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Campionato di Calcio Serie A 2019 - 2020. Tutte le partite - Calendario - Commenti.

Last Update: 8/2/2020 11:36 PM
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CR7? No, è Dybala l'ammazza Milan!
E la Juve torna in vetta



L'argentino entra al posto di Ronaldo e decide una sfida molto equilibrato con i rossoneri.
Szczesny para tutto e chiude la porta


Luca Bianchin

Juve-Milan si riassume in una scena e - grande colpo dello sceneggiatore – non è un gol, non un rigore sbagliato, non un'espulsione. È una sostituzione. Minuto 55, Sarri manda in campo Dybala al posto di Ronaldo e il mondo si stupisce. Ma come, CR7 sostituito due volte in quattro giorni? Sì, due volte in quattro giorni. Cristiano va direttamente negli spogliatoi con la faccia scura, senza passare dalla panchina e dicendo qualcosa a Sarri. Al post-partita per la soluzione del dubbio: scelta tecnica o problema fisico? Quello che conta è che Dybala 13 minuti prima del 90' riceve da Higuain – la vecchia HD sempre di moda – e salta secco Romagnoli. Poi, col destro (!), la mette nell'angolo per l'1-0: alla Juve basta questo per passare la sosta in testa alla classifica, a +1 sull'Inter. Un grande classico della stagione: vittoria di misura, nel secondo tempo, con un gol dalla panchina.

LA PARTITA — La cronaca della partita infatti segue un copione già visto: primo tempo equilibrato (con più Milan, addirittura) e Juve vincente nel secondo con la giocata di un campione. Sarri rinuncia a Dybala, Douglas Costa e Ramsey contemporaneamente e sembra un fioretto in vista dell'Avvento: tutta la qualità in panchina. La Juve così comincia a ritmo basso e allo stesso modo continua per oltre un tempo: combinazioni in velocità al minimo, occasioni poche. Il Milan, pur senza impressionare, non sembra una squadra in crisi e ha almeno tre occasioni per andare in vantaggio. Uno: Suso dopo 16 minuti mette sulla testa di Piatek una palla da girare in porta ma Krysztof devia malissimo. Due: triangolazione volante Bennacer-Conti-Paqueta, tutto di prima, con bella parata di Szczesny sul colpo di testa del brasiliano. Tre: bell'idea di Paqueta per Piatek in contropiede, con tiro deviato dal solito Tek in zona primo palo. La Juve, prima del colpo a effetto di Dybala, è tutta in un tiro di Higuain deviato da Donnarumma e da un destro a giro di Matuidi a inizio secondo tempo. Se parliamo di divertimento, meglio il finale, con qualche occasione di qui e di là. Per il Milan, una punizione e due destri, tutti di Calhanoglu, con Szczesny sempre attento. Per la Juve, un contropiede di Dybala con altro dribbling su Romagnoli e altro tiro di destro, questa volta respinto alla grande da Donnarumma.

CHE COSA RESTA — Il primo bilancio dice che il Milan torna a Milano con la chiara idea che non tutto è da buttare, anzi. La squadra ha tenuto il campo nello stadio più difficile d'Italia e atleticamente ha retto bene fino alla fine. Certo, la mancanza di un 9 pericoloso è troppo importante: Piatek ha sfruttato male l'occasione del primo tempo (e non solo), mentre Leao si è visto poco nei suoi 25 minuti più recupero. In casa Juve invece si parlerà per qualche ora di cinismo e Ronaldo. Cinismo: i punti guadagnati nell'ultima mezz'ora sono già 10, record del campionato. Ronaldo: in un'ora scarsa, ha lasciato l'impressione di una condizione fisica (molto) precaria e un tiro centrale, annegato in una partita scolorita. Per capire quanto sia stato eccezionale il cambio, occhio alla statistica: negli ultimi 10 anni, era stato sostituito prima del 60' solo nove volte.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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SERIE A 2019/2020 12ª Giornata (12ª di Andata)

08/11/2019
Sassuolo - Bologna 3-1
09/11/2019
Brescia - Torino 0-4
Inter - Verona 2-1
Napoli - Genoa 0-0
10/11/2019
Cagliari - Fiorentina 5-2
Lazio - Lecce 4-2
Sampdoria - Atalanta 0-0
Udinese - Spal 0-0
Parma - Roma 2-0
Juventus - Milan 1-0

Classifica
1) Juventus punti 32;
2) Inter punti 31;
3) Lazio e Cagliari punti 24;
5) Atalanta e Roma punti 22;
7) Napoli punti 19;
8) Parma punti 17;
9) Fiorentina punti 16;
10) Verona punti 15;
11) Torino e Udinese punti 14;
13) Sassuolo(*) e Milan punti 13;
15) Bologna punti 12;
16) Lecce punti 10;
17) Genoa e Sampdoria punti 9;
19) Spal punti 8;
20) Brescia(*) punti 7;

(*) Brescia e Sassuolo una partita in meno.
Brescia - Sassuolo rinviata al 18-12-2019 per lutto.

(gazzetta.it)
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Juve, è una vittoria pesantissima!
Super Higuain stende l'Atalanta: è 3-1



Salvati dalla traversa sul rigore di Barrow e sotto per il gol di Gosens,
i bianconeri rimediano grazie alla doppietta del Pipita e il sigillo di Dybala nel finale


Filippo Conticello

Questo 1-3, sorprendente per l'aria che tirava a Bergamo, è un messaggio potente al campionato, rumoroso almeno quanto questo pubblico: se la Juve riesce a risorgere dalle pareti dell'inferno in 20 minuti (e senza Ronaldo), se ribalta con un tris un'Atalanta indiavolata e in vantaggio, allora per Conte sarà davvero difficile spodestarla dal trono. Anche perché Sarri, pur non avendo ancora il "suo" gioco, può stringersi intorno ai suoi campioni: uno, il Pipita, quando arriva da queste parti non ha un briciolo di cuore. La sua doppietta in rimonta, suggellata poi da Dybala, ha reso quasi inutile il gol di Gosens e le virtù di Gasperini.

PRIMO TEMPO — Mancheranno pure Ilicic e l'incubo della Signora Zapata, l'imprevedibile Muriel sarà pure costretto alla panchina, ma la Dea resta comunque un… dentista. Tra l'altro, qua a Bergamo la Juve subisce sempre sedute dolorose, segno che Guardiola non aveva poi torto a paragonare il Gasp a un cattivissimo odontoiatra. Nel primo tempo, per esempio, gli uomini di Sarri erano pure partiti benino con Cuadrado terzino e Bentancur interno di sinistra, ma presto sono finiti sotto ai soliti ferri. Un rigore causato dall'ennesima mano galeotta della stagione, stavolta di Khedira su cross del Papu, è la spia che qualcosa sta accadendo. Musa Barrow, titolare di giornata accanto a Gomez, lo stampa sulla traversa, ma da lì l'Atalanta rimaneggiata impone le sue frequenze da vertigine. Perché la Juve esca indenne dal primo tempo ci deve mettere le mani Szczesny con una parata strepitosa su colpo di testa di Pasalic. Poi su un tiro a botta sicura di Hateboer deve salvare in spaccata disperata De Sciglio. Il senso di pericolo è costante, incombente, ma se da un lato quel diavolo del Papu è ispiratissimo, dall'altro De Ligt pare finalmente il muro possente che ci si aspetterebbe. Meno lucido Dybala, vice-Ronaldo di giornata, che passa i primi 45' a litigare con pubblico e avversari, mentre a volte Higuain tarda un po' prima di scoccare. Da aggiungere pure i 25' deludenti di Federico Bernardeschi, uscito però per un problema alle costole (dentro Ramsey). In generale, i bianconeri faticano maledettamente a tirare su il pallone in un partita di gran fisicità e nervosismo: non si contano i duelli a tutto campo e in 45 minuti sono addirittura sei i gialli, tre per squadra.

SECONDO TEMPO — Non poteva durare tanto la resistenza sarrista: anche nel secondo tempo il ritmo è infatti lo stesso, tambureggiante, e all'11' arriva l’inevitabile. Barrow riscatta il rigore sbagliato e qualche errore di troppo servendo un cross dolcissimo per la zuccata-gol di Gosens. Palla da destra ed esterno che taglia da sinistra: è l'azione classica del dentista Gasperini, anche se Cuadrado in ritardo dimostra che serviranno ancora lezioni di Barzagli per diventare un terzino completo. La mossa bianconera, a quel punto, è l'unica plausibile: per invertire il trend, serve un po' di follia e solo Douglas Costa può garantirla. Entra al posto di Bentancur e si piazza sulla trequarti, facendo arretrare Ramsey da mezzala. La Signora si scuote per disperazione, Dybala esce dal torpore e per poco non trova il gol dell'anno: la serpentina in area è maradoniana, ma un tocco di troppo la rende vana. La fisicità di Can si aggiunge alla battaglia, ma ciò che conta è la tempra del gruppo: mai dare per morta questa Juve, anche in pomeriggi passati a farsi estrarre i molari. Quando meno sembra possibile, Higuain rovescia completamente la storia. Si conferma il solito castigatore della Dea, ma soprattutto un centravanti con i fiocchi. La girata del suo pareggio al 25' è fulminea, la deviazione di Toloi sfortunatissima e sul tabellone di colpo c'è scritto 1-1. Anzi, no: diventa 2-1 dopo 8 minuti perché sempre il Pipita completa l'azione sul fronte destro Dybala-Cuadrado. E nel recupero serve in contropiede la Joya che si accentra col mancino e fa tris. Alla fine i bianconeri raccolgono i frutti di una reazione più nervosa che razionale: il punteggio è molto più largo dei valori visti in campo. Ben oltre i demeriti di un'ottima Atalanta, ma è il messaggio al campionato (e a Conte) a pesare.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Milan e Napoli danno segni di risveglio.
Ma a San Siro è solo 1-1

Bel primo tempo con le reti di Lozano e di un ritrovato Bonaventura.
Ma la classifica di Pioli e Ancelotti resta deludente


Alessandra Gozzini


La partita che nessuno poteva fallire è stato un mezzo successo per entrambe. In questi casi un punto è guadagnato: per il Milan che gioca una partita propositiva (che dimostra ancora una volta la necessità di un centravanti) e per il Napoli che esce con altre buone sensazioni da San Siro. Le grandi deluse si sfidano in uno stadio che invece le accoglieva in una delle versioni migliori della stagione: 61 mila spettatori. Non è stato possibile apprezzare Suso, in formazione e in campo per il riscaldamento prima che venisse messo k.o. dalla gastroenterite. Al suo posto Rebic, un sostituto non all’altezza e anche lui non al meglio: ha sbagliato cose semplicissime, all’intervallo Pioli lo ha tolto dando spazio a Kessie. Nel Napoli fuori Manolas e Fabian Ruiz, dentro Maksimovic ed Elmas. In campo non c’è paura di sbagliare e la tensione non blocca il gioco, che resta piacevole: l’inizio è di marca rossonera, la squadra produce ma non rispetta fino in fondo l’indirizzo di Pioli. L’allenatore aveva chiesto di portare palle in area per Piatek, che invece resta inservito e nella solita versione di spettro in mezzo al campo. La tensione e l’equilibrio sono definitivamente rotti dal vantaggio ospite: la conclusione dal limite dell’area di Insigne si stampa sulla traversa ed è Lozano il più rapido ad approfittarne per ribadire in gol. Vantaggio che dura appena 5’ quando è il tiro a giro del ritrovato Bonaventura ad avere successo. Hysaj è fortunato a non entrare nel tabellino dei marcatori come autore di autogol, nel finale di tempo è Rebic a schiacciare di testa a lato un’occasione facile dopo una gran palla di Krunic. Anche Insigne sbaglia: lanciato da solo verso Donnarumma, sbatte su Gigio il possibile 1-2.

FISCHI PER PIATEK — Con Kessie dentro nella ripresa è Paquetà ad alzare il proprio raggio d’azione in zone più offensive. Koulibaly è il primo a essere pericoloso in rovesciata nel secondo tempo. Mertens e Younes per Callejon e Insigne è la doppia mossa di Ancelotti. E’ la ripartenza del belga che origina il giallo per simulazione in area di Elmas, che cade senza che Donnarumma lo tocchi. Poi è Paquetà che tenta di imitare Bonaventura con un tiro a giro da fuori ma senza la stessa precisione. A poco più di 10’ dalla fine Piatek ricorda quanto è dolce il sogno Ibra: il polacco sbaglia a incrociare da due passi (complice la presenza di Koulibaly) e San Siro è sconfortato. Llorente e Leao (per un fischiatissimo Piatek) sono le ultime due mosse per provare a vincere, anche se il più pericoloso risulta Allan. Un buon punto almeno per la ripartenza: la strada, per entrambe, è ancora lunga.

Gazzetta dello Sport
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Grande Inter a Torino:
tris con Lautaro, De Vrij e Lukaku.
Conte tiene il passo Juve

Mazzarri paga il k.o. in avvio di Belotti e le parate di Handanovic:
spietati i nerazzurri, che non mollano Sarri


Mario Pagliara


E’ un atto di forza, è una risposta prepotente quella che l’Inter di Antonio Conte spedisce sotto il diluvio da Torino alla Juve che nel pomeriggio era passata a Bergamo. I nerazzurri travolgono con tre gol un Toro troppo timido per giocarsela contro una squadra così attrezzata, forte e in salute. Nerazzurri già sul doppio vantaggio dopo trentadue minuti, nella ripresa poi fa festa anche Lukaku con il suo decimo gol in Serie A: Conte supera a pieni voti la notte dell’Olimpico e resta a un punto dai bianconeri (l'unica nota negativa è l'infortunio di Barella, per lui distorsione al ginocchio destro). Il Toro di Mazzarri torna invece nella buca, conferma la maledizione della sosta, quando alla ripresa non ha mai vinto, e resta in ansia per l’infortunio al costato che dopo tredici minuti ha costretto Belotti a tornare sotto la doccia. Il Gallo è stato accompagnato in ospedale per accertamenti prima che la partita finisse. Per Mazzarri è la peggiore sconfitta casalinga nel suo biennio granata.

SENZA BELOTTI... — C’è un Toro con Belotti, ce n’è poi un altro senza. Questa sera sotto un diluvio (in serata su Torino è scattata l’allerta rossa per il maltempo) se n’è avuta l’ennesima controprova. L’Inter si conferma una brillante corazzata forgiata nel laboratorio di Antonio Conte: d’acciaio in difesa, letale nelle ripartenze in velocità con Lautaro e pronta a sfondare i muri con Lukaku. Non è affatto un caso che la squadra di Mazzarri abbia incassato il gol di Lautaro che ha stappato la partita proprio quando il Gallo era fuori dal campo. Da allora, nonostante qualche segnale lanciato di buona volontà, è cominciata un’altra partita. Un po’ alla volta il Toro si è sgonfiato fino a crollare, l’Inter è venuta fuori controllando il campo e facendo male quando ne ha avuto l’occasione. Eppure, ci sarebbe da sottolineare pure che l’avvio dei granata non era stato per nulla male. Una decina di minuti giocati con personalità, poi però l’infortunio di Belotti ha fatto saltare tutto. Accade al quinto, quando da uno scontro area con Skriniar è il capitano granata a cadere male, riportando una botta al costato, costretto al cambio con Zaza al tredicesimo. Un minuto prima l’Inter era già avanti.L’Inter è squadra che gioca ai limiti della perfezione nei meccanismi, e sa approfittare dei momenti propizi. Il primo è servito subito: minuto dodici, Belotti è dolorante davanti alla panchina, il Toro in campo è in dieci. Vecino capisce che è il momento di affondare il colpo e verticalizza immediatamente una palla spiovuta a centrocampo. Il resto lo fa Lautaro, l’altro Toro della serata dell’Olimpico, che brucia sullo scatto in maniera impressionante Izzo e punisce Sirigu. Il Toro è stordito, l’Inter comincia a viaggiare che è una bellezza. Bisogna arrivare alla mezzora per rivedere i granata dalle parti di Handanovic: prima Ansaldi (lo sloveno si oppone coi pugni), poi Verdi (respinto in angolo) e infine Nkoulou (non trova la porta) ci provano senza successo. Tutto in trenta secondi o poco più. E’ però una fiammata, perché la squadra di Conte è in controllo e le riesce spesso di spaccare nel mezzo il Toro. Accade ad esempio al 32’, quando Lukaku ha una grande occasione, ma trova sulla sua strada Sirigu che si rifugia in angolo facendosi aiutare dalla base del palo. Sugli sviluppi del corner, Biraghi pesca con un assist delizioso De Vrij incredibilmente solo nell’area del Toro (è nella zona di Izzo) e dopo trentadue minuti l’Inter è già avanti due a zero. Prima dell’intervallo, i nerazzurri falliscono un contropiede centrale (tre contro uno) con Sirigu spettacolare nell’opporsi a Barella. Nel recupero si infortuna proprio Barella, sostituito con Borja Valero. C’è gloria anche per Handanovic, protagonista al 47’ di una parata d’istinto eccezionale su De Silvestri.


LUKAKU DA DIECI — Di quanto l’Inter sia devastante negli affondi centrali, complice una serata da dimenticare di Nkoulou, Bremer e Meité, diventa ancora più lampante nei primi dieci minuti della ripresa quando la squadra di Conte ha subito due occasioni per chiudere i conti. E se la prima con Lautaro non trova fortuna, la seconda con Lukaku mette il sigillo e il fiocco sulla vittoria nerazzurra. L’azione in ripartenza è bellissima quanto efficace: Lautaro innesca Brozovic a centrocampo, illuminante il filtrante per Lukaku che sfonda nel cuore dell’area granata e piazza un diagonale preciso firmando il suo decimo gol in Serie A. Mazzarri getta nella mischia Aina e Berenguer, ma ormai la partita è andata. Ci voleva tutto un altro Toro per impensierire un’Inter così forte, ben organizzata e ricca di potenza. La caccia di Conte alla Juve continua.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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11/24/2019 4:04 PM
 
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Dzemaili salva il Bologna al 95’!
Parma illuso da Kulusevski e Iacoponi



Una sassata del centrocampista all’ultimo attacco regala ai rossoblù un punto nel derby dopo tre sconfitte di fila


Matteo Dalla Vite

All’ultimo tuffo di speranze e di fiato: quando tutto ormai pareva finito e tutti erano sfiniti, spunta il corner della disperazione, lo batte Sansone (nullo fino a lì), testa di Paz a fare da torre, il Parma è sbilanciato verso la palla ed ecco Dzemaili con una botta al volo che frantuma paura e patemi. Soprattutto di una classifica che per il Bologna si sarebbe fatta del terrore. Va detta una cosa, però: che oggi il Parma è qualcosa di più, in classifica e in campo, del Bologna. Per questo arriva a un secondo dalla vittoria, che avrebbe anche meritato. La squadra di D’Aversa - falcidiata come il Bologna dalle assenze, esempio Gervinho, Cornelius e Inglese - mette Kucka Falso-9 e davanti a una difesa rabberciata come quella bolognese (tre riserve più Tomiyasu) va a nozze nei momenti topici e la vittoria non sarebbe stata sgraffignata, perché Kulusevski (confermato: è decisamente di un’altra categoria, per lui c’è Paratici in tribuna) fa ciò che vuole assieme a Kucka, piazzato da Falso-9 e perennemente torturatore dei rossoblù. La squadra di Sinisa, rimasto a Roma forzatamente e in collegamento da remoto col suo staff, prende un punto insperato: resilienza sinisiana.

BATTI E RIBATTI — Il colpo da fuoriclasse nel derby delle assenze porta il Parma subito in vantaggio: dopo un inizio di spessore e forza, col Bologna ancora morbido e rattrappito, i ducali arrivano all’1-0 con un gol al limite di Kulusevski, che approfitta sia della lenta marcatura di Dzemaili e sia di uno spazio minimo per infilare Skorupski. Il Bologna, prima, aveva solo ribattuto conclusioni del Parma, di Iacoponi e Kulusevski stesso, mentre in avanti si era fatto vedere in maniera troppo leggere, nel senso che i tanti cross in mezzo non vedevano mai lo stoccatore finale. Il Palacio Falso-9, infatti, passa la sua partita più fuori dall’area che dentro: e il sistema, questo sistema che l’anno scorso ha portato il Bologna alla salvezza, fatica a funzionare. Ma quando l’argentino, su un calcio piazzato (angolo) che batte Orsolini, è finalmente nel cuore del problema, ecco il colpo di testa che porta in parità la gara al minuto 39’. Il Bologna ha meno fuoco di sempre, forse le tre sconfitte di fila sembrano pesare, più o meno inconsciamente. Di certo il vantaggio immediato del Parma aveva messo la squadra di D’Aversa nelle condizioni di fare la partita che desidera: muro e contropiede, con le ripartenze sempre ragionate e svelte.

KUCKA SUPER — In campo il Parma gioca al gioco che vuole: è sereno di testa, così si mette a ragionare soprattutto di ripartenza, non ruba l’occhio ma fa le cose giuste, spreca anche e utilizza il contropiede come arma nella quale proprio Kucka e Kulusevski (con l’aggiunta di Darmian e dei vari incursori) spaccano. In una di queste situazioni, dopo un gol mangiato da Orsolini, Kucka fa tutto bene, la difesa del Bologna è scombinata (Denswil prima di tutti), palla dentro con Iacoponi che piega Skorupski in uscita. Troppo poco Bologna, che alla fine trova un pari per il quale esultare in una giornata che ha messo a nudo molte pecche. Sinisa, da Roma, forse avrà spaccato lo schermo dalla rabbia. Frantumandolo definitivamente anche dalla gioia per un gol di Dzemaili al 95’ che fa piangere solo il Parma, comunque padrone di una classifica migliore. E meritata.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Roma-Brescia 3-0: Smalling, Mancini e Dzeko
trascinano i giallorossi al quarto posto

Il difensore inglese sblocca la partita ed è l'autore dei due assist per Mancini e Dzeko


Andrea Pugliese


Un primo tempo a marcia ridotta ed una ripresa dove la Roma avrebbe potuto anche dilagare. Fonseca però ritrova la vittoria e torna - almeno temporaneamente, aspettando la sfida del Cagliari - in zona Champions. Ottimo il rientro di Pellegrini, bene Florenzi, decisivo Smalling con un gol e due assist. Per il Brescia, invece, è notte fonda. Nel primo tempo la squadra di Grosso ha avuto un paio di buone opportunità non sfruttate a dovere, nella ripresa è crollata e praticamente è come se non fosse esistita.

MARCIA RIDOTTA — Fonseca rilancia Florenzi dal via dopo sei partite ai box e Pellegrini dopo quasi due mesi di assenza per infortunio, Grosso invece ha lasciato a casa Balotelli ed al fianco di Donnarumma davanti c'è Torregrossa. Ne viene fuori una partita in cui il Brescia fa grande densità in mezzo al campo, con Tonali a copertura della difesa e Romulo vertice di un rombo di centrocampo dove Bisoli e Ndoj pensano più a difendere che ad attaccare. I giallorossi invece stavolta crossano ben 27 volte solo nel primo tempo e per una squadra che non è abituata ai cross (i giallorossi sono terzultimi in Serie A, crossano di meno solo Parma e Sassuolo) è la testimonianza di quanta fatica faccia a trovare spazi al centro. Kluivert gioca più a ridosso di Dzeko per lasciare spazio in fascia a Kolarov, mentre Pellegrini svaria per provare a trovare spazi per andare a giocare. Così i primi brividi arrivano dall'altra parte, dove prima Pau Lopez deve salvare in extremis su errore di Kolarov, poi Donnarumma aggancia bene ma non riesce a calciare tra due avversari. Per la Roma invece una buona occasione sprecata da Kluivert e un tiro di poco fuori di Pellegrini. Poi è ancora il Brescia a rendersi pericoloso con un tiro da lontano dell'ex Ndoj ben parato da Pau Lopez e un colpo di testa di Donnarumma che esce di un soffio. A fine primo tempo, però, sorprende soprattutto un dato: nonostante una netta superiorità territoriale, la Roma non è mai riuscita a impegnare Joronen (zero tiri nello specchio della porta bresciana).

MONOLOGO GIALLOROSSO — Nella ripresa, però, la partita si mette in discesa per la squadra di Fonseca, che sblocca la gara dopo appena 4' con un colpo di testa di Smalling su cui è decisiva la deviazione di Cistana. Al 12' poi arriva anche il 2-0 con Mancini. Tutto molto bello: il lancio di Kluivert, la sponda di testa di Smalling e la girata al volo del difensore giallorosso. Poi è Joronen a salvarsi sul Dzeko, mentre al 18' Zaniolo insacca il pallone del 3-0 su respinta del portiere finlandese (tiro di Kolarov), ma il gol viene annullato dalla Var perché ad inizio azione il pallone giocato da Pellegrini era uscito. Il 3-0 arriva però tre minuti dopo ancora sugli sviluppi di un calcio d'angolo e ancora su sponda di Smalling, con la palla che arriva a Dzeko che insacca a tu per tu con Joronen. Poi il bosniaco va a caccia della doppietta, ma prima Joronen gli nega il gol con una superparata, poi il 4-0 gli vene annullato per fuorigioco. Oramai è un tiro al bersaglio, l'impressione è che la Roma possa far gol ad ogni occasione. Poi al 40' il Brescia riesce anche a segnare con Aye, ma Di Bello annulla per un fallo di mano. Finisce così, con la Roma quarta (in attesa di Lecce-Cagliari) e il Brescia a chiedersi se il cambio Corini-Grosso è stato davvero corretto.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Caicedo all'ultimo respiro:
festa Lazio in casa Sassuolo

Quinta vittoria a seguire e terzo posto per i biancocelesti.
Immobile al 15° gol, a fine primo tempo il pari dei neroverdi,
al 91' la stoccata vincente dell'ecuadoriano


Stefano Cieri


Sul filo di lana, con la determinazione che Inzaghi aveva chiesto alla vigilia della gara, ma anche con la solita invenzione di Luis Alberto, di cui stavolta beneficia Caicedo. Così la Lazio, all'ultimo tuffo, coglie la sua quinta vittoria consecutiva in campionato e si conferma al terzo posto in classifica. Successo sofferto, ma tutto sommato meritato, costruito con un primo tempo nel quale la Lazio gioca nettamente meglio, ma che chiude colpevolmente in parità per aver capitalizzato poco le occasioni create ed essere capitolata alla prima vera palla gol del Sassuolo. E poi colta in coda ad una ripresa nella quale la squadra di Inzaghi soffre, ma viene fuori alla distanza grazie alla maggiore qualità dei suoi giocatori. Beffa atroce per De Zerbi, che cade quando pensa di avere già il pari in tasca. Ma allo sfortunato (per la tempistica con cui matura) k.o. contribuisce pure lui, facendo tirare un po' troppo in anticipo i remi in barca alla sua squadra.

BOTTA E RISPOSTA — La prima fase della partita è di marca biancoceleste. La Lazio aggredisce la gara giocando alta, con i due esterni che si propongono con puntualità ed efficacia, specie Lazzari sulla destra. Il Sassuolo, almeno per la prima mezzora, si dedica esclusivamente a contenere. Lo fa con un 4-2-3-1 che crea molta densità in mezzo , ma lascia un po' sguarnite le fasce dove la Lazio prova a passare. Gli uomini di Inzaghi sbloccano però la gara per vie centrali, grazie ad una percussione di Correa che libera Immobile per il gol numero 15 in campionato del centravanti laziale. E, sempre per vie centrali, la Lazio potrebbe anche raddoppiare prima dell'intervallo, ma non capitalizza tre ripartenze che andavano sfruttate meglio (Consigli si supera per deviare un tiro a colpo sicuro di Correa). Gli spazi si creano perché il Sassuolo, subito il gol, non resta più guardingo nella sua metà campo, ma prova ovviamente a riequilibrare la partita (Duncan sfiora l'1-1 con una conclusione dalla distanza). Il pari arriva a un soffio dall'intervallo sugli sviluppi di un angolo corretto di testa da Peluso e infine risolto da Caputo con un tocco quasi sulla linea di porta (l'attaccante del Sassuolo è tenuto in gioco da Patric).

ALL'ULTIMO TUFFO — Il gol dell'1-1 mette benzina nelle gambe del Sassuolo. Alla ripresa dopo l'intervallo è infatti la squadra di casa a prendere il comando delle operazioni. I neroverdi creano anche un paio di opportunità interessanti, ma con il passare dei minuti si fanno prendere dall'idea che anche il pareggio andrebbe bene. Ma così finiscono invece per rianimare la Lazio. Al piccolo "suicidio" contribuisce anche De Zerbi, con i suoi cambi "conservativi" (entrano Kyriakopoulos, Bourabia e Raspadori per i più offensivi Djuricic, Locatelli e Boga). L'esatto opposto di quanto fa Inzaghi che invece getta nella mischia Lukaku, Bastos e soprattutto Caicedo per cercare di agguantare i tre punti. La formazione di casa sembra comunque in grado di reggere fino alla fine, anche perché le conclusioni di Immobile e Luis Alberto non inquadrano lo specchio della porta. Ma in pieno recupero ecco arrivare il gol partita di Caicedo. L'ecuadoriano capitalizza la meglio un'azione cucita alla perfezione dal solito Luis Alberto.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Un lampo di Di Carmine lancia il Verona.
Fiorentina, non basta Ribery

L’attaccante decide nella ripresa un match spesso gestito dai padroni di casa.
Montella perde subito Pezzella e tiene in panchina Chiesa


Pierfrancesco Archetti


Il Verona sorpassa la Fiorentina in classifica con il primo gol in Serie A di Samuel Di Carmine, che a Firenze è nato e con i viola ha giocato nelle giovanili, fino al debutto in A. Il successo è meritato: la squadra di Juric è a lungo superiore, ha più occasioni e ne lascia pochissime ai viola in rosso. Il motivo del match è chiaro fin da subito. Perché come abitudine, l’Hellas parte aggredendo: arriva con forza fino all’area viola, però non riesce a segnare. Tre le occasioni nitide del primo tempo: Dragowski respinge su Verre e Faraoni, mentre Salcedo tutto solo sbaglia il tiro davanti al portiere. Montella non se la sente di rischiare Chiesa, che ha avuto noie fisiche, quindi a destra entra Venuti, più difensivo ma sempre in difficoltà con Lazovic. Sarà cambiato nella ripresa con Lirola. Alla Fiorentina mancano anche gli squalificati Castrovilli e Pulgar. Cristoforo fa il debutto assoluto stagionale e si piazza da regista, mentre sul centro sinistra ritrova il ruolo da titolare Benassi. Dopo 4’ però deve uscire anche Pezzella, colpito allo zigomo da Di Carmine, ammonito. I viola faticano a distendersi: in una rara offensiva, Ribery cerca Vlahovic in area, ma la girata dell’attaccante è respinta da Silvestri.

IL GOL — Il Verona è senza Veloso e Kumbulla, ma ripresenta in difesa Bocchetti. In avanti Verre si posiziona sulla trequarti, con Salcedo - che però si muove molto - e Di Carmine di punta. Nell’azione del gol, al 21’ del secondo tempo, entrano in scena proprio Verre e Di Carmine. Sulla galoppata di Faraoni, il primo finta e il secondo conclude. Dragowski, che prima aveva negato il vantaggio a Salcedo, stavolta non può opporsi. La reazione della Fiorentina è debole e sempre sull’asse Ribery-Vlahovic: altra girata del 19enne serbo, fuori. Poi più nulla, nonostante l’ingresso di Ghezzal per Benassi. Mentre l’Hellas sui capovolgimenti di fronte fa venire ancora i brividi a Montella, però il risultato non cambia.

IL RICORDO — L’Hellas ha ricordato la scomparsa, avvenuta in settimana, di Roberto Puliero, artista di spicco in città: attore, regista, poeta, fondatore di una compagnia teatrale ma soprattutto radiocronista delle partite del Verona. Cantore dello scudetto e anche delle gare più recenti, è stato ricordato con un minuto della sua radiocronaca più famosa, quella del giorno della vittoria del campionato nel 1985, prima delle note di un trombettiere. Anche dopo il gol la sua voce è riecheggiata dagli altoparlanti. Applausi.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Gabbiadini più Ramirez: è festa Samp.
All'Udinese non basta Nestorovski



Prima vittoria al Ferraris per Ranieri, che esce dalla zona retrocessione.
Ai friulani costa cara l'espulsione di Jajalo a inizio secondo tempo


Marco Guidi

Claudio Ranieri festeggia la prima vittoria a Marassi da allenatore blucerchiato e la Samp per la prima volta da inizio campionato è fuori dalla zona retrocessione, in attesa dei posticipi della tredicesima giornata. Il 2-1 all'Udinese, firmato dai tiri mancini su piazzati di Gabbiadini e Ramirez, dona ossigeno al Doria, dopo mesi vissuti in apnea. È il primo k.o. invece per Gotti sulla panchina friulana, dopo una vittoria e un pareggio: la classifica non è ancora preoccupante, ma il gol di Nestorovski aveva illuso i bianconeri di poter fare un bel salto in avanti.

L'AVVIO — Ranieri sceglie un 4-4-2 offensivo, con Ramirez e Jankto sulle ali a rifornire il tandem Quagliarella-Gabbiadini. Gotti risponde con il rientrante Larsen a sinistra nei cinque di centrocampo al posto dell'infortunato Sema, mentre Nestorovski affianca Lasagna sostituendo lo squalificato Okaka. Pronti e via, è proprio il macedone a trovare subito la via del gol su perfetto traversone di De Maio. Grande esultanza, ma il Var ravvisa il fuorigioco millimetrico dell'ex Palermo e annulla dopo qualche minuto di attesa. L'episodio sveglia la Samp, che al 12' colpisce un palo clamoroso con Ramirez, bravo a svettare di testa sul cross di Jankto. La squadra di Ranieri sfiora il vantaggio anche con Gabbiadini (deviazione a lato al 20') e Jankto (bravo Musso al 25'), ma paga dazio al primo errore.

BOTTA E RISPOSTA — Nestorovski, infatti, al 29' sfrutta la palla persa da Bertolacci e con un tiro dal limite, deviato da Colley, batte Audero. Stavolta il gol è valido e il macedone esulta mimando polemicamente il gesto del Var. I guai non finiscono qui per la Samp, che perde per infortunio Depaoli e Bertolacci (dentro Thorsby e Linetty). Musso è ancora super su Gabbiadini al 44', ma nulla può nell'ultimo secondo del primo tempo, quando l'ex Southampton pennella una punizione perfetta a scavalcare la barriera che s'infila all'incrocio. È l'1-1 che rispecchia alla perfezione l'andamento dei primi 45'.

LA SVOLTA — Dopo appena 6' della ripresa, l'Udinese resta in 10. Jajalo, già ammonito, stende da dietro Ramirez e viene espulso. Gotti corre subito ai ripari, togliendo Nestorovski e coprendosi con Ter Avest. I friulani arretrano il baricentro, la Samp prende in mano la gara. Al 22', però, la grande chance per il vantaggio ce l'ha proprio l'Udinese: il tiro sporco di Nuytinck si trasforma in un assist involontario per Lasagna che in scivolata indirizza giusto qualche centimetro oltre il palo destro di Audero. Brivido per il Ferraris. Che poi però può esplodere di gioia. Troost-Ekong, infatti, entra maldestramente da dietro su Quagliarella in area: Pairetto non concede il rigore, ma si corregge dopo consulto con il Var e replay al monitor. Il capitano blucerchiato accusa ancora il colpo, così sul dischetto si presenta Ramirez che spiazza Musso e porta avanti la Samp. Manca ancora un quarto d'ora alla fine, Quagliarella non ce la fa e lascia spazio a Caprari, Gotti si gioca anche le carte Pussetto e Teodorczyk. L'Udinese non ha però le energie per rimettersi in carreggiata e anzi, la Samp va vicino in un paio di occasioni al tris. Sarebbe stata troppa grazia in una sola serata dopo mesi da incubo.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Cagliari perde la testa e il Lecce rimonta da 0-2 a 2-2 al 91'.
Gara folle, tre espulsi!



Dopo il rinvio per maltempo di ieri, i sardi sprecano due gol di vantaggio.
Rossi per Cacciatore, Olsen e Lapadula dopo una rissa tra questi ultimi


Fabio Bianchi

Il Cagliari resta in zona Champions, a fianco della Roma, ma si butta via per un finale da thriller, o da Far West, se volete. In vantaggio per 2-0 a nemmeno dieci minuti dalla fine, subisce la grinta del Lecce e la fantasia dell'ex Farias, che semina il panico in area. E in un'azione insistita, dopo tre tiri respinti da Olsen, La Mantia trova la zuccata vincente, ma Cacciatore, per non far entrare il pallone, lo respinge con la mano. Rigore ed espulsione. Lapadula segna e per affrettare i tempi cerca di prendere il pallone dalle mani di Olsen, che si ribella. I due si fronteggiano testa contro testa e Lapadula cade a terra. L'arbitro Mariani decide per la doppia espulsione. E poi per sette sacrosanti minuti di recupero. Il Cagliari in nove subisce il pareggio di Calderoni a inizio recupero e rischia pure di perdere la sfida. Un harakiri, con vere stupidaggini dei due giocatori del Cagliari espulsi. Comunque, tutto sommato, il pari è giusto per quello che si è visto in campo.

DOCCIA FREDDA — Perché per oltre 20 minuti è stato il Lecce, schierato a specchio del Cagliari, a tenere il comando delle operazioni. Giocava meglio, sfruttando tutto il campo e cercando le imbucate per Lapadula e La Mantia, soprattutto con Petriccione molto mobile ma anche impreciso. Un tiro di Lapadula deviato ha trovato Olsen completamente sbilanciato, ma la palla, per fortuna del Cagliari, è finita a lato. Il Cagliari provava qualche ripartenza guidato da Cigarini, impreciso come il suo dirimpettaio, e Nainggolan, controllato a uomo da Tachtsidis come poteva. Non ha mai impensierito Gabriel fino a quando, su un cross di Cacciatore, La Mantia ha toccato con la mano al limite dell'area. Difficile da vedere in campo, l'arbitro Mariani è ricorso al Var andando anche a vedere di persona e poi ha concesso il rigore che Joao Pedro ha trasformato. Il Lecce ha preso gol nel suo momento migliore e il morale ne ha risentito anche se ha provato subito a reagire. Anche il cielo di Lecce ci è rimasto male e ha cominciato a mandare giù una pioggia fitta che ha fatto temere, dopo il rinvio di ieri, un'ulteriore sospensione. Sotto il diluvio, il Lecce ha avuto una ghiotta occasione con La Mantia. Il suo tiro deviato da Cacciatore ha spiazzato completamente Olsen che, già a terra, è riuscito a trovare il pallone con un guizzo deviando con la mano destra. Una prodezza che ha permesso al Cagliari di andare all'intervallo in vantaggio.

ASSALTO MANCATO — Il Lecce è rientrato in campo ancora più determinato e nel giro di qualche minuto ha creato due occasioni, la seconda velenosa con Shakov che ha pescato in area Lapadula, il cui tiro è stato respinto da Olsen in uscita. Scampato il pericolo, il Cagliari ha messo fuori la testa e ha avuto subito due chance in ripartenza. Prima con Nandez, servito da Rog dopo una lunga cavalcata, ma il diagonale è uscito di un soffio. Poi con Joao Pedro, che ha sfruttato un errore di Tabanelli, ma al momento dell'ultimo dribbling in area è scivolato e Meccariello (appena entrato per un acciaccato Rossettini) ha recuperato. La partita così si è allungata e vivacizzata. E Il Cagliari ha trovato il raddoppio con Nainggolan, che ha ripreso una brutta respinta di Tabanelli e di destro ha trovato l'angolino. A questo punto Liverani ha inserito l'ex Farias per un tiepido Shakov e Maran si è coperto con Ionita al posto di Simeone. E poi è successo il finimondo descritto. Punto prezioso per il Lecce, più per il morale che per la classifica. Due punti persi per la cavalcata del Cagliari, che fin qui era stata fantastica.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Petagna-Sturaro, tutto in un minuto.
Ma Spal e Genoa restano in cattive acque



Un punto a testa, ma la classifica non sorride a nessuno:
emiliani penultimi, rossoblù terzultimi


Marco Guidi

Il bicchiere mezzo pieno fa venir voglia di pensare positivo: Spal e Genoa muovono entrambe la classifica con il pareggio per 1-1 al Mazza di Ferrara. Quello mezzo vuoto, però, vede riportata sul fondo la classifica della Serie A: Genoa terzultimo a quota 10 punti, Spal penultima a 9. Si sono viste annate migliori.

LE PREMESSE — A tutti gli effetti, quella di Ferrara è una sfida salvezza, sebbene siamo solo a novembre. Nel Genoa la novità è il ritorno in campo di capitan Criscito, che mancava dal 5 ottobre, quando si fece male a Marassi contro il Milan. Thiago Motta, che ha perso nella sosta Kouame, sceglie a sorpresa Sturaro, rinunciando a Schone e impiegando a tutti gli effetti un solo, vero attaccante: Pinamonti. Un ritorno anche per la Spal, quello di Di Francesco (assente dal 25 settembre) al fianco di Petagna in attacco. Semplici cambia modulo, passando alla difesa a quattro con Sala e Reca terzini.

CHE PORTIERI — L'inizio di gara è soft e per mezzora non accade praticamente nulla. Nel quarto d'ora prima dell'intervallo, però, salgono in cattedra i portieri. Il primo è Radu, reattivo nel deviare in corner la staffilata dai 25 metri di Sala. Cinque minuti dopo è Berisha a guadagnarsi gli applausi del Mazza volando in tuffo sull'insidioso colpo di testa di Lerager, ben imbeccato dal cross di Ghiglione. L'ultimo sussulto è della Spal, al 44': Radu non trattiene la punizione velenosa di Valdifiori, Reca è pronto nel tap in da mezzo metro, ma il portiere romeno è strepitoso poi nel riflesso di piede a dire di no.

BOTTA E RISPOSTA — Il secondo tempo si apre con lo stop di Di Francesco. Il figlio di Eusebio si fa male in un contrasto ed è costretto a lasciare il posto a Valoti. Al 10' l'episodio che stappa il match: Criscito si fa aggirare da Missiroli e lo stende all'ingresso dell'area di rigore. Penalty chiaro trasformato da Petagna, che cancella così l'errore dagli undici metri di Udine due settimane fa. Giusto il tempo di mettere la palla a centrocampo e il Genoa trova subito il pari: Ghiglione pennella dalla destra, Sala si dimentica di Sturaro sul secondo palo e per l'ex Juve è un gioco da ragazzi infilare Berisha di testa.

CRESCE IL GENOA, MA... — Il pari galvanizza il Genoa, rivitalizzato anche dai cambi di Thiago Motta (Pandev e Favilli per Lerager e uno spento Pinamonti). Al 19' il neoentrato Favilli, su cross di Agudelo, si divora il vantaggio di testa a due passi da Berisha. La risposta emiliana arriva 4' dopo con il solito Petagna, che devia di poco a lato il traversone di Valoti. Sono però i rossoblù ad avere ora in mano il pallino del gioco. Nella girandola di cambi da una parte e dall'altra, c'è spazio anche per il giovanissimo Cleonise (nato l'8 dicembre 2001), che sostituisce Sturaro a poco più di un quarto d'ora dal termine. E proprio il ragazzino al 31' ha sul sinistro la ghiotta occasione per il primo gol in Serie A, ma allarga di poco la conclusione sul palo più lontano. Subito dopo, lo imita Agudelo dopo una mischia confusionaria in area spallina. Ultimi brividi nel finale: Favilli stoppa e si gira in area, Berisha è attento in due tempi sul primo palo; Vicari impatta di testa la punizione di Murgia, ma Radu è sicuro nella presa in tuffo. Finisce 1-1 al Mazza e nessuno si può dire completamente felice.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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11/25/2019 11:45 PM
 
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SERIE A 2019/2020 13ª Giornata (13ª di Andata)

23/11/2019
Atalanta - Juventus 1-3
Milan - Napoli 1-1
Torino - Inter 0-3
24/11/2019
Bologna - Parma 2-2
Roma - Brescia 3-0
Sassuolo - Lazio 1-2
Verona - Fiorentina 1-0
Sampdoria - Udinese 2-1
25/11/2019
Lecce - Cagliari 2-2
Spal - Genoa 1-1

Classifica
1) Juventus punti 35;
2) Inter punti 34;
3) Lazio punti 27;
4) Cagliari e Roma punti 25;
6) Atalanta punti 22;
7) Napoli punti 20;
8) Parma e Verona punti 18;
10) Fiorentina punti 16;
11) Torino, Milan e Udinese punti 14;
14) Sassuolo(*) e Bologna punti 13;
16) Sampdoria punti 12;
17) Lecce punti 11;
18) Genoa punti 10;
19) Spal punti 9;
20) Brescia(*) punti 7;

(*) Brescia e Sassuolo una partita in meno.
Brescia - Sassuolo rinviata al 18-12-2019 per lutto.

(gazzetta.it)
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12/1/2019 12:24 AM
 
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Dominio Atalanta a Brescia:
doppio Pasalic e Ilicic.
Grosso rimane ultimo

Vittoria pesante dei nerazzurri, che risolvono il derby dominando l'avversario.
Sullo 0-1 traversa di Balotelli


Matteo Brega


Non sarà un’Atalanta da Champions, ma basta. Il derby va ai nerazzurri che vincono a Brescia 3-0 grazie alla doppietta di Pasalic e al gol di Ilicic.

LE SCELTE — Fabio Grosso decide di rilanciare Mario Balotelli e il numero 45 fa coppia con Torregrossa davanti. La novità riguarda l’assetto difensivo con il reparto a cinque: Cistana, Chancellor e Mangraviti centrali, Sabelli e Martella terzini (Bisoli in panchina). Gian Piero Gasperini, senza Kjaer, compone il terzetto difensivo con Masiello, Palomino e Djimsiti.

PRESSIONE NERAZZURRA — Passano 33 secondi e l’Atalanta avrebbe già l’occasione per passare con Muriel che spara alto dal limite. Inizio sotto pressione per la squadra di Grosso. Pressione che continua durante il primo tempo, con i bergamaschi che arrivano facilmente non al limite dell’area ma direttamente dentro. Prova e riprova, la squadra di Gasperini passa: cross da destra di Castagne, Pasalic di testa (marcato male) porta in vantaggio l’Atalanta al 26’. La reazione bresciana è lenta e non travolgente. Bisogna attendere il 38’ per un’azione vera, chiusa da Romulo con un colpo di testa strusciato al largo. Due minuti dopo è ancora Pasalic a sfiorare il gol: da corner, con intenzione di allungare la traiettoria, colpisce il palo di testa. Il primo tempo finisce così, con qualche fischio per la squadra di Grosso proveniente dalla tribuna più che dalla Curva.

REAZIONE E CONTRACCOLPO — Si riparte con le stesse formazioni, il primo tentativo è bresciano ed è di Cistana che calcia bene verso Gollini che blocca a terra. La traversa di Balotelli al termine di un’azione travolgente in contropiede è solo un abbaglio. Pochi minuti dopo l’Atalanta raddoppia: cross basso di Ilicic e tacco di Pasalic che realizza la doppietta che stende moralmente il Brescia. La risposta è ancora una volta di Balotelli che controlla e calcia dal limite, ma Gollini blocca a terra. Malinovskyi al 23’ colpisce il palo dal limite mentre il Brescia fatica a restare mentalmente in partita e lo speaker invita la Curva Nord a non lanciare oggetti in campo. L’ambiente si riscalda quando al 32’ Grosso toglie Torregrossa per inserire Donnarumma. Ai fischi per la scelta del sostituito subentrano gli applausi per il subentrante. Quando al 47’ Martella sbaglia l’intervento lanciando Ilicic per il 3-0 lo stadio si vuota. Il finale si srotola in un ambiente intristito per la sesta sconfitta consecutiva del Brescia (l’ottava delle ultime nove), la terza su tre di Grosso. L’allenatore ha subito 10 gol senza farne alcuno. Il nome di Eugenio Corini riecheggia dalla Nord, così come quello di Massimo Cellino contestato dalla Curva, Curva che chiede alla squadra di "tirare fuori i c...". All’orizzonte un nuovo cambio di guida tecnica?

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Toro ci mette la testa:
piegato il Genoa con un'incornata di Bremer

Dopo un primo tempo senza emozioni, nella ripresa i padroni di casa si rendono pericolosi
con Agudelo (traversa) e Favilli (palo) ma nel periodo peggiore i granata
(senza Belotti, neppure in panchina) trovano i tre punti col difensore


Filippo Grimaldi


Festa Toro, i granata ripartono, e il Genoa affonda nella contestazione dei tifosi che accompagna il finale della partita rossoblù. Nella sfida più difficile per la squadra di Mazzarri, costretto a rinunciare a Belotti, con un attacco spuntato e Berenguer uomo più avanzato del 4-4-1-1 scelto dal tecnico, decide uno splendido colpo di testa di Bremer, al primo gol in maglia granata, su un angolo di Verdi. Il Genoa può recriminare per un doppio legno colpito fra il 10’ e il 12’ della ripresa – incrocio dei pali di Agudelo e palo di Favilli -, ma queste sono state le uniche fiammate per i padroni di casa, quasi inconsistenti sul piano offensivo. Nel Genoa, Motta – già privo degli infortunati Zapata e Lerager – ha rinunciato a Criscito, sostituito da Pajac (in difficoltà sulla fascia), con Biraschi difensore centrale in coppia con Romero e la novità-Favilli al centro dell’attacco. Un primo tempo che, nel complesso, ha visto un Torino più efficace e propositivo, con Verdi e compagni abili a soffocare sul nascere i tentativi di ripartenza dei rossoblù. Così, l’unica vera occasione del primo tempo è capitata ad Ansaldi (29’, su cross di Izzo), ma il suo diagonale è finito a lato di un soffio. La squadra di Mazzarri sino all’intervallo ha sfruttato la scarsa efficacia offensiva del Genoa, che ha provato invano a salire sulle fasce, ma ha pagato ancora una volta la sterilità dell’attacco, dove il k.o. di Kouame sta pesando come un macigno sul rendimento della squadra.

L’ORGOGLIO — Nella ripresa, il tecnico genoano ha sostituito l’acciaccato Ghiglione con Ankersen, ma la situazione in campo non è cambiata. Ansaldi, sempre lui, al 4’ non ha trovato la porta di Radu per un soffio, poi Pandev (7’) ha perso l’attimo per andare a segno. Il Toro s’è salvato sul doppio legno dei padroni di casa, ma di fatto non è mai andato in affanno, fino al gol-vittoria di Bremer, sul cui colpo di testa Radu nulla ha potuto. Per il Genoa è stato un colpo terribile, nonostante l’ingresso in campo di Gumus al posto di Sturaro per aumentare la spinta offensiva. Alla fine, una sola nota stonata per il Toro: la sciocca espulsione di Edera, che s’è preso due evitabilissimi cartellini gialli in sei minuti.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Fiorentina, che serataccia: perde partita e Ribery!
La Mantia fa felice il Lecce



Colpaccio dei salentini, che tornano a vincere dopo oltre
due mesi grazie a un gol di testa del centravanti a inizio ripresa


Giovanni Sardelli

Perde ancora la Fiorentina crollando in casa contro il Lecce in una notte da incubo considerando che i viola hanno perso per infortunio anche Ribery. Un punto nelle ultime 4, comprese 3 sconfitte consecutive, certificano la crisi viola, mentre esulta il Lecce che fa un balzo importantissimo in classifica, ritrovando la vittoria che mancava dal 25 settembre. Decide La Mantia con un colpo di testa a inizio ripresa. La Fiorentina deve fare a meno di capitan Pezzella e di Chiesa, entrambi infortunati. Davanti con Ribery gioca Vlahovic, in difesa spazio a Ceccherini. Anche Liverani deve fare i conti con le assenze piazzando Shakhov dietro La Mantia e Farias.

MEGLIO LA VIOLA — Tre minuti e Fiorentina vicina al gol con il destro secco di Milenkovic spinto in corner da Gabriel. Al 12' Vlahovic si mangia il vantaggio dopo un cross di Lirola e il velo di Ribery. Il Lecce commette troppi errori dal punto di vista tecnico facendo arrabbiare Liverani, la Viola però non sfonda anche se Dalbert al minuto numero 38 di testa sfiora il palo dopo un cross di Lirola. Dubbi nel finale di tempo. Al 44' Caceres entra da dietro su Farias in piena area. Piccinini fa proseguire fra le proteste degli ospiti per un rigore che pareva esserci. Poi è Tachtsidis a entrare molto duramente da dietro su Ribery. Il campione francese resta a terra a lungo dolorante per un problema alla gamba destra ed è costretto al cambio.

COLPOo LECCE — Si riparte con Boateng al posto di Ribery, ma a passare è il Lecce con un colpo di testa ravvicinato di La Mantia su cross di Shakhov. La Viola reagisce con Vlahovic, ma Gabriel è prodigioso nella respinta. Il portiere si ripete due minuti più tardi sul sinistro del giovane serbo. Montella inserisce Ghezzal per Lirola, Liverani risponde con Babacar al posto di Farias. Vlahovic sbaglia ancora da centro area prima che Montella provi il tutto per tutto con Pedro per Badelj e Fiorentina in campo con il 4-2-4. A mangiarsi il raddoppio è però Babacar in contropiede con i viola tutti avanti in cerca del pareggio che non arriverà mai. Fischi sulla Fiorentina e anche la panchina di Montella non è più salda.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Juve fermata 2-2 dal Sassuolo: papera di Buffon, CR7 così così

Ottima prestazione degli emiliani: male Buffon sul gol di Caputo, poi il pareggio su rigore di CR7


Matteo Pierelli


Pranzo indigesto. Una Juve brutta, svogliata e stavolta imprecisa sotto porta non è andata oltre un 2-2 che premia il coraggio di un Sassuolo che ha giocato un ottimo calcio. Al contrario della Signora, che si è svegliata solo quando è entrato Paulo Dybala (era il 54’). L’argentino ha dato la scossa ai suoi, si è procurato il rigore (ingenuo fallo di Romagna) poi trasformato da Ronaldo ma stavolta i tre punti non sono arrivati. La squadra di Sarri perde quindi la vetta della classifica, sorpassata dall'Inter che batte 2-1 la Spal grazie a una doppietta di Lautaro Martinez.

STRADA IN DISCESA — Eppure sembrava una passeggiata per la Juve, che dopo 20 minuti era già in vantaggio grazie al gol di Bonucci deviato da Marlon. Invece il Sassuolo ha reagito alla grande e per la prima volta ha conquistato un punto allo Stadium, dopo sette sconfitte di fila a Torino in Serie A. Ottima la prova del portiere debuttante in Serie A Stefano Turati, che non ha tremato davanti a tanti campioni fra cui Buffon: nel 2001, quando Romagna nasceva, Gigi passava alla Juve...La squadra di Sarri ha pagato un primo tempo abulico. Il Sassuolo nei primi 45 minuti ha fatto più gioco ed è andato più volte vicino alla rete. La squadra di De Zerbi ha messo la faccia nell’altra metà campo dopo aver rischiato molto all’inizio: la Juve è andata vicinissima alla rete con Emre Can, che a due passi dalla porta, incredibilmente, non è riuscito a trovare la deviazione vincente su un’invitante palla di Higuain dalla destra. Il tedesco ci ha provato poco dopo ma Turati si è salvato in angolo. Gli emiliani a quel punto sono saliti di tono grazie soprattutto alle accelerazioni di Boga ma hanno preso gol da Bonucci: il tiro del capitano (deviato da Marlon) si è infilato alla destra di Turati.

CORAGGIO — Ma il Sassuolo non si è abbattuto, anzi: poco dopo ha trovato il pareggio dopo una bella azione di squadra, finalizzata da uno scavetto di Boga, che ha superato Buffon in uscita. Poi il Sassuolo ha spinto ancora andando vicino al gol con Traoré, stavolta di testa. Nella ripresa un errore collettivo dei bianconeri ha dato il vamtaggio ai neroverdi: brutta palla di Cuadrado a De Ligt che a sua volta ha sbagliato il disimpegno e servito Caputo, il cui tiro non irresistibile non è stato respinto da un incerto Buffon. La Juve si è svegliata, ha trovato il gol di Ronaldo, ma il solito gol negli ultimi minuti stavolta non è arrivato. E il comando della classifica è tornato in pericolo

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Lautaro fa impazzire San Siro:
2-1 alla Spal e sorpasso in vetta alla Juve



Le due reti dell'argentino nel primo tempo bastano alla squadra
di Conte per superare i bianconeri e centrare un nuovo record.
Nella ripresa arriva il gol di Valoti, ma i tre punti restano a Milano


Carlo Angioni

Quasi due mesi a inseguire e ora ecco il sorpasso: l’Inter batte la Spal 2-1, si riprende il primo posto - perso nello scontro diretto del 6 ottobre - e guarda la Juve dall’alto del punticino in più in classifica (37 a 36 per i nerazzurri). Nella domenica della S, come scudetto ma anche come Spal e Sassuolo - avversarie delle due sfidanti al trono della A –, Conte non finisce nella trappola come Sarri e dà un nuovo segnale di forza al campionato. Grazie a Lautaro Martinez, che nel primo tempo segna una doppietta (il Toro sale a 13 gol stagionali), Antonio entra nel libro dei record nerazzurri: nessun allenatore era mai riuscito a vincere 12 volte nelle prime 14 giornate di Serie A. Lui, al primo tentativo, ce la fa, staccando l’Inter di Aldo Olivieri che nel 1950-1951 si fermò a 11 successi. Non male insomma. Per un allenatore arrivato con il marchio bianconero che oggi è nel cuore dei tifosi interisti. Tanto da meritarsi prima dell’intervallo il coro della Curva Nord “salta con noi Antonio Conte”: lui si gira e risponde battendo le mani. Meglio di così, insomma, non si può.

DOMINIO — Anche se l’Inter, per la verità, meglio poteva fare. I nerazzurri, che fanno il pieno di entusiasmo in vista la doppietta Roma e Barcellona al Meazza (il 6 e il 10 dicembre), dominano il primo tempo ma si prendono qualche rischio di troppo nella ripresa, quando la Spal si sveglia dal letargo. I ferraresi, penultimi, arrivano a San Siro con il primato negativo dello zero nella casella dei gol in trasferta. E infatti per 45’ non fanno niente in zona Handanovic. L’unico a farsi vedere è Petagna, prima con un tiraccio e poi per uno zigomo sanguinante causa gomitata fortuita di De Vrij.

TORO STRARIPANTE — L’Inter, che fa riposare Godin e mette Lazaro titolare a sinistra, va con il pilota automatico senza però uccidere il match. Con Lautaro terminale sempre più efficace: il numero 10 è già a quota 13 gol stagionali. Nessuno l’avrebbe immaginato un anno fa, oppure la scorsa estate quando si parlava di Lukaku-Dzeko come nuova coppia d’attacco per Conte. Il Toro fa le prove generali al 15’ di testa (pallone alto) su cross di D’Ambrosio. Un minuto dopo ecco l’1-0: Brozovic vince un contrasto con Valdifiori a centrocampo e da terra serve Lautaro, che punta l’area e prima di entrare incrocia il destro e la mette nell’angolino. Il raddoppio, di testa, arriva al 41’: il cross di Candreva è troppo invitante, il Toro schiaccia in mezzo all’area. Pillola statistica: l’interista ha segnato 10 gol su 13 nei primi 30 minuti; gli altri 3 sono arrivati quando ha firmato la doppietta (con Sassuolo, Slavia Praga e Spal).

FIAMMATA SPAL — Sembra tutto troppo facile. Eppure la Spal improvvisamente dà segni di vita. E con Valoti, bravissimo nello slalom in mezzo alla difesa nerazzurra, segna al 51’ (con il primo tiro in porta). Lo schiaffo fa arrabbiare Conte e sorprende l’Inter, che per qualche minuto balla: al 55’ altro brividone per gli oltre 61mila di San Siro, ma Murgia arriva in ritardo e Handa risolve. Poi riecco i nerazzurri: al 56’ Lautaro schiaccia su cross di Lukaku ma stavolta Berisha respinge con le gambe, al 60’ è ancora il portiere della Spal a stoppare Candreva. Ora sì che è partita vera. Al 68’ spreca tutto Lautaro: Lukaku lo mette solo davanti a Berisha ma l’argentino perde tempo e viene murato. Al 70’ ci prova Floccari, appena entrato, ma va centrale. Ancora Spal al 74’: Tomovic, liberissimo davanti alla porta, all’altezza del dischetto, svirgola. Conte capisce che va cambiato qualcosa e riassesta i suoi: dentro Godin-Biraghi-Borja Valero, fuori Lazaro-Candreva-Gagliardini. C’è da soffrire e da resistere, con Kurtic che nel recupero mette a lato di poco. Ma alla fine si può fare festa: l’Inter è di nuovo prima, il Meazza canta "salutate la capolista".

Fonte: Gazzetta delo Sport
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Al 3° posto è sempre più Lazio: Immobile non si ferma, Udinese annientata



Doppietta per il capocannoniere del campionato, in rete per la nona partita di A consecutiva.
Di Luis Alberto il terzo gol. Due rigori guadagnati da Correa


Andrea Pugliese

Tutto nel primo tempo, tutto molto bello. Così la Lazio supera l'Udinese per 3-0 (doppietta di Immobile e gol di Luis Alberto) e si candida sempre di più come terza forza del campionato. Del resto quando girano tutti insieme, allora per Inzaghi diventa quasi semplice. Perché se Immobile, Correa, Luis Alberto e Milinkovic giocano ad alti livelli come contro i friulani, per gli avversari è davvero dura. L'Udinese è stata così travolta nel primo tempo, con la Lazio che poi ha pensato soprattutto a controllare la partita nella ripresa. Per l'Udinese, invece, la seconda sconfitta consecutiva e la consapevolezza di dover risolvere ancora molti problemi.

SPRINT BIANCOCELESTE — La Lazio sente sempre più profumo di Champions ed allora nei primi 11 minuti riesce addirittura a costruire subito cinque nitide palle gol: due con Correa, una punizione magistrale di Luis Alberto su cui Musso è strepitoso, un tiro in corsa di Immobile e il gol del bomber biancoceleste. L'azione (9') è bellissima, con Luiz Felipe che cambia gioco in verticale su Milinkovic, il serbo mette giù il pallone, vince il contrasto con Stryger Larsen e regala a Immobile l'assist dell'1-0. Più in generale la Lazio a tratti fa paura, con Luis Alberto che ha linee di passaggio infinite per i compagni, Lazzari che a destra è un motorino che non si ferma mai e Correa che quando punta gli avversari dà la sensazione di poter sempre far male. Però poi l'Udinese si sveglia dal torpore iniziale e in due minuti sfiora due volte il pari: prima Nestorovski spreca alta una palla d'oro di Mandragora, poi è lo stesso centrocampista ad andare vicino al pari con un tiro da fuori di un soffio al lato. Gotti si affida ad una difesa a tre che con Samir a sinistra e Stryger Larsen a destra diventa spesso a cinque, ma è soprattutto la fantasia di De Paul a mancare all'Udinese. Scampato il pericolo, la squadra di Inzaghi si rimette a costruire gioco, anche perché gli spazi ora sono tanti. Luis Alberto si concede un pregevole sombrero a metà campo su Nesterovski, Leiva è il solito equilibratore di gioco (per lui il traguardo delle cento gare con la Lazio). Ma il solco con l'Udinese lo segnano due rigori sacrosanti, procurati entrambi da Correa, che uno contro uno brucia prima Troost-Ekong (aiuto della Var) e poi Nuytinck. Sul dischetto va Immobile per il 2-0, poi il centravanti biancoceleste lascia l'onore a Luis Alberto, che festeggia il 3-0 con una maglia per i genitori ("Felicidades mama 66 papà 70"), per l'occasione in tribuna all'Olimpico.

GESTIONE E TENUTA — La ripresa si apre a ritmi più bassi, con la Lazio che punta a gestire il vantaggio e l'Udinese che ha poche idee per rimettersi in partita. Lulic sfiora quasi subito il 4-0 di testa, Gotti prova a cambiare in mezzo con Fofana al posto di De Paul mentre Okaka si divora il 3-1 a tu per tu con Strakosha (ma il bianconero era in fuorigioco). Insomma, adesso è tutt'altra partita, le giocate e le accelerate del primo tempo sono un lontano ricordo. Ma a Inzaghi va bene anche così, il terzo posto è lì, congelato in cassaforte. Entrano anche Jony (che ci prova subito da fuori) e Cataldi, Immobile innesca bene nello spazio Correa (salva in extremis Troost-Ekong) ma poi di occasioni vere e proprie ce ne sono davvero poche. E allora resta il debutto in campionato di Andrè Anderson e poco altro. Finisce 3-0, con la Lazio in festa e l'Udinese in ginocchio.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Un lampo di Hernandez porta il Milan fuori dalla crisi:
1-0 a Parma e seconda gioia per Pioli

Successo meritato, seppur dopo un dominio sterile, per la squadra di Pioli,
che sblocca solo all'88', sfruttando un errore difensivo della coppia Darmian-Alves


Marco Fallisi


Di soli passi avanti non si vive, ci sono momenti in cui serve uno scatto per cominciare a correre. E allora forse non è un caso che il turbo a questo Milan in ripresa ma non ancora convincente lo abbia inserito il “motorino” Theo Hernandez: in Spagna lo chiamavano così, mai soprannome fu più azzeccato. A Parma la risolve lui all'88', terzo gol in 11 presenze e miglior marcatore del Diavolo come l’inguardabile Piatek, ancora all’asciutto e ancora sostituito: Pioli sbanca il Tardini, respira l'aria buona dei tre punti e centra la seconda vittoria sulla panchina rossonera, la prima lontano da San Siro.

DIAVOLO INCOMPIUTO — Il Milan del primo tempo è una squadra logica, compatta e attenta come vuole il suo allenatore, ma resta incompiuta: il problema resta la sostanza sotto porta, che nemmeno l'estro di Calhanoglu, mobilissimo e utile anche in fase di copertura, riesce ad aumentare. Proprio sul destro del turco capita la prima occasione del match dopo due minuti: la girata su bel suggerimento di Piatek è deviata da Sepe. Il Parma messo in campo da D'Aversa, con Kulusevski e Gervinho ai lati di Kucka falso 9, è stranamente molle e concede spazi che i rossoneri non sfruttano: Romagnoli di testa al 5' si divora una palla gol clamorosa, Kessié e il solito Calha trovano il portiere emiliano sulla loro strada tra il 24' e il 34'. "Tiriamo tanto e subiamo pochissimo, ma non siamo concreti in nessuna delle due fasi", aveva avvisato Pioli alla vigilia, e in effetti i suoi rischiano lo scivolone un paio di volte dopo la mezzora: Romagnoli chiude su Hernani servito deliziosamente da Kulusevski e Kucka non inquadra il bersaglio su assist di Gervinho. L'ivoriano si vede poco e quasi solo centralmente, perché il miglior Conti della stagione lo limita praticamente in ogni occasione.

CI PENSA THEO — Le scelte dei due tecnici nella ripresa sono quasi obbligate: D'Aversa inserisce Cornelius per portare peso e centimetri nell’area rossonera e Pioli cambia centravanti – dentro Leao per Piatek ¬– e mezzala destra, con Krunic che rileva un Kessié acciaccato dopo una brutta caduta nei primi 45'. Il risultato però non si sblocca: meglio ancora il Milan, che sfiora il gol due volte con Suso (sinistro fuori di un soffio al 60' e gran botta respinta da Sepe all’83') e con Calhanoglu (tiro debole da ottima posizione all’82'). Sembra la solita giornata grigia della banda Pioli, ma a due minuti dal 90' il motorino Hernandez si fionda su un pasticcio confezionato dalla coppia Darmian-Bruno Alves dopo un tiro di Bonaventura respinto da Sepe e fa esplodere di gioia i 3.500 tifosi milanisti arrivati al Tardini. Adesso è ufficiale: il centravanti del Milan gioca sulla fascia sinistra.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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