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Campionato di Calcio Serie A 2019 - 2020. Tutte le partite - Calendario - Commenti.

Last Update: 8/2/2020 11:36 PM
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Bologna, rimonta pazzesca al San Paolo: Napoli sempre più giù

Ad Ancelotti non basta il vantaggio di Llorente, a cui il Var cancella il pari nel recupero.
Nella ripresa segnano Skov Olsen e Sansone


Mimmo Malfitano

Mai tanti fischi. Finisce male per il Napoli, il San Paolo stavolta è compatto nella contestazione. La gente s’è indispettita, non ha accettato l’ennesima metamorfosi della squadra di Carlo Ancelotti. Quella di Liverpool aveva un po’ illuso. Quella col Bologna è stata mediocre, nell’atteggiamento e nella prestazione. Bravi, gli emiliani,. Hanno saputo rispondere con carattere alle sollecitazioni di Sinisa Mihajlovic, disputando una partita accorta e, nel contempo, non rinunciataria. La serata di Sansone ha trascinato tutta la squadra: suo il tiro cross per il primo gol di Skov Olsen e sua la rete dei tre punti. Sul vantaggio definitivo del Bologna, il Napoli ha protestato per un fallo subito a Maksimovic non rilevato né dall’arbitro, Pasqua, né dal Var Manganiello che segnala, invece, il fuorigioco di Llorente in occasione del gol annullato in pieno recupero.

INEDITO — Ancora una formazione diversa. Carlo Ancelotti non si smentisce nemmeno questa volta. E le due esclusioni della serata sono eccellenti: a restare fuori sono Callejon e Mertens. Lo spagnolo ha giocato l’ultima partita a San Siro, contro il Milan, ed è stato tenuto fuori anche a Anfield. Diversamente, dall’attaccante belga, colui che ha realizzato la rete contro i Reds che è servita per ipotecare gli ottavi di finale di Champions League. Per la gara contro il Bologna, l’allenatore tiene fuori entrambi e a loro preferisce Fernando Llorente centravanti e Lozano sulla destra nel tridente offensivo chiuso da Insigne, al rientro, a sinistra. Gli emiliani si affidando alla determinazione di Medel e Poli, a centrocampo, mentre la fase offensiva si articola sulle ripartenze di Orsolini e Palacio.

TANTA VOLONTA’ — Ce n’è parecchia, dall’una e dall’altra parte. Ma il gioco scarseggia. C’è anche tanto dinamismo che genera anche molta confusione. Le azioni hanno poco di esaltante e spesso ci si affida alla giocate di singoli. Sansone è il primo a provarci con un diagonale che Ospina, preferito a Meret, controlla agevolmente. Il Napoli si affida al tridente offensivo, mentre in difesa Maksimovic copre bene a destra, proponendosi all’occorrenza. Lozano è tra i più attivi nella manovra napoletana, si propone come uomo assist liberando al tiro Insigne (14’) e va in gol al 17’, ma la rete gli viene annullata per fuorigioco. Palacio, non più un ragazzino, tiene in apprensione Koulibaly e Manolas, mentre un errore in fase difensiva di Fabian Ruiz (32’) permette la girata di Dzemaili che termina a lato.

RIECCO LLORENTE — Il Napoli passa in vantaggio sul finire del primo tempo con la rete di Fernando Llorente, più lesto di Bani nel ribattere in rete la respinta di Skorupski sulla conclusione di Insigne. Il San Paolo festeggia e tira un sospiro di sollievo. Una sensazione del genere Fuorigrotta non la viveva da tempo. Una gioia che dura il tempo dell’intervallo, perché alla ripresa del gioco il Bologna ci prova, sembra più convinto.

IL PAREGGIO — Già all’8’, Di Lorenzo è bravo ad anticipare sulla linea di porta il tocco di Palacio sul cross di Sansone. Il quale ci riprova 5 minuti più tardi. Stavolta, il suo tiro cross viene respinto di testa da Koulibaly, ma il pallone finisce sul destro di Skov Olsen, subentrato a Orsolini ad inizio del secondo tempo, che di prima appoggia in rete per il pareggio degli emiliani. Il Bologna ritrova l’intraprendenza e prova addirittura a vincerla la partita. Sansone in due occasioni impegna Ospina (21’) e sfiora il palo su cross di Tomiyasu (26’). Il Napoli è in difficoltà, sono diversi gli errori nella manovra, Insigne tende più al personale e porta troppo la palla, mentre Mertens, subentrato a Elmas, calcia fuori da buona posizione sul bell’invito di Lozano. La lezione impartita da Mihajlovic alla vigilia trova la piena applicazione da parte del Bologna che difende bene il pareggio, ma non disdegna di ripartire per trovare il gol partita. L’intenzione non resta tale, in ogni modo, perché al 35’ gli emiliani raddoppiano con Sansone bravo a chiudere una triangolazione stretta con Svanberg che Tanjga ha inserito al posto di Medel. L’arbitro Pasqua concede 4 minuti di recupero e nei secondi finali Llorente segna il gol del pareggio, annullato per fuorigioco dopo il consulto con il Var.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Kluivert-Perotti-Mkhitaryan lanciano la Roma al quarto posto.
Verona k.o.



La squadra di Fonseca gestisce la sfuriata dei veneti,
che pareggiano con Faraoni il vantaggio dell’olandese,
e sprintano con i due fantasisti


Massimo Cecchini

Complice un cielo piovoso in stile “british”, Verona e Roma regalano una notte di calcio all’inglese, fatto di tanta corsa ma anche di ruvidezze assortite, davanti agli occhi di un monumento del calcio italiano come Osvaldo Bagnoli, in tribuna. In questo duello senza esclusioni di colpi ne esce vincitrice la Roma - più chirurgica nell’approfittare degli errori avversari - grazie a un 1-3 santificato dalle reti di Kluivert, Faraoni, Perotti su rigore e del redivivo Mkhitaryan. Tutto questo, anche grazie ad una Var ovviamente senza cuore (ci mancherebbe) che cancella ai gialloblu due gol e un rigore, tutti per fuorigioco visti dagli assistenti e confermati dalla macchina.

TORNA PEROTTI — Eppure in passato, ad esempio contro Lazio e Atalanta, i giallorossi avevano mostrato di soffrire la difesa a tre proposta dagli avversari. In questo caso, con Juric che sceglie di duellare spesso uno contro uno alla maniera dei bergamaschi di Gasperini, la mediana diventa terra di conquista per i più rapidi, con i veronesi che provano a fare densità, abbassando il poco ispirato ex Verre (poi sostituito da Salcedo) e Pessina per il pressing, mentre Faraoni e Lazovic, sulle fasce, si dividono tra spinta e copertura, scambiandosi gli uomini con Amrabat e Zaccagni. In generale, la tattica funziona, perché la Roma, complice anche la stanchezza accumulata in Europa League (la squadra è la stessa, con l’eccezione di Under per lo squalificato Zaniolo), col passare dei minuti fa fatica a controllare i padroni di casa, che provano ad approfittare degli spazi che ci sono al di là della linea difensiva, al solito molto alta. Così, con Diawara a tenere le redini del gioco in posizione più arretrata rispetto a Veretout, la squadra di Fonseca tenta di distribuire il gioco sulle fasce, grazie alle avanzate di Santon e Kolarov, e a verticalizzare per i tagli degli esterni e di Dzeko, riuscendovi non di frequente, ma con efficacia. A scaldarsi per primo però è Lopez, che al 16’ è bravo a dire di no in uscita alla conclusione di Zaccagni. Ma subito dopo è la Roma ad alzare la voce, grazie ad un straordinario assist di Pellegrini (8° stagionale per lui) che serve Kluivert in accelerazione, Rrahmani cade a terra e l’olandese conclude da posizione defilata, facendo passare la palla tra le gambe del non irreprensibile Silvestri. Psicologicamente, il Verona accuserebbe il colpo se al 21’ non arrivasse subito il pari, propiziato da una sgroppata di Zaccagni sulla fascia sinistra che serve sul palo opposto Faraoni, bravo di testa ad insaccare. Se vogliamo, una rete assai “gasperiniana”, visto che Juric è stato per anni assistente dell’allenatore dell’Atalanta. La partita a questo punto si scalda, con i giallorossi che rispondono con un tiro da fuori di Diawara bloccato a terra da Silvestri e, soprattutto, con una semirovesciata di Pellegrini, ben servito da Kolarov, ma la palla colpisce terra e finisce alta sulla traversa. I gialloblù, a questo punto, cominciano ad avanzare il baricentro, vincendo sempre più duelio sulle fasce. Così al 33’ Lopez devia in angolo un tiro di Faraoni e al 35’ Rrahmani colpisce il palo esterno con una conclusione di testa. Perduto Kluivert per infortunio (21° della stagione giallorossa), si rivede Perotti, ma la vetrina la ruba la Var, che impiega circa due minuti per annullare un gol di Faraoni (battuta a rete su cross di Lazovic) per un fuorigioco evidentemente assai complicato da valutare. Ma sono sempre i padroni di casa a condurre le danze, grazie a un colpo di testa di Bocchetti che finisce alto. Ma col Verona in apparente controllo arriva la frittata di Gunter: al 44’ infatti, su imbucata di Under in area, il difensore trattiene nettamente Dzeko in area. Rigore, che Perotti un minuto più tardi segna, spiazzando Silvestri. Per il giallorossi è il 12° gol in campionato da palla inattiva.

TORNA MKHITARYAN — Nella ripresa è il Verona naturalmente a spingere, anche se fa fatica ad impegnare Lopez. Così, nelle praterie che si trova davanti, è la Roma ad essere più pericolosa, con Pellegrini che al 13’ impegna Silvestri, con Smalling che al 21’ di testa sfiora il gol e con il subentrato Mkhitaryan, che al 27’ ha un bello spunto sulla destra su cui la difesa veronese salva in affanno. Intendiamoci, i padroni di casa premono, ma contro la batteria di lunghi giallorossi i tanti cross servono a poco, anche se Verre al 16’ e Salcedo al 25’ non concludono lontano dai pali. Alla fine il match si incattivisce. Juric lancia Pazzini per disegnare un 3-4-3 e proprio il centravanti si procura un rigore per mani di Smalling, però il guardalinee stoppa tutto per fuorigioco. Morale: Fonseca capisce che è meglio passare a 5 dietro, togliendo addirittura Dzeko per fare entrare Fazio. L’esito gol gli dà ragione piena perché, pur senza centravanti, in una ripartenza fulminante Pellegrini serve Perotti, che serve al centro Mkhitaryan, bravo a fulminare Silvestri. E’ il 47’, è l’apoteosi giallorossa, che si specchia nell’amarezza del Verona. Anche i campioni, come la Var, a volte sono senza cuore.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Strepitoso Cagliari!
La Samp scappa con Quaglia, ma Joao Pedro e Cerri la ribaltano al 96'



Blucerchiati per due volte in vantaggio di due reti ma poi
superati dalle prodezze del brasiliano e dall’incornata dell’ex Juve.
Finisce 4-3: di Ramirez e Nainggolan le altre reti


Francesco Velluzzi

E’ la sera dei miracoli. E il miracolo lo fa Alberto Cerri che segna il suo primo gol in A con la maglia rossoblù. Quello che dà la vittoria al Cagliari (4-3) nella partita più incredibile vista alla Sardegna Arena. Il Cagliari aggancia la Roma al quarto posto a quota 28 in una gara assurda, spettacolare, bellissima. Da 1-3 a 4-3 è una roba da brividi che manda la Sardegna Arena in delirio, proprio quando Claudio Ranieri, amatissimo da queste parti pensava di aver fatto lui il miracolo e di portare a casa il quarto risultato utile di fila, con 10 punti in 4 partite. Invece, è il Cagliari che firma il dodicesimo risultato utile di fila, col canto del rospo Cerri (fischiato e beccato spesso dal pubblico) che si trasforma in principe. Ma in questa vittoria pazzesca ci sono le firme del solito inesauribile Nainggolan e del trequartista trasformato in bomber Joao Pedro che ne fa due e va a nove in mezzo ai grandi attaccanti. Come nella Samp, che, comunque, è molto più quadrata vanno esaltate le giocate di un grandioso Gaston Ramirez e il ritorno alla vita e quindi al gol di Fabio Quagliarella, autore di una bella doppietta. Ma il rammarico in casa blucerchiata è enorme. E’ come se la fortuna stavolta avesse voltato le spalle a Ranieri che un po’ di fortuna in questo suo avvio bruciante l’aveva avuta.

PRIMO TEMPO — La Sardegna Arena è quasi piena. Non fa freddo. Bella serata. La classica sorpresa di Rolando Maran è Lucas Castro che torna titolare (lo era stato a Bergamo) al posto di Nandez. Ranieri manda in campo gli uomini annunciati, ma Gaston Ramirez è libero di svariare in un 4-3-1-2 in cui ogni idea passa dai suoi piedi. E’ il Cagliari che deve far la partita per dimenticare l’amarezza di Lecce dove ha buttato una partita già vinta. I rossoblu cominciano subito con Faragò che spinge a tutta, decisamente più di Cacciatore, di solito più coperto. Al 9’ è l’ex novarese che impegna Audero che si salva in corner. Il Cagliari si lamenta per un contatto tra Joao Pedro e Thorsby per il quale Aureliano decide in autonomia senza ricorrere alla tecnologia. Joao imperversa nello stretto e anche al tiro. Rafael interviene solo una volta smanacciandogli un corner del solito Ramirez. Ma dopo la mezzora la Samp che era stata attenta e coperta, senza mai far ripartire le punte, Gabbiadini e Quagliarella prende un po’ di campo è spaventosa i sardi. Al 35’, su cross di Vieira, Quagliarella fa finalmente una giocata da Quagliarella, colpisce in rovesciata ma Rafael fa una parata strepitosa e manda in angolo. Il pubblico applaude fino al corner. Ramirez calcia fuori, ma su un rinvio debole di Rafael la Samp la gioca in area dove Pellegrini scivola, ma, fuori tempo, sgambetta Gabbiadini. Nessuna discussione: è rigore e Quagliarella segna il suo secondo gol (anche il primo col Sassuolo su rigore) in campionato. Cagliari (che subisce il quinto rigore in 14 gare) sotto che prova a reagire e si lamenta con l’arbitro per una spinta su Simeone e per un mancato giallo (che ci stava) a Ferrari che litiga e spinge Pellegrini.

SECONDO TEMPO — La ripresa si accende subito, ma a favore della Samp che manda al tappeto il Cagliari dopo 7’, Rog perde una palla che sembra innocua, ma i blucerchiati la trasformano in oro con lancio di Gabbiadini per Ramirez che si beffe di Klavan e Pisacane e duetta con Quagliarella che lo serve e lo manda a segnare: 0-2. Il Cagliari patisce, sembra un pugile bastonato, Maran gioca la carta Nandez per lo spento Castro, ma la Samp è pronta a colpire ancora. Il Cagliari non prende il terzo per fuorigioco, Ramirez, scatenato, calcia fuori. Ma al 24’ Nainggolan accende l’area: rasoiata da fuori e palla all’angolino. Quarto gol per l’ex interista. Ma basta mettere la palla a centrocampo che la Samp il terzo stavolta lo fa davvero: gran palla di Gabbiadini e Quagliarella incrocia al volo da fenomeno. Sembra in ghiaccio la partita per Ranieri che applaude in piedi il suo asso. Ma il Cagliari stavolta reagisce col cuore e con la qualità che ha e in 2’ agguanta il pari, con due perle di Joao Pedro (nove gol in 14 giornate) che anticipa tutti, prima con un tacco d’esterno su cross di Pellegrini e poi da rapace su traversone del Ninja, straordinario per cuore, tecnica, superiorità. Partita spettacolare, Arena in delirio. Ranieri mette forze fresche, Linetty, Caprari, Rigoni. Nessuno ne ha più. Ma la notte dei miracoli non è finita: Pellegrini mette l’ennesimo cross e Cerri, appena entrato, salta più in alto di tutti e manda il Cagliari in paradiso.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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SERIE A 2019/2020 14ª Giornata (14ª di Andata)

30/11/2019
Brescia - Atalanta 0-3
Genoa - Torino 0-1
Fiorentina - Lecce 0-1
01/12/2019
Juventus - Sassuolo 2-2
Inter - Spal 2-1
Lazio - Udinese 3-0
Parma - Milan 0-1
Napoli - Bologna 1-2
Verona - Roma 1-3
25/11/2019
Cagliari - Sampdoria 4-3

Classifica
1) Inter punti 37;
2) Juventus punti 36;
3) Lazio punti 30;
4) Cagliari e Roma punti 28;
6) Atalanta punti 25;
7) Napoli punti 20;
8) Parma e Verona punti 18;
10) Torino e Milan punti 17;
12) Bologna e Fiorentina punti 16;
14) Sassuolo(*), Lecce e Udinese punti 14;
17) Sampdoria punti 12;
18) Genoa punti 10;
19) Spal punti 9;
20) Brescia(*) punti 7;

(*) Brescia e Sassuolo una partita in meno.
Brescia - Sassuolo rinviata al 18-12-2019 per lutto.

(gazzetta.it)
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12/7/2019 12:54 AM
 
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L'Inter spreca e viene fermata dalla Roma:
ora la Juve può tornare in vetta

Lukaku, Brozovic e Vecino non sfruttano le loro chance e i giallorossi,
con Dzeko in campo dal 68', strappano un punto prezioso.
Domani la squadra di Sarri può riprendersi la vetta della classifica battendo la Lazio all'Olimpico


Carlo Angioni


L’Inter spreca e rallenta, la Roma resiste e fa un altro passo in avanti nella zona nobile della classifica. Conte aveva sempre segnato, ma alla partita numero 20 trova un muro: Lautaro e Lukaku sbattono su Mancini e Smalling, poi ci pensa il bravissimo Mirante a metterci le manone davanti alla porta giallorossa. Il primo 0-0 stagionale dei nerazzurri, che arrivavano da 5 vittorie di fila in Serie A, regala solo il minimo allungo: la Juve adesso è a 2 punti ma domani nell’altra supersfida di giornata contro la Lazio, può di nuovo prendersi la testa della classifica.

BENE LA ROMA — In prima fila a San Siro, ad altezza panchine, c’è Francesco Totti spettatore molto speciale. Fa freddo al Meazza e il ghiaccio lo rompe l’Inter, che non sfrutta il primo di una serie di errori giallorossi in uscita nei primi 45’ . Al 7’ l’omaggio lo confeziona Veretout: palla a Lukaku che entra in area e cerca il sinistro a giro ma Mirante para. La Roma si vede al 9’ con Perotti e poi con Zaniolo: l’ex nerazzurro, nell’insolito ruolo avanzato al posto di Dzeko (in panchina per i postumi dell’influenza), comincia bene e fa la voce grossa davanti al muro dell’Inter (dalle sue parti ci sono De Vrij e Godin). Nel momento migliore della Roma (che al 16’ perde per infortunio l’ex Santon: dentro Spinazzola) lui c’è: i giallorossi per i primi 25’ hanno sempre il controllo e fanno tanto palleggio senza che l’Inter riesca a ripartire con decisione. Lautaro non si vede, Lukaku trova in Smalling un ostacolo durissimo.

ECCO L'INTER — Serve un’azione in solitaria di De Vrij per rimettere la testa avanti. Al 32’ ecco la fiammata del Toro: scambio rapidissimo con Borja Valero e conclusione a lato. Zaniolo scompare, si prende una strigliata da Fonseca e più di un’occhiataccia da Brozovic, toccato duro. È il momento migliore dell’Inter, che conquista metri di campo. E tra il 42’ e il 43’ ha altre due occasioni, di nuovo grazie agli errori in uscita della Roma. Prima Vecino ruba palla davanti all’area a Perotti ma spreca non riuscendo a servire Lukaku. Poi l’erroraccio lo fa Mirante: il portiere serve Lukaku, che però non si libera, non vede Lautaro e alla fine passa a Brozovic, che spara altissimo. Nel recupero va fuori Candreva (male alla schiena: dentro Lazaro) e l’Inter ci prova ancora. Assist di Lukaku per Lautaro che controlla e va giù nel contatto con Mancini: niente fallo giallorosso, l’argentino tocca con il braccio.

LA RIPRESA — L’Inter ricomincia con il piede sull’acceleratore, la Roma non offende. Al 3’ occasione nerazzurra: Borja serve benissimo al centro dell’area Vecino, tiro a botta sicura ma Mirante si supera ancora e devia. Fonseca prova la carta Dezko e toglie Perotti, spostando Zaniolo (sul quale Skriniar è sempre puntuale). Al 23’ Mirante è nuovamente superlativo: stavolta in uscita, grazie anche a Spinazzola, mura Lautaro. Conte mette Asamoah interno al posto di Borja Valero. L’Inter spinge ma non è pericolosa, la Roma palleggia ma sottoporta non si vede mai, tanto che Handanovic per il freddo è costretto a scaldarsi continuamente. Al 42’ altra occasione per l’Inter: Vecino la mette in mezzo ma Lautaro liscia il pallone a due passi da Mirante. Non è serata per l’attacco dell’Inter. Per rifarsi martedì c’è subito il Barcellona: segnare e vincere sarà fondamentale.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Atalanta all'ultimo respiro!
Un bel Verona steso al 93' da Djimsiti

Al Gewiss Stadium l'Hellas va due volte in vantaggio con Di Carmine.
Malinovskyi, Muriel su rigore e l'albanese in pieno recupero regalano i tre punti a Gasperini


Andrea Elefante


Il sogno dell’allievo di frenare il mestro sfuma al minuto 48’51”, quando alla fine mancano poco più di due minuti: il Verona è in dieci per l’espulsione di Dawidowicz, si sta difendendo in trincea, ma sono tre difensori - in seguenza Palomino, Toloi e Djimsiti - a trovare il varco giusto per il 3-2 che tiene l’Atalanta attaccata al gruppo che insegue Inter e Juve e la spedisce a Kharkhiv, dove mercoledì si giocherà il cammino in Europa, con il morale non intaccato da una frenata a lungo tenuta. Per merito di un Verona che non ha mai smesso di giocare, anche quando per due volte è stato raggiunto dopo essere passato in vantaggio, e ha confermato le qualità che gli hanno permesso finora un campionato assolutamente all’altezza delle sue ambizioni di salvezza.

LE SCELTE — Nessuna sorpresa dai due allenatori. Gasperini sceglie la difesa e l’attacco "titolari" con Gomez alle spalle di Ilicic e Muriel e arretra Pasalic al fianco di Freuler, lasciando in panchina l’acciaccato De Roon. Come annunciato ieri, Juric non rischia Kumbulla - recuperato, ma in panchina- e per sostituirlo preferisce Dawidowicz a Empereur. Con il rientro di Veloso al fianco di Amrabat, Pessina avanza al fianco di Zaccagni (fuori Verre) e Di Carmine viene confermato come riferimento offensivo.

PRIMO TEMPO — Non è una sorpresa l’atteggiamento aggressivo del Verona, ma l’Atalanta paga, anche perché Ilicic e Gomez, schierati larghi in un 3-4-3, faticano a prendere le misure a Bocchetti e Rrahmani e perché Muriel fa vedere presto di non essere in giornata: all’11’, grazie ad un’ingenuità di Rrahmani, si trova davanti a Silvestri, ma anticipa troppo il sinistro e grazia il portiere. Come 6’ dopo quando, a porta ancora più spalancata, mira fuori, anche se in fuorigioco. Il Verona ringrazia, e alla prima distrazione dell’Atalanta colpisce, al 23’. Su fallo laterale hanno la palla in mano sia Rrahmani che Faraoni, è quest’ultimo a battere con tutta la difesa nerazzurra, a cominciare da Palomino, sorpresa: Di Carmine non può sbagliare, solo davanti a Gollini. La reazione dell’Atalanta arriva anche grazie ad un cambio tattico di Gasperini, che spedisce Gomez alle spalle delle punte, con libertà di arretrare fino a diventare primo play. E, a posteriori, grazie all’infortunio di Ilicic che lancia Malinovskyi. Proprio lui fa cantare il sinistro 16’ dopo essere entrato in campo: Hateboer, scappato a Lazovic, gli offre un pallone che l’ucraino indirizza all’incrocio con un tiro dal limite dell’area imprendibile.

SECONDO TEMPO — Ci si aspetta un’Atalanta che provi a chiudere subito i conti, ma il Verona continua a colpire con le armi che ha: in questo caso un contropiede nato da malinteso fra Hateboer e Malinovskyi, condotto da Zaccagni e Lazovic e chiuso ancora da Di Carmine. Gasperini torna al 3-4-3 per colpire con Gomez il fianco destro del Verona, ma da quella parte è un’incursione di Castagne, fermato fallosamente da Faraoni, a partorire il rigore del 2-2, trasformato da Muriel. A quel punto inizia il prevedibile martellamento dell’Atalanta, fotografato da un tirassegno di Gomez contro Silvestri, che almeno quattro volte sull’argentino e una volta su Barrow salva la porta. Ma non può nulla sull’ultimo assalto, quello dei difensori nerazzurri finalmente in gol.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Zielinski salva Ancelotti, ma il Napoli non sa più vincere:
a Udine finisce 1-1

Di Lasagna il gol dei bianconeri.
L'ultimo successo in Serie A degli azzurri risale allo scorso 19 ottobre


Mimmo Malfitano


Un piccolissimo passo in avanti, almeno sul piano della volontà. Poi, per tutto il resto, il Napoli conferma la crisi. Finisce 1-1 una partita dalle poche emozioni. L’ha sbloccata Lasagna, nel primo tempo, e l’ha pareggiata Zielinski nella ripresa. Un punto ciascuno che, probabilmente, non servirà a nessuno. Al Napoli, cambia poco o nulla, perché la zona Champions resta sempre più un miraggio. Per i friulani, un punto in più in attesa che le atre pretendenti alla salvezza giochino domani.

RESPONSABILITÀ — La mossa di Carlo Ancelotti lascia sorpresi. In campo ci sono Callejon e Mertens, scelte inimmaginabili alla vigilia. Lo spagnolo torna in campo dopo due gare vissute in panchina; il belga ritorna titolare dopo Liverpool. L’impressione è che l’allenatore si voglia affidare ai rivoltosi, perché siano loro a tirare fuori il Napoli dall’incubo in cui è piombato dalla notte dell’insubordinazione, ovvero del 5 novembre scorso, dopo la gara col Salisburgo, quando i giocatori si rifiutarono di andare in ritiro. Oltre a Callejon e Mertens ci sono pure Insigne e Koulibaly che ha recuperato dall’infortunio alla spalla, per la ventesima formazione diversa su altrettante schierate, finora. L’Udinese, sull’altro fronte, ha la necessità di fare punti per allontanarsi dalla zona retrocessione che dista appena 4 punti. Luca Gotti si affida alla coppia Lasagna-Okaka per provare a sorprendere la difesa napoletana.

NOIA NAPOLI — Dunque, c’è l’orgoglio del Napoli contro le necessità dell’Udinese. Dovrebbe essere così, in linea di massima, ma il campo dice tutt’altra cosa. I friulani sono determinati a chiudere gli spazi all’avversario che, a sua volta, fa fatica a organizzarsi. Il fraseggio del Napoli è lungo e poco produttivo, alla conclusione non ci arrivano mai, gli attaccanti. Sulla fascia sinistra va a proporsi Lozano, ma di palloni gliene arrivano pochi. Arrivano i cross di Mario Rui, però, che sono tutti alti mentre in area ci sono Mertens, Lozano e Insigne che non sono giganti. La squadra di Gotti si difende con ordine e riparte in velocità. Okaka tiene su la squadra ingaggiando un confronto di muscoli con Koulibaly, mentre Lasagna viene anticipato in angolo proprio dal senegalese sull’iniziativa di De Paul (28’).

IRRESISTIBILE LASAGNA — Ogni qualvolta l’Udinese riparte mette in allarme la difesa napoletana. Così, al 32’, da un’azione di calcio d’angolo a favore del Napoli, nasce l’azione che porta al gol di Lasagna. L’errore di Mario Rui permette lo scatto di Fofana che non viene contrastato da Zielinski. L’ivoriano s’inventa la verticalizzazione per Lasagna, abile ad infilarsi tra Koulibaly e Mario Rui e a battere di destro Meret. Il Friuli è in festa, mentre sulla panchina napoletana lo sconcerto è totale per come è stato preso il gol. Il nervosismo inizia a prevalere, Mertens di fa ammonire per un fallo su De Paul e nella stessa azione c’è il giallo anche per Callejon per delle proteste inutili.

FUORI INSIGNE — La ripresa si apre con una novità. Ancelotti lascia negli spogliatoi Lorenzo Insigne, dopo 45 minuti insignificanti e inserisce Fernando Llorente anche per garantirsi una maggiore fisicità nell’area friulana. La bocciatura del capitano è palese, non ci sono attenuanti per giustificarne il lassismo. Il Napoli è più intraprendente, l’azione diventa più incisiva. L’Udinese ripara nella propria metà campo e si limita a gestire il risultato. Ancelotti tira fuori pure Lozano per inserire Younes. Cambia poco o nulla nell’atteggiamento, perché comunque la squadra fa fatica a concludere: Musso non dovrà compiere prodigi fino alla fine. Ma il portiere nulla può sull’errore di Mandragora che, in uscita, perde il pallone. Zielinski è il più lesto a recuperarlo e a calciare di sinistro. Il pallone finisce nell’angolo più lontano rispetto alla posizione di Musso per l’1-1 che sarò anche il risultato finale.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Una super-Lazio ribalta la Juve:
Sarri perde la prima partita e scivola a -2 dall'Inter

Ai bianconeri non basta il gol di Ronaldo.
Pareggia Luis Felipe, poi viene espulso Cuadrado e segnano Milinkovic-Savic e Caicedo


Nicola Berardino

Non solo fallisce la chance per tornare in vetta, la Juventus all’Olimpico subisce la prima sconfitta stagionale. Battuta in rimonta dalla Lazio, che inanella la settima vittoria di fila. Al gol di Cristiano Ronaldo al 25’ replica prima dell’intervallo Luiz Felipe. Nella ripresa, i biancocelesti decollano. Milinkovic firma il sorpasso e Caicedo il tris finale, ma prima Immobile si vede respingere un rigore da Szczensy pure sulla ribattuta. E dopo 16 anni la Lazio torna a vincere in campionato all’Olimpico contro la Juventus.

DA CRISTIANO A LUIZ FELIPE — Inzaghi conferma in blocco la formazione dell’ultima vittoria, contro l’Udinese. Sarri innesta Matuidi al posto di Emre Can a centrocampo, mentre in avanti c’è Dybala a far coppia con Cristiano Ronaldo. Il primo squillo è della Lazio: al 5’, Milinkovic lancia in corridoio Immobile, botta a rete deviata in angolo da De Ligt. Replica la Juve: al 10’, Strakosha vola per deviare una parabola a rientrare di Dybala. Gara subito ad alta tensione. Un minuto dopo l’argentino crea scompiglio nell’area laziale: palla in angolo. Dalla bandierina Dybala prova a sorprendere Strakosha che ribatte sulla linea. Bianconeri all’attacco. Al 15’, fuori bersaglio da buona posizione il colpo di testa di Bernardeschi su cross pennellato da Cristiano Ronaldo. Si allunga la Lazio per innescare Correa e Immobile. Al 25’, la Juventus accelera e passa in vantaggio. Dybala apre sula destra per Bentancur: traversone dalla destra per il tocco fulminate di Cristiano Ronaldo che beffa sulla scatto Luiz Felipe. Anche dopo il gol la formazione di Sarri si rilancia in avanti. Assolo di Immobile, murato dalla difesa bianconera. Al 32’, Luis Alberto atterrato da Bentancur a pochi centimetri dall’area: poi lo spagnolo, migliore in campo, non sfrutta la chance sul conseguente calcio piazzato. Al 35’, da Lazzari per Immobile che non si coordina bene al tiro. Bentancur ancora dolorante al ginocchio dopo lo scontro con Correa ma prova a continuare. Al 38’ il sinistro di Radu viene rimpallato in angolo da Bentancur. La Lazio si ricarica. Bentancur si arrende e al 40’ cede il posto a Emre Can. Strakosha si accartoccia su se stesso al 43’ per neutralizzare un colpo di testa angolato di Ronaldo. Proteste biancocelesti al 46’: in area Leiva viene fermato in scivolata da Emre Can. Fabbri fa ripartire dal calcio d’angolo, sugli sviluppi la Lazio coglie il pareggio con un’incornata di Luis Felipe pescato davanti alla porta di Szczesny da un magistrale assist di Luis Alberto. Si va all’intervallo sull’1-1.

IL COLPO DI MILINKOVIC — La ripresa ripropone subito l’elevato spessore tattico del confronto. Squadre aggressive e attente. Dopo il gol la Lazio ha acquisito quella sicurezza non emersa in avvio di partita. Biancocelesti più proiettati all’attacco. Rischia la squadra di Inzaghi al 21’. Disinvolto disimpegno tra Strakosha e Acerbi, si inserisce Dybala ma il portiere della Lazio si oppone al tentativo a rete dell’argentino. Al 24’ la Juventus resta in dieci: espulso Cuadrado per aver atterrato Lazzari lanciato a rete. Fabbri passa dal cartellino giallo al rosso con la Var. Cuadrado nervosissimo: anche un battibecco con Bonucci che cerca di placarlo. Sarri riassesta lo schieramento inserendo Danilo al posto di Bernardeschi. Al 29’ Lazio raddoppia: da trenta metri Luis Alberto calibra il pallone per innescare Milinkovic: controllo di destro e sinistro vincente del serbo. Inzaghi fa entrare Parolo per Luis Alberto salutato dagli applausi scroscianti dell’Olimpico. La Lazio vola. Al 33’ Correa atterrato da Szczesny. Rigore per la Lazio e ammonizione per il portiere. Immobile va sul dischetto. Szczensy respinge anche la ribattuta del capocannoniere del campionato. Sarri inserisce Higuain per Dybala per riagguantare la partita. Urla Immobile fermato all’ingresso dell’area da Bonucci. Al 40’ finisce la partita del bomber laziale: entra Cataldi per potenziare la fase di copertura. Al 45’ sostituito Milinkovic con Caicedo. Cinque minuti di recupero. Il muro biancoceleste resiste. Anzi al 50’ Caicedo sigla il terzo gol laziale dopo una volata a rete di Lazzari. La festa dell’Olimpico è tutta per la Lazio di Inzaghi che ora può sognare in grande.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Pandev show, poi il Lecce recupera:
contro il Genoa in nove alla fine è 2-2

Una perla del macedone e Criscito portano Thiago Motta sullo 0-2,
poi i gol di Falco e Tabanelli: espulsi Agudelo e Pandev, alla fine è pari


Giuseppe Calvi

Hanno offerto un aperitivo davvero frizzante. Lecce e Genoa sono salite sull’altalena del gol, regalando straordinarie emozioni, pur con i noti limiti delle difese più ballerine del campionato. Avanti la squadra di Thiago Motta per 2-0 nel primo tempo, e con Agudelo che si divora il 3-0 in avvio di ripresa, dopo un’ora di letargo Lucioni e compagni, in doppia superiorità numerica (espulsi Agudelo e Pandev) acciuffano il pareggio e sognano sino in fondo addirittura di aggiudicarsi l’intera posta. Alla fine, per diversi motivi, né Liverani né Motta possono essere soddisfatti, considerata l’incredibile chance sprecata, per conquistare rispettivamente il primo successo in casa e la prima vittoria in trasferta.

CHE SHOW — E’ stato comunque un fantastico show. Chiamate Lecce 2-2, 2-2, 2-2. Al Via del Mare si registra il quinto pareggio consecutivo, con il terzo 2-2 di fila, sul quale mette il suo marchio anche l’arbitro Rocchi, con due espulsioni (per doppie ammonizioni) e altri sette cartellini gialli, tra le contestazioni delle due squadre per diversi episodi determinanti. Senza gli squalificati Rossettini e Lapadula e gli infortunati Benzar, Meccariello, Dumancic e Mancosu, nel collaudato 4-3-1-2 Liverani punta su Dell’Orco come centrale difensivo (preferito a Riccardi), preferisce Majer a Tabanelli e in attacco affida a La Mantia e Babacar la missione di bucare la sgangherata difesa avversaria, con 28 gol incassati la più perforata della Serie A, proprio dopo quella giallorossa. Thiago Motta opta per un 3-4-3, rilancia in campionato Criscito, offre un’altra opportunità a Schone e dà subito spazio a Pajac, con il tridente offensivo composto da Agudelo, Pinamonti e Pandev.Criscito e compagni partono a un ritmo elevato, portando un pressing alto, che non consente al Lecce il solito fraseggio nella costruzione sin dalla propria area di rigore. Pandev non chiude, in tuffo di testa, su un bel lancio di Pajac; poco dopo Ghiglione alza la mira. E’ il Genoa a fare la partita e al 32’ va in vantaggio, con uno spettacolare gol di Pandev (primo centro contro il Lecce all’undicesimo tentativo in carriera), con la complicità del portiere Gabriel. Criscito serve Pinamonti, che è in fuorigioco e, pur non andando sul pallone, mette in apprensione Gabriel, che rinvia male, proprio sui piedi del macedone, lesto a disegnare da quasi 40 metri una palombella imprendibile per il portiere, nonostante la sua corsa all’indietro. Dopo lunghe e veementi proteste verso Rocchi, il Lecce tenta di reagire ma non riesce a proporre il suo gioco e va avanti solo per tentativi isolati, con La Mantia. Nel recupero, Lucioni prima va a vuoto su un cross di Pinamonti, non sfruttato da Pajac, poi atterra in area Pandev (imbeccato da Pajac): è rigore, dal dischetto Criscito realizza il 2-0.Nella ripresa Liverani butta subito nella mischia Tabanelli e poco dopo Farias, rispettivamente al posto di Majer e Shakhov. Scampato il pericolo su un’iniziativa di Agudelo – a tu per tu con Gabriel, manca il 3-0, facendosi ipnotizzare dal portiere, decisivo con una deviazione di piede -, il Lecce cambia passo. Falco sale in cattedra con un numero d’alta scuola: al 15’ scambia da calcio d’angolo con Petriccione e inventa un sinistro a giro che sorprende il portiere Radu. Il Genoa accusa il colpo e comincia a… farsi del male. Infatti, al 24’ Agudelo, già ammonito, è ingenuo nel commettere un fallo inutile su Dell’Orco, subendo il secondo giallo e l’espulsione. Passano pochi secondi e la formazione di Liverani agguanta il pareggio: su cross dell’ispiratissimo Falco, Tabanelli svetta su Ghiglione e di testa segna il 2-2.Nel giro di 5 minuti, Pandev rovina la sua prestazione, incassando due ammonizioni, prima per simulazione (28’), poi per gioco scorretto su Tachtsidis (32’). Ridotta in 9 contro 11, negli ultimi 16 minuti la squadra di Motta cerca di alzare un muro davanti alla propria area di rigore, anche se, con Favilli inserito al posto di Pinamonti, non rinuncia a tentare qualche ripartenza. Il Lecce costruisce solo una vera occasione da rete; su cross di Rispoli, La Mantia non arriva in estirada. Risulta vano l’assalto finale dei giallorossi, che collezionano 11 calci d’angolo, senza trovare la via della rete.


Fonte: Gazzetta dello Sport
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Balotelli decisivo rialza il Brescia: la Spal va sempre più giù

Buona la prima del Corini-bis:
ci pensa SuperMario e una parata del portiere finlandese Joronen sul rigore di Petagna.
La squadra di Semplici ultima in classifica


Matteo Brega


Il Brescia batte 1-0 la Spal e lascia l’ultimo posto in classifica proprio ai ferraresi. Il ritorno in panchina di Eugenio Corini si trasforma in un pomeriggio di festa grazie a Mario Balotelli e a Jesse Joronen, che para un rigore ad Andrea Petagna.

BIVIO — Il bivio della speranza. Con questo animo Spal e Brescia si presentano al Mazza. Leonardo Semplici festeggia i cinque anni sulla panchina dei ferraresi scegliendo di giocare con una sola punta, Petagna, accompagnato da Jankovic e Valoti. Eugenio Corini torna sulla “sua” panchina dopo 35 giorni e riparte dalle sicurezze: 4-3-1-2 e la coppia Balotelli-Torregrossa in attacco.

PRIMO TEMPO — Il primo tempo mostra i limiti di due squadre che vorrebbero fare, ma senza rischiare. Anche se dopo 5’ il destro Balotelli respinto da Berisha farebbe pensare a una gara più aperta. Il Brescia spinge da lontano e Tonali calcia centrale. Il finale di tempo invece pende più dalla parte spallina. Al 32’ gol annullato giustamente a Kurtic per fuorigioco, due minuti dopo lo stesso Kurtic crossa dalla sinistra per la testa di Petagna che gira largo.

RIPRESA — L’alba del secondo tempo disegna un sorriso per il Brescia. Al 4’ Ndoj spreca un’occasione, poi Balotelli porta in vantaggio i suoi. Discesa di Romulo, cross basso, Berisha può solo contenerlo prima di deviare il tentativo di Ndoj che finisce dalle parti di Mario. Per il quale è semplice buttare dentro il terzo gol stagionale. A questo punto la partita si apre, ma nel senso nervoso. Jankovic al 24’ calcia alto, prima e dopo Semplici e Corini inseriscono Floccari e Magnani per Valoti e Ndoj al fine di ridisegnare le rispettive creature. Al 27’ la Spal potrebbe pareggiare: Magnani stende Paloschi, per Orsato è rigore. Petagna però si fa parare la conclusione da Joronen. Al 6’ di recupero Cistana è decisivo sulla conclusione di Moncini e la partita finisce lì. La Spal si ritrova ultima e qualche fischio della sua gente fa male al morale.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Altra rimonta del Cagliari:
Ragatzu trova il 2-2 col Sassuolo al 90' ed è quarto posto



Nel primo tempo Berardi e Djuricic portano sul 2-0 i neroverdi, nella ripresa il gol di Joao Pedro
e il rigore sbagliato da Berardi prima della rete dell'attaccante sardo.
Agganciata la Roma


Sebastiano Vernazza

Il Sassuolo ha dominato la partita, ma non l’ha chiusa e l’ha buttata via. Così il Cagliari ha acciuffato il 2-2 al novantesimo esatto e ha conservato il quarto posto in condominio con la Roma. La squadra di De Zerbi è stata cicala, molto ha creato e poco ha capitalizzato. Berardi ha pure sbagliato il rigore che avrebbe chiuso il discorso. Il Cagliari è rimasto aggrappato al match, Maran ha azzeccato l’inserimento di Ragatzu e il giocatore l’ha ricompensato con la rete del pari. In tutte e due i gol cagliaritani ci sono evidenti responsabilità del portiere neroverde Turati: tanto il ragazzo era stato determinante nel bene a Torino contro la Juve, tanto ha avuto colpe contro il Cagliari. Un clamoroso sbalzo di rendimento, che si spiega con la giovanissima età.

PRIMO TEMPO — Succede quel che non ti aspetti, che il Sassuolo e non il Cagliari colpisca in contropiede. Al 7’ Djuricic parte in pratica dalla sua area, un irresistibile “coast to coast” di 60-70 metri, chiuso con un invito in profondità sulla destra per Berardi. Il tiro dell’attaccante è deviato da Pisacane e la palla scavalca Rafael. A quel punto il Cagliari è costretto ad attaccare e a scoprirsi ancora di più. I rossoblù reagiscono al 13’ con un cross da sinistra di Luca Pellegrini su cui Simeone non arriva per un pelo. I neroverdi replicano subito con Locatelli dal limite e con palla fuori di poco. La partita diventa frenetica e nervosa. Luca Pellegrini sbaglia un rinvio, il campanile diventa un assist per Caputo, ma la difesa cagliaritana in qualche modo rimedia. Sassuolo sempre più padrone delle operazioni: Berardi in area per Caputo, gran rotazione del centravanti e tiro sporcato in angolo da Pisacane. Alla mezz’ora Djuricic mette di poco a lato su cross di Caputo, il Cagliari risponde con lo schema più gettonato e incompiuto: Pellegrini serve da sinistra, Rog va in percussione, la palla sfila davanti a Simeone. Dal possibile 1-1 al 2-0, inevitabile per lo sviluppo del match: tacco di Berardi a innescare Toljan sulla destra.Il terzino vola via, serve Djuricic al centro e il numero 10 neroverde apre il piattone sinistro per l’implacabile seconda rete. Djuricic più Berardi o viceversa, questa la formula vincente del Sassuolo nei primi 45 minuti. Una partita frenetica, che l’arbitro Pairetto ha faticato a tenere in pugno: sei gli ammoniti nella prima frazione di gioco.

SECONDO TEMPO — Maran ridisegna la formazione all’intervallo: fuori Luca Pellegrini e dentro Lykogiannis; fuori Simeone e dentro Cerri. Nel Sassuolo, Peluso al posto di Marlon. Gli ospiti trovano subito il gol della speranza ma in maniera abbastanza fortuita: tiro di Rog sulla schiena di Peluso, pallone a candela su cui si avventa Joao Pedro che di testa beffa con un pallonetto Turati in uscita maldestra a metà strada. Il Sassuolo ha continuato a macinare il suo calcio, anche e soprattutto sulla destra, dove Lykogiannis, il neo entrato terzino sinistro del Cagliari, ha sofferto meno di Pellegrini, ma ha patito lo stesso i duetti tra Berardi e Toljan. Il Sassuolo ha la grande occasione del 3-1 al 18’ quando Pairetto concede un rigore molto dubbio per “braccio” di Lykogiannis su cross di Toljan: le immagini non fanno chiarezza, sembra che il greco colpisca di petto se non di ascella. Berardi dal dischetto però centra la traversa (20’) e di fatto annulla la mischia successiva toccando per primo il pallone sulla ribattuta. Il copione non cambia: Sassuolo sempre dominante e Cagliari imbrigliato, finché al 45’ Nainggolan e Cerri portano avanti un’azione quasi rugbistica, la palla arriva poi nei pressi di Joao Pedro, ma Peluso nel tentativo di anticipare l'attaccante la tocca per Ragatzu che solo in area sulla destra tira forte e beffa Turati sul suo palo.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Zaza e Ansaldi lanciano il Toro: 2-1 alla Fiorentina in crisi.
Ma Montella per ora è confermato



Un gol dell’attaccante e uno dell’esterno affondano i viola, che non vincono da fine ottobre.
Inutile il gol di Caceres


Mario Pagliara

Mazzarri serve il break e il Toro è tornato in corsa per l’Europa. Un colpo di testa di Zaza e una fucilata di Ansaldi piegano la Fiorentina di un Montella sempre più a rischio esonero. Anche se nel dopo gara il d.s. Pradè ha confermato il tecnico con queste parole: “Vediamo cosa succede nelle prossime due partite, l’allenatore non è uno stupido, vede anche lui cosa succede in campo. Ci manca quella sicurezza che avevamo ad inizio stagione. Con Inter e Roma Montella sarà in panchina”. Per il Torino è la seconda vittoria consecutiva dopo il blitz di Genova: il Toro è in piena rimonta, e in classifica si porta ora alle caviglie del Napoli. A un punto da quel settimo posto che potrebbe aprire una finestra sull’Europa.

LOLLO CRACK — Ci sarà probabilmente una maledizione che non accenna ad allontanarsi dal Torino di Mazzarri. Anche questa domenica i granata pagano pegno alla voce degli infortunati, e aggiungono un altro giocatore nella già affollatissima infermeria. La storia si ripete dopo nemmeno dieci minuti, quando Lorenzo De Silvestri si accascia a terra con il ginocchio sinistro in fiamme e le mani sul volto. Lollo è costretto ad uscire (cambio effettuato al dodicesimo con Aina), portato in spalla dai collaboratori tecnici di Mazzarri e con un tutore a mantenere fermo il ginocchio. Per la cronaca, De Silvestri ha subito lasciato lo stadio, accompagnato in ospedale per sottoporsi a una risonanza magnetica: sembrerebbero escluse lesione, dalle prime notizie filtrate dagli ambienti ospedalieri dovrebbe trattarsi solo di una forte contusione. Il k.o. di Lollo segue quelli di Belotti, Iago Falque, Parigini, Lyanco e Lukic solo giovedì, per citare gli attuale granata k.o.

A TRE PUNTE — Mazzarri fa quello che può e con quello che ha in questo momento, senza rinunciare al modulo ad albero di Natale con due trequartisti e la punta. Lo si era capito già giovedì pomeriggio, ieri in conferenza l’investitura ufficiale, oggi la certificazione: Walter punta su Zaza con alle spalle Berenguer e Verdi. Montella risponde con una Fiorentina con il 4-2-3-1, il giovanissimo Vlaovich terminale ultimo.

ZAZA TRAVOLGENTE — Ottimo il primo tempo del Toro, il migliore della stagione, Fiorentina invece non pervenuta. La squadra di Mazzarri gioca con la voglia di bissare la vittoria di Genova, la Viola è invece in piena depressione – e si vede – incapace per quarantacinque minuti di fare un tiro nella porta di Sirigu. Il Toro prende subito il controllo, alza il baricentro, e viaggia sui piedi ispirati di Verdi, sulle chiusure puntuali di Izzo e Nkoulou, sugli strappi di Baselli e Ansaldi. Ma soprattutto è Zaza a metterci furore e qualità: Simone parte subito forte, gioca praticamente a tutto campo, e le occasioni (almeno quattro a metà partita del Toro) capitano tutte a lui. Al 19’ Milenkovic alla disperata salva su un suo diagonale (assist al bacio di Verdi), poi serve un Dragowski reattivo coi piedi per fermare ancora Zaza (21’, ispirato da un blitz di Izzo), ma alla terza arriva il vantaggio: è il 23’, Verdi lavora un pallone delizioso al limite dell’area, show di Ansaldi sulla sinistra che prima si beve Caceres e poi scodella al centro una palla col contagiri per la testa di Zaza che fa uno a zero. Simone rompe il digiuno, non segnava dal 27 ottobre in Torino-Cagliari: terzo gol in Serie A, sesto complessivo in stagione. A un minuto dall’intervallo, Zaza ci prova anche da centrocampo. Applausi dal pubblico, sarebbe stata l’apoteosi in una domenica da leone.

IL SIGILLO DI CRISTIAN — In avvio di ripresa, Montella prova a vivacizzare una Fiorentina spenta inserendo Sottil per Ghezzal. E in parte ci riesce, perché la Viola riparte più garibaldina e comincia ad affacciarsi dalle parti di Sirigu. Accade, ad esempio, dopo sette minuti ma il colpo di testa di Vlaovich non inquadra la porta. Tre minuti dopo una sforbiciata di Benassi pecca ancora di mira finendo in curva. Mazzarri capisce che il Toro ha speso tanto nel primo tempo e deve riequilibrarlo: così intorno all’ora di gioco getta nella mischia Meité per Berenguer. L’intraprendenza della Fiorentina non si spegne e servono i riflessi di Sirigu sia su Chiesa (16’: primo tiro in porta della Fiorentina) che su Sottil (25’). La squadra di Montella non trasferisce mai però la sensazione di poter sfondare, mentre il Toro resta compatto e piano piano si riorganizza. Intorno alla mezzora arriva anche il sigillo di Cristian Ansaldi: è il 27’ quando Aina lancia l’argentino che si fa quasi tutta la metà campo della Fiorentina palla al piede e alla fine scocca un tiro imprendibile per Dragowski. E’ il secondo centro in campionato per Ansaldi, il terzo preliminari di Europa League compresi. Entrano nel finale anche Laxalt (per Verdi) e Pedro (per Vlaovich), nel primo minuto di recupero Caceres sfrutta una palla in area per il definitivo due a uno. Il Toro è tornato in corsa, la Fiorentina è nel baratro.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Kucka segna, Sepe para e il Parma sbanca la casa della Samp



Decide un gol di testa dello slovacco nel primo tempo,
poi nella ripresa il portiere respinge il rigore di Quagliarella
e chiude la porta a Colley nel finale


Filippo Grimaldi

Samp al tappeto e fischiata a fine gara, per la terza volta in sette giorni, mettendo nel conto pure lo scivolone in Coppa Italia. Il Parma capitalizza un primo tempo giocato a gran ritmo, e chiuso in vantaggio grazie al gol decisivo dello straripante Kucka. Una gara subito complicata per i blucerchiati, che faticano a essere propositivi e stentano troppo di fronte a un Parma meglio organizzato in partenza, bravo a sfruttare la spinta sulle fasce, trascinato da un Kucka esagerato per oltre mezz'ora. Parte dalla mediana, ma in realtà spinge forte sulla destra. La squadra di Ranieri è in difficoltà, anche perché i reparti sono distanti ed è difficile far giungere i rifornimenti a Gabbiadini e a Quagliarella. A sinistra, poi, Barillà sale per raddoppiare con Gervinho. Ma su Thorsby, riadattato ancora una volta come esterno basso d'emergenza, arriva spesso in aiuto Ferrari. Il pressing altissimo degli emiliani lascia intuire che il Parma vuole capitalizzare una spinta così intensa. Kucka, sempre lui, è pericoloso di testa (16'), e cinque minuti dopo su angolo di Hernani stacca altissimo e batte Audero. Parma in vantaggio, e la Samp accusa il colpo: la manovra non è lineare. Il Parma ha sempre il tempo di riorganizzarsi e dopo la mezz'ora prova ad abbassare il ritmo. Tutto questo permette però ai blucerchiati di trovare qualche spunto: Murru (38'), lanciato da Gabbiadini, calcia in diagonale a lato, poi (44') Vieira trova Sepe pronto alla ribattuta dopo un rapidissimo scambio con Ramirez.

CAMBIO DI PASSO — La Samp non sbroglia la matassa nella ripresa, ma almeno ci prova, anche se con scarsa efficacia. Ranieri toglie Vieira per Linetty e Léris per Ramirez, cercando con il polacco più ritmo. Il Parma gioca provando il contropiede, ma i blucerchiati gestiscono il gioco e colpiscono la traversa con Gabbiadini su punizione. Manca, però, la vera scintilla, e un Parma arroccato nella sua metà campo prova a tenere il vantaggio, finché però Dermaku è ingenuo nel trattenere Quagliarella. Rigore Samp, il capitano si fa respingere il tiro da Sepe, sulla ribattuta Jankto serve Quagliarella e stavolta il capitano realizza, ma il gol è annullato dopo consulto con la Var, perché Jankto entra in area prima del tiro e partecipa all'azione. L'assedio finale non porta al pari: Sepe (38') è ancora decisivo su Colley.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Tris a Bologna, si sveglia anche Piatek: Pioli si gode un ritrovato Milan

Il polacco si guadagna e segna un rigore in avvio,
poi i rossoneri soffrono poco e vanno in gol anche con Hernandez e Bonaventura.
Agli emiliani non bastano la carica di Miha e un buon finale



I tifosi del Milan in questi ultimi tempi hanno dovuto ingoiare molti bocconi amari. Troppi per poter dire che il 3-2 con cui i rossoneri vincono a Bologna può aprire un nuovo capitolo della stagione. Ma per la prima volta dall’inizio della sua avventura, Pioli vince due partite di fila e lo fa con merito, nonostante il calo finale che riaccende il Bologna, caricato anche dalla presenza di Mihajlovic in panchina.

BUONI SEGNALI — Primo su tutti Kris Piatek, che in avvio si guadagna e trasforma il rigore del vantaggio. Da tempo il polacco non era così dentro la partita, fino all’ultimo secondo. Con lui bene Conti a destra, Bennacer in regia e un ritrovato Bonaventura. Buoni lampi da Suso, che in coda a un bel primo tempo rossonero manda in gol Theo Hernandez con una genialata. Il solito Theo: devastante quando attacca, sempre a rischio errore quando difende. È lui che mette alle spalle di Donnarumma la palla del 2-1 in chiusura di primo tempo per anticipare Denswil e che nel finale stende Orsolini per il rigore di Sansone con un fallo molto ingenuo. Il Milan convince anche per la presenza di spirito: altre volte i rossoneri si erano disuniti alla prima difficoltà, oggi è successo il contrario, con Jack Bonaventura a ristabilire i due gol di distanza in avvio di ripresa dopo l’autorete in chiusura di prima frazione.

CUORE BOLOGNA — A Mihajlovic, come sempre applaudito da tutto il Dall’Ara, sarà piaciuto lo spirito del suo Bologna, che però è apparso nettamente inferiore, soprattutto nel primo tempo. La difesa ha concesso troppo, i terzini hanno spinto poco e Donnarumma è rimasto sostanzialmente inoperoso. Anche per la serata non eccezionale di Palacio e degli attaccanti rossoblù, con Orsolini che forse è entrato troppo tardi.

Gasport

Fonte: Gazzetta dello Sport
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SERIE A 2019/2020 15ª Giornata (15ª di Andata)

06/12/2019
Inter - Roma 0-0
07/12/2019
Atalanta - Verona 3-2
Udinese - Napoli 1-1
Lazio - Juventus 3-1
08/12/2019
Lecce - Genoa 2-2
Spal - Brescia 0-1
Sassuolo - Cagliari 2-2
Torino - Fiorentina 2-1
Sampdoria - Parma 0-1
Bologna - Milan 2-3

Classifica
1) Inter punti 38;
2) Juventus punti 36;
3) Lazio punti 33;
4) Cagliari e Roma punti 29;
6) Atalanta punti 28;
7) Napoli e Parma punti 21;
9) Torino e Milan punti 20;
11) Verona punti 18;
12) Bologna e Fiorentina punti 16;
14) Sassuolo(*), Lecce e Udinese punti 15;
17) Sampdoria punti 12;
18) Genoa punti 11;
19) Brescia(*) punti 10;
20) Spal punti 9.

(*) Brescia e Sassuolo una partita in meno.
Brescia - Sassuolo rinviata al 18-12-2019 per lutto.

(gazzetta.it)
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Il “nuovo” Brescia di Corini vola:
batte il Lecce ed esce dalla zona retrocessione



Lombardi trasformati dopo il ritorno in panchina del vecchio tecnico.
Ora le squadre alle spalle sono tre.
Primo gol in A per Chancellor, Torregrossa e Spalek.
Mercoledì recupero col Sassuolo


Pierfrancesco Archetti

La seconda vittoria consecutiva del Brescia dà un altro scossone al fondo classifica. Da quando è tornato Eugenio Corini l’ex ultima della classe si è messa a viaggiare a velocità stratosferica e mercoledì avrà il recupero con il Sassuolo per tentare di dare continuità a questa nuova era. Intanto dopo quello con la Spal viene vinto un altro scontro diretto, con vantaggi immediati e forse anche a lungo termine, in caso di arrivo alla pari. Gli autori dei tre gol (Chancellor, Torregrossa e Spalek) sono alla prima esultanza in Serie A, altro arricchimento in un pomeriggio perfetto. Il Lecce prima regala e poi non sa recuperare, inizia ancora una volta il secondo tempo da 0-2, come domenica con il Genoa, ma resta fermo, anzi subisce in contropiede il tris.

DOPPIO COLPO — Proprio dopo una sostituzione già prima della mezzora quasi scaturisce il primo gol: perché Spalek, che ha appena rilevato l’infortunato Ndoj , tocca per Chancellor una sponda di Torregrossa e il venezuelano infila il gol da annali, per lui. Il battesimo della rete nella massima categoria arriva anche per Torregrossa prima dell’intervallo, ma è colossale la papera del portiere Gabriel, che lascia passare il pallone pensando che esca e invece Sabelli approfitta del regalo: crossa per il capitano che mette nella porta vuota. Nel Brescia manca per la prima volta lo squalificato Cistana; in difesa al suo posto c’è Mangraviti. Anche il portiere Joronen non viene rischiato. Tocca così ad Alfonso che nel secondo tempo toglie a La Mantia e Babacar la soddisfazione della rete.

FALLI E TRIS — Nella stagione scorsa le due squadre arrivarono prima e seconda in B, con uno scontro diretto vinto a testa, non senza emozioni e polemiche. Anche in questa partita non mancano le scintille, con 11 ammoniti compreso l’allenatore Liverani che discute con Balotelli. Il Lecce ha una lista più fitta di indisponibili: Lucioni e Petriccione sono squalificati, mentre da tempo sono fuori Mancosu, Meccariello, Dumancic e Imbula. Tabanelli a centrocampo è la novità dall’inizio, in un sistema tattico simile (4-3-1-2) a quello dei bresciani. Ma nella ripresa il Lecce ha in campo cinque attaccanti o simili, con gli ingressi di Falco, Farias e Babacar. Però la mossa della disperazione non serve: il Lecce viene colpevolmente travolto, anzi nel finale Romulo e Balotelli sfiorano il quarto gol.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Gattuso, debutto flop col Napoli:
Gervinho nel recupero fa volare il Parma

L’ivoriano al 93’ vola in contropiede e firma il gol-partita.
Di uno strepitoso Kulusevski e Milik le altre reti


Mimmo Malfitano


Nulla è cambiato. O forse sì, perché in panchina non c’è più Carlo Ancelotti, ma Rino Gattuso. Un cambiamento voluto da Aurelio De Laurentiis e dallo staff dirigenziale per dare uno scossone ad una squadra sull’orlo di una depressione. Ci si aspetta il ritorno alla vittoria in campionato che manca da 19 ottobre, contro il Verona. Ma bisogna fare i conti col Parma, la rivelazione di questo campionato, insieme al Cagliari. Non è casuale se a centrare il colpo grosso siano stati proprio gli emiliani che vincono la partita con due azioni di contropiede concluse da Kulusevski e Gervinho. Il Napoli s’era illuso col pareggio di Milik, ma i problemi sono ancora tanti e non può essere di certo Gattuso a risolverli in quattro giorni.

TRIDENTE — Tutto confermato alla lettura delle formazioni. L’esordio di Rino Gattuso coincide col ritorno al 4-3-3, il modulo tanto caro ai giocatori del Napoli. E, soprattutto, a Lorenzo Insigne che gioca largo a sinistra, con Callejon a destra e la conferma di Milik come riferimento centrale. Il nuovo Napoli, dunque, nasce nel segno del nuovo allenatore, che conferma Allan nella posizione di metodista, lì dove aveva giocato contro il Genk, nell’ultima partita di Carlo Ancelotti: gli esterni sono Fabian Ruiz e Zielinski. La difesa è l’unico reparto che non presenta novità. Il Parma ha un obbiettivo: provare a scavalcare il Napoli in classifica. E per farlo si affida al suo tridente offensivo, fatto di rapidità (Gervinho), qualità (Kulusevski) e forza (Cornelius).

SUBITO PARMA — C’è molta attesa per questo Napoli. Ma i timori della vigilia si trasformano in realtà dopo appena 4 minuti, quando Kulusevski approfitta di una giocata sbagliata di Koulibaly e scappa dritto verso Meret, battendolo di potenza. Nel disperato tentativo di rimediare all’errore, il difensore senegalese s’infortuna ed è costretto a lasciare il campo: si tratta di un problema muscolare che verrà valutato soltanto domani. Al suo posto entra Luperto. Due minuti dopo il vantaggio, il Parma ha l’opportunità di raddoppiare, ma Manolas salva su Gervinho. Il Napoli fa fatica a ritrovarsi, anche perché non si notano differenze sostanziali tra le ultime prestazioni e quella di stasera. Il passo di Fabian Ruiz e lento, mentre la regia di Allan non è proprio il massimo. In attacco, il tridente è poca roba, Insigne sbaglia tanto e dopo l’ennesimo sbaglio sotto porta si prende i fischi di un San Paolo al limite della sopportazione.

POCA INCISIVITÀ — Colpisce lo stato del Napoli, nel senso che pare che nulla sia successo in questi ultimi quattro giorni. Eppure, lo scossone c’è stato, il primo a rimetterci è stato Carlo Ancelotti, ed è parso che l’avvento di Gattuso avrebbe dovuto far svoltare, quantomeno sul piano del carattere, della determinazione. Macché! Il gioco è svogliato, come le conclusioni indirizzate verso la porta dell’ex Sepe. Non è casuale se il Parma ha gli stessi punti del Napoli e tenti il sorpasso in classifica. D’Aversa l’ha preparata nei minimi particolari, la gara. Immagina un Napoli aggressivo (!) e si dispone con un atteggiamento d’attesa, pronto a far scattare le ripartenze. La difesa è schierata, Bruno Alves e Iacoponi s’interessano di Miik, mentre a sinistra Gagliolo controlla Callejon e a destra Darmian rende inoffensivo Insigne. In attacco, D’Aversa deve rinunciare a Cornelius dopo appena un quarto d’ora: anche per lui il problema è muscolare. Poco prima del riposo, Meret deve compiere un prodigio per deviare sul palo la conclusione di Gervinho (42’).

RIGORE, ANZI NO — La gara, in ogni modo, viene movimentata nei minuti di recupero, quando Di Bello fischia un rigore a favore del Napoli per un fallo di Hernani su Zielinski. Alla Var c’è Fabbri che invita il collega a rivedere l’azione. Ed in effetti, il fallo è fuori area per cui l’arbitro annulla la precedente decisione e assegna al Napoli un calcio di punizione dal limite che non avrà conseguenze.

LA BEFFA — Nella ripresa, c’è maggiore convinzione, il Napoli sembra più deciso. Sepe si erge a protagonista in due occasioni, prima per deviare una punizione di Insigne (14’) e due minuti dopo per respingere un colpo di testa di Milik, sul cross di Callejon. Al 18’, Gattuso toglie Allan, deludente da metodista, e inserisce Mertens. Ed è proprio l’attaccante belga a crossare morbido per il colpo di testa di Milik: è il pareggio, il San Paolo comincia a respirare dopo aver trattenuto a lungo il fiato. Il Parma, comunque, è solido, chiude bene gli spazi e ogni volta che riparte mette in apprensione la difesa napoletana. Meret deve intervenire per deviare il sinistro ravvicinato di Gervinho, mentre al 34’ Insigne viene richiamato in panchina per fare spazio a Lozano. Il capitano esce accompagnato dai fischi della gente: la sua prestazione è stata ancora una volta deludente. Il Napoli continua ad attaccare senza trovare, però, la conclusione, Sepe controlla i deboli tentativi di Mertens e Milik. La beffa, comunque, è cosa fatta. Corre il minuto 48’ quando Kulusevki va via in velocità nell’ultimo affondo possibile, favorito da un errore clamoroso di Zielinski. Il talento svedese appoggia sul piede di Gervinho il pallone del trionfo. Il Napoli è in ginocchio.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Gabbiadini regala il derby alla Samp.
E il Genoa va sempre più giù

Derby deciso dall'attaccante blucerchiato all'85.
La squadra di Motta resta al penultimo posto in classifica


Filippo Grimaldi


E’ festa Samp, all’ultimo respiro. Ci vuole un erroraccio di Ghiglione a cinque minuti dalla fine, che apre un’autostrada per Linetty e vale da lasciapassare per Gabbiadini, abile a infilarsi in area battendo Radu sul primo palo, per regalare alla Samp il successo nella stracittadina della Lanterna numero 101 in campionato. I blucerchiati tirano una boccata d’ossigeno in classifica dopo due k.o. consecutivi e cacciano all’inferno il Genoa, in un derby comunque povero di emozioni sino al caldissimo finale.

PRIMA FRAZIONE — Si parte con le squadre ancora più coperte del previsto, complice anche il forfait dell’ultimo momento di Favilli (guai muscolari), Sturaro (che va in panchina) e Gabbiadini (pure lui in condizioni imperfette e destinato a rimpiazzare Quagliarella nella ripresa), e la Sampdoria che vira su un 4-4-1-1 variabile, con una sola punta e Ramirez in partenza trequartista. Un derby nervoso – per i rossoblù Ghiglione e Cassata ammoniti dopo appena venti minuti dal via -, brutto, molto falloso, dove per entrambe prevale la paura di perdere. Solito canovaccio, ampiamente prevedibile, con la squadra di Motta che fa un possesso palla evidente (63% nel primo tempo), correndo pure qualche rischio dalle parti di Radu, ma di fatto incapace di rendersi davvero pericolosa in area blucerchiata. La Samp fatica, perché i rossoblù raddoppiano sempre su Quagliarella, con le buone e le cattive maniere, e il capitano della Samp ha pochissimi spazi, e pure pochi palloni giocabili. Vieira prende un giallo evitabilissimo (che gli farà saltare la Juve), Romero rischia il rosso per una manata su Quagliarella, ma la sfida non decolla. Al 34’ Sanabria colpisce di testa a lato, poi la Samp perde una pedina importante come Ekdal (problema a una caviglia), sostituito da Murillo, che si piazza basso a destra, con Thorsby avanzato al posto dello svedese.

PAURA PADRONA — Dopo un primo tempo in cui i migliori sono stati sicuramente i tifosi sugli spalti, la ripresa inizia con il giallo a Ramirez (che si lascia cadere in area rossoblù), ma la gara stenta a decollare. Il Genoa ha le idee, ma non gli uomini necessari, perché l’assenza di Pandev e Agudelo è pesantissima e pure le ansie da classifica hanno, evidentemente, il loro peso. La Samp prova di rado ad alzare ritmo e baricentro. Controlla, cercando di evitare errori, ma lo spettacolo fatalmente ne risente. Motta rinfresca la mediana inserendo Jagiello e Ankersen al posto di Schone e Pajac però l’agonismo in campo non porta a nulla di buono e di concreto. Il primo tiro in porta – punizione di Radovanovic – arriva dopo settantuno minuti di gioco: un’eternità, ma il dato non è casuale. Per l’ultimo quarto d’ora di gioco, anche considerando che mercoledì arriva la Juve al Ferraris, Ranieri inserisce Gabbiadini e Caprari per Ramirez e Quagliarella: la mossa vincente.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Torino va 3-0 poi un rigore contestato apre la rimonta Hellas: 3-3 in 15’!

Granata in vantaggio al 36’, nella ripresa il raddoppio di Berenguer al 54’. Sette minuti dopo Ansaldi fa tris. In 15’ Pazzini su rigore (al 69’), Verre (76’) e Stepinski (84') compiono il miracolo


Mario Pagliara


E’ stata una partita infinita, emozionantissima, interminabile. Torino eccellente per 68’, Verona pazzesco tra il 69’ e l’84’: sono i 15 minuti nei quali la squadra di Juric firma una rimontona inimmaginabile, risalendo dallo zero-tre (doppietta di Ansaldi, gol di Berenguer) al 3-3 finale trascinato dal rigore di Pazzini (assegnato per un tocco molto dubbio e contestato di gomito di Bremer), da Verre e Stepinski. Resta l’amaro in bocca al Toro, scomparso nel finale dopo un’ottima partita, che aveva pregustato il colpaccio in casa di questo Verona protagonista di un finale sensazionale.

TORO PERFETTO PER 45’ — C’è Zaza davanti, Belotti si accomoda in panchina. Mazzarri si fida delle sensazioni, conferma per dieci undicesimi la formazione che ha steso la Fiorentina la domenica precedente, con l’unica eccezione di Aina sulla destra (con la Viola era partito De Silvestri, poi infortunatosi subito). Walter è premiato dai suoi da un ottimo primo tempo: baricentro sempre alto, sette occasioni prodotte in poco meno di quaranta minuti, un gol annullato e uno valido. Juric non presenta sorprese invece: il suo Verona si distende con il doppio trequartista, affidandosi a Di Carmine in attacco.

VAR E BERENGUER — Il primo atto della sfida del Bentegodi giocato dal Toro è davvero ai limiti della perfezione: nessuna sbavatura difensiva, pericolosità costante portata nell’area veneta, Amrabat costantemente neutralizzato dalla gabbia costruitagli intorno da Baselli e Rincon, Berenguer molto vivace. Da un punto della vista della qualità è anche un passo in avanti rispetto ai primi quarantacinque minuti contro la Fiorentina. Era invece legittimo aspettarsi qualcosa in più da questo Verona, probabilmente sorpreso dalla precisione e dalla determinazione del Toro, portato costantemente fuori partita. Dicevamo: i granata producono occasioni a raffica. Partono al 5’, quando Berenguer si beve con una serpentina Rrahamani e Kumbula, Silvestri salva in uscita alla disperata. Passa un minuto ed il filtrante di Berenguer (ancora lui) pesca Zaza in area, Silvestri deve fare subito gli straordinari. Al ventesimo, Zaza non capitalizza un clamoroso errore difensivo di Kumbulla, e due minuti dopo Verdi dà l’illusione del gol direttamente da calcio di punizione. Il Toro passa anche in vantaggio prima della mezz’ora, ma la Var strozza l’urlo in gol a Mazzarri: è il 24’ quando Berenguer esplode un siluro chirurgico alle spalle di Silvestri, ma dopo il controllo al Var l’arbitro La Penna annulla perché poco prima Rincon non era riuscito ad evitare che la palla uscisse oltre la linea di fondo.

ANSALDI ALLA MESSI — Il Toro non si ferma, il Verona barcolla e si vede. E’ il 33’ quando Ansaldi ci prova da lontano, palla sui tabelloni. Ma lo sforzo granata è premiato al trentaseiesimo: l’azione del Toro passa per i piedi di Berenguer e Verdi al limite dell’area, poi Ansaldi trova uno spazio che vede solo lui dall’angolo sinistro e dal suo mancino emerge un arcobaleno meraviglioso che sorprende Silvestri. E’ il suo terzo gol in campionato, il quarto stagionale (ne ha fatto uno anche nei preliminari di Europa League): domenica aveva chiuso lui la gara con la Fiorentina e allora aveva detto di aver visionato per giorni il modo di calciare di Messi. Questo è un gol che somiglia tantissimo a una perla della Pulce.

CAPOLAVORO BERENGUER — Verona troppo brutto per essere vero, così ad inizio ripresa Juric piazza subito due cambi: fuori Di Carmine e dentro Stepinski, Verre subentra a Zaccagni. Dopo appena due minuti, Nkoulou sbaglia i tempi dell’anticipo e apre il primo buco della gara: Lazovic s’infila involandosi verso Sirigu, ma il suo diagonale non è calibrato a dovere e si spegne fuori. Il Verona gioca dieci minuti più di orgoglio che di testa, mettendo pressione al Toro che ha il merito di compattarsi e soffrire il giusto. Ma la morsa è subito spezzata da un capolavoro realizzato tra Zaza (spettacolare il suo controllo con assist di spalla) e Berenguer: il navarro si fa tutta la metà campo del Verona, si beve due difensori e scocca un tiro a giro imprendibile per Silvestri. Finita qui? Manco per sogno, perché Ansaldi ha il piede caldo e al quarto d’ora fa tris con un tiro dal limite dell’area (doppietta personale). All’ora di gioco il Toro è avanti tre a zero, la partita sembra ormai in banca. Ma...

RIMONTA VERONA — Le emozioni non finiscono mai, e al 24’ La Penna con l’aiuto delle immagini (va al monitor) decide che Bremer devia con braccio (attaccato al corpo) un cross di Stepinski: dal dischetto Pazzini fa 1-3. Nell’ultimo quarto d’ora inizia un’altra partita, con il Verona all’arrembaggio e il Toro che trema. Così Juric pesca il 2-3: Pazzini conclude dalla distanza, Sirigu devia sul palo, tap-in di Verre per la minima distanza. E un minuto dopo, in contropiede, Stepinski spreca la chance del pari. La rimonta del Verona ha del clamoroso, e gli uomini di Juric la completano al 39’ con il 3-3 di Stepinski. In 15 minuti, Verona dallo 0-3 al 3-3. Al Bentegodi è stata una domenica dalle forti emozioni.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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12/16/2019 12:44 AM
 
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Bologna, hai il P-Factor: Palacio-Poli e Atalanta k.o. Non basta Malinovskyi

Match combattuto, alla fine esulta Mihajlovic.
Per Gasperini pesano le assenze di Gomez, Ilicic e Zapata


Matteo Dalla Vite


Sinisa (correndo) esce dal campo a triplice fischio fatto e a vittoria che non arrivava dal 27 ottobre: il Bologna torna a vincere al Dall’Ara dopo 49 giorni e l’Atalanta ha avuto un solo demerito, quello di aver sprecato l’impossibile e l’incredibile. Bologna esulta, si prende una classifica che ha una faccia più consona e non c’è dubbio che la vicinanza di Mihajlovic abbia pesato un bel po’: perché per ogni pallone e per ogni istante della partita il tecnico serbo ha istruito, saltato, sacramentato, dato direttive precise, decise e determinanti. Da parte della Dea, alla prima sconfitta in trasferta, sono senz’altro stati determinanti le assenze di Papu, Ilicic e Zapata: quelle occasioni fallite un po’ da Pasalic, da Barrow e Malinovskyi loro probabilmente non le avrebbero buttate via.


ERRORI E GUIZZI — Gasp - senza appunto Papu Gomez, Ilicic e Zapata - apparecchia il 3-4-1-2 con Pasalic dietro al reduce (fra le punte) Muriel e Malinovskyi. Per Sinisa - in panchina per la seconda volta consecutiva dopo Bologna-Milan - squadra tipo con Palacio centravanti (straordinariamente fresco) e dietro Orsolini, Dzemaili (molto più interno che trequartista) e Sansone. Medel rientra e si piazza a uomo su Pasalic: nella ripresa il Pitbull uscirà scuro in volto, ma la sua gara è stata sottotono. L’avvio è bolognese, come spesso capita, ma l’Atalanta fa muro su due conclusioni e un’incursione feroce di Orsolini sul versante destro. Ma la ripartenza abrasiva ce l’ha l’Atalanta: palla rubata allo stesso Orsolini, conclusione di Malinovskyi a lato da posizione favorevole e con specchio di porta piuttosto aperto. Lo stesso attaccante ucraino può poi infilare l’1-0 comodo ma Danilo, in recupero disperato, riesce a murarne il tiro.

PALACIO, QUARTO IN CASA — Cosa che non riesce a Gollini: Orsolini fugge a destra dopo corner atalantino e appoggio di Palacio; El Trenza poi raccoglie il tiro dell’ala stampatosi sul palo. Una sorta di tap-in al volo che porta in vantaggio i rossoblù e l’argentino a segna il quarto gol al Dall’Ara sui cinque totali. L’Atalanta arriva vicinissima al pareggio al 40’ (palla di Malinovskyi perfetta per Pasalic che, assolutamente solo davanti alla porta, appoggia oltre la traversa) e Palacio (scatenato) si vede annullare un tiro a giro da Gollini dopo palla zuccherata di Sansone. Insomma: sostanzialmente l’Atalanta vive un primo tempo di punture e sprechi anche pazzeschi che vanificano intenzioni e intuizioni. Mentre il Bologna attacca e riattacca, non stacca mai la spina nonostante le sbavature dietro piuttosto ingenue.

BARROW CAMBIA — Nella ripresa c’è subito un tiro, fuori, di Muriel dopo ingenuità di Bani, mentre il raddoppio del Bologna arriva al minuto 9: cross dalla destra, indisturbato, di Tomiyasu, salta Poli (su Palomino) e la mette dove la infilerebbe un attaccante, in maniera perfetta: Gollini battuto. Due a zero. Gasperini infila Barrow (fuori Freuler) ed è sua la palla per Malinovskyi che accorcia le distanze: palla in profondità, difesa alta e il trequartista infila Skorupski in semi-uscita. Due a uno al quarto d’ora della ripresa e da lì comincia la rincorsa vera dell’Atalanta, il tutto mentre Sinisa decide di infilare Svanberg per Medel e Gasp mette Hateboer per Gosens. La partita resta ad alta intensità, ma non c’è dubbio che l’ingresso di Barrow dia qualcosa in più alla Dea: e proprio il giocatore subentrato riesce (servito da Gosens) a mettere un pallonetto che, a Skorupski battuto, viene neutralizzato da Danilo in scivolata aerea.

GESTIONE — Mihajlovic infila Santander (per l’enciclopedico Palacio) un istante dopo aver subìto l’ennesima occasione dell’Atalanta: in arrivo a rimorchio, Barrow spara alto al minuto 34’. Gasp infila anche Colley per uno spentissimo Muriel, così Barrow arriva ancora vicino alla rete e il Bologna rimane in dieci al minuto 43 per fallo di Danilo e doppia ammonizione. Intanto, un colpo di testa di Djimsiti finisce fuori di un nulla mentre il Bologna infila Mbaye per Orsolini: il finale è un Luna Park ma Sinisa grida all’impazzata per istruire i suoi ragazzi a tenere e non perdere palla su due corner consecutivi. Il Bologna vince dopo 49 giorni (davanti al presidente Joey Saputo e a Titì Henry, tecnico dell'Impact), l’Atalanta (senza i tre califfi) è fallibile ma pur sempre di squadra agli ottavi di Champions si tratta, traguardo che (assenze a parte) ha tolto condizione e ferocia abbinata alla lucidità sottoporta.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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