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Campionato di Calcio Serie A 2019 - 2020. Tutte le partite - Calendario - Commenti.

Last Update: 8/2/2020 11:36 PM
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L’Inter si diverte col Brescia:
sei gol e spettacolo anche se la Lu-La resta a secco

Conte fa turnover e la partita dura 20’: segnano Young e Sanchez,
poi c’è gloria anche per D’Ambrosio, Gagliardini, Eriksen e Candreva


Vincenzo D’Angelo


Tutto troppo facile, anche più del previsto. L’Inter strapazza il Brescia con un punteggio tennistico (6-0), risponde alle vittorie di Juve e Lazio e continua la sua missione: tenere vivo il campionato più a lungo possibile. E Conte trova finalmente un nuovo protagonista, atteso quasi per tutta la stagione. Alexis Sanchez torna Maravilla nel momento del bisogno, con Lukaku finalmente libero di riposare senza che la cosa possa incidere sulla prestazione di squadra. Sanchez si è preso in mano l’Inter: due assist e un gol, col rigore gentilmente concesso da Lautaro, il rigorista designato. Un altro segnale di come il gruppo nerazzurro ragioni di squadra: Sanchez non segnava da fine settembre, trasferta di Genova in casa Samp. Anche quella volta partì titolare con Lautaro: le belle coincidenze.

FESTIVAL DEL GOL — Alla festa nerazzurra hanno partecipato diversi protagonisti inattesi: Young ha sbloccato la gara al 5’ con una splendida volée dal centro dell’area. Il raddoppio di Sanchez su rigore (20’), come detto, dopo splendida progressione di Moses, tra i migliori. Il 3-0 è arrivato in chiusura di primo tempo con D’Ambrosio, bravo a inserirsi sul secondo palo e a schiacciare in rete una bella pennellata di Young. Nella ripresa è arrivata la rivincita di Gagliardini (7’), nella stessa porta dello sciagurato errore da due metri contro il Sassuolo: stavolta l’ex Atalanta è volato sopra tutti per girare in rete una punizione laterale di Sanchez. E il punto esclamativo è arrivato col primo centro in A di Eriksen (38’), pronto a infilare da due passi una corta respinta di Joronen dopo bella giocata di Lukaku. E cinque minuti più tardi ha chiuso il set Candreva, con un sinistro da fuori.

POCO TONALI — E il Brescia? Quasi non pervenuto. Pensare che dopo 3’ era stata proprio la squadra di Lopez ad andare vicinissima al vantaggio, quando Tonali ha trasformato in assist un’ingenuità di Young, pescando in verticale Donnarumma che ha però sparato alto da buona posizione. Poi, tolti un paio di guizzi di Torregrossa nella ripresa, il buio. E con questi presupposti la salvezza appare sempre più un miraggio. Da rivedere Tonali, l’uomo più atteso in questo stadio: San Siro potrebbe essere la sua nuova casa, ma prima dovrà onorare la stagione col Brescia. E cancellare in fretta questa serata nera.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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7/2/2020 12:27 AM
 
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Colpo Sassuolo al Franchi: Defrel e Muldur inguaiano la Fiorentina



Una doppietta del francese e il primo gol in A del turco regalano i 3 punti a De Zerbi che vede quota salvezza.
Per i viola, che restano a +6 sul terzultimo posto, a segno Cutrone al 90'


Giovanni Sardelli

Tracollo viola. Un grande Sassuolo passeggia al Franchi giocando, divertendo, segnando. La Fiorentina però si butta via con errori clamorosi che danno una mano alla formazione di De Zerbi. Che continua a segnare tre reti, stavolta però incassandone solo uno. Mentre la Viola, un punto in tre gare dalla ripresa, comincia a guardarsi le spalle con preoccupazione. Iachini piazza Chiesa davanti con Ribery a svariare confermando Ghezzal come interno e spedendo in panchina Cutrone malgrado la squalifica di Vlahovic. Rotazione massiccia per De Zerbi che fa riposare Berardi e Caputo puntando su Defrel e Traore oltre al solito Boga. Djuricic, forse il migliore, sulla trequarti.

SOLO SASSUOLO — Problemi al Var e partita che inizia senza aiuto tecnologico. Subito viola pericolosi con una volata di Chiesa, bravissimo Pegolo nella respinta. La risposta è affidata ad una punizione di Rogerio alzata da Dragowski. Il portiere polacco è addirittura prodigioso nell'intervenire poi sul diagonale di Boga al '18. Quattro minuti ed il Sassuolo passa. Castrovilli sbaglia il tempo della scivolata e stende Djuricic. Rigore netto trasformato perfettamente da Defrel. Come sua natura, la squadra di De Zerbi non si ferma, anzi raddoppia. Contropiede finalizzato da Defrel dopo il prezioso assist di Djuricic. E la Fiorentina? È solo Ribery, con il francese che mette davanti alla porta Ceccherini, poi Castrovilli ed infine Chiesa. Ma sbagliano tutti.

FINITA — Iachini si gioca la carta Cutrone al posto di uno spento Lirola. Mentre la fortuna non sorride a Pezzella, il cui colpo di testa prende il palo a Pegolo battuto. Dopo un quarto d'ora Castrovilli completa la peggior giornata in viola regalando a Muldur la palla che chiude l'incontro. Ko tecnico e Iachini che inizia a pensare al Parma togliendo Ribery, tra i pochi a salvarsi, ed un frastornato Castrovilli. La Fiorentina ci prova poco, il Sassuolo non insiste ed il risultato cambia solo alla fine. Con il gran colpo di testa di Cutrone su cross di Duncan. A cambiare potrebbero invece essere le prospettive viola, con la squadra di Iachini che ancora non è tranquilla in classifica. Il Sassuolo invece, può pensare a divertire. E divertirsi. Come al Franchi.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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7/2/2020 12:34 AM
 
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Festival dei rigori: vince la Samp e sono tre punti d'oro!
Lecce, si fa dura

Successo fondamentale per la squadra di Ranieri che va a
+4 sui salentini in netto affanno con cinque sconfitte di fila.
Di Mancosu il penalty del momentaneo 1-1



Dopo tre sconfitte di fila, tutte per 2-1, la Sampdoria torna a respirare. E lo fa contro una diretta concorrente per la salvezza, il Lecce, battuto in trasferta con lo stesso risultato dei tre k.o.: è stata una serata con tre rigori, tutti trasformati. Le temperature sono elevate, al Via del Mare, non solo per il caldo ma anche per la pericolosa posizione in classifica delle due squadre. Si vede un discreto calcio sin dall’inizio, comunque, con giocate interessanti anche se il gol non arriva. Al 7’ e al 10’ due occasioni di Meccariello e Bonazzoli scaldano ancor di più la serata, ma è proprio la punta blucerchiata al 16’ a rischiare grosso. In uno scontro con Donati scalcia l’avversario in maniera apparsa subito volontaria, anche dopo vari replay. Potrebbe essere espulsione ma l’arbitro Rocchi neppure va alla Var e decide così di proseguire senza nemmeno un cartellino giallo. C’è tanto equilibrio, anche perché le difese sono attente. Ma un errore del leccese Tachtsidis, al 39’, che sgambetta Jankto appena dentro l’area, provoca il rigore che Ramirez trasforma non senza difficoltà visto che Gabriel aveva intuito la traiettoria.

MANCOSU IN DOPPIA CIFRA — Nella ripresa, il pari dei salentini (con Liverani che inserisce Babacar) arriva dopo appena 5’, ed è ancora un rigore a rendere viva la serata: il numero 18 commette un’entrata scomposta sul 18, ossia Thorsby su Saponara. Dal dischetto il capitano Mancosu è freddissimo e sigla l’1-1 trovando il decimo sigillo stagionale (sette rigori). Finito qui? No, c’è spazio per un altro rigore al 75’ con Paz che sgambetta Depaoli: fallo netto. Ramirez bissa la trasformazione del primo tempo che vale il 2-1 finale e qualche giorno di serenità dopo la ripresa del campionato piena di amarezze per Ranieri. Per Liverani invece la strada salvezza è sempre più in salita.

Gasport

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Un autogol al 94' salva il Milan in casa della Spal: finisce 2-2



Valoti e Floccari portano gli emiliani sul 2-0, poi D'Alessandro si fa espellere,
Leao accorcia e una sfortunata autorete pareggia il conto


Marco Fallisi

Ferrara, per il Milan dei tempi recenti, è terra di rimpianti europei: un anno fa Gattuso colse la vittoria più amara della sua gestione, finendo fuori dalla Champions per un punto all’ultima giornata. Questa sera Pioli ha rischiato di peggio, ma un regalo di Vicari nel recupero ha rimesso i suoi ragazzi sul binario giusto per la corsa all’Europa: non il più veloce certo, ma comunque positivo. Da 0-2 a 2-2 con la Spal e settimo posto ancora nelle mani dei rossoneri, ora a +1 sul Verona. Di Biagio resiste in dieci contro undici per più di metà gara ma uno dei suoi lo beffa sul più bello: la fame che chiedeva si è materializzata nella serata più complicata, ma la botta è durissima.

DOPPIO COLPO — Il Milan parte forte, manovra e costruisce, arriva spesso dalle parti di Letica, ma manca di cattiveria al momento della conclusione. Quando inquadra lo specchio, poi, il portiere dei ferraresi ci arriva sempre (vedi bella parata su un piatto destro altrettanto bello di Calhanoglu). Il cinismo e il tempismo, per una volta, abitano dall’altra parte del campo, e la Spal passa praticamente alla prima occasione: minuto 13, mischia in area rossonera, la palla schizza in mezzo a un concerto di gambe in cui i giocatori del Milan restano imbambolati e Valoti trova il varco giusto per infilare Donnarumma. I pioliani riprendono con convinzione – anche se perdono Castillejo per infortunio, dentro Saelemaekers fresco di riscatto dall’Anderlecht – e sfiorano il pari con Paquetà di testa, ma è ancora la Spal a colpire, e stavolta nella maniera più spettacolare possibile: alla mezzora Floccari pesca una perla dai trenta metri che scollina oltre Donnarumma, fuori dai pali, 2-0. Potrebbe essere il colpo del k.o. ma il Milan resta vivo: Calha trova l’illusione dell’1-2 ma la Var annulla per fuorigioco di Rebic. E ancora il monitor aiuta Mariani poco dopo (e potenzialmente il Milan a tornare in partita): D’Alessandro entra durissimo su Hernandez e l’arbitro corregge il giallo iniziale in rosso dopo la review.

RIECCO IBRA — Pioli si ripresenta dall’intervallo con un Milan più offensivo: fuori Calabria e dentro Leao, con i rossoneri che si ridisegnano su un 4-3-1-2 in cui Saelemaekers è il terzino destro super offensivo e Calhanoglu fa il “10” alle spalle di Rebic e del portoghese. Proprio Leao porta freschezza e imprevedibilità, ma a mancare è la solita freddezza di Rebic al tiro: al 64’ il croato lascia il posto a Ibra, tornato in campo a 4 mesi dall’ultima volta. Lo svedese si batte e spaventa Letica al 70’, saltando più in alto di tutti su un cross di Saelemaekers ma senza inquadrare lo specchio, lavora per i compagni (bella sponda per Paquetà che al volo manda alto), svaria allargandosi a sinistra ma il Milan sfonda con Leao, bravo a raccogliere un pallone in mezzo di Laxalt (entrato a metà ripresa per Theo): Rafa c’è ma soprattutto c’è Vicari, che confeziona il 2-2 nel recupero con un autogol da incubo. Ora la volata del Milan per l’Europa passerà dalla via dello scudetto, contro Lazio e poi Juve: per raccogliere punti servirà una fame da Spal e una faccia alla Ibra.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Zampata del Verona per l'Europa League: 3-2 al Parma in rimonta



Vantaggio emiliano con Kulusevski, poi pari di Di Carmine e reti di Zaccagni, Gagliolo e Pessina


Alla fine è il Verona ad esultare. Al Bentegodi vince 3-2 nello "spareggio" contro il Parma con cui condivideva l'ottavo posto in classifica e si avvicina al Milan che pareggia con la Spal: 43 punti contro 42, quelli che bastano per poter smettere di parlare di salvezza e iniziare senza troppo imbarazzo a nominare l'Europa. Dopo la lunga sosta Covid la squadra di Juric (stavolta squalificato) era apparsa meno incisiva, ma stasera, grazie soprattutto a un grande secondo tempo, è tornata a esprimere grinta e gioco.

AVVIO FATICOSO PER I GIALLOBLÙ — Erano stati gli emiliani ad entrare meglio in partita: spaventano dopo nemmeno due minuti Silvestri con un tiro dalla distanza di Gagliolo e al 14' trovano il vantaggio con Kulusevski, che salta tre uomini e infila alla perfezione il suo sinistro. Il Verona arranca, impiega 40 minuti a rendersi per la prima volta pericolosa dalle parti di Sepe, con Rrahmani che di testa spedisce sulla traversa. Un'improvvisa scarica di adrenalina che fa bene. I gialloblù continuano ad attaccare e al 46' Di Carmine subisce in area il fallo di Bruno Alves: Valeri non ha dubbi e assegna il rigore che lo stesso Di Carmine trasforma.

LOTTA DURA PER IL SETTIMO POSTO — Si torna dagli spogliatoi con una motivazione in più, visto che il Milan è sotto di due reti con la Spal (ma poi pareggerà). Il Verona manda in campo tre giocatori freschi, tra cui Zaccagni al posto di Di Carmine. Ed è proprio lui al 54' a portare i suoi in vantaggio con un destro dal limite. Dura poco. La posta in palio è troppo alta e il Parma non molla: al 64' Gagliolo trova il pari sulla respinta corta di Silvestri. La partita diventa vivacissima, con continui capovolgimenti di fronte e occasioni da una parte e dall'altra (Verre, Kulusevski). A decidere è la rete di Pessina, liberato alla perfezione da Verre, a decidere il match e portare il Verona a un passo dall'Europa.

Gasport

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Atalanta sempre più da Champions:
2-0 al Napoli e settima vittoria di fila

Quarto posto blindato per i nerazzurri che vanno a segno con Pasalic e Gosens:
agli azzurri non basta un buon primo tempo


Francesco Fontana


L’Atalanta mette la firma sulla Champions League, il Napoli la saluta (ormai) definitivamente. A Bergamo decidono i gol di Pasalic e Gosens al 2’ e all’11’ del secondo tempo, che permettono alla Dea di salire a quota 60 punti, restando quarta a -4 dall’Inter (senza dimenticare gli 82 gol segnati, quota pazzesca). Gli azzurri, invece, restano a 45 perdendo la chance di mettere pressione alla Roma (impegnato alle 21.45 con l’Udinese).


COSÌ IL GASP E GATTUSO — Tutto confermato in casa Atalanta, con Gasperini che conferma l’undici ipotizzato alla vigilia: gli unici due ballottaggi sono vinti da Castagne e Pasalic, Hateboer e Ilicic vanno in panchina. In difesa, davanti a Gollini, spazio per Toloi, Caldara e Djimsiti (Palomino, recuperato stamattina, va in panchina). A centrocampo anche De Roon, Freuler e Gosens, davanti – oltre a Pasalic – Gomez e Zapata. Dall’altra parte, dopo il turnover contro la Spal, Gattuso punto sul miglior 4-3-3 possibile: Ospina in porta, difesa con Di Lorenzo, Maksimovic, Koulibaly e Mario Rui. Mediana con Zielinski, Demme e Fabian Ruiz. In attacco, tridente “leggero” con Politano e Insigne larghi e Mertens al centro. Arbitra Doveri di Volterra.

“TRANQUILLI” I PRIMI 45’ — Primi minuti equilibrati, al 9’ primo tentativo del Napoli, con Mertens dalla distanza: collo esterno, palla fuori. Gli azzurri partono e al 14’ ci prova Koulibaly, ma il suo colpo di testa su cross di Politano finisce alto. Il primo squillo dell’Atalanta arriva 2’ dopo: mancino del Papu dai 25 metri, Ospina devia in corner. Il portiere colombiano è bravo anche al 24’, ancora su Gomez. Punizione dalla sinistra, l’ex Arsenal si distende con la manona: bella parata e scontro (doloroso) con il compagno Maksimovic, che costringe Gattuso al cambio. Dentro Meret dopo circa 5’ di cure. Dal 30’ non succede nulla di particolare, i due portieri non corrono rischi (per Gollini solo una bella uscita di testa): 4’ di recupero e tutti negli spogliatoi sullo 0-0 con un Napoli – possesso e palleggio alla mano – più brillante.


DOPPIO COLPO DELLA DEA — La ripresa riparte senza altre sostituzioni, ma con il vantaggio di Pasalic: al 2’ cross da destra di Gomez, un “cioccolatino” per il croato che, solissimo all’interno dell’area, segna il primo gol da atalantino al 100% (fresco il riscatto dal Chelsea per 15 milioni). Atalanta che non solo va avanti, ma raddoppia. Il 2-0 arriva all’11’: azione coraggiosa di Toloi, che sbagliando un tiro serve involontariamente Gosens, freddo e preciso a battere Meret con un mancino basso, potente e preciso. Il match è sempre più nerazzurro, il Napoli non riesce a riaprirlo (pericoloso Fabian Ruiz con un sinistro dalla distanza, annullato un gol al Milik per fuorigioco): la Dea, quindi, continua a volare e centra la settima vittoria consecutiva in Serie A. Per il Napoli, invece, uno stop pesante dopo cinque successi di fila che, probabilmente, lo costringe a salutare definitivamente la Champions League. Roba, sempre di più, da Atalanta.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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7/3/2020 12:53 AM
 
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Udinese, colpo salvezza: la Roma crolla e dice addio alla Champions

I giallorossi vanno subito sotto e restano in 10 per l'espulsione di Perotti:
per i friulani reti di Lasagna e Nestorovski


Andrea Pugliese


Il buio in fondo al tunnel. Per la Roma è ancora notte fonda, con Fonseca che sbaglia un po' tutto già dall'inizio (ad iniziare dall'esclusione di Dzeko in una partita da vincere a tutti i costi) e i giallorossi che sembrano aver ormai staccato mentalmente. Così arriva la settima sconfitta in 12 partite di campionato giocate nel 2020, mentre l'Udinese trova punti vitali per la corsa salvezza. Lasagna è una furia finché dura, De Paul croce e delizia (si divora tre volte il 2-0, ma confeziona l'assist del k.o.), Jajalo gioca una partita perfetta per equilibrio e geometrie. Così l'Udinese sbanca l'Olimpico per 2-0 (gol di Lasagna e Nestorovski), infilando il coltello nella crisi della Roma.

RITMO BLANDO — Sia Fonseca sia Gotti rivoluzionano le squadre. Il portoghese cambia ben 8 pedine rispetto al k.o. di Milano e rinuncia a Dzeko, Mkhitaryan, Mancini e Kluivert, lanciando Perotti trequartista centrale, mentre il tecnico dei friulani di cambi ne fa 5 rispetto alla sfida con l'Atalanta, mandando dentro De Maio, Becao, De Paul, Zeegelaar e Okaka. Il campo, però, dice che le scelte giuste sono quelle di Gotti. La Roma infatti è impalpabile: Kalinic vaga per il fronte d'attacco, Diawara continua a sbagliare tanto, Fazio è impresentabile e Peres vive delle solite amnesie difensive. Così a condurre la partita è quasi sempre l'Udinese, che dopo aver messo paura alla Roma in un paio di circostanze, al 12' trova anche il gol: Lasagna riparte dalla sua metà campo, scherza Fazio sull'allungo e serve De Paul, il cui tiro torna sui piedi di Lasagna che di piatto destro insacca. Il gol non scuote la Roma, ancora molle sulle gambe e priva di lucidità. Così a sfiorare il raddoppio è ancora l'Udinese su di un errore in impostazione di Diawara, ma Mirante mette una pezza su Lasagna. Poi Perotti trova il modo di farsi cacciare con una pestone bruttissimo sulla caviglia sinistra di Becao, ma paradossalmente l'inferiorità numerica (con Fonseca che si sistema 4-4-1) scuote i giallorossi, che vanno vicini al pari prima con Cristante (tiro da fuori deviato che colpisce la traversa) e poi con Under (bene Musso in angolo). Il problema, però, per la Roma è la pressione sui portatori avversari, con il giocatore che esce sempre in ritardo (e conseguente sbilanciamento difensivo della squadra). In più ci si mette pure uno svenimento di Bruno Peres a centrocampo, che lascia a De Paul la palla del 2-0, ma l'argentino la spreca non servendo Lasagna che gli aveva dato assistenza.

QUANTI ERRORI — Nella ripresa Gotti deve rinunciare al migliore dei suoi, Lasagna, per affaticamento muscolare, mentre Fonseca per riprendere la partita si gioca la carta Mkhitaryan. Carles Perez ha un paio di spunti importanti, ma su entrambi Musso si distingue. Poi è Teodorczyk a fallire una ripartenza tre contro uno che poteva essere letale. La Roma ormai è sbilanciata alla ricerca del pari e gli spazi per l'Udinese aumentano di minuto in minuto: Okaka fallisce anche lui il 2-0, poi c'è la girandola dei cambi da ambo le parti. La pressione della Roma resta, ma i friulani escono bene dal pressing r trovano spesso il modo di ripartire. Al 25' arriva anche il 2-0 di Teodorczyk, annullato però per fuorigioco iniziale. Così l'ultima carta di Fonseca è Dzeko, mentre De Paul si divora ancora una volta il raddoppio su trovata di Nestorovski. Gotti in panchina si dispera, a vedere quante volte i friulani hanno fallito banalmente il colpo del k.o.. Il 2-0 però alla fine arriva, con Fofana che sfrutta la sua forza fisica, strappa bene e serve De Paul che stavolta si fa perdonare, servendo il pallone giusto a Nesterovski, che insacca a porta vuota. La Roma è in ginocchio, l'Udinese trova punti dorati per la sua corsa salvezza. E pazienza se nel recupero il 3-0 di Teodorczyk è ancora annullato per fuorigioco, a imprecare è solo il polacco, che su è visto togliere due reti per offside.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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SERIE A 2019/2020 29ª Giornata (10ª di Ritorno)

30/06/2020
Torino - Lazio 1-2
Genoa - Juventus 1-3
01/07/2020
Bologna - Cagliari 1-1
Inter - Brescia 6-0
Fiorentina - Sassuolo 1-3
Lecce - Sampdoria 1-2
Spal - Milan 2-2
Verona - Parma 3-2
02/07/2020
Atalanta - Napoli 2-0
Roma - Udinese 0-2

Classifica
1) Juventus punti 72;
2) Lazio punti 68;
3) Inter punti 64;
4) Atalanta punti 60;
5) Roma punti 48;
6) Napoli punti 45;
7) Milan punti 43;
8) Verona punti 42;
9) Cagliari e Parma punti 39;
11) Bologna punti 38;
12) Sassuolo punti 37;
13) Fiorentina, Udinese e Torino punti 31;
16) Sampdoria punti 29;
17) Genoa punti 26;
18) Lecce punti 25;
19) Spal punti 19;
20) Brescia punti 18.

(gazzetta.it)
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Il Sassuolo sogna l'Europa: quattro gol al Lecce che ora trema



La squadra di De Zerbi in vantaggio con Caputo, pareggio di Lucioni,
neroverdi di nuovo avanti con Berardi, altro pari con Mancosu, poi le reti di Boga e Muldur


Sono serviti quattro gol alla squadra di De Zerbi per portare a casa i tre punti, dopo una gara a Reggio Emilia contro il Lecce decisamente meno facile del previsto. Finisce 4-2, grazie alle reti del tridente da 37 centri in campionato (Caputo, Berardi e Boga), più quella finale di Muldur. I neroverdi salgono così a 40 punti, la soglia da cui si può iniziare a pensare in grande, lasciandosi andare anche a sogni europei, e non più a guardare verso il basso. Cosa che invece dovrà continuare a fare il Lecce, per due volte capace di trovare il pareggio con i gol di Lucioni e Mancosu, dimostrando tenacia e una grande voglia di restare in Serie A. Ma rimane a 25 punti, terzultimo in classifica, dopo ben sei sconfitte consecutive.

LA GARA — I padroni di casa partono a mille trovando il gol del vantaggio dopo appena 5 minuti, con Caputo che s'invola da solo verso la porta di Gabriel fuori dai pali e con un elegante pallonetto di sinistro lo beffa. Al 17' sugli sviluppi di una punizione il portiere del Lecce dimostra di avere buoni riflessi sulla deviazione di testa di Ferrari. Il Sassuolo sembra padrone del campo, gestisce gioco e possesso palla, con i giallorossi chiusi in difesa disposti a muoversi giusto in ripartenza. Ma intorno alla metà del primo tempo qualcosa cambia: gli uomini di Liverani si scoprono aggressivi e al 27', sugli sviluppi del primo calcio di punizione della gara, trovano il pareggio con un destro al volo di capitan Lucioni. Un gol che ha decisamente riequilibrato l'incontro, non solo nel risultato ma anche nel gioco. La gara continua tra cambi e capovolgimenti di fronte fino a quando Paz trattiene in area Ferrari, Massa non ha dubbi e indica il dischetto. Al 64' Berardi trasforma. Nell'azione successiva Babacar viene atterrato al limite dell'area. L'arbitro attende le verifiche del Var che evidenzia che il fallo è in area: altro penalty e immediato pareggio del Lecce con Mancosu, che Liverani fa entrare appositamente per tirare il rigore. Il Sassuolo non si arrende e al 78' trova per la terza volta il vantaggio grazie a un'azione personale di Boga che di sinistro infila Gabriel, segnando la sua undicesima rete in campionato. Il sigillo della sicurezza arriva all'83' con Muldur. De Zerbi può sorridere, l'Europa non è così lontana.

Gasport

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La Juve supera l'esame derby.
Il Toro lotta ma si arrende a Dybala e CR7



La Joya sblocca in avvio, Cuadrado raddoppia, poi Belotti accorcia le distanza su rigore.
Cristiano chiude i conti con la sua prima rete bianconera su punizione, nel finale l’autogol di Djidji


Mario Pagliara

La Juventus supera l’esame derby e non inciampa nelle trappole tese, in questo godibilissimo derby, da un Toro che non sfigura, nonostante il passivo. La squadra di Sarri vince 4-1, trascinata dai suoi fuoriclasse: Dybala stappa la stracittadina, Ronaldo poi la chiude con il suo primo tracciante bianconero su calcio di punizione. Nel mezzo il gol di Cuadrado e la rete su rigore di Belotti. Nel finale l’autogol di Djidji.

BERNARDESCHI C’È, FUORI NKOULOU — Nel suo primo derby della Mole da allenatore in Serie A, Moreno Longo offre una sorpresa prima ancora che questo Juventus-Torino cominci: nell’undici non c’è Nicolas Nkoulou, escluso per scelta tecnica, come è poi filtrato. Toro con il 3-4-2-1: la coppia di trequartisti è composta da Berenguer e Verdi, posizionati alle spalle di Belotti. Nessun effetto speciale invece per Maurizio Sarri, che conferma la sua Juventus prevista alla vigilia. Modulo classico, il 4-3-3, con la presenza di Bernardeschi nel tridente offensivo completato - neanche a dirlo - da Cristiano Ronaldo e da Dybala. La porta bianconera è difesa da Buffon: è la sua 648ª in Serie A, diventa il calciatore con più presenze nella storia del nostro campionato.

DISASTRO LYANCO, È SUBITO JOYA — Il pieno di fiducia incassato da Lyanco non è ripagato sul campo. Tutt’altro: il primo tempo del difensore brasiliano è letteralmente disastroso, e si porta sulla coscienza i due gol della Juventus. E allora, neanche il tempo che Maresca fischi l’avvio di questo derby numero 200 (e numero 150 in Serie A) che Dybala gela subito le aspettative del Toro. E’ il terzo minuto: la Joya si beve Lyanco nel cuore dell’area con una semplicità disarmante, mette a sedere Izzo che prova un disperato recupero, e dopo punisce Sirigu. È subito festa per i bianconeri, derby in salita per i granata.

UNO-DUE IN 30 MINUTI — Nella prima mezzora la Juventus prende il possesso del centrocampo, anche grazie a un ispirato Bentancur e prova più volte a mettere alle corde un Toro che ha però il merito di restare con la testa dentro la partita, soffrendo tanto e non lesinando un pomeriggio di sacrificio. Le occasioni nei primi trenta minuti sono tutte per la squadra di Sarri: Bentancur sfiora il raddoppio all’11’; Danilo ci prova dalla distanza ma Sirigu è attento (13’); ancora Sirigu ci mette i pugni su Ronaldo (18’) e trenta secondi dopo Bernardeschi spreca una chance molto ghiotta con una rovesciata finita in curva. Al 29’ la Juve passa e fa 2-0: Lyanco cede il fianco sinistro a Cuadrado, che infila con un bel diagonale Sirigu. Lyanco ancora colpevole, come sul primo gol.

VERDI INSPIRATO, BELOTTI FA 13 — Il Toro di Longo però non si disunisce, anzi prova subito ad accorciare il vantaggio, quando un Verdi propositivo produce il primo tiro in porta dei granata (32’), impegnando Buffon. In questa fase finale del primo tempo la Juventus ha il demerito di rallentare, convinta forse di poter controllare il doppio vantaggio, mentre il Toro comincia a entrare spesso sulla destra con De Silvestri e aumenta i giri del motore. Lo sforzo del Toro è premiato nel finale, quando Verdi scaraventa una conclusione che finisce sul braccio largo di De Ligt. Maresca in tempo reale non assegna il rigore, poi Irrati dal Var lo richiama al monitor e, dopo aver rivisto l’azione, Maresca decide per il tiro dal dischetto. Andrea Belotti, freddo, non sbaglia, realizzando il suo tredicesimo gol in campionato, il quarto di fila. All’intervallo Juventus-Torino 2-1.

LA PERLA DI CRISTIANO — In avvio di ripresa, fuori Pjanic per Matuidi; dopo dieci minuti dentro anche Douglas Costa al posto di Berardeschi. Nella ripresa si vede un Toro positivo, che comincia a credere nella rimonta, capace di rendersi pericoloso (ancora) con Verdi (al 50’ e al 53’ Buffon gli dice di no). Belotti prende la traversa e subito dopo i granata fanno anche il virtuale 2-2, ma l’azione inizia con la posizione di fuorigioco del Gallo. Intanto, appena entrato, Douglas Costa apre subito il gas sfiorando subito la rete (56’). Passata l’ora di gioco, la scena se la prende Cristiano Ronaldo. E il 60’, Maresca fischia una punizione per la Juve dal limite per un tocco di mano di Aina (giusto): Cristiano Ronaldo inventa una parabola potente che diventa il 3-1, il suo 25° gol in questo campionato e la sua prima gioia su punizione da quando è alla Juve. C’è ancora il tempo per vedere un gol, ed è quello che Djidji infila nella porta del Toro per il più classico degli autogol.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Grande Milan all'Olimpico: la Lazio crolla e scivola a -7 dalla Juve

Calhanoglu, Ibra su rigore e Rebic condannano la squadra di Inzaghi, priva di Immobile e Caicedo


Nicola Berardino


Sprofonda La Lazio e il sogno scudetto si allontana velocemente dopo che nel pomeriggio la Juventus, vincendo il derby, si è già portata a sette punti di vantaggio. Il Milan passa all’Olimpico da grande squadra: compattezza e cinismo per infliggere la prima sconfitta interna in campionato alla squadra di Inzaghi. Il 3-0 dei rossoneri è un verdetto che già al 34’ del primo tempo ha due gol in cassa. Un successo che mette a nudo l’emergenza della Lazio in una partita che è stata più difficile di ogni previsione.

UNO-DUE ROSSONERO — Inzaghi può recuperare in regia Leiva, out nelle tre gare precedenti. Le squalifiche di Immobile (prima volta out in questo campionato) e di Caicedo, riportano Correa dal via in prima linea, mentre proprio con il recupero del brasiliano viene smistato Parolo da interno con Luis Alberto riportato in avanti per affiancare l’argentino. Rispetto alla formazione schierata contro la Spal, l’ex Pioli ritocca la difesa con Conti e Kjaer. Novità nella trequarti con Saelemaekers (alla prima da titolare per rilevare l’infortunato Castillejo) e Bonaventura. E dal primo minuto si rivede soprattutto Ibrahimovic come terminale offensivo dei rossoneri. E lo svedese cerca subito l’affondo. Replica biancoceleste con una combinazione Luis Alberto-Correa. Ritmo molto sostenuto già dal via. Al 10’ spunto in velocità di Lazzari controllato da Donnarumma. Entrambe le squadre si affidano al fraseggio che fa risaltare le qualità dei rispettivi interpreti. Al 20’ Jony manda in ansia la retroguardia rossonera con un cross che però non viene agganciato da Correa. Al 23’ il Milan si porta in vantaggio con una parabola di Calhanoglu che viene deviata da Parolo e beffa Strakosha. La formazione di Pioli governa la nuova situazione con sicurezza. La Lazio fatica a indirizzare la manovra offensiva. Al 31’ annullato un gol di Ibrahimovic per fuorigioco. Tre minuti dopo lo svedese sigla comunque il raddoppio del Milan su rigore (mani di Radu) dopo che il pallone sfugge a Strakosha con un rimbalzo. Si arrende Calhanoglu per guai al polpaccio sinistro: al 38’ entra Paquetà. La Lazio risente dello 0-2: la spinta offensiva non ha la consueta effervescenza. Prima dell’intervallo, una fiondata di Luis Alberto va a lato.

IL TRIS CON REBIC — Dopo l’intervallo, due cambi importanti. Anche in chiave tattica perché la Lazio rinuncia a Leiva, evidentemente in difficoltà al rientro, per inserire Adekanye che si schiera in avanti riportando Luis Alberto a metà campo. Mentre nel Milan Rebic dà il cambio a Ibrahimovic: una mossa che appare programmata. La Lazio aumenta l’intensità della manovra, ma il Milan è molto reattivo ed esemplare nei suoi equilibri. All’8’ Lazzari lanciato da Luis Alberto, va a segnare, ma l’azione è invalidata dal fuorigioco dell’esterno. Inzaghi effettua altre due sostituzioni al 10’. Escono Radu e Jony per Vavro e Lukaku. Acerbi si sposta sulla sinistra per dare spinta. Dal limite sfiora il bersaglio Bonaventura. Ma è solo un preavviso per il 3-0 del Milan che giunge al 14’ con Rebic, ben scovato in area dal Bonaventura. La Lazio si trova impietrita dinanzi a un copione terribilmente sorprendente. Il Milan ha in pugno la partita, non solo il risultato. Inzaghi tenta un’altra carta per sbloccare la Lazio. Dentro Cataldi al posto di Correa, così Milinkovic può andare in avanti. Il serbo si fa subito notare con una conclusione dalla distanza. Ma anche Milinkovic si ferma e Inzaghi deve entrare Djavan Anderson al 22’ nell’infinita emergenza biancoceleste. Il Milan sfiora il poker con Hernandez. Pioli fa entrare Krunic e poi Calabria per rilevare Bonaventura e Conti. I rossoneri potrebbero segnare ancora, ma Hernandez non graffia. Si vede anche l’ex Biglia per sostituire Kessie. E la Lazio resta al palo con i suoi rimpianti senza sentirsi più nessun sogno tra le mani.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Harakiri Inter, Lautaro tradisce Conte.
Rimonta show del baby Bologna



I nerazzurri non la chiudono e la squadra di Mihajlovic li punisce nel finale.
Espulsi Soriano e Bastoni


Davide Stoppini

Altro che rincorsa al secondo posto. A San Siro passa il Bologna in rimonta per 2-1 e l'Inter, invece di accorciare a meno uno dalla Lazio, ora in classifica deve guardarsi le spalle dell'Atalanta. Il tutto alla fine di una partita piena di colpi di scena, con Lautaro che fallisce dal dischetto il 2-0, il giovanissimo gambiano Juwara sugli scudi, il ribaltone firmato Barrow e le due espulsioni di Soriano e Bastoni. Sorride Mihajlovic, Conte manca ancora una volta il salto in alto in classifica.

SCELTE — Il caldo si fa sentire a San Siro, ma non si direbbe a giudicare dai ritmi sostenuti del primo tempo. Conte cambia quattro uomini rispetto alla vittoria col Brescia (out Barella per guai muscolari), Mihajlovic sceglie il 4-1-4-1 con Schouten che segue a uomo Eriksen. Parte meglio l'Inter, che prende possesso della metà campo alzando il baricentro della squadra, anche se i primi squilli - dopo un quarto d'ora di studio con un gol annullato a Lukaku al 13' per un tocco di mano - sono del Bologna: al 17' Sansone rientra e tira da sinistra con il destro, facile per Handanovic. E un minuto dopo Barrow conclude debolmente a lato dopo una buona combinazione al limite con Dominguez.
Al 22' l'Inter passa: splendido cambio di gioco di Candreva per Young, l'inglese pennella un cross per Lautaro che di testa anticipa Danilo e incrocia, palla sul palo e a quel punto tap-in comodo comodo per Lukaku. Ancora Young protagonista: minuto 28', aggancio da manuale e tunnel a Tomiyasu, fino alla conclusione con il destro che chiama Skorupski al grande intervento in angolo. Ancora l squadra di Conte al 32': Lukaku in profondità per Lautaro che difende il pallone e va alla conclusione, ma Danilo è eccellente nell'opporsi in scivolata. Il finale è però del Bologna, che sfiora il pareggio al 34': transizione di Soriano, Lukaku fa arrabbiare Conte perché non commette fallo sul centrocampista avversario, libero a quel punto di mandare in porta Orsolini, che però si fa ipnotizzare da Handanovic in angolo. Il primo tempo è divertente, al 38' Orsolini slalomeggia in area nerazzurra per chiudere con un tiro cross deviato ancora in angolo da Handanovic.

SENZA CAMBI — Ripartenza senza sostituzioni. Copione identico, ma la prima grande occasione è del Bologna: minuto 8, Barrow controlla e si accentra dalla sinistra, tunnel su Brozovic e destro che coglie il palo alla sinistra di Handanovic. Svolta al minuto 12: Pairetto espelle a gioco fermo Soriano. I giocatori del Bologna corrono a chiedere spiegazioni, i microfoni colgono l'arbitro Pairetto spiegare: "Avete sentito? Mi ha detto 'sei scarso'". Bologna dunque in dieci. E Inter che ha subito occasione del raddoppio: Dijks interviene su Candreva, rigore inevitabile. Palla a Lautaro che calcia male centralmente, Skorupski respinge ed è attento anche sulla ribattuta di Gagliardini. Al 18' ancora Inter, il tiro cross di Candreva deviato da Danilo coglie il palo esterno. Triplo cambio per Mihajlovic: dentro Bani per Tomiyasu, Jawara per Sansone e Palacio per Orsolini. Il Bologna si rialza. E si rende pericoloso al 28', con un destro al volo che Handanovic manda in angolo. E' l'antipasto del pareggio: minuto 29, Gagliardini buca clamorosamente un rinvio a centro area, ancora Juwara dal limite stavolta piega le mani di Handanovic. A quel punto cambia anche Conte: fuori Eriksen e dentro Sanchez nel ruolo di trequartista. Al 31' la reazione è sul dentro di Brozovic che sfiora l'incrocio con un destro dal limite. Non ci si annoia: altra svolta al 32', ancora Juwara protagonista, è lui a costringere Bastoni al secondo giallo. Parità numerica ristabilita. E al 35' la squadra di Mihajlovic ribalta tutto: azione splendida, Juwara va da Palacio, palla a Dominguez che vede liberissimo sulla sinistra Barrow, la cui conclusione beffa Handanovic in mezzo alle gambe. Doppia sostituzione Inter al 40': fuori Lautaro per Esposito, mentre Biraghi sostituisce Young. Mihajlovic invece toglie Barrow e inserisce Svanberg. Siamo nel rush finale: a tre minuti dalla fine Handanovic salva a tu per tu su Svanberg la palla match, poi Conte butta dentro Vecino per Gagliardini e Borja Valero per Brozovic. E al 44' è Sanchez è sprecare la palla del 2-2, dopo una percussione centrale di D'Ambrosio. Ogni azione fa rima con occasione da gol: al 45' Handanovic salva ancora su Juwara. Sei minuti di recupero. Ed è ancora decisivo Skorupski al 48', stavolta su Sanchez ben assistito da Lukaku. Non c'è più tempo, la festa è tutta di Mihajlovic e del suo Bologna.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Brescia ci crede ancora: 2-0 al Verona.
Juric, lo stop allontana l'Europa



Il baby Papetti firma il gol dell'1-0 che assieme al sigillo di Donnarumma nel finale di gara permette
alla squadra di Lopez (prima vittoria della sua gestione) di scavalcare la Spal e andare a -6 dal Genoa


Matteo Brega

Il derby lo vince a sorpresa il Brescia per 2-0 grazie ai gol di Papetti (nato nel 2002) e Donnarumma. Il Verona si ferma, lasciando alla squadra di Diego Lopez (prima vittoria) qualche speranza di salvezza (Genoa a +6 con lo scontro diretto favorevole ai liguri).

LE SCELTE — Niente rivoluzione tattica per Diego Lopez che ripropone il Brescia con il 4-4-2. Una squadra che sa molto di quella vista l’anno scorso in B. Otto su undici sono reduci dalla promozione con Eugenio Corini, gli unici “nuovi” sono Joronen, Bjarnason e Papetti, fresco diciottenne. A un anno di distanza, insomma, il Brescia si ritrova uguale a se stesso. Con una differenza, dal primo all’ultimo posto. Ivan Juric ha pensieri più nobili, ovvero vincere per tenere il ritmo europeo. Recuperato Kumbulla in difesa, Gunter finisce in panchina ed Empereur si ritrova in campo. Badu in mezzo al campo con Veloso, Di Carmine prima punta.

CRESCITA HELLAS — La prima occasione è del Brescia al 15': punizione di Tonali, Silvestri esce male, la palla finisce a Torregrossa che d’istino calcia sul palo, poi la difesa veronese libera in corner. La risposta Hellas arriva con Borini al 18’. Borini lanciato lungo supera due volte Martella, rientra sul sinistro e calcia con Joronen che respinge. Quando il Verona spinge però è più concreto e “disegnato”: al 21’ sfonda a sinistra addirittura con Empereur che crossa e sorprende Joronen, Martella di testa toglie il problema. Cresce la squadra di Juric e Zaccagni dal limite con il destro obbliga Joronen a distendersi. Al 35’grossa occasione per Lazovic che ara la sinistra, arriva fino in fondo e poi calcia sull’esterno della rete. Insiste l’Hellas al 44’ con Di Carmine che dal limite sceglie il destro violento sfiorato da Joronen giusto per evitare guai. Prima della fine del tempo esce Borini per un fastidio ed entra Verre.

GIOIA BRESCIA — Si riparte con gli stessi elementi. La sorpresa è che al 7’ il Brescia passa in vantaggio. Corner di Tonali e di testa Papetti (classe 2002) sale alto, ruba il tempo a Veloso e infila nell’angolo lontano. Il Verona che aveva giocato decisamente meglio nel primo tempo si ritrova sotto ancora una volta per un corner gestito male difensivamente come contro il Napoli in occasione del primo gol, quello di Milik. La partita si trascina fino alla mezzora senza scossoni. Fino a quando interviene il caldo e gli allenatori devono modificare gli schieramenti. Il Verona specialmente visto che passa al 4-4-2 con Pazzini-Stepinski punte. L’Hellas torna a pungere al 32’. Verre raccoglie un cross basso da sinistra e calcia addosso a Joronen, poi Lucas Felippe, all’esordio, va alto con il sinistro a giro. Ma la vera occasione è di Torregrossa al 43’: sinistro che Silvestri devia sulla traversa. Il Verona pende ormai solo in avanti. Nei 6’ di recupero la sofferenza è ambilvalente. Al 48’ Dimarco spara fuori di sinistro da buona posizione e Joronen accusa un problema con i gli slot dei cambi esauriti. E in una ripartenza al 51’ il Brescia raddoppia. Spalek accende la ripartenza, un rimpallo favorisce Donnarumma che davanti a Silvestri la piazza sotto la traversa. Dopo un rapido controllo al Var, l’arbitro Piccinini convalida. Finisce così e il Verona asciuga un po’ le sue ambizioni europee: il Milan sta a 4 punti e nel prossimo turno al Bentegodi arriva l’Inter.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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7/5/2020 10:17 PM
 
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Sempre Atalanta! Batte il Cagliari 1-0 e vola a meno 1 dall’Inter.
Ma quel gol di Simeone...

Un ottimo Malinovskyi guadagna l’espulsione di Carboni e il rigore trasformato da Muriel.
Annullata una gran rete del Cholito sullo 0-0



Ennesima dimostrazione di forza dell’Atalanta, che, seppur agevolata dall’espulsione di Carboni, domina il Cagliari ben oltre l’1-0 finale. La colpa principale della squadra di Gasperini è stata quella di non aver chiuso prima una partita sostanzialmente gestita dall’inizio alla fine.

MOMENTI DECISIVI — Anche gli episodi hanno dato una mano al Gasp: un regolamento abbastanza surreale sullo 0-0 ha cancellato il capolavoro di Giovanni Simeone, che prima del suo destro a giro e dell’assist di Nainggolan aveva toccato con la mano, in maniera involontaria una respinta di testa di Caldara. Film già visto quest’anno, per la prima volta a Marassi in Genoa-Sassuolo, con l’annullamento del gol di Djuricic: in questi casi si annulla. L’equilibrio si rompe poco dopo: un devastante Malinovskyi viene steso da Carboni, rigore e espulsione del giovane difensore lanciato da Zenga.

RISERVE A CHI? — Il valore dell’Atalanta viene espresso dalle scelte del Gasp: gioca il tridente di scorta Pasalic-Malinovskyi-Muriel, riposano anche Freuler (c’è Tameze) Gosens, Djimsiti e Toloi. Soprattutto Muriel e Malinovskyi giocano un partitone: il colombiano colpisce il palo e la sblocca dal dischetto, anche se poi spreca due punizioni e cala. La partita del Cagliari, che ha giocato alla pari fino agli episodi chiave, si chiude qui. Cragno compie almeno 3 parate decisive e viene aiutato per la seconda volta dal palo, stavolta su Hateboer. E una certa superficialità dell’Atalanta impedisce al punteggio di schiodarsi ulteriormente, nonostante dopo un’ora cambi il tridente con l’innesto di Gomez, Ilicic e Zapata. Ma l’Atalanta post-covid è una macchina perfetta: Inter e Lazio distano rispettivamente uno e cinque punti.

Gasport

Fonte: Gazzetta dello Sport
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7/5/2020 10:21 PM
 
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La Fiorentina respira, il Parma saluta il sogno europeo.
Ma che polemiche nel festival dei rigori...



Doppio Pulgar e Kucka, tutto dal dischetto.
Viola fuori dalle acque pericolose della classifica, ma Ribery si fa male.
Emiliani a -7 dal Milan sesto


Marco Guidi

Boccata d'ossigeno per i viola, addio ai sogni d'Europa per il Parma. La partita del Tardini ha l'aria di un verdetto: la Fiorentina vince 2-1 e allontana le acque pericolose della zona retrocessione forse definitivamente, gli emiliani scivolano a -7 dal Milan sesto in classifica. Ma i protagonisti sono soprattutto l'arbitro Abisso e il Var Doveri, che decretano tre rigori, di cui due che sono destinati a far discutere.

SCELTE — D'Aversa decide di giocarsela senza un centravanti di ruolo (Cornelius), ma l'attacco mobile Kulusevski-Karamoh-Gervinho produce pochissimo nei primi 45', che sono tutti di marca viola. Iachini ridisegna la sua Fiorentina, lascia a rifiatare Castrovilli e Chiesa e affianca Cutrone a Ribery. Il primo tempo è davvero a senso unico: Venuti pizzica la traversa al 12', poi al 18' si procura il primo rigore di giornata. Il fallo lo fa Gagliolo, che frana addosso al laterale viola dopo essere stato superato. Pulgar dal dischetto è freddissimo. Il Parma abbozza una reazione e la grande occasione capita al 26' sulla testa dello stesso Gagliolo, su cross di Kulusevski, ma l'italo-svedese alza troppo la mira. Cinque minuti dopo, altro penalty per la Fiorentina: Darmian salta a vuoto sulla punizione di Dalbert, dietro di lui Pezzella colpisce di testa, indirizzando la palla sul braccio del terzino ducale. Abisso viene richiamato al monitor dal Var Doveri (scelta dubbia) e indica il dischetto. Ancora Pulgar, ancora Sepe battuto. Sul 2-0 prima dell'intervallo, Iachini perde Benassi per infortunio e fa entrare Castrovilli.

RIPRESA — Nel secondo tempo il Parma si ripresenta con Cornelius per Karamoh e soprattutto con più piglio. Al 47' altro rigore: Pezzella allarga un po' il braccio sul contrasto aereo con Kucka, Abisso non fischia, ma è ancora Doveri (mah...) a richiamare l'arbitro al monitor. E il direttore di gara opta di nuovo per il penalty. Stavolta è Kucka a calciare e Terracciano (scelto al posto di non ci può arrivare. L'1-2 accende la partita. La Fiorentina perde anche Ribery (k.o. in un contrasto con Kurtic), entra Chiesa, ma ora è il Parma a comandare il gioco, pur senza creare chissà che. È anzi Cutrone ad avere sul sinistro la palla del tris (bell'assist di Chiesa), ma Sepe è bravo a chiudergli lo specchio al 70'. Poi è Castrovilli col destro a non inquadrare la porta dal limite. La Viola in contropiede spreca parecchio, specie con Chiesa, Sottil e Ceccherini e nel finale trema. Terracciano tocca in corner il tiro di Sprocati dai 20 metri, mentre Kucka protesta per il "contattino" con Ceccherini. Con la pioggia di rigori del Tardini, non si sa mai. Ma stavolta Abisso e Doveri non intervengono e Iachini può esultare.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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7/5/2020 10:26 PM
 
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Show di Linetty e perla di Gabbiadini:
scatto salvezza della Samp, solo pali per la Spal



Doppietta del polacco e splendida rete su punizione dell’attaccante nel primo tempo.
Ranieri a +7 sulla zona calda.
Due legni di Petagna, Di Biagio ultimo


Filippo Grimaldi

Match-point salvezza alla Sampdoria (che sale a più sette sul Lecce terzultimo): dopo il successo esterno di Lecce, che aveva fatto rifiatare i blucerchiati, i tre punti contro la Spal al Ferraris rappresentano un passo avanti probabilmente decisivo nell’ottica della permanenza in serie A. Mentre la squadra di Di Biagio (difficile da comprendere la rinuncia a Petagna nell’undici iniziale) adesso è costretta a puntare tutto sulle prossime due partite contro Udinese e Genoa. Il tre a zero all’intervallo ha di fatto chiuso la partita già a metà gara. Gli ospiti hanno lottato con lo stesso atteggiamento propositivo che aveva permesso loro di sfiorare il colpaccio contro il Milan, ma la differenza di valori non le ha permesso di evitare la sconfitta numero ventuno in campionato. Rimangono due prove d’appello contro Udinese e Genoa da qui a domenica: quelle sì, davvero decisive, anche se è vero che il Lecce rimane a sei punti, con otto partite ancora da giocare.

TUTTO IN DISCESA — Samp in campo con il 4-4-1-1: Ramirez alle spalle di Gabbiadini e Bertolacci novità di giornata in mediana. Spal con il 4-4-2, e la coppia offensiva Floccari-Cerri. Una partita vivace, che però si mette subito in discesa per la squadra di Ranieri (12’), complice l’errore fatale di Dabo che innesca la ripartenza blucerchiata. Sala rinvia corto e offre a Linetty il pallone che diventa il gol dell’uno a zero. Lo svantaggio non spegne il coraggio degli ospiti, che provano comunque a riorganizzarsi ed a recuperare. Audero è super su Strefezza (23’), ma tanta pressione non porta ad alcun risultato. Così, nel finale la squadra blucerchiata alza il suo baricentro, sfiora due volte il raddoppio con Ramirez, fino al capolavoro su punizione di Ramirez. Il suo sinistro (50° gol in A dell’attaccante) è letale per Letica e ridà coraggio alla Samp, che in pieno recupero (48’) arriva al tris ancora con Linetty, che firma così il suo quarto gol stagionale.

GESTIONEE E PRESSIONE — Mutarelli, che sostituisce sulla panchina ospite lo squalificato Di Biagio, dà spazio a Valdifiori al posto di Dabo, ma la manovra della Spal si ferma sempre sulla trequarti. Per gli ospiti la migliore occasione arriva sul piede di Murgia (13’,dopo uno scambio con Cerri), ma Audero si oppone ed Augello spazza via il pallone prima che caramboli in rete. La Spal insiste, gioca con continuità nella metà campo blucerchiata, ma alla fine ottiene soltanto due pali dell’ottimo Petagna (37’), subentrato a Floccari. Troppo poco per riaprire una partita già compromessa.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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7/5/2020 10:29 PM
 
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Due guizzi Udinese, ma il Genoa rimonta: rigore del pari al 95'

La squadra di Nicola recupera due gol in un match ravvivatosi nel finale ed evita una dolorosa sconfitta


Francesco Velluzzi


Succede l’incredibile alla Dacia Arena. L’Udinese ha in tasca la vittoria salvezza. È più forte del Genoa e lo dimostra fino al quarto dei cinque minuti di recupero. Va in vantaggio con uno strepitoso Fofana, raddoppia col solito Lasagna, come con l’Atalanta e con la Roma ne fa due. Ma commette due errori imperdonabili, oltre a quello di non fare il 3-0, uno quando regala palla al mai domo Goran Pandev e uno al quinto di recupero quando Zeegelaar aggancia in area Biraschi. Orsato fa giocare, la palla va in angolo, ma viene richiamato alla Var e concede il rigore. Sul dischetto va Pinamonti, Musso respinge sullo stesso attaccante rossoblù che stavolta non sbaglia e fa 2-2. L’Udinese prende un punto che muove ancora la sua classifica e tiene il Lecce a sette punti, ma non chiude il discorso salvezza. Il Genoa esulta come avesse vinto una finale. Perché da questo punto, insperato, può ripartire affrontando le due partite fondamentali in casa contro Napoli e Spal. Il 19 avrà il Lecce e lì, probabilmente si deciderà quasi tutto. L’Udinese, stravolta dalla fatica, giovedì dovrà andare a prendersi il sicuro a Ferrara per non correre ulteriori rischi.

PRIMO TEMPO — Nel deserto della Dacia Arena spicca, oltre al solito striscione del club di Zico, quello del club intitolato al d.s. Pierpaolo Marino e uno per Rolando Mandragora, rientrato proprio ieri in città: “Forza Rolando tornerai più forte di prima”. Il tecnico risolve il dubbio dell’uomo di destra tra i tre difensori e dà nuovamente fiducia a Troost-Ekong con Nuytinck al centro e Samir a sinistra. Davanti c’è Nestorovski, bene e in gol a Roma, con Lasagna. Davide Nicola, che qui è un ex, gioca la carta Goldaniga tra i tre di difesa e conferma la scelta di Behrami in mezzo al campo. Biraschi e Cassata agiscono sugli esterni. In attacco Iago Falque e Sanabria. E proprio Iago punge per primo. Dopo 30” Sturaro si guadagna una punizione per un fallo ingenuo di Troost-Ekong. Lo spagnolo la calcia benissimo, ma Musso si supera, in angolo. Dopo 10’ Sema becca il giallo che gli farà saltare la Spal giovedì. Nell’Udinese comincia ad accendersi De Paul, quando riceve palla Behrami lo segue come un’ombra. Ma con poco costrutto perché l’argentino va dove vuole anche a calciare, ma alto. È giallo anche per l’inossidabile e insostituibile Stryger Larsen ma al 29’ su una gran progressione di Fofana, Lasagna costringe Perin in angolo. L’Udinese mostra superiorità, il Genoa non gioca col furore che serve. Goldaniga blocca Lasagna in sgommata e si becca l’ammonizione, ma nel finale di tempo il Genoa si becca soprattutto il gol. Ennesima pennellata di De Paul sulla quale Fofana colpisce da grande attaccante di testa battendo Perin. È il secondo gol (dopo quello al Cagliari) dell’ivoriano.

SECONDO TEMPO — Nicola capisce che qualcosa deve cambiare, oltre a dover osare. Lascia negli spogliatoi il pupillo Behrami e butta dentro Pinamonti. C’è anche Soumaoro al posto di Romero. Ovviamente cambia il modulo che diventa un 3-4-1-2 con Iago alle spalle delle punte. Ma l’esperimento dura meno di 13’ perché Nicola lo toglie e gioca anche la carta Pandev, l’uomo più esperto del Genoa. Gotti decide anche lui di mandare a rifiatare l’esausto Stryger inserendo Ter Avest e cambiando, come al solito in attacco: Okaka per Nestorovski. Poi l’altra sostituzione prevista: Zeegelaar per Sema. Cè stanchezza, il ritmo un po’ si abbassa, riparte soltanto l’Udinese che però non trova la sgasata giusta. Allora ci prova De Paul, da fuori, sfiorando il palo. Time out al 25’. Dal quale esce ancora una volta meglio la squadra di Gotti che al 28’ non sbaglia: solita ripartenza di De Paul che serve Lasagna. Dialogo con Fofana che gliela restituisce alla perfezione, gran botta e 2-0. Per Lasagna è l’ottavo centro, da tre partite segna. E sfiora il bis, il tris per i suoi con una combinazione con Zeegelaar: Kevin calcia forte, ma centrale. Ma all’Udinese basta un errore, in uscita, per concedere a Pandev il tiro del 2-1. Musso non riesce ad arrivarci. E così Gotti cambia ancora: Tedorczik per Lasagna e Walace per lo stremato Fofana che si è andato a prendere un giallo. Nicola deve giocarsi il tutto per tutto con un’altra punta, Mattia Destro che prende il posto di Cassata. Sembra finita ma al 5’ minuto di recupero succede l’incredibile con Orsato che alla Var (per il contrasto tra Zeegelaar e Biraschi) manda sul dischetto Pinamonti: Musso fa un miracolo, ma non può farne due. E il Grifone spera di salvarsi.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Capolavoro di Insigne e il Napoli aggancia la Roma al quinto posto

Pau Lopez salva i giallorossi più volte ma nulla può su Callejon prima e il capitano dopo.
Di Mkhitarian il gol del momentaneo pari


Maurizio Nicita


Un gol capolavoro di Lorenzinho Insigne decide una sfida interessante, con il Napoli che aggancia al quinto posto la Roma, dimostrando che quello di Bergamo è stato soltanto un pomeriggio storto. La squadra di Gattuso merita perché gioca meglio e non trova più gol solo per l’ottima serata del rientrante Pau Lopez, e un pizzico di cattiveria che manca agli attaccanti. La Roma gioca, rispetto alla prestazione inguardabile con l’Udinese, ma rimane troppo timorosa. Ora deve riprendersi in fretta - dopo tre sconfitte consecutive - per non rischiare il posto “sicuro” in Europa minacciato dal Milan.

ASSETTI TATTICI — Gattuso cambia solo 3 uomini rispetto alla sconfitta di giovedì a Bergamo. Nel tridente confermato solo Insigne, con Milik centrale e Callejon che rientra a destra. La novità più importante riguarda Kostas Manolas, infortunatosi proprio nei primi giorni di allenamento post lockdown e che ha recuperato proprio in tempo per la sua sfida da sentito ex. Nel prudente 5-3-2 della Roma Smalling è l’unico a essere riconfermato della disastrosa prova con l’Udinese.

IL RITORNO DI PAU — Nell’assetto scelto da Fonseca spicca il ritorno di Pau Lopez che si mette subito in mostra con due belle parate in uscita su Fabian Ruiz e Zielinski. Già perché la Roma è stretta e bassa ma il Napoli comunque riesce ad aggirare i centrali proprio con gli inserimenti delle mezzali. I giallorossi prendono fiducia grazie a Dzeko che su un rinvio, agendo da riferimento, di testa lancia in contropiede Pellegrini, la cui pericolosa conclusione è deviata in angolo da Manolas. Continuano però gli errori gratuiti dei difensori romanisti, con Smalling (si infortuna, nell’occasione: entrerà Fazio) che consegna la palla a Insigne, pronta la giocata del capitano per Callejon che perde l’attimo fuggente per la conclusione. A sinistra Mario Rui, altro ex, trova spazi importanti. In una di queste occasioni taglia un bel cross, sul quale Milik inzucca quasi alla perfezione: Lopez è battuto, salvato dalla traversa, e sulla respinta Callejon non riesce a coordinarsi e di testa alza a porta vuota. Ancora il centravanti polacco si vede respingere un bel sinistro da un reattivo Pau Lopez. Napoli più vicino al gol, ma Roma che quando può avanza con gli esterni capaci di allargare la linea difensiva azzurra. Azione efficace da sinistra con Spinazzola e palla a destra per Zappacosta che appoggia in mezzo per Pellegrini che da ottima posizione tira fuori.

NEL SEGNO DI MARIO RUI — La ripresa inizia con gli stessi motivi tattici del primo tempo. Nel Napoli funziona bene la terziglia di sinistra, con un pimpante Insigne e uno Zielinski maturo, ma la differenza da quella parte la fa ancora Mario Rui, con un altro cross molto tagliato sul quale il taglio di Callejon è perfetto, Ibanez è superato, Pau Lopez stavolta non può nulla. Il Napoli ora sembra padrone del campo, ma giochicchia negli ultimi venti metri e dietro è un po’ distratto. Al punto che la solita spizzata di Dzeko lancia Mkhitaryan, il quale si accentra, non trova opposizione, e scaglia un destro preciso che in 5’ rimette in pari la sfida.

BENTORNATO ZANIOLO — Cominciano i cambi ed è bello rivedere in campo Nicolò Zaniolo, finalmente rientrato dal brutto infortunio al ginocchio: un capitale del nostro calcio. Ora però la lucidità viene meno e le squadre si allungano. E appena si allargano le maglie, Insigne trova un gran gol dei suoi: parte da sinistra e si accentra per il classico tiro a giro. Stavolta Lopez non può arrivarci. E nel finale è ancora il portiere spagnolo a salvare un altro gol su Mertens. Che una volta in più dimostra che il successo del Napoli è meritato.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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SERIE A 2019/2020 30ª Giornata (11ª di Ritorno)

04/07/2020
Juventus - Torino 4-1
Sassuolo - Lecce 4-2
Lazio - Milan 0-3
05/07/2020
Inter - Bologna 1-2
Brescia - Verona 2-0
Cagliari - Atalanta 0-1
Parma - Fiorentina 1-2
Sampdoria - Spal 3-0
Udinese - Genoa 2-2
Napoli - Roma 2-1

Classifica
1) Juventus punti 75;
2) Lazio punti 68;
3) Inter punti 64;
4) Atalanta punti 63;
5) Roma e Napoli punti 48;
7) Milan punti 46;
8) Verona punti 42;
9) Bologna punti 41;
10) Sassuolo punti 40;
11) Cagliari e Parma punti 39;
13) Fiorentina punti 34;
14) Sampdoria e Udinese punti 32;
16) Torino punti 31;
17) Genoa punti 27;
18) Lecce punti 25;
19) Brescia punti 21;
20) Spal punti 19.

(gazzetta.it)
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Non basta Caicedo, la Lazio s'è smarrita.
Colpo salvezza del Lecce



Dopo la sconfitta col Milan, altro passo falso della squadra di Inzaghi.
Liverani esce dalla zona calda grazie a Babacar e Lucioni, Mancosu sbaglia un rigore.
Espulso Patric per morso a un braccio di Donati


Nicola Berardino

Crolla la Lazio. A Lecce i biancocelesti subiscono la rimonta dei giallorossi di Liverani. La seconda sconfitta di fila cancella praticamente le residue speranze di poter ancora competere per lo scudetto. Gli infortuni hanno penalizzato la Lazio in questa fase, ma la squadra di Inzaghi al Via del Mare si è mostrata insicura e incapace di recuperare la gara dopo esser andata in svantaggio a inizio ripresa. Dopo sei k.o. di fila, il Lecce riavvia la classifica con tre punti pesantissimi per credere nella salvezza.

BABACAR RISPONDE A CAICEDO — Liverani rimedia alla squalifica di Tachsidis accentrando Petriccione in mediana e inserendo Mancosu. Alle spalle di Babacar spazio a Saponara e Falco. Inzaghi ritrova in attacco la coppia Immobile-Caicedo dopo lo stop imposto dal giudice sportivo. Parte dalla panchina Milinkovic, che non è al meglio: al suo posto scala Parolo. Confermati Lazzari e Jony sulla fasce. Avvio scoppiettante. Al 2’ viene annullato da Maresca un gol al Lecce, passando dal Var: riscontrato un mani di Mancosu prima di indirizzare la parabola all’incrocio. Replica vincente della Lazio. Al 5’ indecisione di Gabriel pressato da Immobile. Il portiere del Lecce respinge sul tiro di Parolo, ma Caicedo è pronto a insaccare il suo nono gol in campionato. Il vantaggio ricarica la Lazio, reduce dal k.o. casalingo contro il Milan. Fatica Leiva, che risente di fastidi al ginocchio destro operato due mesi fa: Inzaghi fa preparare Milinkovic e Cataldi. Lecce insidioso al 16’ con Calderoni: parabola dalla distanza, alta. Al 23’ Gabriel si salva nel faccia a faccia con Immobile al tiro. Al 30’ il Lecce pareggia con un colpo di testa di Babacar, azionato da un traversone di Falco dalla destra. Terzo gol in carriera per l’attaccante ex Fiorentina nelle sfide con la Lazio. Prova a reagire la squadra di Inzaghi: capocciata di Caicedo di poco sopra la traversa. Al 39’ proteste laziali per un mani di Falco su punizione di Jony. Al primo dei cinque minuti di recupero (poi diventati sette) viene punito con un rigore, dopo l’ok del Var, un intervento di scivolata di Patric che in scivolata colpisce il pallone col braccio su incursione di Calderoni. Dal dischetto Mancosu calcia però altissimo.

SORPASSO GIALLOROSSO — Dopo l’intervallo Inzaghi riparte con tre cambi: Luiz Felipe, Milinkovic e Lukaku al posto di Radu, Leiva e Jony. Di conseguenza Parolo si sposta in regia e Acerbi va sulla fascia sinistra. Ma è il Lecce a pungere: botta di Mancosu deviata da Acerbi in angolo. Dalla bandierina Saponara serve il pallone per il l’incornata di Lucioni che porta il Lecce in vantaggio al 2’. Prima sostituzione tra i salentini: al 7’ Majer avvicenda Babacar che accusa problemi fisici. Liverani avanza Mancosu. All’11’ è fuori bersaglio il tentativo di Luis Alberto dopo una combinazione con Milinkovic. Biancocelesti costantemente all’attacco. Nel Lecce Farias rileva Saponara. Al 13’, mischia in area leccese: Milinkovic non trova il colpo risolutivo. Ripartenza del Lecce: Petriccione conclude a lato, dalla distanza. Squadre allungate. In difficoltà la Lazio a sviluppare la manovra offensiva. La formazione di Liverani è molto reattiva. Gabriel vola per alzare una parabola di Luiz Alberto. Petriccione salva sulla linea su colpo di testa di Luiz Felipe. Altre cambi. Nella Lazio, Cataldi per Parolo. Nel Lecce, Deiola per Petriccione e Rispoli per Falco con l’obiettivo di rinsaldare la difesa salentina. E sono i pugliesi ad avvicinarsi ancora al gol: al 30’ Strakosha è pronto a ribattere sul tocco ravvicinato di Farias e poi Acerbi libera. Riparte l’assedio della Lazio. Gabriel para su Milinkovic. Ma i salentini si sganciano in avanti: Farias calcia sull’esterno della rete. Immobile non riesce a sfruttare un rimpallo su Lucioni. Inzaghi fa entrare Adekanye al posto di Lazzari. E proprio su un colpo di testa dell’olandese appena entrato si supera ancora una volta Gabriel. Tanta tensione in campo, soprattutto nel finale: Patric espulso dopo aver rifilato un morso a Donati. Immobile inciampa in area e non graffia: è l’immagine dei problemi della Lazio. Una nuova prodezza di Gabriel fa muro su un’incornata di Milinkovic diretta all’incrocio. Il recupero sale a dieci minuti, ma il cuore del Lecce trattiene i tre punti per rilanciarsi verso la salvezza e Lazio affonda tra i suoi rimpianti.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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