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Campionato di Calcio Serie A 2019 - 2020. Tutte le partite - Calendario - Commenti.

Last Update: 8/2/2020 11:36 PM
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Il Genoa fa festa con Pandev e Cassata,
al Milan non basta il gol di Ibra



Primo tempo dei liguri, che colpiscono al 7’ e al 41’.
Nella ripresa i rossoneri sono più aggressivi ma la rete in mischia di Zlatan arriva tardi


Marco Pasotto

Le spiegazioni possono essere molteplici. Si va dalla tristezza di San Siro senza gente alle due settimane senza partite (cosa che peraltro vale anche per gli avversari), fino alle turbolenze societarie che hanno scosso l’ambiente nell’ultimo periodo (presente Gazidis, non Maldini e Massara). E la sensazione è che quest’ultimo possa essere il motivo principale per spiegare la sconfitta di un Milan che proprio non riesce a imprimere quella continuità indispensabile per restare agganciato alla zona europea. Al Meazza passa il Genoa 2-1 e per i rossoblù è oro che cola, perché significa aggancio al Lecce e fine della solitudine al terzultimo posto. D’altra parte era chiaro già da alcune partite – due successi nelle ultime tre uscite - che il Grifone stava bene. Pioli conferma l’ormai collaudato 4-2-3-1, con Ibra terminale offensivo davanti a Castillejo, Calhanoglu e Rebic. In difesa da registrare il forfait dell’ultima ora di Kjaer (postumi della lesione muscolare alla coscia sinistra), rilevato da Gabbia (alla seconda da titolare in campionato), mentre in porta si è piazzato Begovic, al debutto dal primo minuto al posto di Donnarumma, ancora alle prese con la distorsione alla caviglia. Nicola conferma quasi interamente le sensazioni della vigilia, con il tandem d’attacco composto da Pandev e Sanabria e Schone davanti alla difesa. Accanto al danese, però, a Sturaro è stato preferito Cassata.

GENOA COMPATTO — Il primo tempo è un perfetto riepilogo di tutti i mali stagionali che hanno afflitto il Diavolo lungo la stagione. Solo che, a differenza di altre partite, i problemi si sono palesati tutti insieme: ovvero l’attacco che produce ma non riesce a buttarla dentro e la difesa che arriva sempre in ritardo sull’avversario. Lineare, cristallino e spiegazione perfetta per ritrovarsi con due gol sulla schiena al termine del primo round. Il Genoa, peraltro, ha fatto il suo. Senza strafare, senza far brillare gli occhi e, anzi, concedendo tre o quattro possibilità sanguinose al Milan, però con il merito di restare sempre compatto, con le linee corte e pronto a ripartire. Soprattutto grazie a Sanabria, impeccabile nella gestione di tutti i palloni. Una specie di attaccante-regista, bravissimo a far salire la squadra e tenere in apprensione la zona centro-sinistra rossonera. La debacle del Diavolo ovviamente non si spiega solo nell’imprecisione sottoporta, ma anche nella giornata no di diversi giocatori che solitamente recitano da protagonisti. Hernandez è il caso più evidente, ma anche Rebic si è acceso pochissimo, Castillejo non è riuscito a entrare in partita e Ibra si è ritrovato a gestire palloni sulla linea mediana.

DOPO SOLI 7’ — Il Grifone è passato dopo soli sette minuti, quando Sanabria è andato via a un mollissimo Hernandez e ha scaricato in area per Pandev, su cui Conti ha chiuso in ritardo. Lo svantaggio ha fatto reagire il Diavolo, ma davanti a Perin è stato un disastro: prima Ibra, tutto solo, ha colpito di testa fra le braccia del portiere rossoblù e poi Calhanoglu gli ha tirato addosso, sempre a tu per tu. Errori che si pagano. E infatti. Al 41’ cross di Biraschi, Conti non chiude su Schone che prolunga per Cassata (Kessie in ritardo), e raddoppio genoano.

POCO NELLA RIPRESA — Nella ripresa sul taccuino resta piuttosto poco. Il Milan ha provato ad alzare i giri ma si è fatto prendere dalla frenesia al momento di concludere, agevolando il Genoa. Un possesso palla per lo più sterile, comunque, che non ha fatto venire il mal di testa al Grifone. La sfida avrebbe potuto cambiare a un quarto d’ora dalla fine, quando Ibra ha messo dentro il due a uno approfittando di una respinta corta di Soumaoro. In quel momento il Milan ha provato a produrre il massimo sforzo, ma senza mai mandare davvero il Genoa sott’acqua. Un dominio territoriale vano, che ha dato qualche pensiero alla difesa rossoblù ma non ha mai impaurito sul serio Perin.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Quagliarella ribalta il Verona e tiene la Sampdoria in zona A



Hellas in vantaggio grazie all'autorete di Audero su tiro di Zaccagni,
nella ripresa l'attaccante blucerchiato fa prima 1-1 e poi raddoppia dal dischetto.
La squadra di Ranieri resta sopra la linea retrocessione


Filippo Grimaldi

Chi, se non lui? Un doppio Quagliarella, salito a quota nove gol in campionato, prima rianima la Samp in svantaggio all’intervallo e poi le regala su rigore il gol che spegne le illusioni di un Verona che non capitalizza l’autorete di Audero su tiro di Zaccagni (bravo ad anticipare Augello su un assist di Lazovic), e a lungo padrone del gioco. Finisce 2-1 per i blucerchiati, che tengono il passo di Spal e Genoa e si mantengono fuori dalla zona rossa della classifica, con una gara (a San Siro con l’Inter) da recuperare. In questa strana dimensione del calcio, il Verona per un’ora gioca con autorità e legittima il vantaggio del primo tempo, ma non basta per portare a casa la vittoria, di fronte alla reazione della squadra di Ranieri. Il peccato mortale del Verona è quello di spegnersi alla distanza, quando perde quella ferocia del suo allenatore Juric, il cui vocione rimbomba incessante per un’ora e mezza nel deserto del Ferraris. Viceversa, la Samp, inizialmente più involuta dopo ventuno giorni senza impegni agonistici, ha faticato più del dovuto per imporre il propri gioco, mostrando quegli stessi limiti già palesati nell’ultimo scivolone casalingo contro la Fiorentina. Di Carmine e compagni giocano a memoria, a dispetto delle assenze: la difesa è solida e ben impostata (e quando Vieira s’invola e già sogna il gol del pareggio, quasi allo scadere del primo tempo, trova un provvidenziale Dawidowicz a chiuderlo), la mediana diventa ben presto terreno preferito del Verona dove Amrabat guida le operazioni, smistando palloni che lo stesso Lazovic a sinistra e Adjapong a destra trasformano in una spinta costante. I blucerchiati, senza Murru e Ramirez, con un buon Yoshida al debutto in difesa al fianco di Tonelli, sembravano avere perso smalto. Perché fanno fatica, sono sterili e prevedibili, e là davanti si fanno vedere solo con una girata di Gabbiadini (12’) parata su assist di Depaoli. Il resto è un lungo monologo ospite, neppure a ritmi troppo alti, che sgretola la Samp in affanno per trovare la profondità. E dire che Audero nel primo tempo era stato bravissimo prima su Di Carmine (11’, sul solito assist di Lazovic) e poi su una botta dalla distanza di Amrabat (30’).

REAZIONE SUPER — Non pensavano, gli ospiti, alla reazione convinta di una Sampdoria trasformata nella ripresa, brava ad alzare il baricentro e in più di un’occasione vicina al pareggio. Verre (11’) gettava al vento il pallone del possibile raddoppio, poi iniziava la riscossa blucerchiata (con Bonazzoli al posto di Gabbiadini e Linetty per Vieira in mediana). Silvestri rimediava con un riflesso decisivo prima su Jankto e poi su Tonelli, finchè al 33’ l’ottavo centro stagionale di Quagliarella (a segno dopo uno scambio con Depaoli) regalava il provvisorio pari alla Samp. Sfida finita qui? Nient’affatto: c’era spazio ancora per il rigore di Quagliarella, freddissimo dal dischetto dopoché l’arbitro Valeri ha punito (dopo avere rivisto le immagini al monitor del Var) un contatto Dawidowicz-Ekdal in area veronese. Al 41’ il capitano della Samp ha chiuso così la partita. Vana la reazione ospite, nonostante i sette minuti di recupero ed il rosso a Linetty poi commutato in semplice ammonizione dopo consultazione con il Var dell’arbitro.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Più occasioni Udinese e un palo della Fiorentina.
Ma nessuno sblocca: finisce 0-0



In Friuli a porte chiuse i viola vanno vicini al gol con Milenkovic a fine primo tempo,
i padroni di casa sono più pericolosi però si chiude senza reti


Alex Frosio

Senza farsi male, Udinese e Fiorentina si prendono un punto a testa: viola però più vicini alla vittoria, con un palo di Milenkovic e un’occasionissima nel recupero disinnescata da Musso. Ma non è stata una gran partita.

RICORDANDO ASTORI — Una delle cose peggiori è che il 13’ – quello che da sempre serve per ricordare Davide Astori - scorre via come se fosse un minuto qualsiasi, quando invece proprio qui, due anni fa quasi esatti (era la notte tra il 3 e il 4 marzo) Davide se ne andava. Solo a fine primo tempo un timido “ricordiamo un grande capitano, Mandi Davide”. Non che fino al 13’ fosse successo chissà che da eclissare il possibile ricordo. Anzi, in campo non succede proprio nulla, e pure dopo succede poco. Qualche azione c’è, ma va cercata nel sottobosco di una partita che fatica a uscire dalla selva intorno ai quaranta metri dalle due porte. La cronaca è obbligatoriamente rapida. Al 15’ Nestorovski allarga per Mandragora che va di controbalzo, pallone non lontano dalla porta. Al 21’ affondo di Chiesa e cross basso, Becao spazza davanti a Vlahovic, preferito in avvio a Cutrone. Alla mezzora, cross di Mandragora dopo azione di aggiramento, Okaka sbuca di testa in area, pallone appena alto. Parte comunque la musica che alla Dacia Arena celebra i gol – “Freed from desire” di Gala –, per sbaglio ovviamente. La Fiorentina solo raramente riesce a aumentare la velocità delle transizioni ma quando ci riesce può essere pericolosa, anche se l’Udinese non smuove mai i tre dietro e dunque è sempre coperta (anche perché Musso per tutta la partita chiama l’attenzione alle marcature preventive). Al 39’ Chiesa innesca Duncan, sinistro facile per Musso. Al 41’ la miglior chance, che è della Fiorentina: un palo improvviso e pienissimo di Milenkovic in mischia da calcio d’angolo.

POI NEL SECONDO TEMPO... — Un po’ più giocata la ripresa, che De Paul comincia dribblando tutti in area ma dimenticandosi di calciare. E quando lo fa, Pezzella lo stoppa. L’inizio è friulano: Sema al volo chiama alla prima parata Dragowski al 2’, mentre al 5’ Okaka scappa a Pezzella e serve Mandragora, stoppato anche lui. Poi ancora De Paul, che ci prova due volte da lontano: la seconda, al 16’ non va lontano dall’incrocio. Le prime mosse sono di Gotti, Lasagna per Nestorovski e Fofana per Jajalo, ma sono quelle di Iachini che provano a districare una partita incastrata: Cutrone per Igor, con Chiesa a destra e Lirola a sinistra nei cinque, alza le velleità della Viola. Lasagna al 31’ impegna per la seconda e ultima volta Dragowski, la Fiorentina ci prova. Al 34’ Duncan, servito da Badelj, sbaglia il controllo che gli avrebbe spalancato la porta, al 34’ Vlahovic, Cutrone e Badelj non concretizzano un contropiede (recupero di Lasagna. Al 2’ di recupero l’occasione migliore: Chiesa aggancia al limite e mentre Commisso junior in tribuna urla “shoot shoot” Federico calcia, ma Musso vola a chiudere la porta. Zero a zero, non ingiusto.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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3/9/2020 12:31 AM
 
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Ramsey scioglie l’Inter, Dybala la condanna:
la Juve vince e torna in testa

Il gallese e l’argentino, appena entrato, segnano i gol decisivi nella ripresa.
La squadra di Conte non demerita ma sparisce nel finale.
Sarri di nuovo primo a +1 sulla Lazio


Jacopo Gerna


Dybala si, Dybala no. Non sarà il secondo gol in Juventus-Inter a zittire i detrattori dell’argentino, ma il 2-0 con cui la squadra di Sarri torna in testa alla classifica è un chiaro segnale. Che chiude un Juventus-Inter mutilato dal coronavirus e per lunghi tratti equilibrato. Ma che offre le risposte che il mondo Juve attendeva dopo l’imbarazzante prestazione di Lione. Pessime notizie per Conte, che scivola a meno 9 dalla Juve e verosimilmente saluta qui le chance di scudetto, anche se deve recuperare la partita con la Samp.

PERCHE’ HA VINTO LA JUVE — Perché ha mostrato quell’istinto da killer visto quasi sempre con Allegri e quasi mai con Sarri. L’ex tecnico del Napoli ha azzeccato Bentancur in regia al posto del boccheggiante Pjanic visto di recente, meno il lancio di Douglas dal 1’. La partita è rimasta in equilibrio fino all’1-0 di Ramsey, anche se Handanovic ha dovuto lavorare più di Szczesny. Successivamente, e qui entriamo nell’inedito, la Juventus non ha concesso nulla all’Inter. Bene la coppia Bonucci-De Ligt, bene il centrocampo a fare da filtro, come non aveva fatto a Lione. In ripresa Matuidi, e non solo per lo sfondamento a sinistra nell’azione del primo gol. Juve insolitamente cinica anche nel raddoppiare 13’ dopo con Dybala, appena entrato per Douglas. Il dribbling che manda al bar Young e l’esterno sinistro che supera Handanovic fanno saltare tutti i divani bianconeri d’Italia.

PERCHE’ HA PERSO L’INTER — Perché ha avuto zero capacità di reazione dopo essere andata sotto. Il primo tempo era stato molto incoraggiante, con gli esterni, Candreva soprattutto, molto propositivi. Sono mancati completamente gli attaccanti, Lautaro e Lukaku. Il primo si è fatto notare solo per una punizione sulla barriera, il secondo non l’ha proprio mai vista e Conte l’ha sostituito persino tardi. Il bilancio del belga contro le rivali stagionali più pesanti (Juve, Lazio, Dortmund e Barcellona) è di un misero gol. Anche Eriksen, entrato nella ripresa, non ha lasciato il segno. Conte ha retto la partita sul piano collettivo fino a Ramsey-gol, ma i suoi migliori giocatori hanno steccato, quelli della Juve no. Perché anche nel calcio delle porte chiuse, per aprirle ci vogliono i campioni.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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3/9/2020 6:59 AM
 
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Il calcio ai tempi del Coronavirus...gli stadi sono vuoti come gli studi televisivi, le piazze, le scuole, le chiese, gli alberghi, i ristoranti e i mezzi pubblici.

Ne ho viste tante in 61 anni, ho vissuto pure il colera a Napoli (1973) e il terremoto dell'Irpinia (1980)...ma un qualcosa di così spettrale mi mancava e non vi nascondo che sono molto preoccupato.

Adesso c'è una partita che dobbiamo vincere tutti insieme, indipendentemente dalla nostra fede calcistica, politica e religiosa...è una partita dura e complicata, è il match contro il Covid-19.






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Re:
ilpoeta59, 09/03/2020 06:59:

Il calcio ai tempi del Coronavirus...gli stadi sono vuoti come gli studi televisivi, le piazze, le scuole, le chiese, gli alberghi, i ristoranti e i mezzi pubblici.

Ne ho viste tante in 61 anni, ho vissuto pure il colera a Napoli (1973) e il terremoto dell'Irpinia (1980)...ma un qualcosa di così spettrale mi mancava e non vi nascondo che sono molto preoccupato.

Adesso c'è una partita che dobbiamo vincere tutti insieme, indipendentemente dalla nostra fede calcistica, politica e religiosa...è una partita dura e complicata, è il match contro il Covid-19.




Come in una squadra siamo tutti quanti responsabili della vittoria e della sconfitta, ognuno di noi ci deve mettere il maggior impegno possibile.
I medici e il governo sono l'allenatore che ci dice cosa fare ma la partita la giochiamo noi, tocca a noi agire in modo responsabile per non accendere altri focolai d'infezione.



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3/9/2020 9:09 PM
 
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Caputo scatenato, il Sassuolo incanta.
Brescia rassegnato: -9 dalla zona salvezza

Dopo un primo tempo equilibrato, gli emiliani dilagano con la doppietta del centravanti e il sigillo di Boga



Trenta. E lode. Ciccio Caputo arriva a trenta reti in serie A con Empoli e Sassuolo, tutte segnate dall’interno dell’area di rigore. L’esame superato con lode dal bomber indirizza il 3-0 con cui un bel Sassuolo si sbarazza del Brescia, che dura un tempo ma sparisce dal campo appena incassato il primo gol.

TROPPA QUALITA’ — C’è un evidente divario tra le due squadre, principalmente tecnico. La qualità di giocatori come Caputo, Boga, Djuricic e Locatelli è troppo per le rondinelle, che non erano partite affatto male e sullo 0-0 hanno costretto Consigli a due parate impegnative, su Balotelli e Zmrhal. Ma sbloccata la partita, è emersa anche una certa sfiducia da parte del Brescia, a cui non sembra aver giovato affatto la scelta di esonerare una seconda volta Corini per chiamare Diego Lopez.

I GOL — L’uomo copertina è lui, Ciccio Caputo, non solo per il cartello mostrato dopo il primo gol, di cui parliamo a parte. Il primo centro arriva in chiusura di primo tempo su assist di Defrel dopo un imperdonabile errore di Chancellor su tiro-cross di Rogerio. Un vero gol da rapinatore d’area. Il secondo è un meraviglioso sinistro su lancio di Bourabia, rispolverato titolare da De Zerbi. Il Sassuolo, che perde per infortunio Berardi e Romagna, gioca in totale scioltezza, segna il terzo col solito assolo di Boga e potrebbe anche andare oltre.

Gasport

Fonte: Gazzetta dello Sport
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3/9/2020 9:10 PM
 
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SERIE A 2019/2020 Recuperi 26ª Giornata (7ª di Ritorno)

08/03/2020
Parma - Spal 0-1
Milan - Genoa 1-2
Sampdoria - Verona 2-1
Udinese - Fiorentina 0-0
Juventus - Inter 2-0
09/03/2020
Sassuolo - Brescia 3-0

Classifica
1) Juventus punti 63;
2) Lazio punti 62;
3) Inter(*) punti 54;
4) Atalanta(*) punti 48;
5) Roma punti 45;
6) Napoli punti 39;
7) Milan punti 36;
8) Verona(*) e Parma(*) punti 35;
10) Bologna punti 34;
11) Sassuolo(*) e Cagliari(*) punti 32;
13) Fiorentina punti 30;
14) Udinese punti 28;
15) Torino(*) punti 27;
16) Sampdoria(*) punti 26;
17) Genoa e Lecce punti 25;
19) Spal punti 18;
20) Brescia punti 16.

(*) = una partita in meno;
Atalanta - Sassuolo, Torino - Parma, Verona - Cagliari e Inter - Sampdoria
della 25ª giornata rinviate a data da destinarsi per l'emergenza "coronavirus";

(gazzetta.it)
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6/20/2020 10:01 PM
 
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Dopo l'emergenza della pandemia che tanti lutti ha causato in Italia e nel mondo, benché il virus sia ancora pericolosamente in circolazione, soprattutto in Lombardia (regione che ha patito più di ogni altra), ma nel contempo sotto controllo grazie ai comportamente virtuosi degli italiani e delle limitazioni imposte alla popolazione nella fase del lockdown, finalmente ritorna il campionato di calcio di Serie A con le quattro partite da recuperare della 25ª giornata per poi proseguire al totale recupero dei restanti turni, sempre che non ci siano altri focolai gravi, a ritmo serrato.
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6/20/2020 10:16 PM
 
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Toro, pari e rimpianti: Kucka risponde a Nkoulou.
Belotti fallisce un rigore: 1-1 col Parma



Un punto a testa nella prima partita di Serie A dopo lo stop per coronavirus.
Entrambe nel primo tempo le reti, nella ripresa i granata falliscono almeno tre occasioni


Mario Pagliara

Per il Toro è un pari tra mille rimpianti, esce indenne un Parma indomito. La prima partita della Serie A dopo la pausa forzata per l’emergenza coronavirus finisce uno a uno. Sblocca Nkoulou (esultanza con omaggio a Floyd), pari di Kucka. Ma sono due punti persi per il Toro che, nella ripresa, fallisce una clamorosa occasione da gol con Zaza, un calcio di rigore con Belotti (parato da Sepe) e un’altra grande chance con Edera. È il primo punto della gestione Longo, dopo tre sconfitte con Sampdoria, Milan e Napoli.

LA MOSSA DI LONGO — Rispettate le previsioni della vigilia: Toro camaleontico doveva essere, Toro dinamico è stato. Moreno Longo ripresenta alla ripartenza un undici capace di interpretare più moduli in gara: è un 3-4-3 in fase offensiva, si trasforma in un 3-5-2 in quella difensiva. La pedina chiave è Simone Edera, che svolge il ruolo di cerniera tra i due assetti: fa la mezzala sinistra quando il Toro difende, si alza da attaccante destro quando la squadra attacca. Di fronte a un Toro innovativo c’è un Parma più tradizionalista: D’Aversa non cambia il suo 4-3-3 pre-Covid. Gervinho nel tridente c’è, Cornelius è l’ariete centrale.


NEL NOME DI FLOYD — I primi venticinque minuti del Toro sono il manifesto dell’orgoglio, della voglia e della rabbia di uscire da questo momento il più presto possibile. Pronti via, i granata alzano subito i ritmi (e lo pagheranno nella seconda metà del primo tempo), passa tutto da Meité che sembra trasformato rispetto alla fase pre Coronavirus, Belotti gira largo sulla sinistra di Zaza. Il primo sussulto è proprio di Zaza (2’), presa facile di Sepe su un suo colpo di testa (cross di De Silvestri). Edera ci prova a giro (14’), e un minuto dopo il Toro passa: Nkoulou svetta sul calcio d’angolo battuto da Berenguer e segna il primo gol della ripartenza della Serie A. E’ la prima rete del camerunese in questa stagione: la festeggia inginocchiandosi ai piedi di capitan Belotti e alzando il dito al cielo. Un omaggio a George Floyd.

KUCKA PIEGA SIRIGU — L’avvio veemente del Toro perde però piano piano d’intensità. Primi venti minuti ottimi, poi un po’ alla volta le gambe dei ragazzi di Longo cominciano a rallentare. La difesa granata scricchiola al 23’ e proprio con Nkoulou protagonista, che per un nulla non combina un pasticcio. Sirigu evita l’autogol. Il Parma intanto è rientrato in partita e quando affonda sulle ali sa essere pericoloso. Alla mezzora Nkoulou salva su Cornelius, ma trenta secondi dopo una botta di Kucka piega le mani a Sirigu: è l’uno a uno con il quale le squadre vanno negli spogliatoi.

ZAZA-BELOTTI, DOPPIO ERORE — Non saranno stati bei pensieri quelli che attraversano la mente di Moreno Longo appena ricomincia il secondo tempo. Perché, dopo appena sessanta secondi, il Toro spreca due volte due incredibili occasioni da gol: inizia Zaza che, a un metro dalla linea di porta, spara addosso a Sepe; continua Belotti che calcia malissimo il rigore fischiato per l’atterramento di Iacoponi su Edera. Sepe para due volte, ringrazia e tiene il Parma in partita. Il secondo tempo si gioca subito a viso aperto, il match si apre e, al 5’, c’è Sirigu a intercettare una nuova conclusione di Kucka. Dopo l’ora di gioco iniziano i cambi: Aina per Berenguer (che esce gettando la maglia a terra), Hernani per Scozzarella, Caprari per Gervinho. Nella serata degli errori sottoporta, s’inserisce anche il colpo di testa di Edera (73’) su perfetto cross di Aina, che non inquadra la porta. È un’altra grande occasione sciupata dal Toro. Che nel finale si getta in avanti alla ricerca del gol-partita, senza trovare lo spunto vincente.

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Il Verona sente profumo d'Europa,
Di Carmine rovina il debutto di Zenga:
2-1 al Cagliari

Sardi stesi dalla doppietta dell'attaccante gialloblù, Simeone trova il 2-1 ma non basta.
Espulsi Borini e Cigarini, la squadra di Juric è da sola al 7° posto


Stefano Cantalupi


Due, tre, sette. Sono i numeri che escono dalla serata del Bentegodi e sorridono tutti al Verona. Due gol al Cagliari, tre punti, settimo posto. Il 2-1 con cui i gialloblù guastano il debutto di Zenga sulla panchina dei sardi proietta Juric nella posizione che profuma d'Europa, subito dietro al Napoli: 38 punti in 26 giornate sono tanti. Il Cagliari, indebolito dalle assenze di Joao Pedro (squalificato) e Nainggolan (infortunato), dovrà invece cambiare marcia in fretta, per provare a guardare in alto invece che alle spalle.

AVVIO GIALLOBLÙ — Per il Verona sembra che il lockdown non ci sia mai stato: pronti-via e la squadra di Juric scatta a mille all'ora, al doppio della velocità dei Cagliari. Badu ritrova il posto da titolare in mezzo al campo dopo un anno tribolato, Amrabat come sempre è dappertutto, Verre e Borini fanno altrettanto movimento per creare spazi alla punta Di Carmine. Cragno, lanciato titolare da Zenga al posto di Olsen, deve tuffarsi subito sul destro di Lazovic, ma non può far niente al 14', quando Amrabat si beve Ionita al limite dell'area, appoggia per Lazovic e Di Carmine stacca benissimo sul cross. L'1-0 - che nasce da una serie lunghissima e ordinata di passaggi gialloblù - potrebbe diventare 2-0 già cinque minuti più tardi (traversa di Lazovic), ma basta attendere fino al 26': Verre porta a spasso la difesa sarda e appoggia per Di Carmine, che inventa un super destro da fuori area per il raddoppio.

SVOLTA VAR — Prima dell'intervallo, però, la gara vive due episodi che la fanno girare. Borini viene espulso con intervento della Var: nel contrasto con Rog prende nettamente prima il pallone, ma poi impatta duro con la tibia del croato. Episodio discutibile, mentre non c'è nulla da dire sul 2-1 che riapre i giochi: Pellegrini corregge di testa per Simeone che di sinistro fulmina Silvestri.

CIGARINI INGENUO — L'avvio di ripresa è la fase di gara in cui il Cagliari produce il massimo sforzo, ma il Verona regge senza rischiare troppo. E quando Cigarini, ingenuamente, rimedia il secondo giallo, la parità numerica viene ristabilita per i venti minuti finali. Non quella nel punteggio, nonostante un buon finale dei sardi e un paio di occasioni potenziali, la migliore delle quali capita sulla testa di Pisacane. Al fischio finale non può levarsi alto il solito urlo del Bentegodi, ma poco male: l'Hellas ha ripreso subito a volare, e da qui alla fine del campionato si potrà divertire parecchio.

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Atalanta, sei la solita macchina da gol:
4-1 al Sassuolo e quarto posto consolidato



Gomez inventa, Djimsiti e Zapata (doppietta) colpiscono:
la Dea è pronta per la Lazio (sperando di recuperare Ilicic),
nel finale allontanato Gasperini


Francesco Fontana

Soprattutto nel ricordo di chi non c’è più. Poi, ovviamente, uno sguardo alla classifica: nella serata dell’emozione per chi ci ha lasciato (maledetto virus...) l’Atalanta batte il Sassuolo 4-1 nel recupero della 25a giornata di Serie A e consolida il quarto posto, portandosi a +6 sulla Roma. Così la banda Gasperini (allontanato dall’arbitro Chiffi al 72’ per proteste) può dedicare - nonostante le porte chiuse - un sorriso alla propria gente e al territorio bergamasco, il più colpito dal Covid-19. Qualche pericolo di troppo, tuttavia il divario con gli uomini di De Zerbi è netto: così Gomez (tra i migliori in campo) ricama, Djimsiti e Zapata segnano (doppietta per il colombiano), Gosens macina chilometri e Gollini là dietro ci mette le manone. Al 92’ rete della bandiera su punizione di Bourabia.

LE FORMAZIONI — In casa Dea si riparte dal classico 3-4-1-2 con il Papu e Pasalic (out Ilicic per una leggera distorsione) alle spalle di Zapata in attacco. A centrocampo, oltre a De Roon, Freuler e Gosens, anche Hateboer che vince il ballottaggio con Castagne. In difesa, davanti a Gollini, spazio a Djimsiti, Caldara (preferito a Toloi) e Palomino. Dall’altra parte De Zerbi, nel suo 4-2-3-1, lancia Caputo unica punta con Berardi-Defrel-Boga a supporto. Ecco Bourabia e Locatelli in mediana con Toljan, Marlon, Peluso e Kyriakopoulos in difesa, tra i pali c’è Consigli, ex di turno.


PRIMO TEMPO — Parte bene il Sassuolo. Al 2’ Berardi salta il diretto avversario, palla per Defrel e tentativo dal limite: c’è una deviazione, tiro alto. Poco dopo Boga viene ipnotizzato da Gollini, ma è fuorigioco. Il primo tentativo dell’Atalanta arriva al 13’ con Zapata, ma il suo colpo di testa (cross di Gomez) è impreciso. Passano 30’’ ed è ancora il colombiano a provarci: contrasto vinto con Marlon, poi incespica sul più bello con Consigli che lo chiude in uscita. La Dea aumenta il ritmo e, puntuale, arriva il vantaggio al 16’: cross dalla destra del Papu, stacco di Caldara che, di testa, serve Djimsiti, bravissimo a beffare la difesa del Sassuolo e a battere Consigli in tap-in con il destro. Passano 4’ e Gomez - strepitoso - firma il bis, poi annullato: scambio Gosens-Zapata sulla sinistra, palla in mezzo del 91 e argentino che, in spaccata, sigla il raddoppio. Interviene la squadra-Var, che ferma tutto per un (dubbio) tocco di mano di Gosens. Il raddoppio, però, è solo rimandato: al 31’ arriva l’ennesimo super pallone del numero 10, l’esterno tedesco - ancora protagonista - sovrasta Toljan di testa servendo Zapata. Consigli non perfetto, il bomber ex Samp la mette dentro facile facile firmando il 12esimo centro in campionato. Dopo un buon avvio del Sassuolo, i nerazzurri dominano e vanno addirittura vicini al tris (traversa di Zapata al 35’ e gol annullato, sugli sviluppi, a Pasalic), che però arriva al 37’: sempre Gosens (devastante) sul proprio out, palla in mezzo e Bourabia - sfortunato - fa autogol. Nel finale bravissimo Gollini su Berardi prima e Caputo poi. Si va negli spogliatoi e il match già chiuso.


SECONDO TEMPO — Nonostante il risultato, si riparte forte nella ripresa. Il Sassuolo è pericoloso al 56’, Gollini è prodigioso salvando a “tu per tu” con Defrel: applausi per il portiere della Nazionale. Il ritmo si abbassa, complici pure caldo, stanchezza e sostituzioni e l’Atalanta non corre più particolari pericoli. Anzi, decide di regalarsi un poker che parla ancora spagnolo, la lingua del colombiano Zapata: al 66’ perla (l’ennesima) di Gomez, che serve al centro l’amico, prontissimo a eludere la marcatura di Peluso e a superare Consigli con un’inzuccata da bomber vero (13esimo gol in campionato). La partita, sotto tutti i punti di vista, finisce qui: al 76’ Pasalic spreca, solissimo, la chance del 5-0, al 92’ Bourabia rende meno amaro il k.o. con una bella punizione. Il Sassuolo esce con le ossa rotta - nel risultato, più che nella prestazione - restando a quota 32 punti. L’Atalanta ne porta a casa tre pesantissimi: per la propria gente e una classifica che sorride e che profuma, sempre più, d’Europa. Quella che conta.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Inter, la Lu-La torna a splendere:
Samp battuta e Conte è a meno 6 dalla Juve

Monologo nerazzurro nel primo tempo con le reti di Lukaku e Lautaro.
Nella ripresa esce la squadra di Ranieri ma non basta il gol di Thorsby


Valerio Clari


Cosa c’è meglio della bellezza per andare oltre al dolore, all’astinenza, all’assenza? L’Inter nobilita il ritorno del campionato dopo i mesi della paura e delle lacrime concedendo lampi e giocate che soddisfazione gli occhi. Poi si complica la vita e un po’ cala, perché è pur sempre in un nuovo rodaggio, ma tiene il 2-1 e nel primo tempo regala highlights. Fra le caratteristiche della squadra di Conte la ricerca estetica non è mai stata in cima alla lista. Forte, performante, a volte travolgente a inizio campionato, contro la Samp anche bella, specie nei due gol del primo tempo: azioni di squadra con pennellate dei singoli. È la novità nella continuità, visto che alla fine la decidono ancora loro, Lukaku e Lautaro. Ma sul 2-0 iniziale pesa tanto Eriksen, che domina nella metà campo offensiva e regala alla squadra nuove dimensioni. E va considerato anche il contributo di una Sampdoria sperimentale, arrendevole per 45’ e più in partita solo quando passa al 4-5-1.

NOVITA’ D’ATTACCO — L’Inter non regge ancora 90’ allo stesso livello (dura un’ora), ma gioca, ha gamba e ha idee: le linee difensive basse ma non attentissime né pressanti dei doriani aiutano, ma Conte propone cose nuove, come le sovrapposizioni alternate dei centrali difensivi sulle fasce laterali (Bastoni al cross, Skriniar spesso in area), Young e Candreva sulla linea degli attaccanti, ad allargare a quattro il fronte d’attacco, liberando spazi che un biondo danese sa come occupare. Non c’è Brozovic, ma Barella ne raccoglie bene l’eredità, gestendo bene da play l’inizio dell’azione: la fase di contenimento per un’ora quasi non serve, perché la squadra di Ranieri ha raramente la palla, e la tiene ancor meno. E nell’ultima mezz’ora è condizionata da un serbatoio legittimamente in riserva.

GOL E PAURE — Ma torniamo alla bellezza, che dopo un paio di prove generali di Eriksen (gol annullato dopo 2’) prende forma dopo 10’, quando si parte in verticale con un lancio perfetto di Skriniar per Lautaro, si continua con un tacco del Toro per Lukaku, si completa con un triangolo in corsa fra il belga ed Eriksen: tocco di prima da applausi di Christian, gol numero 18 in campionato per Romelu, che poi si inginocchia col pugno chiuso per George Floyd e contro il razzismo. Sarà lui a dare il via alla seconda azione bella e vincente, al 33’, quando gestisce bene una palla sulla destra, serve Candreva entrato in area che a sua volta, trova sul secondo palo Lautaro per il 2-0. L’argentino si sblocca, la LuLa splende ma non la chiude a inizio ripresa. Altra gran giocata di Eriksen su Audero in uscita, assist arretato per Lukaku ma tiro fuori. L’Inter poteva chiuderla lì, invece dopo tre minuti, al 7’, concede alla Samp di riaprirla: corner, e Vrij dimentica Colley che di testa centra la traversa: Thorsby e veloce a fare tap-in: 2-1. Calano le punte, sbagliano di più gli esterni (che verranno sostituiti da Moses e Biraghi), Eriksen ci prova sugli sviluppi di un corner prima di lasciare spazio a Borja Valero e al ritorno del 3-5-2. Conte concede 8’ a Sanchez e la porta a casa prendendo paura solo su tiri da fuori di Murru e Leris. Per come si erano messe le cose, soffrire fino al 94’ sembra un delitto, ma in fondo la missione è compiuta: meno sei dalla vetta, “distanza non abissale” e mini-campionato da 12 gare da giocare in apnea, anche con le armi nuove.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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6/21/2020 11:58 PM
 
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SERIE A 2019/2020 Recuperi 25ª Giornata (6ª di Ritorno)

20/06/2020
Torino - Parma 1-1
Verona - Cagliari 2-1
21/06/2020
Atalanta - Sassuolo 4-1
Inter - Sampdoria 2-1

Classifica
1) Juventus punti 63;
2) Lazio punti 62;
3) Inter punti 57;
4) Atalanta punti 51;
5) Roma punti 45;
6) Napoli punti 39;
7) Verona punti 38;
8) Parma e Milan punti 36;
10) Bologna punti 34;
11) Sassuolo e Cagliari punti 32;
13) Fiorentina punti 30;
14) Udinese e Torino punti 28;
16) Sampdoria punti 26;
17) Genoa e Lecce punti 25;
19) Spal punti 18;
20) Brescia punti 16.

(gazzetta.it)
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Ed ora, da lunedì 22 giugno, ricomincia dalla 27ª giornata...
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Fiorentina viola di rabbia: rimonta il Brescia, spreca e non va oltre l'1-1

Donnarumma porta avanti i lombardi su rigore, pareggia Pezzella.
Nella ripresa tante parate di Joronen.
Espulso Caceres (e anche Iachini), giallo per Chiesa che salterà la Lazio


Stefano Cantalupi


Un punto per uno al Franchi. Il pari sta stretto soprattutto alla Fiorentina, perché il Brescia parte bene ma cala vistosamente nella ripresa. L'1-1 serve a Diego Lopez per il morale: in attesa del Genoa, la sua squadra guadagna un punto sulla soglia salvezza. I viola, invece, non escono dai guai: 31 punti in classifica non bastano per stare tranquilli.

AVVIO LOMBARDO — Chi si aspettava un Brescia dimesso o rassegnato deve ricredersi in fretta: la partenza dei lombardi è attenta e concentrata, contro un avversario pesantemente toccato dalla pandemia di coronavirus (lo stesso Iachini ha dovuto superare la malattia prima di tornare ad allenare). Al 17' il match si sblocca in favore dei lombardi: bel cross basso di Donnarumma dalla destra, Caceres stende Dessena a due metri da Dragowski. C'è il rigore, la versione attuale del regolamento risparmia il rosso diretto all'uruguaiano. Dal dischetto, Donnarumma non sbaglia e fa 1-0.

SVETTA PEZZELLA — Chiesa prova a scuotere i viola, Ribery ci mette la classe ma non può avere ancora il passo giusto. E la Fiorentina, mentre si butta in avanti alla ricerca del pari, s'innervosisce anche un po': dopo Caceres, le ammonizioni a Ceccherini e Dalbert colorano di giallo quasi tutta la difesa. L'unico senza cartellino è Pezzella, altro reduce dal Covid-19, pronto a prendersi il palcoscenico: il capitano, al 29', è l'uomo della provvidenza per i viola, pescato da un corner di Pulgar per il colpo di testa dell'1-1 con cui si andrà all'intervallo.

CHE BRAVO PAPETTI — Dagli spogliatoi esce una Fiorentina più aggressiva, Ribery (fuorigioco di Vlahovic) e lo stesso Vlahovic (assist di Chiesa con pallone già oltre la linea di fondo) mettono in pallone in rete senza ottenere il gol del vantaggio. Il francese ha un altro guizzo a metà ripresa, ma il 17enne centrale Papetti impreziosisce una prova convincente con un salvataggio acrobatico sulla linea. Il Brescia barcolla, Vlahovic e Lirola non riescono superare Joronen, ma il gol sembra nell'aria.

ROSSO A CACERES — Una sciocchezza di Caceres, invece, complica tutto: entrataccia su Torregrossa e secondo giallo, che si porta dietro anche il rosso a Iachini. Anche in dieci, i viola continuano a spingere, e Pezzella sfiora il bis di testa, trovando un po' le mani di Joronen e un po' la traversa. Il portiere del Brescia non ha più un attimo di respiro, Chiesa lo spaventa di nuovo e Castrovilli lo chiama all'intervento in tuffo. La beffa finale per la Fiorentina è l'ammonizione di Chiesa: diffidato, salterà la trasferta con la Lazio.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Milan senza Ibra è una macchina da gol:
4-1 a Lecce e aggancio al Napoli

Apre Castellejo, pari di Mancosu su rigore, poi i rossoneri si scatenano con Bonaventura, Rebic e Leao


Marco Fallisi


Il dio Ibra esiste e non manca di ricordarlo sui social, ma esiste pure il Milan, e non ha bisogno di miracoli per brillare: per informazioni si prega chiedere al Lecce. La ripresa del campionato della banda Pioli è una prova di forza che rilancia le ambizioni europee dei rossoneri: manca Zlatan ma segnano tutti. Castillejo (che mancava all’appuntamento in A da un anno e due mesi), Bonaventura (che aspettava da dicembre), Rebic (che si conferma cecchino implacabile, ottavo centro tra campionato e coppa) e persino Leao, il gioiellino parcheggiato in panchina perché mordeva poco: per la prima volta in questo campionato il Diavolo cala un poker, l’unica occasione in cui ci era già riuscito risaliva ai quarti di Coppa Italia, dove però gli erano serviti i supplementari. Il 4-1 al Via del Mare non ha storia: rimette il Milan davanti al Verona (il Napoli per il momento è agganciato) e lascia Liverani in mezzo a un mare di guai. Ne aveva presi 7 dall’Atalanta prima della sosta, ne incassa altri 4 alla ripresa.

MILAN LOGICO — Il vantaggio con cui il Milan va al riposo è probabilmente quanto di più logico si sia visto nella discontinua stagione dei rossoneri: Pioli mette in campo un 4-2-3-1 dove Rebic si muove da centravanti e il trio alle sue spalle si sdoppia tra pressing e giocate che non lasciano punti di riferimento alla difesa – piuttosto statica, va detto – del Lecce. Il risultato è un Milan quasi sempre molto alto, che ruba i tempi di uscita ai ragionieri di Liverani e impegna Gabriel con regolarità: Bonaventura ci prova sugli sviluppi di un corner, Castillejo si scalda sfruttando una gran bella ripartenza di Hernandez, Kessie cerca la botta da fuori, Theo il diagonale dopo imbucata di Bennacer. Il portiere brasiliano portato in Italia proprio dal Milan di Galliani si oppone, ma è sorpreso al 26’: Calhanoglu, ingestibile pallina da flipper che parte dal centrosinistra e svaria su tutto il fronte di attacco, affonda a destra e mette in mezzo un pallone teso sul quale Castillejo “anticipa” Bonaventura mentre Lucioni e compagnia osservano senza intervenire. È l’1-0 del Milan, che poi perde Kjaer (dentro Gabbia, Pioli non ha altri centrali a disposizione) e rischia in un paio di occasioni: Meccariello al 36’ trova il gol ma la Var annulla per fuorigioco, Lapadula poco prima dell’intervallo sfiora il pari (diagonale fuori) e si arrende a un problema alla caviglia dopo una brutta caduta in uno scontro con Bennacer.

MILAN INSOLITO — Il calo di fine primo tempo preannuncerebbe un Milan balbettante e improvvisamente insicuro come spesso è capitato in quest’annata: il brivido che corre lungo la schiena di Donnarumma dopo un tocco fuori di pochissimo di Babacar (bella discesa di Saponara) pare andare in questa direzione e il rigore che Mancosu trasforma al 9’ – contatto Gabbia-Babacar, la decisione di Valeri sembra piuttosto generosa – fa scattare l’allarme. La reazione della banda Pioli, però, è un colpo di scena: niente soliti psicodrammi collettivi ma una rabbiosa e immediata spinta in avanti, che produce due gol in due minuti. Al 10’, il Diavolo arriva dal cerchio di centrocampo in pochi tocchi, Calha conclude dal limite e Gabriel respinge malissimo: Bonaventura sbuca dal traffico e infila il 2-1. Al 12’, con il Lecce tutto nell’area rossonera, ancora il turco recupera dal limite e lancia Rebic in contropiede: il croato, tutto solo, si fa mezzo campo palla al piede e supera Gabriel. Poi lascia il posto a Rafael Leao, il talentino che ha potenziale da campione ma sbaglia gli approcci: stavolta sorprende anche lui, che di testa confeziona il 4-1 sfruttando un cross di Conti al 27’. E ora sotto con la Roma.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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6/23/2020 12:40 AM
 
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La Juve ritrova tre punti e il Dybaldo:
Bologna battuto e +4 sulla Lazio

Un rigore di Cristiano e un gran gol della Joya chiudono la partita già nel primo tempo:
i bianconeri allungano sulla squadra di Inzaghi. Espulso Danilo nel recupero, infortunio a De Sciglio


Matteo Pierelli


Un sospiro di sollievo. Bello profondo. Sotto gli occhi del c.t. Roberto Mancini, si rivedono lampi di vera Juve. I tre punti arpionati a Bologna sono doppiamente importanti, perché scacciano i fantasmi della coppa Italia e perché ora la Signora aspetterà in tutta serenità la partita della Lazio, impegnata mercoledì a Bergamo contro l’Atalanta: comunque vada, i bianconeri conserveranno la testa della classifica. Decisivi nel primo tempo un rigore di Cristiano Ronaldo (22° gol in campionato) e un autentico gioiello di Paulo Dybala: la qualità al potere. Contro cui il Bologna ha potuto fare poco, soprattutto dopo essere andato sotto (era il 23’): a quel punto la Juve è come se si fosse liberata di un peso, ha cominciato a far girare meglio la palla e ha controllato la partita fino alla fine senza patemi, anche se l’espulsione di Danilo (entrato per l’infortunato De Sciglio) ha fatto arrabbiare il tecnico, che dietro a sinistra si trova sempre più in difficoltà.

SORPRESE — Sarri sorprende già al momento della formazione: dentro Bernardeschi al posto di Douglas Costa nel tridente offensivo e Rabiot in mezzo al campo al posto del connazionale Matuidi. Bianconeri pericolosi dopo sette minuti con una bella percussione di Ronaldo, la cui conclusione è respinta da Skorupski. La Juve nei primi venti minuti fa il solito possesso palla ma senza rendersi particolarmente pericolosa. La svolta arriva al 23’: trattenuta ingenua di Denswil su de Ligt su azione da calcio d’angolo e Rocchi, che in un primo momento aveva lasciato correre, concede il rigore dopo aver rivisto l’azione al monitor. Ronaldo, che aveva fallito dal dischetto contro il Milan, stavolta è glaciale e la strada per la Juve diventa più pedalabile. Anche perché 13 minuti dopo arriva il capolavoro di Dybala: gran sinistro dal limite che finisce all’incrocio. E il Bologna? Nei primi 45 minuti sta tutto in un tiro a giro di Sansone al 38’, fuori di poco.

ALLARME A SINISTRA — Nella ripresa la Juve prende in mano definitivamente le redini del gioco e sfiora più volte il terzo gol. Ci va vicino Ronaldo: non da lui l’errore a tu per tu con Skorupski, su assist di Bernardeschi, che poco dopo prende un palo clamoroso con una gran botta di sinistro, deviata leggermente dal portiere rossoblù. Poi il Bologna cerca un minimo di reazione, un paio di situazioni favorevoli le crea anche, ma di veri pericoli Szczesny non ne corre. Per Sarri invece c’è il tempo di vedere l’ennesimo infortunio della stagione: stavolta è De Sciglio ad essere costretto ad uscire per un problema muscolare, verosimilmente al bicipite femorale. E la cosa non è di poco conto visto che al suo posto entra Danilo che viene espulso allo scadere (per doppio giallo): la Juve dietro a sinistra si trova ancora di più scoperta visto che Alex Sandro è sempre out. Ma di questo il tecnico si occuperà da domani: almeno per una notte può dormire tranquillo.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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6/24/2020 12:00 AM
 
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Simeone nel recupero, riecco il Cagliari.
Spal, retrocessione più vicina

Un gol del Cholito in pieno recupero regala la prima vittoria a Zenga
e complica ancora di più la rincorsa-salvezza di Di Biagio


Francesco Velluzzi

L’incantesimo si è rotto. Il Cagliari torna a vincere (0-1). Non succedeva dal 2 dicembre scorso quando battè la Samp per 4-3 alla Sardegna Arena. Walter Zenga vince la sua prima partita e manda all’inferno Gigi Di Biagio e la sua Spal che ora deve compiere proprio un miracolo.
Dopo 12 partite senza vittorie è Giovanni Simeone (ottavo centro) al quarto minuto di recupero a trovare il gol decisivo trovandosi al posto giusto sull’assist di Joao Pedro che si era buttato a tutta sulla respinta di Letica al gran tiro di Rog. E pensare che pochi minuti prima l’occasionissima l’aveva avuta la Spal che con Cerri a tu per tu con Olsen si era visto ribattere col corpo dal gigante svedese il colpo sullo splendido cross di Fares. Insomma, una partita da pareggio, neppure troppo avvincente, ravvivata da qualche folata di Nandez, inesauribile nella spinta e nella voglia. Ma anche condizionata da caldo e stanchezza. Entrambi i tecnici sono ricorsi ai cinque cambi. Comunque, per il Cagliari è una svolta. Il presidente Giulini non sembrava troppo felice in tribuna durante la gara, e invece torna a Milano rinfrancato. Ora il Cagliari aspetta il Torino. Mentre la Spal è attesa da una sfida problematica a Napoli. Un’altra sconfitta vorrebbe dire condanna praticamente certa.

PRIMO TEMPO — La partita: le sorprese all’ingresso in campo sono parecchie: Di Biagio tiene fuori Missiroli e lancia dal via D’Alessandro, recuperato dal lungo infortunio, c’è anche Sala nella corsia di sinistra tra i quattro dietro e non Reca. Parte titolare anche l’ex Lucas Castro. Ma le sorprese grosse le regala Zenga: in porta non c’è Alessio Cragno, ma Robin Olsen. Scelta inspiegabile. Cragno a Verona aveva fatto bene e sembrava il titolare designato. Birsa sta in panchina e Ionita fa il trequarti di disturbo. Non c’è un regista vero e proprio, vista l’assenza per squalifica di Cigarini e l’infortunio di Oliva. Di fatto da play gioca Nandez. Il trio di difesa è inedito: Walukieiwicz, Klavan e Pisacane, l’unico insostituibile. Mattiello fa il quinto a destra. Pronti via e Nandez prende una brutta botta in un contrasto aereo, peraltro dal compagno Pisacane. Non ci sono tanti episodi da segnalare. Il primo colpo, nel senso di tacco, è di Cionek che colpisce sul calcio d’angolo, ma manda fuori. Nandez regala una punizione d’oro alla Spal dal limite, non sfruttata. Al 24’ c’è timeout. Troppo caldo. L’unico vero brivido del primo tempo lo dà Marko Rog che su punizione dalla trequarti, conquistata con un tunnel da Joao Pedro, tira direttamente e Letica toglie letteralmente il pallone dalla porta. Non ci sono altri sussulti se non il dodicesimo cartellino giallo di questo campionato per Nandez e il settimo per Rog. Oltre a una conclusione alta di Strefezza, ben liberato da Petagna.

RIPRESA — Parte bene il Cagliari col solito Mattiello che crea cross e superiorità sulla destra. L’esterno che ha un passato pure nella Spal, pesca Pellegrini che calcia bene ma a lato. Simeone, invece, non crea problemi a Letica. C’è caldo. Di Biagio cambia: Missiroli per Castro, Dabo per D’Alessandro. Forze fresche per dare più ritmo alla squadra che subisce un po’ le folate del Cagliari ispirate da Nandez e Mattiello. Poi l’ex tecnico dell’Under 21 ne fa altri due: uno obbligato Reca per Sala (infortunato) e Fares per Valoti. Anche Zenga cambia: Birsa e Lykogiannis per Ionita e Pellegrini. E un’altra doppietta: Cacciatore per Pisacane costretto a uscire e Ragatzu per Mattiello. Zenga prova a vincerla, prova a mettere un attaccante guastafeste. Che, infatti, crea subito scompiglio. Di Biagio risponde buttando dentro l’ultima carta, Alberto Cerri, arrivato proprio dal Cagliari infortunato a gennaio. Per lui è il debutto con la maglia della Spal. Ed è proprio l’Albertone a costringere Olsen alla parata più importante, l’unica vera della partita: stupendo cross di prima al volo di Fares e Olsen ribatte su Cerri d’istinto mettendo il suo corpo, con Petagna che sulla ribattuta calcia in curva. Ma il Cagliari la vince al minuto 94 con un pizzico di fortuna, ma con la tenacia di Joao Pedro che sul tiro di Rog respinto lateralmente da Letica, si avventa e serve a Simeone l’assist per il gol. Sipario, anzi no: debutta in A il difensore Carboni per il giusto tributo a Joao.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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6/24/2020 12:04 AM
 
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Milik e il redivivo Lozano: che Napoli a Verona.
E il sogno Champions resta vivo

La rete del polacco al 38’ del primo tempo, il messicano raddoppia al 90’:
dopo la Coppa Italia, Gattuso continua a correre.
Pomeriggio storto per la squadra di Juric


Matteo Brega


L’entusiasmo di Rino Gattuso e del suo Napoli post Coppa Italia funzionano ancora. Il Verona cade in casa 2-0 sotto i colpi di Milik e Lozano e i campani continuano a tenere vivo il sogno Champions. Il Verona si presenta con sole due novità rispetto alla vittoria contro il Cagliari: una obbligata, Zaccagni per lo squalificato Borini, e uno atteso, Veloso per Badu. Il Napoli risponde con un 4-3-3 in cui il centravanti è Milik e non Mertens.
La prima grande occasione della partita atterra sul Bentegodi al 18’ sotto forma di un destro partito da Zielinski: Silvestri devia. Il Verona 4’ dopo arriva a pochi centimetri dal gol. Inizia tutto Zaccagni che converge, crossa, il pallone deviato arriva a Faraoni che calcia al volo rendendo la traiettoria un assist per Verre che col petto alza sopra la traversa a porta vuota. La posizione di Verre sarebbe stata passata al vaglio del Var, ma rimane un’occasione colossale per l’Hellas. La squadra di Juric cresce e al 29’ va vicino ancora al gol: Lazovic in profondità per Di Carmine il cui sinistro viene respinto da Ospina. Al 38’ però passa il Napoli. Calcio d’angolo (dubbio vedendo il replay, Amrabat non sembra toccare la palla), Milik di testa sfrutta lo spazio che la difesa del Verona gli concede e porta avanti i suoi. Prima dell’intervallo Veloso prende la mira e obbliga Ospina ad alzare in corner. Finisce così il primo tempo con il Napoli avanti 1-0.

LA RIPRESA — Meno di un minuto dall’inizio del secondo tempo e il Verona rischia. La diagonale difensiva di Faraoni diventa un assist per Allan che calcia e trova Silvestri reattivo. Al 16’ il Verona pareggia, ma il Var annulla. Zaccagni crossa da sinistra, prima però scivola e tocca la palla con il braccio, rendendo così inutile il colpo di testa di Faraoni. Al 90’ il Napoli raddoppia. Calcio d’angolo con traiettoria insidiosa, Silvestri si fa sorprendere e sul secondo palo Lozano insacca. Niente sorpasso per il Verona che resta sull’uscio della zona europea mostrando però di poter correre ancora per un posto solo sognato a inizio stagione.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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