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Campionato di Calcio Serie A 2019 - 2020. Tutte le partite - Calendario - Commenti.

Last Update: 8/2/2020 11:36 PM
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Lukaku ribalta il Bologna al 91': Inter sempre in scia della Juve

Succede tutto nella ripresa: avanti i rossoblù con Soriano,
quindi lo show del belga con un tocco sotto misura e il rigore trasformato al 91’.
Sei vittorie su sei in trasferta per la banda Conte


Valerio Clari


Ne ha messi altri due. Il numero otto e il numero nove, in undici giornate. Ha vinto un’altra gara in trasferta, la sesta su sei. Lukaku e l’Inter passano anche a Bologna, dopo essere andati sotto. Ribaltano tutto nell’ultimo quarto d’ora, con un tocco da distanza ravvicinata, dopo un paratone di Skorupski su girata di Skriniar, e poi nel recupero, trasformando un rigore concesso per fallo di Orsolini su Lautaro (aggancio in stile Sanabria-Ronaldo). Lukaku non ha paura di niente, e allora esulta a braccia aperte verso la curva rossoblù, che risponderà nel peggiore dei modi, con i soliti (ahinoi) ululati. Conte salta a bordo campo per festeggiare: la pressione è di nuovo sulla Juve, quest’Inter non molla nulla, anche quando le cose sembrano girare storte. A Bologna ha conferme dalla difesa, mostra segni di fatica a centrocampo, si affida alla solita coppia d’attacco. E scopre Lazaro: le attese risposte arrivano anche dall’austriaco, protagonista di una buona gara.

POCHI IN MEZZI — “Giocano sempre gli stessi”, direbbe Conte, che però cambia le fasce, riproponendo Biraghi e soprattutto lanciando dal primo minuto Valentino Lazaro. L’austriaco al debutto da titolare reggerà bene l’urto, dimostrandosi attento in fase difensiva (quella più ostica per lui) e davanti facendo dimenticare qualche errore iniziale con più di una giocata apprezzabile. L’unica altra novità è Bastoni, mentre sta diventando una costante la marcatura a uomo degli avversari su Brozovic. Stavolta ci pensa Soriano, e ne inibisce parecchio l’azione, anche perché Marcelo è appannato di suo e coadiuvato solo a tratti da Barella e male da Gagliardini, non in grande serata (un retropassaggio di 50 metri mette i brividi ad Handanovic e ai tifosi ospiti). Per creare pericoli quindi l’Inter deve appoggiarsi al fisico di Lukaku: Romelu cresce, difende palla spalle alla porta e va al tiro quando riceve negli spazi. Skorupski gli nega il gol al 30’, così come aveva fatto con Lautaro al 9’: due interventoni che cancellano un passaggio a… Lautaro che costringe Bani a una chiusura disperata su Lukaku.

VANTAGGIO — E il Bologna? Partito a razzo nel suo 4-2-3-1 nel primo tempo sembra rinculare per assorbire i colpi, per poi diventare più padrone di campo e pallone nella ripresa: Orsolini e Sansone non sembrano ispiratissimi, Palacio e la palla oggi hanno una relazione troppo saltuaria, ma bastano la quantità di Poli in mezzo e la lucidità di Soriano, nonostante il lavoro in copertura. Il gol del vantaggio è un premio meritato, a livello personale, oltre che una doccia fredda per l’Inter che (Juve a parte), non era mai andata sotto. Azione da una fascia all’altra del Bologna, appoggio arretrato di Svanberg, tiro di Soriano deviato da De Vrij e vantaggio: è il 59’. L’Inter però non si sfalda, anzi pian piano riorganizza le truppe (entrano Candreva e Vecino) e aumenta la pressione. A quel punto Lukaku da positivo diventa determinante, la sconfitta si trasforma in vittoria, il Dall’Ara si infuria e dalla curva arriva anche qualche ululato per Romelu. Che forma i tre punti e si porta tutti sotto la curva.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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De Ligt, il primo gol è pesantissimo:
battuto un buon Toro, la Juve torna in testa

Partita intensa, con un Sirigu portentoso in almeno quattro occasioni.
Decide l’olandese su assist del nuovo entrato Higuain


Fabiana Della Valle

Matthjis de Ligt è l’uomo del giorno, anzi l’uomo del derby. Poteva esserlo per quel tocco malandrino in area a inizio primo tempo, che poteva costare ai bianconeri il fallo da rigore e che ha fatto arrabbiare tantissimo il Torino, invece lo è diventato per il gol partita segnato a un quarto d’ora dalla fine, quando la ciurma di Mazzarri, che ha preparato molto bene la partita, stava già accarezzando il piacere di aver strappato un punto alla capolista. E invece no, è arrivato il piedone dell’olandese a decidere un derby giocato meglio dai padroni di casa che dalla Juventus, ma con un’evidente differenza di valori che alla fine è venuta fuori.

RABBIA GRANATA — Il primo tempo della Juventus (con Pjanic, recuperato in extremis, in cabina di regia e Bentancur mezzala) non è di quelli che passeranno alla storia, come dimostrano le statistiche: per il primo tiro in porta bisognerà aspettare la mezz’ora abbondante (sinistro di Dybala ribattuto da Sirigu). Meglio il Toro, che pur senza creare grosse apprensioni a Szczesny (l’azione più bella nasce dal piede di Belotti, che supera De Sciglio e mette in mezzo per Meite: alto) è combattivo è sempre pronto a sfruttare ogni pallone perso per ripartire. Intorno al quarto d’ora c’è l’episodio che farà discutere: tocco di mani in area molto dubbio di De Ligt (ancora lui), i granata chiedono il rigore che però l’arbitro non assegna. L’episodio è molto simile a quello di Lecce, dove venne assegnato penalty contro i bianconeri. L’olandese cerca di farsi perdonare nel finale, quando gli capita l’occasione migliore del primo tempo: tiro a botta sicura su assist di Ronaldo, ma Sirigu è sul pezzo e respinge.

SUPER SIRIGU — Il portiere del Toro si conferma in grande spolvero a inizio ripresa, quando intercetta il diagonale di CR7 (innescato da Dybala) destinato all’angolino. La strategia di Mazzarri sembra funzionare: il Toro gioca a togliere l’aria ai bianconeri, che faticano a costruire, e regge molto bene sul piano dell’agonismo.

DECIDE DE LIGT — Però non ha in panchina le risorse della Signora, che la sblocca al 25’ inserendo Higuain e Ramsey per Dybala e Bernardeschi. Il Pipita prima esalta ancora Sirigu con una gran botta al volo (altra grande parata), poi mette sul piede di De Ligt il pallone per il 2-1. L’acquisto più caro del mercato bianconero non ha scelto una partita qualsiasi per la prima rete con la Juventus. Il Toro non s’arrende e cerca il pari fino all’ultimo secondo. Nel recupero c’è pure un gol annullato a Bremer per fuorigioco. La Juventus vince ancora soffrendo, ma il Torino merita gli applausi che il pubblico dell’Olimpico gli riserva a fine partita.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Re:
Gino Daniele, 01/11/2019 11.58:

o' Napule chist'ann è 'nu mezz ca stenta a partì!!!!! [SM=x611831]

MA SEMPRE FORZA NAPOLI ! ! ! [SM=x611903]




Non è che le altre brillano...
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È un Cagliari da Champions!
L'Atalanta finisce per la prima volta senza gol



Autogol di Pasalic e rete di Oliva per Maran.
Espulso Ilicic al 39' tra i nerazzurri, che colpiscono una traversa con Gomez


Francesco Velluzzi

Non è un sogno, è realtà. Il Cagliari di Rolando Maran fa paura. Tre vittorie in trasferta, dove non ha mai perso, eguagliando il record di Marco Giampaolo, stagione 2006-2007, che però ne pareggiò cinque. Il Cagliari ha fatto due pari (Roma e Toro) e tre vittorie. Prima Napoli e ora Bergamo (in maglia bianca, aveva giocato sempre in verde) dove batte l'Atalanta 0-2 nella sfida ad alta quota al Gewiss Stadium. Il Cagliari qui ha fatto il blitz negli ultimi due campionati. Ma quel che colpisce è che stavolta fornisce una prova di superiorità notevole. La squadra di Maran ha tutto: portiere, difesa, centrocampo, attacco. Ma, soprattutto, personalità. La dimostra il giovane regista Oliva, l'autore del colpo del k.o. nella ripresa, la dimostrano i terzini chiamati alla prova da titolari, Cacciatore e Lykogiannis. Ma la guida è Radja Nainggolan, capace di imbastire azioni sempre pericolose, di stoppare le iniziative avversarie e di essere una presenza costante. L'Atalanta in casa (si fa per dire, visto che giocava a Parma) aveva perso solo col Torino. E ora si fa raggiungere in classifica al quarto posto proprio dal Cagliari. La squadra di Gasperini incappa in una giornataccia sotto una pioggia battente che non lascia scampo ai giocatori. Il tridente è imbavagliato dai quattro del Cagliari con citazione particolare per Pisacane, autore di una partita sontuosa. Un solo sussulto con Gomez (traversa). Ma Muriel non risulta pervenuto e Ilicic rovina tutto con un'espulsione sciocca, un calcio a Lykogiannis senza un perché. Tocca rifarsi mercoledì in Champions col Manchester City per tentare di proseguire almeno in Europa League.

PRIMO TEMPO — Ci sono sorprese alla lettura delle formazioni. Gasperini butta dentro subito Ilicic nel tridente con Muriel e Gomez. In difesa c'è Djimsiti, Masiello e Kjaer stanno in panca. Maran getta nella mischia in regia l'uruguaiano Oliva (titolare già a Napoli) al posto di Cigarini. Scelta condivisibile perché ha più gamba dell'emiliano, il terreno è pesante e il rischio giallo per il numero 8 è alto. I terzini (con Pellegrini squalificato) sono Lykogiannis a sinistra e Cacciatore che si riprende il posto a destra. Castro gioca interno al posto di Nandez, affaticato e ancora un po' abbattuto dalla ginocchiata presa col Bologna in faccia. Il Cagliari, con Joao e Nainggolan in linea dietro Simeone,parte forte proprio col Cholito sul quale il bravo Gollini respinge. Nainggolan prova il colpo stile Spal, stavolta al volo ma Gollini alza in angolo per sicurezza. Il Ninja è un motorino, va avanti e indietro e crea pericolo, ma al 15' Abisso estrae il primo giallo: lo becca Rog che evita una ripartenza di Ilicic. L'Atalanta fa fatica, Gomez non incide. Al 21' è Djimsiti a evitare un gol fatto di Rog sull'azione più bella dei rossoblù: velo di JP10, Castro per il croato che viene recuperato al momento decisivo dall'albanese. Giallo anche per Lykogiannis, ma è sempre il Cagliari che quando riparte è velocissimo a mettere in apprensione la Dea che, a parte un'uscita bassa di Olsen su Ilicic, tira solo una volta fuori, con Castagne. Che salva su Joao. Ma l'Atalanta capitola sulla punizione di Lykogiannis, toccata prima da Cacciatore, poi da Palomino e definitivamente, cioè in porta, da Pasalic. Il Cagliari si trova in vantaggio meritatamente, la Dea ha un solo sussulto con il Papu che per la prima volta fa il Gomez. Scambia con Muriel, calcia ma è sfortunato: traversa, schiena di Olsen, palla fuori. In angolo. Ma il pessimo primo tempo dei nerazzurri, imbrigliati dai raddoppi e dalle coperture predisposte da Maran, si chiude nel peggiore dei modi al 39' con Ilicic che in un contrasto innocuo sull'out di destra con Lykogiannis gli rifila un calcio sotto gli occhi di Abisso. L'arbitro lo manda così fuori. Atalanta in 10. E senza l'uomo che può inventare, decidere, osare.

SECONDO TEMPO — Gasperini cambia: lascia negli spogliatoi il Papu e butta dentro Malinovskyi, va a far la doccia anche Gosens, sostituito da Heteboer. Ma non cambia nulla, continua a piovere e il Cagliari, ancora più chiuso nella sua metà campo riparte senza pietà e al 13' fa il bis. Oliva (che aveva beccato il giallo due minuti prima) ruba palla a Malinovskyi, approfitta dell'ennesimo velo di Joao, serve Simeone che intelligentemente lo ritrova in area. L'uruguagio è preciso anche al tiro e fa secco Gollini. L'Atalanta potrebbe dimezzare subito lo svantaggio, ma Heteboer calcia fuori. Non c'è più la Dea, non ha più forza e idee. Muriel è sovrastato dai centrali in maglia bianca. Gasp, sconsolato, lo toglie inserendo Barrow che al primo impatto impegna in uscita Olsen. Unica occasione, perché il Cagliari con Nainggolan che sbrana Malinovskyi e fa partire il contropiede, sfiora il tris: combinazione Nandez-Joao Pedro, con l'argentino che trova Gollini pronto alla risposta. L'ultimo ad arrendersi è l'ucraino Malinovskyi che costringe Olsen alla paratona nel finale. Finisce così, anzi con l'ultimo cambio di Maran (Cerri aveva rilevato Simeone): Ionita per Castro.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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11/3/2019 7:36 PM
 
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L'Udinese riparte alla grande: vince in rimonta in casa del Genoa

Thiago Motta in vantaggio con Pandev, poi il crollo nella ripresa:
eurogol dell'argentino, gran sinistro dell'esterno e tris finale dell'ex Carpi.
Gotti vince all'esordio in panchina


Filippo Grimaldi


Colpo grosso dell’Udinese, che conquista un successo meritato in casa di un Genoa che si spegne nella ripresa. I friulani ripartono e portano a casa tre punti pesantissimi, per la classifica e per il morale, dopo gli undici gol presi nelle precedenti due partite. Gotti, gliene va dato merito, è più di un amuleto. Il Genoa si perde, inspiegabilmente, dopo essere passato in vantaggio con Pandev, bravo a chiudere una triangolazione con Kouame. Troppo poco, però, perché dal vantaggio in poi i rossoblù faticano terribilmente a rientrare in partita. Succede proprio questo prima dell’intervallo al Ferraris. Grifone molto offensivo, con un 4-3-3 che dice molto sulle idee di Motta, per scelta degli uomini ed atteggiamento, ed ospiti attenti, ma per nulla preoccupati dagli ultimi rovesci. Ne nasce un confronto bloccato sulla mediana, con l’Udinese che non si scopre, ed i padroni di casa che s’incartano in mediana. Il tentativo evidente di Okaka e compagni di fare muro davanti al Grifone dura però appena dieci minuti, perché anche se il Genoa non è brillantissimo, conquista spazi verso la porta di Musso. Okaka è isolato, i tentativi di raddoppiare su Schone in regia sono vani, Sema non contiene Ghiglione a destra e il Genoa inesorabilmente prende in mano il gioco. Mandragora (15’) calcia altissimo su punizione, ma poco dopo la squadra di Motta chiude una combinazione Kouame-Pandev con il gol del macedone (22’).

BLACKOUT — A quel punto – inspiegabilmente - il Genoa rallenta. Nestorovski spreca una buona occasione al 28’, ma arriva il pari di De Paul al 32’ con un destro dalla distanza che sorprende Radu. Il gol dà vigore alla spinta friulana e per un soffio prima di metà gara Nestorovski e Mandragora mancano il raddoppio ospite. Il Genoa sostituisce a inizio ripresa Saponara con Radovanovic, faticando però ancora ad alzare il ritmo per riprendere in mano la partita. Kouame (10’) impegna Musso, ma non c’è continuità nello sviluppo del gioco. Gotti tiene soltanto Okaka oltre la linea della palla, ma si intuisce che all’Udinese basterebbe crederci di più per affondare il colpo. Motta non si arrende e sostituisce Romero con Sanabria, proponendo un Grifone troppo offensivo. Mossa, anche questa, vana, perché la squadra non risponde più e l’Udinese, alla fine, la chiude. Sema firma di potenza l’1-2, poi Lasagna al 49’ dilaga. 1-3 finale e Genoa che esce fra i fischi. La strada verso la tranquillità è ancora lunga.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Berardi premia l’assalto finale del Sassuolo.
Lecce raggiunto due volte

Pugliesi avanti con un gran gol di Lapadula,
poi il pareggio di Toljan e la magia su punizione di Falco.
A 5’ dalla fine l’attaccante verdenero corona il forcing ospite.
Giallorossi ancora senza vittorie interne


Giuseppe Calvi


Due volte avanti, il Lecce è ripreso dal Sassuolo quando ormai sognava di poter festeggiare la prima vittoria in campionato al Via del Mare. Alla giostra del gol Liverani e De Zerbi offrono divertimento, ben oltre le reti segnate da Lapadula, Toljan, Falco (per il 2-1 nel primo tempo) e Berardi al 40’ della ripresa. I giallorossi infilano il quarto pareggio consecutivo, salendo a quota 10 punti, restando alla pari con gli emiliani (che devono però recuperare la gara con il Brescia), al loro primo pari.

LE SCELTE — Non ama definirlo turnover, però al terzo incontro settimanale Liverani propone quattro novità rispetto alla gara di Genova. Manca lo squalificato Tachtsidis, oltre all’infortunato Farias, e in difesa rientra l’esterno mancino Calderoni, a metà campo ritorna Majer (recuperato dopo l’infiammazione a un tendine) e sul fronte offensivo riecco Mancosu, pronto a ispirare le punte Lapadula e Babacar (ex neroverde, altro inserimento). Partono dalla panchina Dell’Orco, Shakhov e Falco. Anche per scelta, ma soprattutto per necessità, De Zerbi ne cambia cinque rispetto al match perso con la Fiorentina. Già alle prese con nove assenze per infortunio (gli ultimi sono Caputo, out, e Magnanelli, in panchina ma praticamente inutilizzabile), il tecnico preferisce il greco Kyriakopoulos a Peluso sulla corsia sinistra, ridisegna tutto il centrocampo dando spazio a Locatelli, Obiang e Traore (in panchina Duncan e Djuricic), mentre in attacco rilancia Defrel, con Berardi e Boga.

SULL'ALTALENA — Berardi e compagni cominciano benissimo, con un possesso palla che costringe gli avversari a correre a vuoto. Nel 4-2-3-1, Traore si muove tra le linee, costringendo Petriccione a fare spesso il difensore aggiunto, mentre Berardi e Boga sono sempre pronti ad arretrare per poi lanciarsi in rapide ripartenze per supportare Defrel. Il Lecce prende le misure e Majer per due volte impegna il portiere Consigli con conclusioni da fuori area. Al 15’ Liverani sostituisce Babacar, sorpreso per l’esclusione. “Hai chiesto il cambio e ora vatti a sedere”, dice il tecnico. E l’attaccante replica. “Io? Ma quando l’ho chiesto?”. Al suo posto entra Falco e poco dopo i giallorossi vanno in vantaggio. Lancio di Rossettini per imbeccare Lapadula, bravissimo a controllare e a dribblare in corsa Romagna e battere Consigli. Il Sassuolo reagisce subito, riprende il solito fraseggio e al 35’ pareggia, con un’azione bellissima: Locatelli imposta per Toljan e, dopo uno scambio con Traore, i due duettano ancora, con servizio preciso dell’ex milanista per il terzino tedesco, che non dà scampo al portiere Gabriel, firmando la sua prima rete in campionato. Sull’1-1, con Shakhov subentrato a Tabanelli (risentimento alla coscia sinistra), la formazione salentina sfrutta un calcio di punizione per tornare in vantaggio. Al 42’, dopo un fallo su Lapadula, è Falco a mettere il pallone sulla mattonella giusta per pennellare con il suo sinistro a giro una traiettoria elegante e spettacolare, che lascia impotente Consigli.

SASSUOLO AVANTI — Nella ripresa il Sassuolo tenta di guadagnare campo, cercando sempre Traore con l’obiettivo di “aprire” il reparto arretrato giallorosso, che rischia anche su un’iniziativa di Boga sulla sinistra, fermato dagli interventi in area di Petriccione e Majer. La squadra di Liverani arretra il baricentro, soffre nelle uscite palla al piede dal limite della propria area e si affida spesso al contropiede. De Zerbi si gioca la carta Djuricic, inserito dal 21’ al posto di Traore. Gli emiliani protestano per un contatto in area Shakhov-Berardi, ma per l’arbitro non è rigore. Il Lecce è costretto sempre più a fare diga davanti a Gabriel; Liverani rinforza il muro difensivo con Riccardi (esordio in A) al posto di Majer, passando così al 3-5-2, che si evolve in un 5-3-2.

ASSALTO — Il Sassuolo porta l’assedio alla porta di Gabriel. Una conclusione di Defrel è ribattuta da Calderoni in angolo. Il Lecce rifiata con un tiro di Mancosu, però è raggiunto al 40’ dal gol di Berardi, lesto a sfruttare con un rasoterra di destro una respinta di Gabriel prima e Lucioni (da conclusione di Defrel) poi. Sul 2-2 i salentini non mollano e nel recupero mancano di poco il bersaglio con Lapadula, Falco e Meccariello. Ma non c’è più tempo, il pareggio è il premio meritato per due squadre costruite per regalare emozioni.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Festa Verona, ma che gol SuperMario!
Crisi Brescia: Corini ad alto rischio



L’Hellas si avvicina alla zona Europa.
A Corini, che non vince dal 21 settembre, non basta la perla di Balotelli.
Espulso Matri dopo il fischio finale


Matteo Brega

Il Verona batte il Brescia 2-1 e si ritrova a +8 sulla salvezza. I lombardi, di contro, potrebbero svegliarsi martedì mattina ultimi con la Spal se la Samp dovesse vincere il posticipo. Una partita segnata anche dall’interruzione di gioco da parte di Balotelli che avrebbe voluto abbandonare il campo a causa degli insulti ricevuti (a suo dire, visto che l’arbitro non aveva ravvisato alcunché). Juric sceglie a sorpresa di rinunciare a Stepinski e dal primo minuto inserisce Salcedo su cui peserà l’attacco insieme con Verre e Zaccagni. Per un attacco influenzale mattutino, Gunter non va nemmeno in panchina (dove ritorna Pazzini) e gioca Empereur. Corini ripropone la difesa a tre con Cistana, Mangraviti e Mateju, davanti coppia Balotelli-Donnarumma.

RIGORE E ROSSO? NIENTE! — I tifosi del Verona optano ancora per l’ironia come nel 2015 sostenendo Balotelli con un sarcastico “Mario, Mario, Mario!”. L’intensità iniziale è tutta della pioggia, non certo delle squadre. La prima occasione infatti arriva al 16’ ed è del Brescia. Cross di Martella, Bisoli di testa colpisce la traversa (con l’intervento di Rrahmani), Balotelli calcia e trova Amrabat poi la conclusione di Tonali è alta. Ad azione terminata lascia il campo Kumbulla per un problema fisico e il suo posto lo prende Dawidowicz. Il cielo resta chiuso, la partita si apre. Al 26’ Balotelli colpisce il palo su punizione (Silvestri la devia giusto lì impercettibilmente) e poi Cistana se la ritrova sulla testa e non può coordinarsi. Al 31’ l’episodio principale. Salcedo si avventa su un pallone alle spalle di Mangraviti, i due entrano a contatto e l’arbitro Mariani fischia il rigore con l’espulsione del difensore bresciano. Ma un rapido richiamo dalla stanza del Var e la conseguente presa visione del direttore di gara annulla tutto. Al 49’ il Brescia si lamenta per un rigore non concesso: Faraoni chiude su Romulo e dal replay sembra che il calcetto alla caviglia dell’avversario ci sia, anche se molto probabilmente appena fuori dall’area. Il primo tempo finisce così, con il pubblico veronese che accompagna Balotelli verso gli spogliatoi con “Mario, Mario, Mario!” e lui che divertito risponde applaudendo.

IL MARIO FURIOSO — Si riparte con Ndoj al posto di Mangraviti, ma la difesa rimane a 3 con Sabelli centrale destro, Mateju centrale sinistro, Bisoli esterno destro e il nuovo entrato mezz’ala sinistra. Cinque minuti e il Verona passa: corner di Veloso, Salcedo ruba il tempo a Martella e di testa segna. Primo gol in A dell’attaccante, che si commuove. Veloso al 9’ esce ed entra Pessina, non cambia la struttura tattica dell’Hellas. Ma alla ripresa del gioco ecco che Balotelli, vicino alla bandierina del corner difende palla dall’avversario ed evidentemente ricevuti altri insulti ha preso la palla con la mano e l’ha scaraventata verso la curva del Verona. Mario ha poi preso la direzione degli spogliatoi facendo cenno con il dito “non gioco più”. Solo l’intervento di compagni, avversari e dell’arbitro lo ha fatto desistere. Partita sospesa per circa 4’, il tempo di far dare l’annuncio allo speaker, e quindi ripresa con il numero 45 ancora in campo. E’ proprio Mario al 22’ ad avere un’occasione per il pareggio: punizione dal limite, Silvestri respinge. Al 25’ il Verona va vicino al raddoppio. Ripartenza di Verre sulla sinistra, si accentra e calcia in porta (invece che servire Amrabat sulla corsa), palla larga. Un minuto e Corini inserisce Matri per Donnarumma. Al 30’ bella azione del Brescia chiusa con un destro di Romulo appena sopra la traversa dall’interno dell’area. Al 36’ il Verona raddoppia con Pessina. Romulo non si capisce con Cistana, la palla resta a metà strada, interviene Zaccagni che serve Pessina in area, controllo e sinistro sul secondo palo. E oltre a esultare per il gol, lo stadio riprende a cantare “Mario, Mario, Mario!”. Propiziatorio perché al 40’ è proprio Balotelli a riaprire la partita con un magnifico destro sotto la traversa. Ma non arriva altro, il Verona si prende il secondo successo consecutivo mentre il Brescia il quinto k.o. delle ultime sei giornate. La posizione di Corini è sempre più a rischio.

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Gervinho scappa, Castrovilli lo riprende: il Parma rallenta la Fiorentina

Partita poco brillante, con un gol per tempo.
Le due squadre pagano le numerose assenze, ma per D’Aversa è un buon punto


Giovanni Sardelli

Un tempo a testa e pareggio giusto. Ottimo il Parma visto nei primi 45 minuti capace di segnare con Gervinho e bloccare la Fiorentina in ogni parte del campo. Nella ripresa il gol di Castrovilli ha dato il là al forcing viola senza però ribaltare il risultato. Montella torna al 4-3-3 con Boateng punta centrale e Chiesa-Ghezzal (all’esordio dal primo minuto) a supporto. Tridente atipico anche per il Parma con Karamoh, Kulusevski e Gervinho: Cornelius recupera e va in panchina.

SUPER PARMA — Partono meglio gli uomini di D’Aversa con la velocità degli attaccanti e l’inserimento a turno di Kucka ed Hernani. Proprio il numero 10 sfiora il vantaggio a due passi da Dragowski. Al 13’ è Gervinho a mangiarsi l’1-0 anticipato dal portiere polacco in uscita. La Viola prova a reagire ma non è giornata. Tantissimi errori e palloni persi malamente. Compreso quello regalato da Chiesa al Parma al 39’ con Kucka abilissimo a lanciare Gervinho in contropiede. Tocco sotto e Parma meritatamente in vantaggio all’intervallo.

CASTRO GOL — Pochi minuti, la gara non cambia. Allora lo fa Montella: dentro Vlahovic, fuori Ghezzal e ritorno al 3-5-2 con Chiesa a destra. A sfiorare il gol però è ancora il Parma con il solito Gervinho che sfreccia via a Milenkovic, Dragowski salva con la coscia. La Fiorentina alza leggermente i ritmi ma con grande confusione faticando enormemente a calciare verso la porta di Sepe. Fino al 66’ quando il solito Castrovilli segna un fantastico gol di testa su cross di Dalbert ripetendo la prodezza vista con il Sassuolo. D’Aversa inserisce Barillà per Pezzella ma la Fiorentina ha preso coraggio. Vlahovic calcia debole da ottima posizione. Poi è Chiesa a provarci di testa su cross di Pulgar. A cinque dal termine Montella, sotto il diluvio, prova la carta Pedro, all’esordio ufficiale in maglia viola. Il punteggio non cambia e le squadre devono accontentarsi di muovere la classifica.

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Il Milan dura un’ora, la Lazio sprinta con Immobile e Correa. Ora è quarta

Match divertente nel primo tempo, con Piatek (ma è decisiva la deviazione di Bastos) che riprende Ciro.
Nel finale il Tucu non perdona


Alessandra Bocci


Correa, un incubo per questo Milan. Dopo aver rincorso a lungo Miguel Angel, trequartista dell’Atletico, senza riuscire a prenderlo per evidenti motivi economici, il Milan viene colpito da un altro Correa, Joaquin, casa Lazio, dopo essere riuscito a rimettere in piedi una partita contro una squadra più squadra, più brillante fino alla fine, e ricca di quelle sicurezze che al Milan mancano sempre di più. La Lazio vince (in campionato in casa dei rossoneri non ci riusciva da 30 anni) e vola al quarto posto con l’Atalanta e con il sorprendente Cagliari. Il Milan resta in quelle posizioni tristi che forse si dovrà abituare a frequentare, un undicesimo posto che, alla vigilia dell’incrocio con Juve e poi Napoli, non promette molto di buono. Il tempo delle riflessioni, altre riflessioni, probabilmente arriverà presto.

ALTI E BASSI — Pioli, allenatore accreditato di partenza sempre buone prendendo le squadre in corsa. Stavolta non sta andando così. Il tecnico ridisegna il Milan, e per un po’ gli innesti di Bennacer e Krunic sembrano funzionare. Primo tempo brillante, con diversi errori. Soprattutto al 25’, quando la Lazio coglie l’occasione offerta dalla vocazione offensiva di Theo Hernandez e Krunic: discesa di Lazzari, Bennacer tenta inutilmente di chiudere. Il cross arriva implacabile e Immobile sovrasta Duarte con una buona scelta di tempo. E’ il gol numero cento in maglia Lazio per l’attaccante, che uscirà al 15’ del secondo tempo, perché non al top della forma. Il pareggio del Milan arriva pochi minuti dopo, al 28’, quando Piatek cerca di sfruttare un suggerimento del solito Theo e induce Bastos all’errore.

RIPARTENZE E ERRORI — E’ la serata dei nuovi, perché dopo aver schierato Krunic titolare Pioli manda in campo anche Rebic, costretto però dall’infortunio di Castillejo. Il croato parte piano, ha bisogno di tempo per prendere confidenza con il Milan, intanto la Lazio macina calcio. A metà del secondo tempo le squadre si allungano, e le occasioni non mancano. Rafael Leao appena entrato evita come al solito di tirare, la squadra di Simone Inzaghi spreca un paio di buone ripartenze. Krunic funziona, ma è sempre Theo la spina nel fianco dei laziali. La Lazio insiste, Pioli ridisegna il Milan con un 4-2-3-1 non ben definito, nel quale Bennacer e Krunic si danno l’anima con un certo successo. Ma al 38’ è Correa a riportare in vantaggio la Lazio, sfruttando un bell’assist di Luis Alberto e una dormita di Romagnoli. A questo punto il Milan è senza forze e senza idee. Ironia della sorte, a punirlo è stato un omonimo del giocatore dell’Atletico Madrid a lungo inseguito l’estate scorsa. Ma chissà se Miguel Angel Correa avrebbe davvero spostato gli equilibri di questo Milan dolente. Gordon Singer, figlio del fondatore di Elliott, è tornato in tribuna e non ha portato fortuna. A questo punto, senza agire sul mercato di gennaio, ripartire per il MIlan sarà veramente complicato.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Caprari entra e segna nel recupero:
gode la Samp, beffa tremenda per la Spal

La squadra di Semplici attacca per quasi tutta la partita, ma Audero non deve fare miracoli.
L’ultimo cambio realizza un gol pesantissimo al 91’


Filippo Grimaldi

Colpaccio Samp. Al 46’ della ripresa Caprari di testa regala alla Sampdoria la seconda vittoria della stagione, che allontana i blucerchiati dall’ultimo posto in classifica e manda all’inferno una Spal colpevole di non avere capitalizzato la mole di gioco superiore agli avversari nel primo tempo. Succede tutto nel finale, quando il pari pareva già scritto. Invece Depaoli ha servito un pallone in area dalla destra, Ramirez ha allungato di testa verso Caprari: zuccata vincente e Samp in paradiso. Semplici aveva chiesto una squadra capace di produrre gioco e intensità: nel primo tempo succede proprio così, ma la ripresa dice ben altro. Padroni di casa con Murgia e Valoti titolari e Moncini in attacco al fianco di Petagna. Ranieri ritorna al 4-4-2, ma a sorpresa fa debuttare il norvegese Thorsby sulla fascia destra, con la coppia offensiva Gabbiadini-Bonazzoli, viste le condizioni non ottimali di Quagliarella. Il primo tempo racconta di una Spal più efficace ed organizzata rispetto alla Sampdoria, grazie soprattutto alla spinta garantita sugli esterni da Reca a sinistra e da Strefezza sulla fascia opposta. La squadra di Ranieri fatica a contenerne la spinta. Resta comunque quello che è una sorta di monologo di Petagna e compagni, dopo un buon avvio ospite con Gabbiadini e Depaoli al tiro. Ci provano Kurtic, Moncini, Strefezza e poi la doppia occasione di Reca al 24’: la prima respinta da Audero, la seconda fuori bersaglio. I blucerchiati faticano ad alzare il baricentro, e la manovra offensiva degli ospiti ne risente. Bonazzoli calcia fuori poco dopo la mezz’ora, Gabbiadini su calcio piazzato alza di poco la palla sulla traversa proprio allo scadere di metà gara.

CALMA PIATTA — Non decolla la sfida nella ripresa, che ripropone lo stesso canovaccio del primo tempo, ma con meno intensità: Petagna e compagni più propositivi di una Samp un po’ troppo prevedibile. Al 7’ annullato alla Samp un gol di Gabbiadini in fuorigioco sugli sviluppi di una mischia in area della Spal. Ma servirebbe altro: Semplici inserisce Floccari al posto di un poco efficace Moncini, quindi Missiroli per Valoti. La mossa di Ranieri - Ramirez per Gabbiadini –, che dovrebbe mirare a creare imprevedibilità dalla trequarti in avanti, non sposta gli equilibri della sfida. Tutto inutile, calano il ritmo e la qualità della manovra, anche perché Jankto (crampi) lascia il posto al debuttante Augello. Bonazzoli in scivolata non riesce (38’) a sorprendere Berisha, prima della prodezza di Caprari. La Samp riparte, la Spal resta al palo. Che brutta aria, quaggiù in fondo alla classifica, per gli uomini di Semplici.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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SERIE A 2019/2020 11ª Giornata (11ª di Andata)

02/11/2019
Roma - Napoli 2-1
Bologna - Inter 1-2
Torino - Juventus 0-1
30/10/2019
Atalanta - Cagliari 0-2
Genoa - Udinese 1-3
Lecce - Sassuolo 2-2
Verona - Brescia 2-1
Fiorentina - Parma 1-1
Milan - Lazio 1-2
04/11/2019
Spal - Sampdoria 0-1

Classifica
1) Juventus punti 29;
2) Inter punti 28;
3) Roma punti 22;
4) Lazio, Atalanta e Cagliari punti 21;
7) Napoli punti 18;
8) Fiorentina punti 16;
9) Verona punti 15;
10) Parma punti 14;
11) Milan e Udinese punti 13;
13) Bologna punti 12;
14) Torino punti 11;
15) Sassuolo(*) e Lecce punti 10;
17) Genoa e Sampdoria punti 8;
18) Brescia(*) e Spal punti 7;

(*) Brescia e Sassuolo una partita in meno.
Brescia - Sassuolo rinviata al 18-12-2019 per lutto.

(gazzetta.it)
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11/9/2019 11:04 PM
 
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Torna Caputo e il Sassuolo vince il derby!
Bologna, le trasferte fanno male



Doppietta del bomber dopo l'infortunio e gol di Boga per i neroverdi.
Ai rossoblù non basta Orsolini: quarto k.o. di fila lontano dal Dall'Ara


Matteo Dalla Vite

Il Sassuolo torna a vincere in casa (non succedeva dal 22 settembre contro la Spal) mentre per il Bologna la crisi di risultati (e di prestazioni, soprattutto della difesa) comincia a diventare seria, presente, pressante e molto preoccupante. Doppietta di Caputo (il terzo gol è da "Fuga per la Vittoria"), poi Boga: e il 2-1 momentaneo di Orsolini diventa solo un piccolo acuto in una serata sulla quale il timbro neroverde è visibile e scorticante. Il Sassuolo veniva da tre sconfitte interne in casa e il Bologna da tre k.o. consecutivi in trasferta: la risultante è che sorride De Zerbi mentre la squadra di Mihajlovic deve rivedere tante cose, la fallibilità davanti (nonostante manchino 5 giocatori) e la tenuta dietro.

CAPUTO GOL — De Zerbi lascia inizialmente in panchina Traoré e si affida al trio di mezzo Djuricic (alto a fare anche e soprattutto il trequartista), Magnanelli e Locatelli. Mihajlovic (in panchina Tanjga) si tiene un attaccante di riserva in panca (è senza Destro e Santander) e osa col trio Under 23 formato da Orsolini, Svanberg (al posto di Soriano) e Skov Olsen dietro all'enciclopedico Palacio. L'inizio non è roboante e anzi da due squadre che sanno giocare a calcio ci si aspettava un Lato A ben diverso e meno compassato: tanto possesso-palla a cercare anche il momento giusto e l'errore magari in fase di disimpegno difensivo, per entrambe manovrato. La prima conclusione arriva al 7': Boga si infila in area dalla sua sinistra, tiro lieve che Skorupski prende ad altezza primo palo. La risposta del Bologna è attrezzata da Palacio, Orsolini e Svanberg: tre tiri da fuori area, bloccati senza troppo sudore da Consigli. Il brivido arriva al 21' quando Marlon con grande disinvoltura appoggia indietro per Consigli che, per un metro e dopo rincorsa, sventa un ipotetico autogol clamoroso. Ma il Sassuolo il gol poi lo fa al minuto 34: Skorupski para benissimo un tiro di Locatelli, Boga la prende al limite del campo, rovesciata di Djuricic, carambola e palla a Caputo che infila l'1-0 da due passi.

CORO PER SINISA — Senza Santander, Destro, Soriano, Tomiyasu e Dijks, Tanjga può solo mettere Sansone per dare una sterzata diversa alla partita: c'è subito un'occasione di Poli su cui Consigli non si fa pregare a parare in tuffo. Intanto Danilo e Bani si fanno ammonire: salteranno la prossima gara contro il Parma dopo la sosta. Intanto De Zerbi infila Traoré (che si crea subito un'occasione da gol, parata da Skorupski) per Djuricic e Tanjga Dzemaili (che si prende subito un'ammonizione) per Medel: la curva dei tifosi del Sassuolo dedica un coro a Mihajlovic («Dai Sinisa non mollare») e questo fa giustamente applaudire tutto lo stadio.

LEGNATA SASSUOLO — Il Bologna può prendersi il pareggio ma Magnanelli fa una magia quando Sansone e Palacio scappano in contropiede: palla a te, palla a me, poi arriva il mediano neroverde e sbroglia tutto dando il via all'azione del 2-0 con Boga che taglia in due la difesa del Bologna e piega Skorupski. Il Bologna è demotivato ma non troppo, nel senso che i ricordi di Brescia (rimonta da 1-3) emergono: Krejci mette in mezzo e Orsolini la tocca quanto basta per infilare il 2-1. De Zerbi decide di vincerla davvero e mette Defrel per far stare alta la squadra, il Bologna ci prova ma la definitiva botta arriva da Caputo che (dopo palla persa da Poli) si beve mezza difesa del Bologna e fa 3-1. Ora i rossoblù devono inopinatamente pensare alla classifica, guardandosi dietro. Il Sassuolo, che li scavalca, respira: e anche bene.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Toro passa a Brescia: decidono Belotti e Berenguer.
Delude Balotelli

Granata avanti con due rigori di Belotti nel primo tempo,
Berenguer (pure lui doppietta) chiude i conti nella ripresa.
Brescia in dieci (espulso Mateju) dal 41’.
Mario sostituito a fine primo tempo


Mario Pagliara


E’ ripartito il Toro. E lo fa di gran carriera, di potenza, con uno 0-4 che schianta un Brescia in piena crisi. Il Toro chiude di fatto i conti dopo ventisette minuti, e poi cala il poker nella seconda parte della ripresa. Le doppiette di Belotti su rigore, freddo e preciso due volte dal dischetto, e di Berenguer rovinano il primo pomeriggio di Fabio Grosso sulla panchina del Brescia. La squadra di Mazzarri firma il primo colpaccio in trasferta dopo due mesi e mezzo (l’ultima volta era stato il primo settembre a Parma in casa dell’Atalanta), e conferma i buoni segnali lanciati nella notte del derby. Niente da fare per il Brescia, per nulla rinvigorito dal cambio di allenatore. Doppietta e tredici gol in stagione per Belotti (sette in Serie A, sei nei preliminari di Europa League). Per il Toro questo è un nuovo inizio: uno 0-4 pesantissimo che archivia il momento delicato dei granata.

DEBUTTO AMARO — Per la sua prima panchina in Serie A, Grosso rovescia il Brescia lasciando in soffitta il 3-5-2 di Corini e presentandosi con un 4-3-2-1: Spalek e Aye alle spalle di Balotelli. Donnarumma inizialmente in panchina. Non ci sono sorprese, invece, nell’undici di Mazzarri, che conferma la struttura del Toro del derby, inserendo Nkoulou (rientrato dalla squalifica), confermando Bremer in difesa (fuori Lyanco) e posizionando Lukic in mezzo per l’infortunato Baselli. Davanti la coppia Verdi-Belotti.

VAR E RIGORI — Mazzarri aveva chiesto alla vigilia lo spirito del derby, e lo ritrova subito. Il Toro del sabato pomeriggio di Brescia è subito propositivo e con la testa ben dentro la partita. Lo si capisce già dopo cinque minuti, quando Meité si affaccia verso la porta bresciana scagliando una conclusione potente che sfiora il palo. Bisogna aspettare pochissimo prima che la partita prenda una piega ben precisa. Al quarto d’ora, infatti, l’arbitro Guida assegna il primo calcio di rigore per il Toro, undici minuti dopo arriva il secondo penalty. Belotti li realizza entrambi e al 27’ il Toro è già avanti due a zero. Due episodi chiave e due decisioni giuste dell’arbitro Guida. Il primo è al 15’: Verdi calcia una punizione dal limite, il pallone sbatte su Cistana che è presente in barriera ma che allarga platealmente un braccio. Guida non ha dubbi: ammonizione e rigore, trasformato da Belotti (è il 17’). Il secondo episodio: al 25’ Cistana commette un grave errore a metà campo, ne approfitta Lukic che lancia Belotti. La conclusione del Gallo è deviata in area da un braccio di Mateju. Guida in diretta non se ne accorge, ma ricorre subito al video e assegna il penalty, ammonendo il difensore bresciano. Ancora una volta dal dischetto, Belotti non perdona: al 27’ Brescia-Toro è 0-2.

DOPPIA ESPULSIONE — Succede tanto in questo primo tempo. C’è anche il tempo, dopo il doppio vantaggio del Toro, per l’espulsione – a dire il vero fiscale - dalla panchina del preparatore atletico granata Pondrelli, per aver detto “aiutalo” al quarto uomo. Una parola confusa come una protesta e di conseguenza sanzionata. Molto più determinante è il rosso che Mateju si becca nel finale di primo tempo. Al 41’ il difensore di Grosso commette un brutto fallo su Belotti al limite dell’area: anche stavolta Guida è impeccabile, e il secondo giallo (Mateju era stato già ammonito in occasione del secondo rigore del Toro) è inevitabile. Brescia in dieci uomini.

BALOTELLI FUORI — In avvio di ripresa sorprende la decisione di Grosso di lasciare nello spogliatoio Mario Balotelli al posto del quale entra il terzino sinistro Martella. Il Brescia passa così al 4-4-1. Dopo nove minuti Verdi fallisce un rigore in movimento (palla fuori e calciata malissimo), e due minuti dopo Sirigu è protagonista sulla doppia occasione del Brescia con Aye e Spalek. L’ingresso di Donnarumma carica di entusiasmo il Brescia, vicino al gol con un colpo di testa di Magnani (14’) sul quale Sirigu è costretto a fare gli straordinari.

BERENGUER SHOW — Mazzarri risponde prima con la staffetta Verdi-Berenguer e poco dopo inserendo Laxalt per Lukic (nel finale entra anche De Silvestri), ma in questa fase è il Brescia a farsi preferire nonostante l’uomo in meno. Passato il quarto d’ora di orgoglio bresciano, il Toro riprende il pallino della sfida e al 22’ Belotti ha la palla del tris (assist di Aina) ma Joronen è attento. Appuntamento con il tre a zero solo rinviato: arriva alla mezz’ora, quando Laxalt serve Berenguer che dal cuore dell’area batte Joronen. Mazzarri alza le braccia al cielo, i tifosi granata fanno festa. E non è ancora finita, perché nel finale Berenguer completa lo show calando il poker in contropiede. Sì, il fuoco del Toro è tornato a bruciare.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Barella, tiro da tre punti!
L’Inter soffre, poi ribalta il Verona.
È prima per una notte

Nerazzurri sotto (rigore di Verre) ma protagonisti di una grande reazione.
Attaccanti imprecisi, ma ci pensano Vecino e l’ex Cagliari


Davide Stoppini


L’Inter torna in testa al campionato, almeno per una notte. E lo fa rialzandosi dopo la sconfitta di Dortmund, ribaltando lei stavolta il risultato. Il 2-1 finale sul Verona, dopo il vantaggio gialloblu nel primo tempo su rigore di Verre, porta la firma di Vecino ma soprattutto quella di Barella, che a sette minuti dal 90’ trova un destro imparabile da fuori area, buono per abbattere la resistenza della squadra di Juric.

PRIMO TEMPO — Inter con il solito 3-5-2, Conte sceglie Lazaro a Biraghi sulle fasce. Difesa a tre anche per Juric, con Verre che da trequartista fa il marcatore a uomo su Brozovic e il giovane Salcedo, di proprietà Inter, a infastidire De Vrij e compagni. Ed è proprio Salcedo, al 6’, a firmare la prima occasione del match: riceve palla da Zaccagni, controllo non perfetto e conclusione di sinistro che Handanovic para a terra. Ancora Verona al 9’: Faraoni per Salcedo che trova nuovamente in area l’esterno, il cui tap-in da ottima posizione è ribattuto. L’Inter si sveglia al minuto 10: cross di Biraghi, Lautaro non arriva. E sull’angolo successivo, lo stesso Lautaro di testa manda alto. La squadra di Conte gioca a ritmi bassi. Ad alzarli è all’inizio solo il Verona, che non a caso in ripartenza trova il rigore: Lazovic innesca Zaccagni, toccato in uscita da Handanovic. Al 19’ è Verre a trasformare dagli undici metri e a portare avanti i gialloblu. Lo schema della partita è chiaro. Il Verona è disposto ad abbassarsi moltissimo per poi sfruttare le ripartenze, tanto che De Vrij - ultimo uomo nerazzurro - viene addirittura a giocare il pallone sulla trequarti del Verona. Doppia chance Lukaku al minuto 25. Il belga prima anticipa alla grande sul primo palo su cross di Biraghi, trovando l’ottima risposta di Silvestri. E poi strozza troppo il sinistro da buona posizione, spedendo fuori il possibile 1-1. E’ il momento migliore dell’Inter: al 27’ Brozovic dal limite con il sinistro trova la parte alta della traversa. Il Verona non riparte più, si gioca di fatto in una sola metà campo. Ci prova De Vrij da 30 metri al 37’: Silvestri in angolo. L’occasione più grande dei nerazzurri arriva al 44’: ancora Biraghi mette dentro dalla sinistra, è troppo lunga per Lukaku ma sul secondo palo in posizione defilata sbuca Vecino, Silvestri respinge sulla linea, il pallone sembra entrare, in effetti lo fa ma solo per circa due terzi, perché è bravo Empereur a rinviare in tempo.

SECONDO TEMPO — La ripresa comincia subito con un cambio: al 5’ Juric sostituisce Zaccagni con Tutino. Copione del match identico ai primi 45’, con l’Inter che prova a forzare i ritmi. Al 13’ lunga azione insistita dei nerazzurri, non conclusa da Lautaro che cerca un dribbling di troppo invece della conclusione. E sul ribaltamento di fronte Salcedo spreca la chance di servire Tutino solo davanti ad Handanovic. Al 15’ ci prova Lukaku: sinistro dai 20 metri che però finisce fuori alla sinistra di Silvestri. Minuto 16, altra doppia chance Inter: prima Lazaro si vede deviato un colpo di testa a botta scura, poi è Skriniar a sprecare, sempre di testa, sul successivo corner. E’ il momento dei cambi: al 18’ nell’Inter dentro Candreva per Biraghi, nel Verona Henderson per Verre. E al 20’ i nerazzurri trovano il pareggio: Bastoni cambia gioco per Lazaro, cross dell’austriaco, Vecino a centro area salta più in alto di Gunter e con la testa fa 1-1. Il Verona non ne ha più per ripartire. Al 28’ Bastoni due volte pericoloso: prima con il sinistro impegna Silvestri in angolo, poi con un tiro cross mette in condizione Lukaku di trovare il 2-1, ma il belga non trova il pallone. Ancora Inter: al 31’ ci prova Candreva con il destro da fuori, di poco a lato. Incredibile al minuto 35: retropassaggio alto impreciso di Amrabat, Silvestri non può uscire, Lukaku a quel punto è solo e avrebbe anche il tempo di controllare ma cerca una conclusione immediata di testa che il portiere del Verona blocca a quel punto con facilità. Conte sostituisce Lautaro con Esposito. E al 38’ Barella trova l’eurogol che fa esplodere San Siro: Inter avanti. Juric butta dentro Stepinski per Salcedo, Conte si copre con D’Ambrosio per Lazaro. Il Verona prova a ributtarsi in avanti al primo dei cinque minuti di recupero si rende pericoloso, con una giocata di Lazovic dalla sinistra per Stepinski, che spedisce alta la conclusione di sinistro. E’ l’ultimo battito, finisce qui.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Napoli non esce dal tunnel.
Il Genoa strappa un buon pari tra i fischi del San Paolo



Continua la crisi degli azzurri, contestati dal pubblico di casa:
Radu para tutto e Pinamonti per poco non piazza il colpaccio rossoblù


Mimmo Malfitano

Finisce male. Il pareggio (0-0 contro il Genoa) non basta a evitare ai giocatori del Napoli la contestazione. Fischi e insulti, come non si udivano da tempo. Che tristezza, mentre la classifica diventa ancora più pesante. Carlo Ancelotti esce a testa bassa e la squadra riunita a centrocampo applaude la gente che contesta: i fischi diventano ancora più assordanti. Il Genoa lascia il San Paolo con onore, ha giocato con grande equilibrio finendo, poi, per meritarsi il punto.

C'È MERTENS — L'atmosfera è strana, non abituale per il San Paolo. Sugli spalti c'è poca gente, l'ambiente è freddo. Carlo Ancelotti lascia fuori Arek Milik: la sua è stata una defezione dell'ultima ora. L'attaccante polacco soffre per una contusione al ginocchio. E al centro dell'attacco, a far coppia con Lozano, c'è Dries Mertens, mentre in difesa ecco il ritorno di Hysaj che viene schierato a sinistra al posto di Mario Rui. Tra i pali, invece, va Ospina, Meret è stato tenuto a riposo dopo l'attacco febbrile dei giorni scorsi. Thiago Motta deve fare a meno di Kouamé, nemmeno convocato, e al suo posto c'è Goran Pandev.

ILLUSIONE — Passano appena due minuti e Lorenzo Insigne torva il modo di scaraventare in rete il pallone deviato male da Lozano. Il giocatore esulta, ma l'assistente di Calvarese, Villa, è fermo con la bandierina alzata per segnalare la posizione irregolare del messicano. Il Genoa si difende con ordine, Zapata domina nella propria area di rigore, mentre Schone rischia con quegli appoggi corti che mettono in apprensione la panchina rossoblù. Poco dopo il quarto d'ora, Zielinski ci prova dalla distanza, perché negli spazi è difficile trovare l'inserimento. La conclusione di sinistro viene deviata da Radu. Lozano è agile nelle ripartenze, ma viene contrastato in prima battuta da Ankersen e Romero è pronto al raddoppio. Al 24' è lo stesso attaccante messicano che fallisce una buona occasione, ciccando il pallone. Pandev, intanto, non finisce mai di stupire. Koulibaly e Hysaj sono costretti ripetutamente al fallo ogni qualvolta l'attaccante della Macedonia del Nord entra in possesso di palla: tecnicamente, è ancora piacevole ammirarlo. La gente di Napoli lo ha accolto con un lungo applauso a memoria degli anni vissuti con la maglietta azzurra. Sul suo sinistro, tuttavia, capita il pallone buono (appoggio all'indietro di Agudelo), al 32', ma lo calcia male. Il tempo si chiude con i fischi del San Paolo.

BRIVIDO PINAMONTI — Il Genoa ci crede, comunque, e non si limita sola a difendersi. Anzi, inizia la ripresa aggredendo la metà campo napoletana. Pandev si porta dietro Hysaj e Koulibaly e poi tenta la conclusione a giro, ma la palla termina a lato. Ancora il macedone in azione: suo il cross per il colpo di testa di Pinamonti che esce di poco (5'). Al 15', la prima sostituzione. Ancelotti richiama in panchina Callejon e inserisce Llorente. E due minuti più tardi, il Genoa arriva a un passo dal vantaggio. Agudelo, che tiene sotto scacco Di Lorenzo, trova un cross millimetrico per il destro al volo a porta vuota di Pinamonti: Koulibaly si lancia in tackle e riesce a deviare il pallone in angolo: un prodigio, davvero.

FISCHI PER INSIGNE — Corre il minuto 21 quando Ancelotti sostituisce Lorenzo Insigne. Ed è a quel punto che partono i fischi, mentre il capitano va a dare la mano ad Ancelotti e a tutti i componenti la panchina. Al suo posto subentra Elmas. Negli ultimi 20 minuti il Napoli prova il tutto per tutto e si riversa nella metà campo del Genoa. Al 42' Lozano va via sulla destra e crossa morbido per il colpo di testa di Elmas: Radu vola sulla sua sinistra e devia con la punta delle dita. Una vera prodezza che blinda il risultato.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Cagliari-show, Fiorentina annichilita: i sardi sono terzi!



Prestazione sontuosa della squadra di Maran:
in gol Rog, Pisacane, Simeone, Joao Pedro e Nainggolan.
Viola mai in partita, di Vlahovic le due reti


Francesco Velluzzi

Estasi. Sì, estasi. Il Cagliari non si ferma più. Neppure sotto il diluvio. Come a Bergamo. Per Rolando Maran 10 risultati utili di fila che eguagliano il record di Marco Giampaolo nel torneo 2006-2007. La Fiorentina è seppellita con 5 gol (a 2), 3 in un primo tempo in cui la squadra di Vincenzo Montella (trend negativo, dopo il pareggio col Parma e la sconfitta interna con la Lazio, inframezzata solo dal blitz di Reggio Emilia col Sassuolo) non esiste. Errori dietro (Milenkovic su tutti), centrocampo sovrastato da quello stellare del Cagliari in cui Marko Rog è l’uomo in più. Poi sarà il Ninja Nainggolan a disegnare calcio, imbeccare i compagni, vincere i contrasti e segnare il secondo gol in campionato, con la sua specialità, il tiro da fuori. Viene da pensare che Radja ad Antonio Conte avrebbe fatto comodo.

TIKI TAKA — Il Cagliari fa Tiki Taka, stupisce il fraseggio nello stretto, davvero eccellente, la capacità di andare in porta e al tiro con gli inserimenti di tutti e con due attaccanti che non mancano l’appuntamento col gol. Insomma, quel che si è visto domenica scorsa a Bergamo è tutto vero, il Cagliari può stare lassù. I 24 punti in 12 partite lo dimostrano. La Fiorentina, invece, ha bisogno della sosta per ritrovarsi e riprendere a Verona il cammino interrotto. Commisso ci mette entusiasmo e passione, ma sicuramente non sarà felice.

PRIMO TEMPO — Le formazioni sono quelle previste. Con Maran che preferisce Cacciatore a Faragò e con Montella che conferma la fiducia e la stima verso il baby Vlahovic (2000). Il Cagliari parte forte, quasi a voler mostrare immediatamente intenzioni e, soprattutto, ambizioni, a questo punto legittime. Dopo 3’ Simeone sbaglia da due passi sul colpo di testa invitante di Joao Pedro. Il Cagliari ha in mano il gioco con un Rog devastante. Solita commozione per il ricordo di Davide Astori al minuto numero 13, ma al 17’ i rossoblu passano: combinazione Joao Pedro-Nainggolan (il capitano ha colorato di biondo la rasatura) che d’esterno libera Rog che scarica sull’incolpevole Dragowski. Un minuto dopo Milenkovic evita che Joao faccia il bis sulla respinta del portiere al tiro del Cholito. La Fiorentina è in bambola e il suo nuovo gioiello, Castrovilli, mai in partita, becca un giallo per brutto fallo su Simeone. Milenkovic regala un pallone al Ninja che non coglie l’attimo e si fa recuperare ma al 26’ su corner battuto alla perfezione da Cigarini, Pisacane svetta eludendo i suoi controllori. Stavolta il Ceppitelli lo fa lui e il Cagliari fa il bis. Che dopo 8’ diventa tris perché Simeone, che a Firenze non volevano più, mette la sua firma - e pure di tacco -dopo che Dragowski aveva detto di no a Radja. La reazione viola è in un tiro di Pezzella respinto da Olsen e spedito in angolo da Pisacane e su una ripartenza di Chiesa che spara alto.

RIPRESA — Montella lascia negli spogliatoi Lirola (anonimo) per inserire un altro giovane, Sottil, e fare il 4-3-3. Il primo scossone arriva con una sventola di Dalbert che, come sempre, trova le manone di Olsen. Ma le ripartenze interne sono micidiali: il Cagliari mette un muro sui tentativi viola e in uscita Nainggolan dipinge calcio mandando in porta (al 9’) Joao Pedro che non sbaglia e fa sei gol in campionato, a uno dal suo top in A, ma dopo 12 giornate. Un capolavoro di intelligenza del Ninja che trova il corridoio giusto e la precisione chirurgica del brasiliano, mai così incisivo da quando è a Cagliari. Ma il Ninja non si ferma e al 20’ regala una perla, come contro la Spal: gran botta e 5-0. Che scoppola! Montella toglie anche Chiesa, l’unico che ha provato a fare qualcosa in un marasma totale. Dentro Ghezzal. Con lui c’è una mini scossa. Maran mette Cerri per Simeone, il pubblico si alza in piedi e l’abbraccio tra il tecnico e il Cholito è bellissimo. Breve relax e la Fiorentina con Vlahovic trova il gol, il primo in A a 19 anni. Una piccola soddisfazione per il serbo. Che nel finale, su distrazione di un troppo supponente Pellegrini, trova anche il bis. Ultimo sussulto di una gara in cui c’è gloria anche per Daniele Ragatzu. Il Casteddu è in trionfo, da una curva all’altra, ma lo speaker ricorda il più grande di tutti, Gigi Riva, che giovedì ha compiuto 75 anni. E resta il primo vero tifoso del Cagliari.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Super Correa: poker Lazio al Lecce e profumo di Champions

Dopo la delusione in Europa League, i biancocelesti si riprendono
in campionato nella giornata delle 200 presenze in A di Immobile.
I pugliesi sbagliano il rigore del 2-2 con Babacar, poi crollano


Nicola Berardino


Quarta vittoria di fila per Lazio che rifila quattro gol al Lecce ma deve faticare tanto prima di godersi i tre punti. Una doppietta di Correa, un gol di Milinkovic e un rigore realizzato dal capocannoniere Immobile alla 200esima gara in A danno ai biancocelesti il passo giusto per la Champions. Il Lecce riesce a pareggiare con Lapadula la prima rete laziale e potrebbe fare il 2-2 se Babacar infilasse Strakosha dal dischetto (annullato il gol di Lapadula sulla ribattuta). La squadra di Liverani gioca a testa alta e con orgoglio fino alla fine (La Mantia fa il secondo gol), ma paga la maggiore qualità degli avversari.

LAPADULA RISPONDE A CORREA — Rispetto all’undici schierato giovedì col Celtic, Inzaghi può ripresentare dal primo minuto Luis Alberto, Lulic e Correa mentre Patric torna titolare dopo due partite. Tra i salentini Liverani rinnesta a metà campo Tachtsidis dopo la squalifica. Non recupera Falco: out pure Tabanelli. Gabriel subito reattivo sui tentativi di Correa e soprattutto di Luis Alberto (destro a giro, deviato in angolo dal portiere). Al primo varco si sgancia pure il Lecce: Strakosha para su Babacar. Poi ci provano anche Mancosu (alto) e Tachtsidis (parato) dalla distanza. Innescato da Leiva, al 13’ Milinkovic in acrobazia conclude alto. Ancora Babacar al tiro, ma Strakosha vigilia. Gara a tutto campo. Al quarto d’ora, Luis Alberto insidia nuovamente Gabriel: fuori bersaglio. Ghiottissima la chance sciupata dal Lecce sul ribaltamento di fronte: Mancosu da centro area non inquadra lo specchio della porta. Al 25’, colpo di testa sopra la traversa di Lulic. Gara a ritmo sostenuto. La Lazio lavora ai fianchi il Lecce. Al 30’, assist illuminante di Luis Alberto, Correa infila Gabriel con un diagonale secco e sigla l’1-0. Zampata di Immobile per cercare il raddoppio: Gabriel fa muro. Sopra la traversa una chance con Lazzari. Al 40’ il Lecce pareggia con Lapadula indirizzato da una spizzata di testa di Rossettini su tocco dalla bandierina di Calderoni (proteste laziali per un mani di Babacar nell’azione che ha portato al corner). La Lazio riavvia il motore dell’attacco. Al 42’, clamorosa l’opportunità fallita da Luis Alberto: pallone alto da buonissima posizione.

POKER LAZIALE — Dopo, l’intervallo ancora lo spagnolo in primo piano per arrivare al tiro, specialmente al 5’ con una capocciata di poco sul fondo. Primo cambio nella Lazio: Cataldi rileva Leiva in regia. Al 6’, prodezza di Strakosha su colpo di testa di Babacar: Lecce vicinissimo al secondo gol. Due minuti dopo è Tachtsidis a impegnare il portiere laziale. La squadra di Inzaghi si rilancia: all’11’, incornata di Milinkovic sul fondo. Non sbaglia il serbo al 17’, quando si fionda a rete su un traversone di Acerbi dalla sinistra e non dà scampo a Gabriel. Il gol di Milinkovic non smonta il Lecce. Al 20’ Patric anticipa Calderoni in angolo. Manganiello ravvisa un rigore per un contatto tra Milinkovic e Mancosu. Al 22’, il tiro dal dischetto di Babacar viene ribattuto da Strakosha, Lapadula calcia in rete ma il gol vien annullato (tramite Var) perché l’attaccante del Lecce era già entrato in area prima dell’esecuzione del rigore. Liverani sostituisce Majer con Shakhov e poi Babacar con La Mantia. In mezzo anche la seconda sostituzione della Lazio: Bastos al posto di Patric. Al 29’, Luis Alberto sfiora il palo. Risponde Shakhov, para Strakosha. Mani di Calderoni al 32’: Manganiello indica il dischetto. Immobile realizza il suo 14esimo gol in campionato con colpo angolato. E al 35’ arriva il poker biancoceleste: da Immobile per il sinistro di Correa sotto la traversa. Prima doppietta in biancoceleste per l’argentino che sale a sei gol in questo campionato e fissa il suo nuovo primato realizzativo. Il Lecce non si arrende e al 40’ segna con La Mantia, servito da Petriccione. Ultimi cambi: nella Lazio, Berisha per Correa; nel Lecce, Rispoli per Meccariello. Salentini ancora all’attacco: Strakosha sventa su Tachtsidis. Quattro minuti di recupero. Lazio si corazza nella propria metà campo. Palo di La Mantia e ancora Strakosha in vetrina prima dell’esultanza finale di Inzaghi e della sua squadra.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Musso para un rigore al 98' e salva l'Udinese!
Amarezza Spal, ma non è più ultima



Grandi emozioni nel recupero. Dopo l’exploit contro il Genoa Gotti resta imbattuto.
Per Nestorovski palo e gol annullato.
La squadra di Semplici conquista il primo punto in trasferta


Guglielmo Longhi

Le uniche emozioni di una partita piuttosto triste arrivano nel finale, quando l’arbitro Massa assegna alla Spal un rigore per un fallo di mani di Sema visto dal Var. Giusto. Potrebbe essere la svolta, la Spal potrebbe conquistare la prima vittoria e segnare il primo gol in trasferta. E invece Petagna si fa parare il tiro (non malissimo, per la verità) da uno straordinario Musso. Finisce così, col risultato più giusto, una gara dominata dall’equilibrio e della paura. Gotti lascia la panchina dell’Udinese con una vittoria o un pareggio o si farà convincere a restare, come sperano i tifosi e la società? Il tecnico ha già chiaramente spiegato quali sono le sue intenzioni. Difficile che possa cambiare idea.

EQUILIBRIO — Semplici cambia la coppia d’attacco rispetto a lunedì: Paloschi-Floccari al posto di Petagna-Mocini, c’è l’ex Felipe al centro della difesa, Valdifiori regista. Udinese con Okaka-Nestorovski, sperando che De Paul trascini la squadra: non accadrà. Le squadre sono costruite sul 3-5-2, giocano a specchio e finiscono con l’annullarsi. E’ l’Udinese a fare la partita nel primo tempo, con una buona occasione già al 4’: palo di Nestorovski su invito di Stryger Larsen, molto vivace sulla destra. Poi è ancora il macedone ad andare a segno di testa, ma il gol è annullato per fuorigioco. La Spal si limita a controllare senza cercarsi rischi. L’inedita coppia funziona a metà: Floccari si muove bene, arretrando a cercarsi palloni giocabili (15’, girata a centro area deviata sopra la traversa), ma è Floccari che gira a vuoto. La partita vive sulla paura di sbagliare e sugli episodi: Berisha è strepitoso deviando di piede una conclusione di Mandragora che poi manda alto la respinta, mentre Kurtic impegna Musso con un colpo di testa. Episodi, perché a vincere è l’equilibrio.

POCO LUCIDI — Il secondo tempo è, se vogliamo, ancora più sconclusionato. L’Udinese ci prova con poca lucidità: l’idea migliore è di Mandragora al 32’, diagonale di destro fuori di un soffio. I tecnici cambiano l’attacco senza grandi risultati: Lasagna per Nestorovski, Petagna per Floccari. La Spal va vicino al gol con Sala. Ma restano fiammate. Prima dell’episodio raccontato all’inizio. Si chiude senza gol e con molti rimpianti: quelli della Spal, che comunque lascia l’ultimo posto al Brescia, anche se ha una gara in più.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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11/10/2019 11:10 PM
 
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La Samp ci prova ma un’Atalanta stanca e in 10 porta a casa il pareggio



Match senza reti e con poche emozioni.
Padroni di casa più aggressivi ma non sfondano nemmeno dopo l’espulsione di Malinovskiy


Filippo Grimaldi

Seconda partita di seguito senza segnare per l’Atalanta che pure vanta il migliore attacco del campionato. E la nuova Samp versione bunker di Ranieri strappa uno 0-0 che le va anche stretto, avendoci provato più dell’avversario, malgrado Bonazzoli si fermi subito e Quagliarella non sia mai ripartito.

MATCH BLOCCATO — Ranieri perde subito l’uomo più in palla, Bonazzoli, e si gioca un cambio con Caprari. Samp più aggressiva, mentre l’Atalanta inizia molle e, complice l’assenza di Gosens, non trova i consueti sfoghi sulle fasce. Ne nasce un primo tempo bloccato, anche perché con Ekdal e Viera Ranieri ha trovato la cerniera giusta per proteggere Audero.

SFUMATURE DI ROSSO — Stesso copione nella ripresa, con Gasp che prova a scuotere i suoi inserendo prima Arana per Hateboer (Castagne trasloca a destra) e poi Barrow per Muriel. La possibile svolta tra il 70’ (subito dopo l’ingresso di ramirez per Quagliarella) e il 74’. Il rosso che poteva prendersi Ferrari per un fallo da ultimo uomo su Barrow viene invece sventolato a Malinovskiy, già ammonito e rude su Viera.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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11/10/2019 11:14 PM
 
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Roma sconfitta e sorpassata: Sprocati e Cornelius lanciano il Parma

I giallorossi scivolano fuori dalla zona Champions, scavalcati da Lazio e Cagliari.
Emiliani da soli all'ottavo posto


Massimo Cecchini


Pomeriggio a sorpresa al Tardini. Il Parma vola all'8° posto in classifica e la Roma, perdendo la seconda partita in quattro giorni, scivola al 5° a pari merito con l'Atalanta, complicando in una settimana sia la qualificazione in Europa League che quella in Champions. Tutto questo, grazie un 2-0 santificato dalle reti di Sprocati e Cornelius approfittando forse della stanchezza per l'impegno continentale dei giallorossi. Insomma, davanti agli occhi del doppio ex Cassano, e delle bandiere emiliane Benarrivo e Melli, va in scena l'impresa.

SPINAZZOLA E GERVINHO — Fonseca sceglie la stessa squadra che ha perso a Moenchengladbach, con l'eccezione di Spinazzola al posto di Santon (e per Florenzi è la sesta esclusione di fila), disegnando un 4-2-3-1 che chiede a Zaniolo e Kluivert sulle fasce le accelerazioni giuste ed il pressing alto. I giallorossi partono forte, accumulano tre angoli in 7 minuti, con lo stesso Zaniolo al 6' murato al momento del tiro e con Fazio che di testa manda a lato. Superato il primo quarto d'ora di sbandamento, a squadra di D'Aversa si riorganizza grazie alla regia di Scozzarella, su cui si alternano a turno Dzeko e Kluivert in pressing. In mediana crescono Hernani su Mancini e soprattutto Kucka su Veretout. Ai lati, manco a dirlo, tocca a Gervinho dare sprint, con Kulusevski sull'altro lato pronto a mettere in difficoltà Kolarov, mentre Cornelius vince tanti duelli aerei a centrocampo proponendo ottime"seconde palle" per i compagni pronti ad inserirsi. L'impressione è che la Roma accusi la fatica di Europa League, in principal modo in uno degli uomini cardine degli ultimi tempi, cioè Pastore. Così da quel momento arriva un rosario di conclusioni tutte emiliane: al 16' Gervinho, da azione d'angolo, tira alto appena dentro l'area; al 18' Cornelius conclude dal limite, la sua conclusone e deviata, ma Lopez si supera e manda in angolo; al 21' è Cornelius che manda alto, mentre al 34' sempre Cornelius, servito dalla fascia da Kulusevski, ciabatta male di destro. Sulla ripartenza l'azione finisce con un Tito di Kolarov alto. Intanto, mentre al 26' Santon prende il posto di Spinazzola - vittima di un ennesimo infortunio muscolare - Gervinho saluta al 37' con una bella conclusione che però finisce larga. Anche lui, infatti, chiede il cambio e al suo posto entra Sprocati, ma a farsi pericoloso è ancora il Parma, con Gagliolo, che al 39' impegna Lopez con una botta centrale. Intanto la Roma si scuote e in ripartenza è il vivace Kluivert, al 44', a impegnare Sepe col primo tiro nello specchio della porta. I titoli di coda del primo tempo sono di Sprocati, che al 48' impegna il portiere giallorosso.

TRAVERSA DI KOLAROV — Nella ripresa la Roma parte forte e al 10', per un fallo al limite su Veretout, si procura una punizione che Kolarov batte colpendo la traversa, sulla ribattuta si avventa Pastore, il cui tiro è deviato in angolo da Sepe. i giallorossi insistono, Kluivert conclude sporco, ma il portiere emiliano blocca. I cambi modificano l'assetto della Roma. Fonseca fa uscire uno stanco Pastore per inserire Under, spostando Zaniolo sulla trequarti. Il primo effetto però è pernicioso, perché al 23' il Parma passa, grazie a un'azione costruita sulla fascia sinistra da Gagliolo, bravo a dare a Sprocati, il cui sinistro non pulito si infila a fil di palo alla sinistra di Lopez. I giallorossi sbandano e al 27' il portiere spagnolo deve compiere un miracolo deviando una gran conclusione di Cornelius, che al 31' sfiora il palo. A quel punto, la squadra di D'Aversa si arrocca, anche perché - con l'ingresso di Bruno Alves per Gagliolo infortunato - in difesa passa a cinque, mentre la Roma risponde con un virtuale 4-2-4, che però fa solo salire in cattedra Sepe, bravo a deviare in angolo sui tiri dal limite di Zaniolo (33'), Under (40') e Kluivert (42'). Inutile dire che, coi giallorossi tutti riversati nella metà campo emiliana, ci sono praterie per gli attaccanti di casa, e così in un contropiede è Lopez che evita il bis, deviando alla grande su Kulusevski, autore di una prova gigantesca. Il portiere spagnolo, però, nulla può quando, nel forcing finale, Kluivert perde palla a metà campo, Hernani s'invola e Cornelius lo fulmina da pochi passi. È l'apoteosi del Parma, che ammutolisce i quattromila tifosi giallorossi presenti, che tornano a Roma pieni di dubbi.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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