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Campionato di Calcio Serie A 2021 - 2022. Tutte le partite - Calendario - Commenti.

Last Update: 9/20/2021 12:23 AM
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La Salernitana spaventa l'Atalanta,
poi ci pensa Zapata: tre punti sudati

Ilicic ispira la rete decisiva dei nerazzurri:
un risultato che penalizza gli uomini di Castori,
protagonisti comunque di un'ottima gara


Mimmo Malfitano


Contano i tre punti. E questa sera a conquistarli è stata l'Atalanta. Ma, diciamolo subito, è stata una beffa per la Salernitana che avrebbe meritato almeno il pareggio. E avrebbe avuto anche qualcosa da recriminare. Ha vinto la Dea, perché Gasperini ha indovinato le sostituzioni inizio ripresa. E Ilicic è risultato quindi determinante, in occasione del gol di Zapata. Resta l'amarezza per la Salernitana che ha tenuto il confronto senza alcun timore, sfiorando in un paio di occasioni la rete e colpendo un palo con Obi, poco prima del vantaggio atalantino.

LE NOVITÀ — Gian Piero Gasperini schiera Miranchuk dal primo minuto con Ilicic in panchina, mentre a centrocampo Pasalic, preferito a Koopmeiners, fa coppia con Freuler. Nella Salernitana l'attenzione, ovviamente, è per Frank Ribery, che Fabrizio Castori fa esordire per la prima volta dall'inizio. In difesa Gyomber viene preferito a Bogdan, mentre alle spalle del francese agiscono Gondo e Djuric.

TANTA SALERNITANA — L'avvio dei granata coglie di sorpresa l'Atalanta. A spingere sono gli uomini di Castori, trascinati da Lassana Coulibaly. A centrocampo la Salernitana prevale di fisico e di tecnica. Il mediano maliano, insieme con l'omonimo Mamadou, lavorano sia in interdizione che in avvio di azione. Pasalic e Freuler soffrono l'irruenza del centrocampo avversario. Sulla destra spinge Kechrida che deve tenere anche Gosens. È suo il sinistro a giro (5') che sfiora l'incrocio dei pali di Musso. I difensori bergamaschi devono mostrare i muscoli per contenere Djiuric, che prevale sulle palle alte, e Condo che tra le linee riesce a trovare qualche buona giocata.

GASPERINI TESO — L'Atalanta ci prova con Gosens, ma il suo diagonale viene deviato in angolo da Belec (17'). La qualità di Frank Ribery è un belvedere, come le sue giocate per le incursioni degli esterni. Mamadou Colulibaly tenta di sorprendere Musso con un tiro da 30 metri: il pallone scheggia la traversa (21'). Sulla panchina Gasperini è nervoso, si agita e gesticola continuamente per dare indicazioni ai suoi giocatori. Ma nulla cambia, la sua Atalanta cerca la fisicità di Zapata che deve fare i conti con la determinazione di Strandberg. Il centravanti colombiano è l'unico che riesce a tenere impegnato la difesa granata. Castori segue con attenzione l'evoluzione dei suoi che, sul piano del ritmo, mostrano una buona condizione. Kechrida, a destra, va via a Gosens e effettua un tiro cross sul quale esce Musso, facendo suo il pallone. La prima frazione di gioco si conclude con la gomitata di Djuric a Demiral: entrambi vengono ammoniti, l'atalantino per proteste, innervosito dal taglio subito sul sopracciglio che i sanitari devono provvedere a suturare nell'intervallo. L'attaccante della salernitana viene graziato da Valeri, il suo gesto gli sarebbe potuto costare un rosso diretto.

TRE CAMBI — Non basta la sutura, la ferita riportata da Demiral è profonda e il difensore non rientra in campo. Al suo posto, Gasperini inserisce Djimsiti. Non è l'unica sostituzione, comunque, perché al rientro in campo nell'Atalanta non ci sono Pasalic e Miranchuk, sostituiti rispettivamente da Koopmeiners e Ilicic. Anche Castori provvede a un cambio. Frank Ribery ha speso tanto nei 45 minuti iniziali e lascia il suo posto a Obi. Pronti via e bastano 15 secondi a Gondo per costringere Musso a dimostrare tutta la sua bravura. Il destro dell'ivoriano è indirizzato all'incrocio dei pali, dove arriva la manona del portiere atalantino a deviare in angolo. L'Atalanta è confusa, messa alle strette dalla pressione della Salernitana, che si fa pericolosa al 6', quando dopo aver corso trenta metri palla al piede, Kechrida libera al tiro Djiuric che conclude fuori.

MAGIA ILICIC — Il talento di Ilicic non è comune, tant'è che da un suo magheggio nasce il gol di Zapata. Il bosniaco stordisce Bogdan con un paio di finte e appoggia per l'attaccante colombiano, appostato al centro dell'area: pronta la girata e l'Atalanta si trova, improvvisamente, in vantaggio (30'). Una vera e propria mazzata per la Salernitana, che appena sei minuti prima aveva colpito un palo con Obi. Sul finire della gara, la Dea sfiora il raddoppio con Zappacosta che raccoglie la respinta di Belec sul tiro di Zapata, ma mette fuori a porta vuota.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/19/2021 11:54 PM
 
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'ex Caputo (doppietta) e
Candreva stendono l'Empoli.
La Samp si rilancia

La squadra di D'Aversa dopo due pareggi e una sconfitta torna a Genova con tre punti.
Toscani praticamente mai pericolosi


G. B. Olivero


La Sampdoria trova a Empoli la prima vittoria stagionale e i gol di Ciccio Caputo: dominio blucerchiato dopo una ventina di minuti nei quali la squadra di Andreazzoli era stata pericolosa. Dopo il vantaggio doriano, però, la partita non è più stata in discussione. La doppietta di Caputo (che ha fatto soffrire i suoi ex tifosi) e la bella rete di Candreva hanno fissato in modo corretto il risultato. L’Empoli finora ha ottenuto solo la clamorosa vittoria allo Stadium contro la Juve, ma poi ha perso tre incontri in casa: la situazione è preoccupante e anche la posizione di Andreazzoli sarà probabilmente valutata dalla società.

PRIMO TEMPO — Andreazzoli preferisce Cutrone a Pinamonti: è l’unica novità rispetto alla formazione prevista alla vigilia. Nella Samp resta fuori Ekdal, il regista è Adrien Silva. L’Empoli parte forte e al 2’ Audero è bravissimo a evitare un gol di Mancuso, servito da Cutrone al limite dell’area piccola. La squadra toscana insiste spesso con i lanci lunghi per cercare la profondità e scavalcare i due centrali difensivi blucerchiati. La Sampdoria, invece, preferisce una manovra avvolgente e ragionata che metta in moto gli esterni Candreva e Damsgaard e coinvolga spesso le punte Quagliarella e Caputo. Al 14’ Bajrami perde palla e il contropiede doriano è pericoloso: Candreva, innescato dopo una combinazione tra Damsgaard e Caputo, salta Stojanovic e trova un buon riflesso di Vicario sul suo tiro radente. La Samp dà l’idea di poter pungere sfruttando gli errori avversari e al 31’ passa in vantaggio: Silva intercetta un passaggio di Haas diretto a Bajrami e avvia una ripartenza veloce che Candreva rifinisce per Caputo, bravo a segnare con un sinistro imparabile. La reazione dell’Empoli è concentrata in una discesa di Marchizza che crossa sul secondo palo: Audero è scavalcato, ma Mancuso non riesce a centrare la porta con una deviazione volante di destro. Nel finale di tempo due occasioni per Caputo: la prima, al 42’, è grande perché l’attaccante si trova da solo davanti a Vicario ma non riesce ad angolare la conclusione; la seconda, un minuto dopo, è di testa su corner e il pallone finisce alto.

SECONDO TEMPO — Nella ripresa non cambia il canovaccio della gara: Samp pericolosa, Empoli arrancante. Nei primi tre minuti Vicario deve respingere due volte su Damsgaard. Al 5’ traversa di Caputo che gira di destro una torre di Colley su azione d’angolo. Al 7’ lo stesso Caputo chiude in pratica l’incontro con un bel gol: riceve da Bereszynski, dribbla Luperto e calcia di sinistro. Vicario stavolta non è perfetto e la Samp raddoppia. Andreazzoli cambia tutto l’attacco, ma a parte un gol di Cutrone annullato per fuorigioco e un paio di conclusioni di Pinamonti e Zurkowski non ottiene nulla. La Sampdoria, invece, colpisce ancora al 25’ con Candreva che, servito da Quagliarella, salta Stojanovic e batte Vicario con un bel tiro a giro. Il resto è poco più di un allenamento.

Fonte: Gazzetta delo Sport
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Bourabia boom!
E lo Spezia passa a Venezia al 94’



Bastoni e Ceccaroni avevano cristallizzato il risultato sull'1-1.
La cannonata del centrocampista ha squassato l'equilibrio


Guglielmo Longhi

Il Penzo ritrova la seria A dopo 19 anni ma è una festa triste. Perché all’ultimo dei 4 minuti di recupero il Venezia trova una sconfitta che sa tanto di beffa. A decidere è Bourabia, uno dei cambi di Motta che a un certo punto decide di fare tutto da solo: prende palla tra Heymans e Forte, si accentra, va in orizzontale, poi tira. Il pallone s’infila dove Maenpaa non può arrivare. Per lo Spezia è la prima vittoria.

CHE BASTONI — Partita bella ed equilibrata che stava serenamente finendo con un giusto pari. Motta ha cambiato e scelto il 3-4-3. Bastoni e Ferrer sulle fasce e tre marcatori al centro: Armian, Erlic (che toglie il disturbo dopo 20 minuti: problemi muscolari, il rientro è stato affrettato) e Nikolaou. Il Venezia conferma uomini e modulo: è una sfida tra tridenti molto mobili. In quello di Zanetti Johnsen e Okereke si scambiano le posizioni per non dare punti di riferimento, quello di Motta vive sulle accelerazione di Antiste, francese come Henry, mentre Verde e Gyasi per tutto il primo tempo restano un po’ ai margini della partita. L’equilibrio si sblocca subito: al 13’ Maggiore per Bastoni che controlla e tira da 20 metri di sinistro sfruttando la libertà che gli lasciano Ceccaroni e Crngoj. Palo e gran gol: Maenpaa non ha colpe. Il Venezia che aveva cominciato meglio (tre tiri in porta nei primi 10 minuti), accusa il colpo e cerca di riorganizzarsi. Ma Vacca, schierato davanti alla difesa, lascia troppo spazio all’altro play, Sala che ha più spazio per impostare. La squadra di Zanetti riprende, però, l’iniziativa: Busio manda fuori (21’), lo stesso fa Henry (30’) al volo sulla bella palla di Johnsen da sinistra. Quindi: sostanziale equilibrio e ritmi non molto alti.

IL COLPO DELL'EX — Nel secondo tempo, parte meglio lo Spezia ma è il Venezia a pareggiare, con un gran colpo di testa di Ceccaroni, ex spezzino, su cross di Busio da destra. La partita cambia inerzia, stavolta è lo Spezia ad accusare il colpo. Motta smonta l’attacco e butta dentro Manaj, giocando con 4 uomini offensivi e svoltando verso il 4-2-3-1. Ritorna l’equilibrio, sembra un pari più che giusto. Poi nel finale…

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/20/2021 12:13 AM
 
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La Lazio barcolla, poi Cataldi ci mette
una pezza: 2-2 show all’Olimpico

Il Cagliari di Mazzarri c’è:
Joao Pedro e Keita ribaltano il gol di Immobile,
poi il centrocampista fissa il pareggio.
A Sarri (squalificato) non riesce il rilancio


Nicola Berardino


Il 2-2 dell’Olimpico fra Lazio e Cagliari è un ricco contenitore per una gara intensa. Il gol di Immobile a fine primo tempo illude i biancocelesti a caccia della vittoria per dimenticare due sconfitte di fila. Dopo l’intervallo i rossoblù ribaltano con lucidità la gara grazie alle reti di Pedro e Keita. E la Lazio deve faticare per evitare la sconfitta: il gol di Cataldi porta a casa un punto quanto mai utile. Può ritenersi soddisfatto Mazzarri che in settimana ha rilevato Semplici: Cagliari attento, ordinato e giudizioso. Mentre la Lazio è ancora alla ricerca della sua nuova identità e soprattutto appare molto discontinua nell’arco della gara.

SBLOCCA IMMOBILE — Rispetto alla formazione opposta al Galatasaray, Sarri (squalificato, in panchina il vice Martusciello) fa rientrare dal primo minuto Reina, Milinkvoic e Luis Alberto. Mazzarri parte con il 3-5-2 ritoccando la difesa con l’ex Caceres e il centrocampo con Nandez. Lazio subito aggressiva: al 3’ Luis Alberto calcia al lato. Cagliari reattivo: un bel cross di Nandez non trova il pronto impatto a rete di Dalbert. Mazzarri rinsalda la retroguardia arretrando sulla sinistra Lykogiannis. I biancocelesti spingono, ma i rossoblù sono abili nel ribaltare il fronte e al 16’ Lazzari fa muro su un tocco a rete di Keita, l’altro ex di turno. E al 21’ il Cagliari si riaffaccia in area con un’incornata di Nandez: alta. La barriera difensiva dei sardi frena gli slanci della Lazio. Ceppitelli anticipa Immobile al tiro. Botta di Milinkovic parata da Cragno. Che sventa poi pure un’incursione di Immobile. Luis Alberto dopo uno scambio prova a farsi largo in area, ma la difesa di Mazzarri vigila. Nuova rasoiata di Milinkovic: sopra la traversa. Al 45’ la Lazio sblocca la gara con un bel colpo di testa su cross pennellato dalla destra da Milinkovic. Quinto gol in campionato per il bomber di Sarri. Prima dell’intervallo bolide di Luis Alberto fuori bersaglio.

RIMONTA ROSSOBLÙ — Al via della ripresa il Cagliari agguanta subito il pareggio. Joao Pedro, dopo uno scambio con Marin, con un colpo di testa sorprende Reina e sigla la sua quarta rete in questa stagione di A. Si ripristina il copione già visto sullo 0-0: Lazio arrembante, Cagliari blindato in copertura. Sul fondo un sinistro di Immobile. Che poi cerca di indirizzare a rete un pallone sfuggito a Cragno. All’11’ doppia sostituzione tra i sardi: Walukiewicz per Caceres e Zappa per Dalbert. Gara a tutto campo. Al 13’ palo esterno scheggiato da Nandez. Reina ribatte su Lykogiannis. Cresce il Cagliari. Al 17’ numero di Pedro che sguscia sulla sinistra e centra per Keita che infila Reina, firmando il 2-1. Primo gol in rossoblù per il senegalese. Risultato ribaltato. Due sostituzioni nella Lazio: Cataldi e Zaccagni al posto di Leiva e Pedro. Biancocelesti disorientati dalla riscossa del Cagliari. La squadra di Sarri si dà coraggio. Vani due tentativi a rete di Immobile. Al 29’ Mazzarri fa entrare Bellanova e Pereiro per dare il cambio a Lykogiannis e Keita. Nella Lazio Marusic avvicenda Lazzari. Cragno si oppone a Luis Alberto. Poco dopo assist dallo spagnolo per Immobile, il portiere del Cagliari riesce a deviare. La Lazio insiste. E al 38’ pareggia con Cataldi che si fionda su pallone ribattuto dalla difesa sarda: bordata che colpisce la traversa e scivola in rete. Altri cambi: Luis Alberto e Anderson cedono il posto ad Akpa Akpro e a Moro. Mentre Pedro viene sostituito da Pavoletti. Cinque minuti di recupero. Assedio biancoceleste. Incornata di Milinkovic controllata da Cragno. Espulso Zappa alla seconda ammonizione dopo un fallo su Zaccagni. Finisce 2-2 tra rimpianti e sospiri di sollievo reciproci.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/20/2021 12:17 AM
 
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Il Verona di Tudor batte la Roma in rimonta:
3-2 con magia di Faraoni



I gialloblù sbloccano la classifica, giallorossi al primo stop.
Ospiti in vantaggio con un gran gol di tacco di Pellegrini, poi le reti di Barak e Caprari,
l'autogol di Ilic e il sigillo di Faraoni


Massimo Cecchini

Gol, gioielli e colpi di scena. Tutto questo è stato uno spumeggiate Verona-Roma. Finisce 3-2 per i padroni di casa, che col nuovo allenatore Tudor si schiodano dallo zero in classifica e fermano la ormai ex capolista giallorossa, che pure era passata in vantaggio. Il risultato è santificato dalle reti di Pellegrini, Barak, Caprari, l’autogol di Ilic e la marcatura definitiva di Faraoni. Menzione speciale per la rete del capitano giallorosso - un colpo di tacco degno di entrare nella gallerai dei capolavori del genere, a fianco a quelli di Bettega, Mancini o Zola - e per quella del capitano gialloblù, la cui saetta all’incrocio sancisce il successo scacciacrisi.

GIOIELLO PELLEGRINI — Il canovaccio in avvio è quello che piace a Mourinho: giallorossi a trazione anteriore, ma pronti a cedere il possesso palla agli avversari per ripartire in velocità. Tra i titolari del 4-2-3-1, con Shomurodov al posto di Mkhitaryan, fra i tre dietro ad uno spento Abraham (oggetto anche di qualche “buuu”), e Calafiori per Vina - non convocato per un acciacco muscolare - la formazione è nuova di zecca, ma a essere diverso è soprattutto il Verona, che il subentrato Tudor schiera con un 3-4–1-2, in cui si alternano Barak e Ilic dietro le punte Simeone e Caprari. Nella tonnara della trequarti, però, il Verona s’incaglia spesso, tant’è vero che nella prima frazione si fa pericoloso soprattutto con tiri dal limite o da posizione un po’ defilata. Ci provano Simeone al 7 ‘(fuori di poco) e Barak al 22’ (Rui Patricio blocca), ma è nella seconda parte del tempo che i gialloblù sembrano prendere quota, quando al 29’ Lazovic, sfruttando una palla persa di Karsdorp, si traveste da egoista e, invece, di servire i compagni in area, va alla conclusione fuori di poco. Un minuto più tardi è ancora Simeone, allargato sulla destra, che tira in braccio al portiere giallorosso. Occhio, però, perché la vera sensazione di pericolosità la dà la Roma, che negli spazi verticalizza in fretta e in tre passaggi arriva spesso al limite dell’area dei padroni di casa, conquistando punizioni pericolose. Da una di queste, al 16’, Pellegrini calcia a favore di Cristante che irrompe sul primo palo, ma il suo colpo di testa colpisce “solo” la parte superiore della traversa. Tra le cavalcate di Zaniolo e Shomurodov, infatti, la squadra di Mourinho sa come guadagnare la profondità. Così al 36’, su un cross di Karsdorp, scaturisce il “miracolo pellegriniano”, ovvero quello straordinario colpo di tacco che di sicuro entrerà di diritto fra i gol più belli della stagione.

PERLA FARAONI — L’avvio di ripresa cambia tutto. Già al 4’, infatti, il Verona trova il pari grazie a un cross di Caprari, un ex, su cui entra in scivolata Mancini deviando verso la propria porta; Rui Patricio è bravo a deviare, ma nulla può davanti alla tap-in di Barak. L’inerzia cambia, perché la squadra di Mourinho alza il baricentro e lascia praterie ai padroni di casa, che a sinistra sfondano. Così ancora una volta è Caprari che si libera di Mancini in area e batte il portiere portoghese. E’ il 9’ e il Verona è in vantaggio. L’entusiasmo gialloblù cresce, Barak sfiora la traversa con una conclusione dal limite, ma quando la squadra di Tudor vola sulle ali dell’entusiasmo, un velenoso cross di Pellegrini al 13’ viene deviato nella propria porta di Ilic. La partita è riaperta, con le squadre molto più lunghe. Ne approfitta al 18’ Faraoni, che servito sui sedici metri trova un grande gol all’incrocio dei pali che scardina subito l’equilibrio, mantenuto anche da uno straordinario intervento di Rui Patricio ancora su Caprari. Mourinho corre ai ripari, e al 21’ e al 33’ cambia due volte pelle alla Roma. Prima inserisce El Shaarawy, Mkhitaryan e Perez, spostando Pellegrini in mediana, poi mette Smalling e disegna un 3-5-2 conclusivo che però produce pochissimo. L’unico tiro in porta è di Perez, che al 44’ costringe Montipò alla respinta con i pugni, mentre le conclusioni di Mancini, Pellegrini ed El Shaaawy vanno lontane dai pali. Morale: finisce qui la serie positiva della Roma, con Mourinho che però invita i giocatori ad andare sotto la curva ad applaudire i 1500 tifosi giallorossi. Dall’altra parte è il Bentegodi che esulta. A ragione, perché il Verona è rinato.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Morata illude la Juve, Rebic la ricaccia a -8: Milan primo con l'Inter

I bianconeri passano subito e dominano un Diavolo spento e
incerottato (k.o. anche Kjaer), ma nella ripresa il croato li punisce.
Per la Signora 2 punti in 4 partite


Marco Pasotto


L’occasione di spedire la Juve a -11 era decisamente golosa, ma il Milan può senz’altro accontentarsi di averla tenuta otto gradini più in basso: per come si era messa la partita e per ciò che il match ha raccontato, questo 1-1 acciuffato nella ripresa allo Stadium è un punto d’oro. D’oro perché permette al Diavolo – ovviamente in attesa di Udinese-Napoli di lunedì – di mantenere la testa della classifica, stavolta a braccetto con l’Inter. D’oro perché i bianconeri avrebbero meritato il successo.

La banda di Allegri invece si ritrova a masticare un’altra volta amaro dopo aver fallito l’opportunità di assestare finalmente una spallata a una classifica che resta terribile: 2 punti in 4 uscite. Il tecnico bianconero può comunque trovare conforto nella prestazione di una squadra in crescita e capace di annullare per lunghi tratti un avversario molto più rodato. Il Milan invece sa bene di averla scampata considerati tutti i cerotti con cui si era presentato a Torino: sei indisponibili più Kjaer che ha dovuto lasciare il campo alla mezzora. Difficile pensare di regalare tutti questi uomini alla Juve senza andare in difficoltà. Ecco perché questo pareggio è un punto fondamentale non solo per la classifica, ma anche per il processo di accrescimento dell’autostima.

LE SCELTE — Allegri ha risolto i vari dubbi sistemando – ma era l’opzione più quotata – Morata accanto a Dybala e piazzando Cuadrado davanti a Danilo sulla destra. Quindi, Chiesa in panchina (così come Bernardeschi, entrambi recuperati dopo il forfait di Malmoe). In difesa, dove c’era il ballottaggio più combattuto, l’ha spuntata Bonucci su De Ligt. La settimana di Pioli è stata da dimenticare perché ha perso un pezzo dopo l’altro. Pezzi importanti. Problemi in tutti i reparti. A Krunic e Bakayoko si sono aggiunti Ibrahimovic prima del Liverpool e poi Calabria e Giroud prima della partenza per Torino. Ma non è tutto: Maignan è salito sul pullman con una vistosa fasciatura alla mano sinistra, sgradita eredità di Anfield, tenendo in apprensione tutti. Il portiere francese alla fine ha stretto i denti e ha giocato. Davanti a lui la coppia Kjaer-Romagnoli perché Pioli al posto di Calabria non ha inserito Florenzi, né Kalulu (e nemmeno Conti, ovviamente), bensì allargato Tomori. Una novità assoluta, pur restando nell’ambito del 4-2-3-1. In mediana accanto a Kessie è tornato Tonali e davanti al consueto tridente si è piazzato Rebic.

STIMOLI — Il primo tempo del Milan, in parte, ha assomigliato a quello di Anfield. Magari con meno pressione da parte degli avversari, magari con qualche opportunità in più di gestire palla, ma comunque subendo a lungo le iniziative altrui. Perché la Juve invece è stata diversa rispetto a quella delle prime tre uscite in campionato. Forse stimolata dall’importanza dell’avversario e dalla classifica terrificante, i bianconeri hanno iniziato subito a dettare legge. Palla fra i piedi, azioni avvolgenti, con Alex Sandro a martellare senza tregua a sinistra e scambi di posizione continui fra Cuadrado e Bentancur a destra, cosa che il Milan soprattutto nella prima parte di tempo ha faticato a decifrare. Anche perché in quei territori spesso arretrava Dybala a cercare idee e spazi, complicando ulteriormente le letture rossonere. Juve agevolata nella pericolosità da un Morata particolarmente ispirato, nei movimenti e nella gestione della palla, bravissimo a dare profondità e a cercare la porta tutte le volte che ha potuto. E’ stato lui a sbloccare la gara dopo quattro minuti, ma qui va chiamato pesantemente in causa il Milan, che ha incredibilmente preso gol in contropiede su angolo a favore: Hernandez, da penultimo uomo a ridosso dell’area (l’altro era Saelemaekers), ha raccolto una respinta ma ha depositato sui piedi bianconeri, Dybala è scattato e ha servito Morata che ha percorso mezzo campo vanamente inseguito da Hernandez, superando Maignan con un magnifico scavetto. Spagnolo lucidissimo, Milan obbrobrioso considerata la dinamica. Scoperto e inerme dopo aver perso palla.

DOCCIA FREDDA — Gli unici spunti sono arrivati da Diaz, bravo a saltare l’uomo e a concludere, ma senza esito. Poi la luce si è spenta per tutti di fronte a una Juve aggressiva e determinata, scaltra nell’attendere nella propria metà campo per poi ripartire. Juve che è arrivata quasi sempre prima sul pallone, anche sulle seconde palle. Morata e Dybala hanno testato i guanti di Maignan, mentre dall’altra parte Szczesny si è limitato a osservare un Milan incapace di armare come al solito le fasce. Non pervenuta soprattutto la catena di sinistra, con Hernandez schiacciato verso il basso e Leao senza mordente. Intorno alla mezzora i rossoneri hanno provato ad aumentare la pressione, ma al 34’ è arrivata un’altra doccia fredda: problema muscolare per Kjaer e un’altra colonna della squadra sgretolata. Pioli ha inserito Kalulu, portando Tomori al centro. Nella ripresa la Juve ha lasciato ulteriormente l’iniziativa al Milan, scegliendo di attendere e ripartire in maniera ancora più accentuata. I rossoneri però non sono quasi mai riusciti a disegnare le loro trame perché rispetto al solito c’è stato meno aiuto fra i singoli e i reparti sono risultati più scollati, con l’area juventina mediamente sguarnita di maglie rossonere. I cambi, intorno al minuto numero 20: Bennacer per Kessie e Florenzi per Saelemakers da una parte, Kean per Morata e Chiesa per Cuadrado dall’altra. Il pareggio è arrivato all’improvviso, alla mezzora di un secondo tempo che stava scorrendo via con un’inerzia che pareva difficile da cambiare. E infatti è scaturito da una palla inattiva. Angolo di Tonali, Rebic ha preso il tempo a Locatelli ed è salito in ascensore: spizzata di testa nell’angolo più lontano impossibile da disinnescare. Il gol, a circa un quarto d’ora dalla fine, ha avuto l’effetto di rimettere più o meno sullo stesso piano le forze in campo, in una sorta di botta e risposta dove sono stati in diversi ad andare vicino alla rete. Kean e di nuovo Rebic per esempio. La Juve poi si è pericolosamente sgonfiata negli ultimi dieci minuti. Benzina finita, il Milan l’ha capito e ha tentato un colpaccio che è arrivato a sfiorare con un destro di Kalulu sui cui Szczesny ha compiuto un miracolo. Ma sarebbe stata una punizione davvero eccessiva per i bianconeri.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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