kulusevski è lodevole per l’impegno, ma si vede che non è ancora al meglio), mentre grazie alle forze fresche la formazione di Inzaghi si rialza e riprende il controllo delle operazioni, sfiorando (con Immobile, Luis Alberto e Correa) il raddoppio. Errori che potrebbero costare cari perché nel recupero il Parma butta palloni in area alla ricerca del pareggio. Lo sfiora con Kulusevski e poi reclama un rigore per un contatto Acerbi-Cornelius.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Pazza Inter, il derby è tuo con un'incredibile rimonta!
Al Milan non basta Ibra



Lo svedese e Rebic mandano avanti i rossoneri per 2-0
all'intervallo, poi il poker nerazzurro che vale la vetta:
Brozovic, Vecino, De Vrij e Lukaku firmano l'impresa


Davide Stoppini

Più pazza di cosi... hai voglia a cambiarle nome, l'Inter vince il derby della pazzia 4-2, ribaltando il doppio vantaggio Milan del primo tempo e agganciando la Juventus in testa alla classifica, proprio quando la partita pareva aver preso la via rossonera. Esulta Conte, che viaggia in campionato più forte dei tempi del triplete. E 24 ore dopo la sconfitta di Sarri a Verona, con il peso della vittoria della Lazio a Parma, manda alla Serie A il messaggio più forte.

PRIMO TEMPO — Pioli legge perfettamente la partita, il primo tempo che ne viene fuori è un dominio rossonero perché Calhanoglu oscura Brozovic, Theo Hernandez e Rebic fanno a fette Candreva e Godin sulla fascia, Ibra risulta dominante nei palloni aerei e nel gioco di sponda. Si capisce subito l'antifona, dopo 2' Castillejo prova a innescare Ibra, che con il destro al volo anticipa Godin ma spedisce alto. Spinge la squadra di Pioli, l'Inter non riesce a prendere campo. Calhanoglu al 7' innesca Rebic, ma il tiro viene ribattuto. E ancora Calhanoglu pericolosissimo al 9': bravissimo a farsi trovare libero tra linee, riceve palla e scarica il destro che prende il palo a Padelli battuto. Conte si sbraccia, fa cenno ai suoi di saltare il centrocampo per cercare Lukaku. Il giochino riesce quasi mai, il Milan ha ritmi altissimi che calano solo intorno a metà frazione. Ed è lì che l'Inter costruisce le uniche palle gol del primo tempo: al 19' un angolo di Sanchez trova la testa di Godin, pallone fuori di poco. Poi Lukaku fa tutto da solo: minuto 24, il belga difende un pallone sulla destra, si gira e si invola, prendendo campo a Romagnoli e servendo sul piatto d'argento il pallone del possibile vantaggio a Vecino, che però tira debolmente e favorisce la respinta di Donnarumma. È un fuoco di paglia, invece di impaurirsi il Milan ricomincia a macinare gioco. Al 33' Brozovic perde un pallone sanguinoso sulle trequarti, Conte si mette la mani in testa perché intuisce il pericolo, Calhanoglu si infila in area e viene murato solo in extremis da De Vrij. Il vantaggio rossonero sembra nell'aria. E infatti arriva al 40': Castillejo alza un pallone in area, Ibrahimovic sovrasta Godin, De Vrij non interviene, Padelli esce a vuoto e per Rebic è un gioco da ragazzi mettere dentro a porta vuota. La replica nerazzurra non arriva. De Vrij rischia l'autogol al 45', deviando in angolo un cross di Theo Hernandez. E sul corner successivo Kessie fa la sponda trovando Ibrahimovic (perso completamente da Skriniar) sul secondo palo, il cui colpo di testa vale il 2-0 e l'esultanza a braccia aperte sotto la curva Nord nerazzurra.

RIPRESA — Si riparte senza sostituzioni. E l'inizio è diametralmente opposto. Perché come all'improvviso al 6' prima Donnarumma è costretto a intervenire su un tiro-cross di Candreva, poi Brozovic con un destro al volo riapre il match. Neppure il tempo di rimettere in ordine che all'8' Godin trova in profondità Sanchez, bravo a controllare sull'uscita di Donnarumma e serve dietro per Vecino che trova il pareggio. È 2-2, l'Inter risorge dall'inferno in un attimo. E ora il match è in equilibrio, anche in termini di gioco. Ibra ci prova da fermo: punizione dai 25 metri al 22' che termina non lontano dal palo alla sinistra di Padelli. Il Milan prova a riscrivere le trame del primo tempo, l'Inter ha capito che deve saltare il centrocampo e ora cerca con più frequenza Lukaku e Sanchez in profondità. Minuto 25, attenzione: Lukaku si vede deviare in angolo il tiro. E sull'angolo battuto da Sanchez, De Vrij trova con la testa l'angolo lontano, su cui Donnarumma non può nulla. Ribaltone completato. Conte cambia subito: fuori Sanchez, dentro Eriksen. Il Milan ora avanza quasi per inerzia, l'Inter è in controllo. Minuto 35, altri due cambi: Leao per Castillejo, Moses per Candreva. E per poco Eriksen non fa venir giù San Siro: traversa piena con una punizione gioiello da 30 metri. Pioli cambia ancora: fuori Kessie, dentro Paquetà, poi anche Bonaventura per Rebic. Siamo al rush finale. E succede di tutto. Barella in un coast to coast al 44' si fa ipnotizzare da Donnarumma, mentre al 45' dall'altra parte Ibra vede svanire il 3-3 sul palo, dopo un colpo di testa su cross di Paquetà. È l'ultimo acuto Milan, perché dall'altra parte - minuto 48 - Vecino temporeggia sulla bandierina, la palla arriva a Moses che mette dentro per Lukaku, il cui colpo di testa fa rima con 4-2. È trionfo nerazzurro: derby e primo posto, più di così...

Fonte: Gazzetta dello Sport
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SERIE A 2019/2020 23ª Giornata (4ª di Ritorno)

07/02/2020
Roma - Bologna 2-3
08/02/2020
Fiorentina - Atalanta 1-2
Torino - Sampdoria 1-3
Verona - Juventus 2-1
09/02/2020
Spal - Sassuolo 1-2
Brescia - Udinese 1-1
Genoa - Cagliari 1-0
Napoli - Lecce 2-3
Parma - Lazio 0-1
Inter - Milan 4-2

Classifica
1) Inter e Juventus punti 54;
3) Lazio punti 53;
4) Atalanta punti 42;
5) Roma punti 39;
6) Verona punti 34;
7) Bologna punti 33;
8) Cagliari, Parma e Milan punti 32;
11) Napoli punti 30;
12) Sassuolo punti 29;
13) Torino punti 27;
14) Fiorentina e Udinese punti 25;
16) Sampdoria punti 23;
17 Lecce punti 22;
18) Genoa punti 19;
19) Brescia punti 16;
20) Spal punti 15.

(gazzetta.it)
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2/11/2020 7:41 AM
 
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È un bel campionato, un campionato apertissimo e avvincente grazie a questa volata a tre con la Juve, l'Inter e la Lazio che si danno battaglia a suon di goal.
Sono un po' dispiaciuto per il Napoli che quest'anno galleggia a metà classifica ma da sportivo devo dire che ci stiamo divertendo sul serio! [SM=x1583472]





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2/16/2020 12:05 AM
 
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Lecce, una vittoria che vale oro:
Majer rovina l'esordio a Di Biagio

Con la Spal finisce 2-1: terza vittoria di fila per i salentini,
che scavalcano momentaneamente la Samp al quintultimo posto


Giuseppe Calvi


Fabio Liverani provoca la prima amarezza all’amico Gigi Di Biagio, all’esordio e già affossato all’ultimo posto, a 10 punti proprio dal Lecce. Mancosu, l’ammazza Spal (due reti su rigore anche all’andata), e Majer, al suo primo gol in campionato, firmano la terza vittoria consecutiva del Lecce, che si aggiudica un match fondamentale contro la squadra emiliana. Sotto al termine del primo tempo, per il rigore (conquistato da Majer) trasformato da Mancosu, la Spal si illude a inizio ripresa, con il pareggio realizzato da Petagna (9 centri), strepitoso di testa, però poi si arrende quando i giallorossi raddoppiano con un preciso diagonale di Majer. Uguagliando il record del Lecce di Delio Rossi – 3 affermazioni di fila nel 2003-2004 -, i salentini salgono a quota 25 punti e si mettono comodi per attendere i risultati delle dirette concorrenti, sperando di coinvolgere altre formazioni nella lotta per la salvezza: intanto scavalcano provvisoriamente la Samp al quintultimo posto.

LE SCELTE — Già privo di Meccariello, Farias e Babacar, Liverani deve rinunciare anche a Saponara e Rispoli, bloccati da problemi muscolari negli ultimi allenamenti: rilancia Calderoni (con Donati che si sposta a destra), conferma a centrocampo Majer, Deiola e Barak e schiera dall’inizio Mancosu, che con Falco ha il compito di ispirare Lapadula. Ereditata una squadra disegnata con il 3-5-2 marchiato Semplici, Di Biagio propone il 4-5-1, con Zukanovic (per la prima volta dall’inizio) e Bonifazi centrali, Cionek e Reca esterni difensivi, a metà campo Di Francesco e Valoti larghi sulle corsie con Missiroli, Valdifiori e Castro in mezzo, e il terminale offensivo Petagna.

ANCORA MANCOSU — La Spal comincia senza paura, cerca il fraseggio, anche se a ritmo basso. In fase di possesso palla, il modulo diventa un 4-3-3, con Di Francesco e Valoti sempre pronti ad allungare sulla linea offensiva. Proprio Di Francesco, il più vivace, tenta la conclusione, respinta da Vigorito; poi ci prova Castro, senza successo. Il Lecce non è brillante nella costruzione del gioco e Lapadula resta senza rifornimenti. Mancosu spreca da buona posizione. Infortunato Falco (risentimento al retto femorale sinistro), va in campo Shakhov, che agisce in tandem proprio con Mancosu alle spalle di Lapadula. Nel finale di tempo i giallorossi sbloccano il risultato: su cross di Donati e assist in area di Mancosu, Majer è atterrato da Bonifazi al momento di calciare in porta. L’arbitro Guida non ha dubbi e assegna il rigore: il capitano del Lecce batte Berisha con un destro potente. Per Mancosu è l’ottava rete (5 dal dischetto) in questo campionato, tre delle quali, tutte su rigore, rifilate proprio alla formazione estense.

SPAL VIVA — Nella ripresa Missiroli e compagni vanno subito all’attacco. Dopo un tiro di Missiroli deviato in angolo, dal corner pennellata di Valdifiori per l’incornata di Petagna, che sovrasta Rossettini e firma il pareggio. La squadra salentina accusa il colpo, reagisce senza grande lucidità e non punge in area avversaria, nonostante le conclusioni di Deiola e Barak. Al 21’ il Lecce ritorna in vantaggio con un’azione bellissima, nata dal “laboratorio” Liverani: da sinistra muovono palla Barak e Calderoni, poi Mancosu apre a destra per Majer, implacabile con il suo destro che si stampa sul palo e poi finisce in porta. Lo sloveno esulta per la sua prima rete in campionato (aveva firmato un gol solo in Coppa Italia contro la Salernitana). Di Biagio tenta l’assalto, inserisce Strefezza al posto di Missiroli e passa al 4-3-3. Liverani risponde con due cambi: Mancosu, stremato, è sostituito da Paz, e Calderoni, dolorante, lascia spazio a Dell’Orco, che va ad alzare il muro difensivo nel 5-3-2. Strefezza fa tremare la difesa giallorossa, però la sua botta di destro è respinta da Vigorito. La Spal cerca il colpo della disperazione, con il 4-2-4 (c’è anche Floccari, per Castro): e allo scadere, su cross di Cionek, Di Francesco con una bellissima rovesciata sfiora il palo. Ancora 4 minuti di recupero e di sofferenza per il Lecce, che può festeggiare il tris di successi e l’allungo in classifica.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Colpaccio Genoa con super Sanabria:
il Bologna in 9 si ferma, niente zona-Europa



Prima vittoria esterna per i liguri, con i gol di Soumaoro,
del paraguaiano dopo una corsa di 70 metri e di Criscito su rigore.
Ma Mihajlovic paga il rosso a Schouten (con la Var).
Espulso anche Denswil


Guglielmo Longhi

Il Genoa torna a vincere in trasferta dopo oltre un anno e continua a sperare nella salvezza, mantenendo i tre punti dal Lecce e continuando la serie positiva: due vittorie e due pareggi. Lo fa nella partita che sembrava proibitiva, contro una delle squadre più in forma del momento. Ma il Bologna è la brutta copia di se stesso: interrompe la serie di tre vittorie di fila e deve ridimensionare le sue ambizioni europee.

GENOA SOLIDO — Bologna fin dall’inizio troppo lento, macchinoso, quasi impaurito da una classifica così importante. Il Genoa è l’opposto: lo aspetta, ragiona, poi gioca in scioltezza. Senza fretta. In difesa non si cerca rischi: Criscito va a raddoppiare con Masiello sul temutissimo Orsolini. Lo stesso fa Ankersen a destra con Biraghi su Barrow, recuperato come Orsolini dall’infortunio ma non al massimo della condizione. E quindi non sorprende che sia il Genoa a fare la partita. Minuto 24: angolo da destra di Sturaro, Sanabria anticipa tutti, Skorupski vola e mette in angolo. Poco dopo, il gol: bella apertura di Radovanovic (schierato mezz’ala e non play) per Masiello sulla sinistra, l’ex Atalanta entra in area indisturbato (Tomiyasu dov’è?) e tira, Soumaoro anticipa Danilo e segna. Colpo terribile per il Bologna. Ancora peggio è quello che combina l’olandese Schouten, che stavolta sorprende non per la regia illuminata ma per un fallaccio su Behrami. Inutile e stupido. Massa lo ammonisce, poi sceglie di rivedere l’azione al monitor e cambia colore al cartellino: rosso. La conferma che si stanno sfidando le squadre più scorrette dei 5 maggiori campionati europei: in due sono quasi 160 finora tra ammonizioni ed espulsioni. Tutti i piani di Mihajlovic vanno a farsi benedire. Sinisa interviene e passa al 4-4-1 con Orsolini e Barrow che si abbassano sulla linea dei centrocampisti e Palacio ancora più isolato. Ma è un Bologna allo sbando: Sturaro impegna Skorupski, poi quando manca un minuto alla fine, Sanabria prende palla, si fa 70 metri di corsa davanti allo stralunato Danilo che indietreggia invece di cercare di bloccarlo. Era stato lui a segnare nell’ultima vittoria del Genoa in trasferta, (3-1 il 28 gennaio 2019, tra l’altro il giorno del debutto di Sanabria con i rossoblù).

BOLOGNA FRASTORNATO — Nicola mette Goldaniga per Ankersen, ammonito e sposta Biraschi a centrocampo: è sempre 3-5-2. Cambia faccia anche il Bologna: fuori Orsolini (male), dentro Skov Olsen mentre Dominguez sostituisce Bani. Un marcatore in meno: 3-2-3-1, in teoria più offensivo. Ma la partita è qualcosa di molto complicato per i rossoblù di casa, che non capiscono come raddrizzarla. C’è un lampo poco prima della mezz’ora: girata di testa di Svanberg su cross teso di Palacio. Palla di poco fuori. Il Bologna si butta sotto con rabbia e poco lucidità, l’inferiorità numerica si fa sentire. La sofferenza continua. C’è spazio per un altro giallo (il secondo di Denswil che stende Sturaro in area: espulsione e rigore). Criscito firma il 3-0.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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2/16/2020 12:13 AM
 
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Palomino e Pasalic ribaltano la Roma:
lo "spareggio" Champions è dell'Atalanta

Inutile il vantaggio di Dzeko, nella ripresa la Dea firma il sorpasso e consolida il quarto posto in solitaria


Massimo Cecchini


Ufficiale: la lotta per il quarto posto, che vale l'accesso alla Champions League, è virtualmente chiusa. La Roma, infatti, perde lo "spareggio" contro l'Atalanta, grazie a un 2-1 santificato dalle reti di Dzeko, Palomino e Pasalic, con i bergamaschi che chiudono il primo tempo addirittura in svantaggio e rimontano grazie a una ripresa chirurgica in cui la squadra giallorossa sparisce in attacco.

GASP E IL CRONOMETRO — La squadra di Gasperini sceglie l'attacco a tre stelle, come se la partita che incombe col Valencia non esistesse. Gomez alle spalle di Ilicic e Zapata, con Gosens e Hateboer a scorrazzare sulle fasce, lasciando De Roon e Freuler in impostazione avanti alla difesa a tre. Come ci si aspettava, Fonseca sceglie di piazzare Mancini davanti alla difesa, per un 4-1-4-1 che vede una mediana di qualità, visto che Mkhitaryan è al fianco di Pellegrini, cercando di dare fiato alle corsie presidiate da Kluivert e Perotti alle spalle di Dzeko. Se poi si pensa che come terzini ci sono il redivivo Bruno Peres (prima volta da titolare in questa sua seconda avventura giallorossa) e l'ex Spinazzola, si capisce che Smalling - sontuoso - e Fazio (tornato titolare dopo due mesi esatti) dovranno lavorare. E il primo tempo per lunghi tratti trattè un lungo e a tratti stucchevole monologo atalantino, che cercano imbucate centrali rapide oppure cambi di gioco sul lato debole meno protetto. La Roma, però, è disposta bene, molto corta e negli spazi prova a muoversi con pericolosità, così - visto che i bergamaschi non scelgono ritmi elevatissimi (effetto Champions?) - non ci sono occasioni a pioggia. Qualcosa però sì. Ad esempio, al 10' Gomez si presenta solo davanti a Lopez, ma il portiere sventa in uscita. Al 25', poi, una palla morta trova Hateboer in buona posizione, ma il terzino non riesce a concludere, mentre al 30' un tiro al volo di Ilicic servito ds Gosenso sfiora il palo alla destra del portiere giallorosso. Finito? Non proprio, visto che al 38' una rovesciata di Toloi, in proiezione offensiva, sfiora il palo sinistro di Lopez. Quando però la prima frazione di avvia ai titoli di coda la Roma rialza la testa e così al 43' Palomino sventa nei pressi della porta un tiro di Pellegrini (ma sarebbe andato fuori) e al 45' arriva il vantaggio giallorosso. Lo segna Dzeko, bravo ad approfittare di un pasticcio di Hateboer che dà una brutta palla indietro a Palomino, che la controlla male e se la lascia soffiare dal centravanti bosniaco, bravo a battere Gollini in uscita. La cosa fa così arrabbiare Gasperini da fargli scagliare il cronometro in campo, che poi va a raccogliere approfittando della festa in campo dei giallorossi.

IL GRAFFIO DI PALOMINO E PASALIC — ALa ripresa si apre con l'immediato riscatto di Palomino che al 5', servito di testa da Djimsiti da azione d'angolo, segna sotto misura, mal controllato da Spinazzola. E' il pari che infiamma il match, scatenando l'Atalanta. Al 9', infatti, i nerazzurri impegnano Lopez con Toloi, ma pochi secondi dopo è Fazio a salvare sulla linea, deviando su Lopez un tiro di Hateboer; la ribattuta è per De Roon, la cui conclusione è rimpallata in angolo. Al 14' la svolta. Esce Zapata, quasi sempre superato da Smalling. Al suo posto entra Pasalic che, dopo 17 secondi, con una conclusione dai sedici metri, batte Lopez, segnando il gol più rapido di un subentrante dal 2015. La Roma fa entrare Perez per Kluivert, Veretout per Mancini e Villar per Perotti, finendo per ridisegnare il più classico 4-2-3-1 da catechismo fonsechiano, ma la pericolosità è scarna, tant'è che al 31' l'Atalanta sfiora il tris grazie a un tiro cross di Gomez non deviato da nessuno. Nel finale i bergamaschi sostituiscono Ilicic con Malinovskyi per tenere più la palla, e Gomez con Muriel per sfruttare gli spazi. Il paradosso è che, nonostante Fonseca lanci anche Fazio centravanti, non succede più nulla. Anzi, succede la cosa più importante: l'Atalanta vince e stacca la Roma di 6 punti, ma 7 virtuali perché è in vantaggio negli scontri diretti. In riva al Tevere, aspettando Friedkin è notte fonda. A Bergamo invece, comunque vada col Valencia, la festa Champions sembra non finire mai.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Zaccagni fallisce il match point: il Verona rallenta a Udine

Una buona Udinese tiene in scacco l’Hellas, che si divora il
gol partita con il centrocampista ma allunga a 9 la serie positiva.
Per i bianconeri è solo il 2° punto nelle ultime 5 partite


Matteo Brega


Finisce 0-0 tra Udinese e Verona. A distanza di un turno di campionato cambia poco o nulla per le due squadre. Gotti parte con Mandragora al posto di Jajalo in regia nel 3-5-2, mentre Juric conferma il pacchetto base che ha ribaltato la Juve.

DENSITÀ — L’Hellas, sesto in classifica, mira a mettere sotto pressione la Roma mentre i friulani puntano ad allontanarsi dalla zona calda. Il primo affondo è del Verona all’8’: scambio Borini-Verre e l’ex milanista obbliga Musso a deviare in corner. La prima risposta udinese è una punizione di Mandragora alta di non troppo. Il Verona concede la prima mossa all’Udinese, ma quando riparte è velenoso. Lazovic recupera palla, si lancia nello spazio servito da Borini che poi lo accompagna e calcia con Musso che respinge in maniera goffa. Il pezzo forte del primo tempo arriva al 43’: angolo di Veloso, Kumbulla di testa obbliga Musso all’intervento d’emergenza subito ripetuto per anticipare Verre a pochi centimetri dal gol.

ZAC E POCO ALTRO — Il secondo tempo si trascina sonnecchiante fino al 17’ quando Stryger Larsen si accentra da destra e con il sinistro calcia: tiro innocuo. Il gol di de Paul del 20’ è cancellato dalla Var per fuorigioco di Lasagna. E’ il buon momento dell’Udinese a ravvivare il secondo tempo, anche se il tiro di Lasagna da posizione invitante finisce altissimo. Poi lo stesso numero 15 dell’Udinese di testa chiama Silvestri alla deviazione in corner. Al 75’ l’occasione d’oro per il vantaggio ospite: Zaccagni tentenna spalle alla porta - sguarnita dopo l’uscita di Musso - e invece di servire Borini per una conclusione facile facile, si mangia un gol già fatto con salvataggio sulla linea di Strynger. Il resto del match scivola via fino al 42’ quando Kumbulla sul primo palo quasi trasforma un corner nel “magic moment”. Finisce 0-0, l’Udinese infila il secondo pareggio di fila e l’Hellas allunga la striscia positiva a 9 gare. A prescindere dai risultati, resterà sesto in classifica.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Brescia resta in 10: la Juve vince facile e ritrova Chiellini.
Ma si fa male Pjanic

La Signora passa con la punizione di Dybala subito dopo il
rosso ad Aye e nella ripresa chiude i conti con Cuadrado.
Torna in campo il capitano, ma si ferma il bosniaco


Matteo Pierelli


Ha avuto bisogno di una scossa, di una scintilla che le facesse scoccare qualcosa dentro, perché fino a quel punto era stata la solita Juve dimessa, compassata, di questi ultimi tempi. Poi, al 37’ del primo tempo, è arrivato l’episodio che di fatto ha deciso la sfida contro il Brescia, l’espulsione di Ayé: secondo giallo per un fallo su Ramsey al limite dell’area e, dalla punizione, Dybala ha lasciato di sasso Andrenacci, al debutto in Serie A (è entrato al 10’ al posto di Alfonso che ha preso una botta in testa). E così, alla prima grande occasione i bianconeri, privi di Ronaldo, sono passati in vantaggio e, grazie anche alla superiorità numerica, si sono trovati in discesa una strada che fino a quel punto era stata piena di buche.

RIECCO CHIELLO — La palla non scorre veloce come vorrebbe Sarri, i fraseggi sono lenti e prevedibili: anche stavolta la Juve sembra aspettare solo l’acuto di un singolo, che stavolta arriva grazie a Dybala nel primo tempo e Cuadrado nella ripresa. Ad ogni modo, in attesa di tempi migliori, per la Signora è comunque una giornata positiva: perché con questo 2-0 stasera si metterà comoda sul divano in attesa di Lazio-Inter e perché al 78’ è ha rivisto in campo a sorpresa Giorgio Chiellini, che non giocava dalla prima di campionato, dalla trasferta di Parma del 24 agosto. Il capitano, applauditissimo, ha messo nelle gambe minuti preziosi in prospettiva dello sprint finale: la notizia più bella della giornata per la Juve è il ritorno del suo leader.

LA CHIAVE — Nella prima mezzora i bianconeri fanno molto possesso palla, ma fine a se stesso. Vero che arrivano sette calci d’angolo nei primi 12 minuti, ma di tiri in porta neanche l’ombra. Anzi, Bonucci dall’altra parte si prende un giallo (per un fallo su Ayé al limite dell’area) che gli farà saltare la prossima contro la Spal. Per il resto, la Juve si rende pericolosa solo al 32’: gran palla di Higuain per Dybala che incredibilmente, a due passi dalla porta, svirgola di destro. Poco dopo Brescia insidioso di testa con Bjarnason che impegna Szczesny. Tempo di arrivare dall’altra parte del campo, ed ecco l’espulsione di Ayé con tutto ciò che ne consegue. La Juve si sveglia e prima della fine del primo tempo va anche vicina al raddoppio con Rugani: bravissimo Andrenacci a smanacciare sulla traversa.

PJANIC OUT — Nella ripresa la Juve ha giocato costantemente nella metà campo di un Brescia rimaneggiatissimo (mancavano Tonali, Torregrossa, Romulo, Cistana e Joronen) e che ha avuto pochissimo da un Balotelli lasciato comunque troppo solo in avanti. I bianconeri sono andati vicini al raddoppio con Higuain (palla salvata sulla linea da Sabelli) e Dybala. Sarri ha anche inserito Pjanic al 65’ per dare vivacità la manovra ma il bosniaco dopo soli sette minuti è uscito per un guaio muscolare. Al suo posto Matuidi che ha servito l’assist per il raddoppio a Cuadrado che da due passi ha battuto Andrenacci in uscita al 75’. Poi la partita è scivolata via tranquilla e scontata. E alla fine gli applausi sono stati tutti per Chiellini.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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2/16/2020 11:41 PM
 
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Vlahovic e Chiesa show, Fiorentina da urlo:
manita alla Samp e Ranieri trema



L’attaccante serbo propizia l’autorete di Thorsby e segna due gol,
per il figlio d’arte due reti e due pali. Espulsi Murru e Badelj.
Inutile il gol di Gabbiadini, blucerchiati a un punto dalla zona retrocessione


Filippo Grimaldi

Risorge la Fiorentina, che travolge con cinque gol (a uno) una Sampdoria allo sbando, senza idee, improvvisamente involuta, colpita e affondata già dopo venti minuti di gioco e poi incapace di mostrare una reazione concreta. La squadra di Iachini (applauditissimo prima del via dai suoi vecchi tifosi blucerchiati) dà una scossa alla sua classifica, lasciando una posizione di classifica che iniziava a farsi pericolosa. Quagliarella e compagni, che subiscono gol per la dodicesima gara di fila, giocano la peggior partita della gestione di Ranieri e piombano di nuovo nell’incubo della zona retrocessione.

DOPPIO SCHIAFFO — In appena 18 minuti Fiorentina cinica a sfruttare gli episodi e gli errori di un avversario che parte malissimo e, quando si sveglia, la disfatta è già compiuta. Sfida da fuochi d’artificio: Ranieri dà fiducia a Ramirez alle spalle delle punte, con l’uruguaiano che galleggia fra la trequarti e la mediana, ma stenta, ingabbiato da un centrocampo viola che rispetto ai blucerchiati ha un dinamismo maggiore e un Duncan (all’esordio) in più. La Samp, invece, paga anche la scelta di affidarsi a Bertolacci, in regia: troppo lenta la sua impostazione, e infatti non rientra dopo l’intervallo. L’uno-due della Viola dell’ex allievo di Ranieri, Iachini, è micidiale: su un cross di Vlahovic che attraversa tutta l’area, Thorsby tocca in maniera maldestra e manda il pallone in rete (8’). Al 16’, Ramirez salta a braccia larghe su Chiesa e dopo il consulto con la Var Irrati assegna il rigore. Audero intuisce la traiettoria, ma Vlahovic non sbaglia: 0-2 e gara in discesa per gli ospiti. Da censurare, però, l’esultanza del serbo, che festeggia sotto la gradinata dei tifosi di casa mettendo le mani alle orecchie.

SOTTO SHOCK — La Samp sbanda vistosamente in una gara che diventa più cattiva: ne fanno le spese Ramirez e Murru. Entrambi salteranno il posticipo di domenica prossima a Milano contro l’Inter. Ma i guai blucerchiati non finiscono qui: dopo un errore di Colley in attacco (33’, colpo di testa debole da buona posizione), Murru salta con un gomito alto su Pezzella. Per il difensore secondo giallo ed espulsione, per la Viola un altro rigore, concesso anche qui con l’ausilio della Var. Chiesa, implacabile, fa centro: è lo 0-3 che consegna la gara agli ospiti. Prima dell’intervallo rimane in dieci anche la Fiorentina (secondo giallo a Badelj), che dice grazie a un super Dragowski, decisivo su Tonelli.

UNA DISFATTA — Dopo l’intervallo, Ranieri dà spazio a Jankto per Thorsby, ed a Vieira per lo spento Bertolacci, mai in partita, ma le due mosse non servono per far rialzare la testa ai blucerchiati. Impalpabili, se non fosse per una bella girata di Quagliarella (6’) servito da Ramirez, su cui però il solito Dragowski si oppone. Ma la Fiorentina continua a spingere e al 12’ va ancora a segno con Vlahovic, che raccoglie una corta respinta di Audero su conclusione dalla sinistra di Dalbert. Per il serbo, capocannoniere dei viola con Chiesa, è il quinto centro su sei fuori casa. Samp annichilita e disperata: Chiesa, sempre lui, spadroneggia e (17’) colpisce due pali, mentre sugli spalti monta la contestazione del pubblico di casa, che lancia in campo tre fumogeni: gara sospesa per un minuto, mentre la Fiorentina è in controllo assoluto della partita. Il finale è una lenta agonia blucerchiata. Chiesa firma il gol dello 0-5, prima che Gabbiadini (cross di Colley) trovi di testa proprio allo scadere la rete del definitivo 1-5. Povero Ranieri, ex condottiero viola con ben 102 panchine in A: adesso la salvezza diventa complicata.

BEPPE OSANNATO — Finale bellissimo, con Iachini che mette la mano sul cuore rivolto al suo vecchio pubblico: "Iachini uno di noi", mentre l’allenatore viola raccoglie una sciarpa della Samp lanciata in campo ed i ventimila sampdoriani applaudono il loro vecchio condottiero. Altri tempi, e pure un’altra Samp.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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2/16/2020 11:44 PM
 
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Ciao polemiche, decide Gervinho: Parma da Europa, Sassuolo k.o.

Cornelius crea, l'ivoriano segna: rete pesantissima, dimenticato il burrascoso mercato di gennaio


Alex Frosio


D’Aversa ritrova Gervinho: appena reintegrato e subito in campo dal primo minuto, subito decisivo. Il Parma sbanca il Mapei Stadium con un guizzo dell’ivoriano “perdonato” e con una difesa a oltranza che, senza vergogna, si trasforma presto in un catenaccione. E così aggancia la zona Europa.

BENTORNATO GERVINHO — Il tridente nominale di D’Aversa vede Gervinho a sinistra, con Cornelius al centro e Siligardi a destra. I due esterni faticano un po’ a rientrare e De Zerbi, che conferma l’undici di Ferrara con l’unica eccezione di Djuricic al posto dell’infortunato Traoré, spinge a sinistra con Kyriakopoulos: al 7’ il greco ha spazio per spingere e calciare da fuori, largo. Contrariamente alle attese, però, in avvio il possesso è del Parma, che però non trova sentieri verso Consigli. Il Sassuolo prende le misure, il triangolo centrale annulla quello rovesciato del Parma che comincia a ricorrere al lancio lungo e si consegna al possesso neroverde. E al 23’ il gol sembra maturo: Boga affonda a sinistra sul primo vero spunto, Obiang taglia sul primo palo e devia in area piccola ma Colombi copre con il corpo. Il vantaggio arriva due minuti dopo, ma è del Parma: intervento dubbio su Berardi sulla trequarti gialloblu, contropiede condotto da Cornelius, difesa sbilanciata e cross basso per l’accorrente Gervinho quasi a porta vuota. Bentornato. La reazione del Sassuolo c’è e Caputo ha subito due chance per il pareggio in un minuto, ma per due volte allarga il diagonale dall’interno dell’area. Dopo il gol, netto il possesso del Sassuolo, ma il Parma raddoppia le marcature e lascia poco spazio, anche se nel finale di tempo Darmian – attentissimo in copertura su Boga – lascia per infortunio a Laurini. L’unica possibilità per il Sassuolo arriva da angolo di Berardi e girata di Obiang, ancora Colombi a chiudere.

D'AVERSA RESISTE — La ripresa accentua la pressione del Sassuolo e il contenimento del Parma. Si gioca in una metà campo sola, nella quale i gialloblu chiudono tutte le vie di accesso all’area. I dezerbiani palleggiano sul perimetro, le imbucate arrivano ma Colombi è sempre prontissimo. Al 3’, Caputo non arriva su un cross basso di Toljan, al 20’ Berardi dopo una lunga pressione prova la rovesciata, alta. De Zerbi cerca soluzioni: dentro Bourabia e Defrel per Obiang e Djuricic. D’Aversa ha già rinforzato gli argini togliendo Gervinho per Grassi e poi Siligardi per Pezzella, per passare al 5-3-2. Il muro è alto, Locatelli al 35’ lo perfora ma il suo destro a giro sbatte sulla parte interna della traversa. Un minuto dopo l’ex milanista imbuca per Caputo che aggancia alle spalle della difesa e gira con il sinistro, Colombi chiude lo specchio. Il Parma alleggerisce con un sinistro a scendere di Pezzella che alza in angolo e soprattutto pensa a difendere. Fioccano le ammonizioni – 9 in totale, compreso D’Avera – non le occasioni. Colpaccio Parma, il Sassuolo vede fermarsi la propria striscia positiva.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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